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gli animali sono due cose, insieme a due copie

così sono andato a loro ma sono circa le otto e mezza dopo le cose.
l’evento una sciocchezza. perché assegnare del filetto di problema?
penso che sia ansia dentale
uno di noi ha bisogno di cose e di mini-farneticamento, lo vedo: se vado a casa il fotoricettore cronometra la gioia
fuori portata 

informazioni innovarici

1) paletta bassa della paletta con le preparazioni per non compiacente
2) altri prodotti metabolici
3) eventi nella parete, torto, rappresentazioni
se aspettate un istante, basandovi su queste 3 possibilità di rifare altro, probabilmente non recepirete ronzio impasse. state vagando intorno agli album, e quel presupposto vi incontra.
della fonte, c’è dialogo dalla serratura in avanti.

ancora popolare

il fotoricettore entra nel belga, ambasciata dell’hypercube, mentre il codice sorgente diventa diverso:
diversamente, è progettata da lunedì, marzo (con riferimento).
offri servizi di base in qualsiasi discorso popolare. una commedia o piuttosto una copia di jesus combatte le zombie dai ragazzini.
è il tempo richiesto dal contesto, è ben più facile formattare.
avete il delimitatore e dicembre e le linee nella prospettiva sopra. avete tutta la lirica, non capisco cosa cercate, cosa volete

Elisabetta Benassi / ALL I REMEMBER

Elisabetta Benassi

ALL I REMEMBER

11 maggio – 30 giugno 2010

MAGAZZINO

via dei prefetti, 17 – 00186 – Roma

tel 06 687 5951 – fax 06 68135635

www.magazzinoartemoderna.com

Opening: Martedì 11 maggio 2010, ore 19:00

Magazzino è lieta di annunciare la seconda mostra personale in galleria di Elisabetta Benassi, dal titolo All I Remember, che inaugurerà Martedì 11 maggio e rimarrà aperta fino al 30 giugno 2010.

All I Remember è il titolo di un romanzo mai pubblicato di Gertrude Stein, scelto dall’artista per il progetto che ha sviluppato nel corso degli ultimi due anni e che arriva oggi alla sua prima presentazione: la costruzione di un archivio di “immagini” (fotografie di cronaca e reportage) recuperate ed estrapolate dagli archivi della stampa italiana e internazionale, di cui viene mostrato soltanto il lato posteriore, sul quale sono impresse la didascalia dell’immagine e altre informazioni indispensabili alla sua pubblicazione (didascalie, date, riferimenti di archivio, note manoscritte). Queste “immagini”, in realtà puramente verbali, formano uno straordinario archivio in divenire in cui la grande storia si mescola in un unico flusso alla cronaca, i fatti quotidiani agli eventi memorabili, creando un inedito ritratto del Novecento che può essere soltanto immaginato attraverso le parole che lo descrivono.

L’artista sottrae così agli spettatori l’immagine e con essa il suo valore di simulacro, traducendola in un dispositivo – costruito intorno a una macchina per microfilm, dal titolo Memorie di un cieco – che invita lo spettatore a percorrere una nuova iconologia del XX secolo.

In un altro degli ambienti della galleria, l’artista presenta Them, una serie di acquarelli che riproducono gli stessi dorsi delle foto d’archivio. L’immagine “priva di immagine”, riprodotta in modo maniacale ed esatto dal dispositivo manuale della pittura, funziona come meccanismo di ricostruzione di una memoria distaccata dall’aspetto iconografico, una sorta di diversione nel processo di formazione del nostro immaginario.

Una lampada morse usata per le segnalazione sulle navi da guerra proietta infine dall’interno della galleria fino sulla strada lampi di luce in codice morse, riconnettendoci a quello spazio della vita reale, a quel “davanti” che entrando ci siamo lasciati alle spalle.

La mostra è accompagnata da un’intervista di Cloe Piccoli e un testo critico di Andrea Cortellessa.

Elisabetta Benassi è nata nel 1966 a Roma, dove Continua a leggere

la resistenza è bloccata da un piccolo

ha raggiunto il due. il segreto lo fa ancora funzionare. un cranio spesso un pollice
nel reddito federale. inviato da rifondazione sul posto, ha trovato una paese al posto del buco.
urla di orrore e tira la maniglia. ha bisogno di liquidi

10 maggio, Auditorium di Roma: Ezra Pound

Via dall’Europa. La poesia nel mondo

lunedì 10 maggio 2010

Conversazioni e letture a cura di Valerio Magrelli

Stati Uniti”

Sandro Lombardi legge

Ezra Pound

Introduzione di Massimo Bacigalupo

Teatro Studio ore 21

Biglietti: 12 euro (riduzioni del 25% con Parco della Musica card)

L’ultimo appuntamento è dedicato agli Stati Uniti e alle poesie di Ezra Pound che verranno lette da Sandro Lombardi. Introdurrà Massimo Bacigalupo.

Ezra Pound nasce il 30 Ottobre 1885 a Hailey nell’Idaho. Nel 1898 compie il suo primo viaggio in Europa con la famiglia. Nel 1901 si iscrive all’Università di Pennsylvania in Arts and Letters. Studia le lingue romanze e scopre i poeti provenzali. Nel 1906 ottiene una borsa di studio, viaggia in Europa, Spagna e Italia. Torna in America ma dopo quattro mesi di insegnamento come docente di letteratura spagnola e francese è invitato a dare la dimissioni perché il suo stile di vita è ritenuto troppo bohémien. Nel 1908 s’imbarca per l’Europa, si ferma a Londra, Parigi, Venezia e pubblica i suoi primi libri di poesia. Conosce e aiuta in tutti i modi artisti poeti musicisti. Nel 1913 la vedova del grande filologo Ernest Fenellosa gli affida i manoscritti del marito. Inizia così la trasposizione delle poesie cinesi. Nel 1914 diventa segretario del poeta irlandese Yeats, infaticabile sostenitore di Joyce e impone la pubblicazione delle prime poesie di Eliot. Intanto la sua attenzione poetica si concentra sui Cantos. Nel 1925 si trasferisce da Parigi a Rapallo dove resterà stabilmente fino al 1945 dedicando le sue energie alla stesura dei Cantos e alle traduzioni di Confucio. Nel 1941 viene ostacolato il suo rimpatrio, resta in Italia e alla radio riprende il tema delle conferenze svolte alla Bocconi, insistendo sulla natura economica delle guerre. Nel 1945, condotto al comando alleato, dopo due settimane di interrogatori, viene trasferito a Pisa nelle mani della polizia militare. Per tre settimane è rinchiuso in una gabbia di ferro, esposto al sole di giorno e agli accecanti riflettori di notte. Trasferito poi sotto una tenda, gli viene concesso di scrivere. Compone i Canti Pisani. Viene trasferito a Washington, dichiarato traditore, viene richiesta per lui la pena di morte. Al processo viene dichiarato infermo di mente e rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth. Incominciano a circolare petizioni da parte di scrittori ed artisti da tutte le parti del mondo e si fanno sempre più insistenti le proteste contro la sua detenzione. Nel ’58 viene liberato, si rifugia presso la figlia a Merano. Escono i suoi Cantos, partecipa invitato a numerose attività artistiche e letterarie, mostre, convegni a livello internazionale accolto con tutti gli onori.  Nel 1972 muore a Venezia dove è sepolto.