https://artreview.com/how-covid-19-created-an-existential-dilemma-for-the-fashion-world-abloh-off-white-louis-vuitton/
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Baobab Experience è dal 2015 in strada a Roma, a sopperire le mancanze delle Istituzioni nella tutela delle persone migranti.
A oggi, più di 90.000 persone hanno ricevuto assistenza nei campi informali, allestiti dalla nostra associazione con mezzi donati dalla cittadinanza e dalla rete di solidarietà trasversale con le altre associazioni attive sul territorio. Sono donne, uomini e bambini in transito verso altri paesi europei o persone richiedenti asilo in Italia e che a Roma, dopo viaggi estenuanti segnati da abusi e violenze, sono abbandonati in strada e costretti ad aspettare tempistiche impossibili prima di poter accedere alle pratiche legali. L’esperienza del Baobab ha reso finora possibile che gli ultimi e gli invisibili ricevessero cure mediche, cibo, vestiario pulito, una sistemazione per la notte, assistenza legale nonchè servizi di formazione e inserimento [continua a leggere qui ]

Circa dieci anni fa ho scritto un testo, “6070”, per spiegare o meglio spiegarmi alcune cose e coordinate, latitudini della percezione, longitudini delle scritture, o viceversa, che mi parevano e mi paiono legate a un decennio particolare, quello che va – precisamente – da metà anni Sessanta a metà Settanta.
Lo scritto non era mai uscito fino ad ora. Certo, è e resta incompleto, criticabile, probabilmente parziale anche nella seconda accezione del termine. E si interrompe bruscamente.
Alla fine ne ho parlato con gli amici di OperaViva, e ora si può leggere qui: https://operavivamagazine.org/6070-2/. Migliori interlocutori non penso avrei potuto avere.
Forse non condivido più l’imp(r)udenza delle mie premesse, ma – aggiungo – resto persuaso degli elementi di fondo, linguistici e politici (e di politica del linguaggio), che osservavo e annotavo.
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“As you well know it was God who created this Earth and everything on it. And he thought it was all great. All painters and poets and musicians sang and celebrated the creation and that was all OK. But not for real. Something was missing. So about 100 years ago God decided to create the motion picture camera. And he did so. And then he created a filmmaker and said ‘now here is an instrument called motion picture camera. Now go and film and celebrate the beauty of the creation and the dreams of human spirit, and have fun with it.’
But the devil did not like that. So he placed a money bag in front of the camera and said to the filmmakers ‘why do you want to celebrate the beauty of the world and the spirit of it if you can make money with this instrument?’ And, believe it or not, all filmmakers ran after the money bag. The Lord realized he had made a mistake. So some 25 years later, to correct his mistake, God created independent avant-garde filmmakers and said, ‘here is the camera. Take it and go into the world and sing the beauty of all creation and have fun with it. But you will have a difficult time doing it, and you will never make any money with this instrument.’
Thus spoke the Lord to Viking Eggeling, Germaine Dulac, Jean Epstein, Fernand Leger, Dmitri Kirsanoff, Marcel Duchamp, Hans Richter, Luis Bunuel, Man Ray, Cavalcanti, Jean Cocteau, and Maya Deren, and Sidney Peterson, and Kenneth Anger, Gregory Markopoulos, Stan Brakhage, Marie Menken, Bruce Baillie, Francis Lee, Harry Smith and Jack Smith and Ken Jacobs, Ernie Gehr, Ron Rice, Michael Snow, Joseph Cornell, Peter Kubelka, Hollis Frampton and Barbara Rubin, Paul Sharits, Robert Beavers, Christopher McLain, and Kurt Kren, Robert Breer, Dore O, Isidore Isou, Antonio De Bernardi, Maurice Lemaitre, and Bruce Conner, and Klaus Wyborny, Boris Lehman, Bruce Elder, Taka Iimura, Abigail Child, Andrew Noren and too many others. Many others all over the world. And they took their Bolex’s and their little 8 and Super-8 cameras and began filming the beauty of this world, and the complex adventures of the human spirit, and they’re having great fun doing it. And the films bring no money and do not do what’s called useful.
And the museums all over the world are celebrating the one hundredth anniversary of cinema, costing them millions of dollars the cinema makes, all going gaga about their Hollywoods. But there is no mention of the avant-garde or the independents of our cinema.
I have seen the brochures, the programs of the museums and archives and cinematheques around the world. But these say, ‘we don’t care about your cinema.’ In the times of bigness, spectaculars, one hundred million movie productions, I want to speak for the small, invisible acts of human spirit, so subtle, so small, that they die when brought out under the clean lights. I want to celebrate the small forms of cinema, the lyrical form, the poem, the watercolor, etude, sketch, portrait, arabesque, and bagatelle, and little 8mm songs. In the times when everybody wants to succeed and sell, I want to celebrate those who embrace social and daily tailor to pursue the invisible, the personal things that bring no money and no bread and make no contemporary history, art history or any other history. I am for art which we do for each other, as friends.
I am standing in the middle of the information highway and laughing, because a butterfly on a little flower somewhere in China just fluttered its wings, and I know that the entire history, culture will drastically change because of that fluttering. A super-8 millimeter camera just made a little soft buzz somewhere, somewhere on the lower east side of New York, and the world will never be the same.
The real history of cinema is invisible history. History of friends getting together, doing the thing they love. For us, the cinema is beginning with every new buzz of the projector, with every new buzz of our cameras. With every new buzz of our cameras, our hearts jump forward my friends.”
Jonas Mekas, February 11, 1996, American Center, Paris
from: https://www.matiasguerra.com/jonas-mekas-manifesto.php
CHI DEMOLISCE UNA SCUOLA, DEMOLISCE IL FUTURO.
A partire dal 1 giugno, giorno in cui la sentenza sulla demolizione del villaggio beduino palestinese di Khan al Ahmar è divenuta esecutiva, i bimbi e le famiglie si trovano in una situazione di terribile stress e tensione. Ogni mattina potrebbe accadere l’irrevocabile. Il Governo Israeliano, infatti, potrebbe in qualsiasi momento ordinare di radere al suolo il villaggio abitato da circa 180 persone da oltre 60 anni. In questo luogo ha sede una piccola scuola che è diventata simbolo del diritto all’istruzione e della difesa dei diritti delle comunità beduine residenti nell’Area C della Palestina controllata da Israele.
In qualsiasi momento la scuola potrebbe essere distrutta. Per favore firma la petizione!
Si tratta della “Scuola di Gomme”, così chiamata perché realizzata su pneumatici usati, per fare fronte al divieto delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’Area C. La scuola è stata realizzata da Vento di Terra e da altre Ong, ma non si tratta di una semplice costruzione: in quel luogo risiedono le speranze di un futuro migliore, di un futuro di pace, per oltre 170 bambini del villaggio e delle zone limitrofe. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non hanno alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.
La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente e un grave danno alla comunità locale, ponendo le basi per una sua rapida deportazione.
continua a leggere qui: https://www.change.org/p/salviamo-la-piccola-scuola-di-gomme-in-palestina-thetyreschool-saveourschool-europarl-it-antonioguterres-netanyahu
Libri, infanzia e fotografia. Severità e assoluti visivi
Versione integrale dell’intervista, pubblicata sul n. 125 di Liber, a Giuseppe Garrera intorno ad una collezione di libri per bambini e ai libri per bambini. Intervista a cura di Giulia Romualdi.
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1_ Da cosa è nata la volontà della collezione Giuseppe Garrera di creare un fondo di libri fotografici per bambini e ragazzi e cosa contiene.

A Roma, dalle 18:30 alle 21:30 di sabato 18 gennaio 2020
presso la Città dell’altra economia
(Largo Dino Frisullo snc)
percorsi connessioni e spazi altri nella controcultura romana degli anni ’90

«Una potente mareggiata spazzava via il decennio ottanta, quello dell’acquiescenza e del disincanto, mentre irrompeva sulla scena la Pantera. Un movimento studentesco che a gennaio 1990 occupava le università di tutto il paese decretando il blocco della didattica. Il grande freddo era finito. Per due mesi La Sapienza di Roma, la città universitaria, diventò una città sociale. Un movimento capace come nessun altro di produrre un numero impressionante di concerti, dance hall, seminari, feste, spettacoli teatrali, reading di poesia e proiezioni cinematografiche. Dentro le facoltà occupate spuntavano mense, bar e sale da tè autogestite. Tutto ciò scoppiò, dopo la prima settimana di occupazione passata imbrigliati e imbavagliati tra votazioni e regolamenti burocratici, grazie al corteo circense. Con la fine del movimento universitario si sprigionarono flussi di energia liberi di andare alla deriva per la metropoli. Da quel momento, per quella generazione partorita dall’occupazione iniziò un week end lungo un decennio. Roma divenne uno degli epicentri mondiali del gran complotto underground, della controcultura.
Martedì 17 dicembre 2019 dalle ore 11:00 alle 13:00
al MACRO Asilo – Museo d’Arte Contemporanea Roma
via Nizza 138
Gli anni Ottanta sono ancora chiusi nella contraddizione della condanna senza appello, da un lato – gli anni di merda della sconfitta dei movimenti e della vittoria dei padroni – e della esaltazione euforica, dall’altro – gli anni felici del benessere e del divertimento.
In questo incontro, primo di una serie di appuntamenti volti a ricostruire il senso politico e culturale di quel decennio, vogliamo provare a leggerli come gli anni della premonizione, anni che tornano al futuro viaggiando nel passato per reinventare il presente e annunciare ciò che di lì a poco sarebbe venuto. La filosofia, la musica, l’arte, i movimenti e le controculture degli anni Ottanta passati a contropelo per trovare le vie di fuga dall’infelicità diffusa.
In collaborazione con OperaViva Magazine. #AnniOttanta #Anni80
Una #LectioMagistralis collettiva con: Peppe Allegri, Tommaso Ariemma, Ilaria Bussoni, Paolo Davòli, Enea Cinzia Rustichelli, Nicolas Martino, Lorenza Pignatti, Viviana Vacca.
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