Archivi categoria: Resistenza

oggi e domani, 13 e 14 giugno, a Genova, piazza Embriaci: Piccola fiera dell’editoria anarchica e libertaria

Genova, Embriaci-13-14-giugno-2026_ piccola fiera dell'editoria anarchica_

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https://nautilus-autoproduzioni.org/genova-in-piazza-embriaci-il-13-e-14-giugno-ci-sara-la-piccola-fiera-delleditoria-anarchica-e-libertaria/

degooglizzarsi

#avvisiainaviganti

finalmente il mio indirizzo #gmail è da oggi in via di #dismissione : #degooglizzarsi / #degooglizzarmi adesso per me è fondamentale. alé: via via staccare la spina a tutti i servizi con sede negli #USA , alle app e ai derivati di società coinvolte più o meno (in)direttamente nel #genocidio , e/o irrispettose della #privacy , le big tech companies accentratrici, censorie & spione & puzzone.

questo significherà chiudere pian piano vari canali, per esempio quelli youtube, anche se il trasferimento dei materiali sarà un’impresa non da poco. pace.

probabilmente l’unico legame con l’universo della “grande” G sarà per me quello necessario per la gestione dei pochi spazi blogspot che curo o co-curo.

il discorso, a proposito di fb e di altri social (X, instagram, …), non cambia molto, anche se la migrazione potrà essere più lenta. infatti è vero che i social generalisti in qualche caso possono esser mantenuti come moltiplicatori puri e semplici, ossia utili idioti dove è ancora proficuo postare semplicemente dei titoli+link che conducono i lettori altrove. 

#degooglizzarsi #bigtech


ieri, sul tema dell’abbandono di social e piattaforme generaliste, postavo questi due link:
https://effimera.org/il-fediverso-per-farla-finita-con-i-social-delle-big-tech-di-sergio-tringali/
https://differx.noblogs.org/2026/06/08/un-motivo-fra-molti-per-cui-il-fediverso-e-fondamentale/

Tutti colpevoli / Alfredo Facchini. 2025

Alfredo Facchini (da un post su fb)

C’è un vizio comodo, tutto occidentale, soprattutto di un certo progressismo sionista, nel dipingere Benjamin Netanyahu come l’eccezione. L’estremista. Il falco. Il mostro che ha infangato l’onore di Israele.

Ma questa è una menzogna storica. Netanyahu è solo l’ultimo anello di una catena. Una comoda autoassoluzione per chi vuole difendere l’indifendibile, salvare l’immagine “progressista” di uno Stato nato – e cresciuto – sul disastro altrui.

La verità è che la Nakba del 1948 l’ha orchestrata David Ben Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele.

David Ben Gurion leader del sionismo socialista, fondatore del partito Mapai.

Fu lui a dirigere l’espulsione sistematica di 750.000 palestinesi. Fu il suo governo provvisorio a distruggere oltre 400 villaggi, a varare le leggi che vietavano il ritorno dei rifugiati, a confiscare ogni bene lasciato indietro da chi scappava dalle bombe, dalle milizie, dai massacri.

La Haganah, l’Irgun, il Lehi – i semi dello Stato ebraico – agivano sotto il suo sguardo vigile. E le fosse comuni di Deir Yassin, Lydda, Tantura sono macchie indelebili.

Memorizziamo. La Nakba non fu un incidente: fu un progetto. Tra il 1947 e il 1949, sotto le bombe e i bulldozer del nascente Stato di Israele, 750.000 palestinesi vennero cacciati o costretti a fuggire. 15.000 palestinesi furono uccisi, spesso a freddo, nei villaggi massacrati e poi cancellati dalle mappe.

Quindicimila morti. L’equivalente di quindici 7 ottobre.

Non è stato Netanyahu a scrivere la frase “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”. L’ha detta Ben Gurion.

La colonizzazione della Palestina è il DNA costitutivo di Israele. Non è la deriva “illiberale” degli ultimi governi. È l’architettura originaria, disegnata da una sinistra sionista che, tra un proclama umanitario e l’altro, inghiottiva la terra degli altri un villaggio alla volta.

Netanyahu è un criminale sociopatico, sì. Ma non è un’anomalia. È continuità. È coerenza. È l’effetto prevedibile di un progetto politico fondato sull’espulsione, sulla cancellazione dell’altro, sull’apartheid.

Il vero mito da distruggere è quello dell’Israele buono che c’era “prima”. Quello che si difendeva, che cercava la pace, che solo oggi si sarebbe perso.

Quel mito è una coperta corta. E sporca.

Non c’è pace possibile senza verità. E la verità è che la violenza coloniale non inizia con Netanyahu. Inizia con la fondazione dello Stato stesso. Netanyahu non è la malattia: è il sintomo. Il corpo è malato da molto prima. Da sempre.

Alfredo Facchini

‘ahida’: introduzione al dossier su “Guerra e Capitale”

ahidaonline: logoahida avvia (e introduce) con questo saggio di William I. Robinson e M. Gürsan Şenalp un nuovo dossier, stavolta centrato su Guerra e Capitale.

Il genocidio che stermina i palestinesi e i progetti statunitensi-israeliani sul “futuro” di Gaza sono uno degli assi portanti di una economia di guerra permanente che ha tra i suoi attori anche le “nuove tecnologie digitali e i multimiliardari che le controllano [, che] stanno guidando un nuovo ciclo radicale di ristrutturazione e trasformazione dell’economia politica globale. Le principali società tecnologiche, la maggior parte delle quali con sede negli Stati Uniti e in Cina, attraggono investitori da tutto il mondo assorbendo immense quantità di capitale in eccesso. Nel 2025, le venti principali aziende tecnologiche del mondo registravano nel loro complesso una capitalizzazione in borsa superiore ai 20.000 miliardi di dollari, circa un quinto del valore totale del mercato azionario mondiale.
Le grandi aziende tecnologiche e i capitali industriali e commerciali transnazionali che queste raggruppano sono, a loro volta, intrecciati con i giganteschi conglomerati finanziari globali, che possiedono più della metà delle principali aziende tecnologiche. Nel 2022, trentatré società di gestione degli investimenti di capitale amministravano un trilione o diversi trilioni di dollari rispetto alle sole diciassette esistenti nel 2017. Questi titani del capitale controllavano oltre 83.000 miliardi di dollari di attività complessive, il che rappresentava più di quattro quinti del valore del PIL mondiale totale di quell’anno. La Silicon Valley e i suoi finanziatori si stanno orientando verso le tecnologie digitali per la guerra e la repressione, fondendosi progressivamente con il complesso militare-industriale-repressivo, completando l’asse del potere del capitale, che a sua volta si sta allineando con Stati autoritari, dittatoriali e fascisti, un allineamento dichiarato nella forma più agghiacciante nel manifesto in 22 punti di Palantir, pubblicato su X lo scorso aprile” (https://www.ahidaonline.com/post/guerre-2).

*
Il dossier è pensabile senz’altro in sinergia con l’ebook Anni di guerra. Menzogne, verità, scintille, prodotto da Effimera e liberamente scaricabile all’indirizzo https://effimera.org/ebook-anni-di-guerra-menzogne-verita-scintille/

Nasce «Ant/agón», rivista di critica e attualità di Canal Red

● Redazione: Carlos Prieto del Campo, Lautaro Rivara, Raúl Sánchez Cedillo.
● Comitato editoriale: Pablo Iglesias Turrión, Laura Arroyo, Franco Berardi “Bifo”, Sergio Bianchi, Luci Cavallero, Marco d’Eramo, Montserrat Galcerán, Álvaro García Linera, Michael Hardt, Sandro Mezzadra, Gianfranco Pancino, Alisa del Re, Wolfgang Streeck.

Cosa vuole «Ant/agón»?
ant-agon_ rivista di critica e attualità di canal redLa politica emancipatoria ha costantemente bisogno di conoscenza, di ogni tipo, perché solo una teoria forte produce una politica forte e perché, inevitabilmente, una teoria debole non produce semplicemente alcuna politica. Sia la conoscenza prodotta dalla pratica di lotta delle classi subalterne, sia quella prodotta nelle università e nei centri di ricerca. Senza conoscenza non c’è politica emancipatoria che valga. La conoscenza è il nutrimento indispensabile della discussione politica argomentata sotto forma di ipotesi e dati. La discussione politica ragionata è l’unica pratica che permette a un soggetto politico di praticare seriamente l’azione politica ragionevole e antisistemica nelle congiunture e nelle situazioni politiche in cui si trova immerso e in cui intende produrre con urgenza effetti politici. Senza discussione politica riflessiva e, quindi, senza conoscenza, parlare di tattica e strategia politica è solo un modo di dire, una retorica, un’ideologia che non produce, ma conserva solo lo stato attuale delle cose mentre si rafforzano le strutture di potere, di dominio e di sfruttamento di classe realmente esistenti. Senza ricerca e studio militanti, ma anche senza la presentazione e la discussione dei loro risultati, è impossibile uscire dal labirinto di specchi della politica fatta solo nei media e nei parlamenti, così come è altrettanto impossibile creare i tipi di organizzazione necessari per produrre politiche antisistemiche di massa.
Per questo lanciamo «Ant/agón». All’interno dei media di Canal Red, con «Ant/agón, rivista di critica e attualità», vogliamo fornire una buona dose quotidiana di conoscenza per l’azione politica emancipatoria in tempi che riuniscono simultaneamente occasioni rivoluzionarie e scenari di guerra e genocidio; caos ecosistemico e nuova attualità di vecchi problemi, che ora diventano urgenti, se non imperativi. Abbiamo bisogno di pubblicazioni che diffondano la migliore selezione di articoli e materiali sui temi essenziali dell’attualità. È difficile intervenire efficacemente in questo contesto senza buoni materiali sulla geopolitica del blocco occidentale o sui dilemmi della Cina di fronte alla fine dell’egemonia statunitense; né si può andare oltre la constatazione che la composizione di classe dei gruppi subalterni è intersezionale, se non si costruiscono ipotesi e pratiche capaci di illuminare nuove politiche di classe con agenzia e protocolli di antagonismo efficaci; né commentare senza sosta la congiuntura di guerra e militarizzazione capitalistiche senza concentrare gli sforzi nell’identificare gli anelli deboli e le contraddizioni decisive, che ci consentano di sabotare e rovesciare i regimi di guerra e il potere di classe del capitale e delle sue forme statali.
«Ant/agón» è una rivista in spagnolo che vuole diventare uno strumento utile nelle situazioni, così diverse ma interconnesse, dell’America di lingua spagnola, così come nel dibattito in spagnolo nel Regno di Spagna. C’è in questo una tensione e uno scambio che vogliamo sia virtuoso piuttosto che una mera giustapposizione di testi e materiali. Allo stesso tempo, non vogliamo rinunciare a fornire i migliori contributi provenienti da tutto il pianeta e questo si riflette nelle numerose traduzioni che intendiamo pubblicare, così come nella composizione del nostro comitato editoriale. I tempi lo richiedono, la posta in gioco lo giustifica. «Ant/agón» nasce dalle lotte emancipatorie e ad esse si deve, in questo interregno in cui imperano «fenomeni morbosi di ogni tipo» e in cui l’immaginazione politica sovversiva, pragmatica e rivoluzionaria deve dare i suoi migliori frutti organizzativi, intellettuali e teorici.

● l’immagine di copertina è di Roberto Gelini

13 e 14 giugno, Genova, piazza Embriaci: Piccola fiera dell’editoria anarchica e libertaria

Genova, Embriaci-13-14-giugno-2026_ piccola fiera dell'editoria anarchica_

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Un motivo (fra molti) per cui il fediverso è fondamentale

“Se un progetto dipende da una singola organizzazione o da un modello di finanziamento fragile, basta che finiscano i fondi e si spegne tutto. Punto.
È già successo in altri ambiti e può succedere a qualunque servizio centralizzato o semi-centralizzato: oggi funziona, domani chiude baracca e burattini e tanti saluti.
Ed è proprio qui che Matrix e il fediverso fanno la differenza, non sono app, sono dei protocolli federati e quindi ci sono tantissimi server indipendenti, ci sono tantissimi client diversi e nessuno ha il controllo totale della rete

Questo significa che non esiste un interruttore unico da spegnere o una app da rimuovere dallo store. Anche se un server o un’app sparisce, la rete resta sempre in piedi”.

Dal canale telegram di devol.it:
https://t.me/devolitalia/516
(15 apr. 2026)

alcuni link per il cambiamento effettivo:
https://fediverso.it/
https://fedimedia.it/
https://devol.it/
https://f-droid.org/

da vedere:
https://videos.elenarossini.com/w/petiQESS6xH5B68Pysqfug

leggi anche:
https://effimera.org/il-fediverso-per-farla-finita-con-i-social-delle-big-tech-di-sergio-tringali/
https://dajelinux.it/archivio/fediverso/

A post by Stephen Prior in fb: the israeli “aim was genocidal from the very first day”

una fossa comune piena di vittime palestinesiEverybody now knows from the first week after October 7th that Israel had already planned to commit genocide, traditionally defined genocide, targeting a population because of their bloodline and trying to exterminate or move them.
Everyone knew this because Israel announced it.
Twice in October of 2023, the Prime Minister of Israel, Benjamin Netanyahu, said out loud in a public speech, “The Palestinians are Amalek.”
Amalek, a reference that many in the West didn’t get, but everyone in the region understood. And it’s a reference to 1 Samuel 15, the first verses in it, which you should read because it tells you a lot about what Israel’s doing now.
Those verses describe God’s command to eliminate a tribe called the Amalekites. And not just the draft-age men, but all of them, including children and infants. All of them. Kill all of them. Destroy all of their property. Slay all of their animals. This is God’s command.
So when Benjamin Netanyahu describes the Palestinians as Amalek, twice in the first month of the Gaza operation, you don’t need to guess what the point of this is. The point is to destroy every man, woman, child, and infant in Gaza. And they set about doing that.
But it wasn’t just Netanyahu who said that. It was a lot of different authorities in Israel.
On October 9th—three days after the Hamas attacks—Yoav Gallant, the defense minister of Israel, their own Pete Hegseth, described his plans for Gaza, not for Hamas, for the entire territory, for the over two million people who live there. And we’re quoting:
No electricity, no food will be allowed in. We are fighting human animals, not human beings, human animals.”
Well, that winter, the deputy mayor of Jerusalem responded, not to say, “Whoa, whoa, settle down, defense minister! Calling your opponents animals is, of course, genocidal talk.” No, the deputy mayor of Jerusalem thought he didn’t go far enough. He said this:
“They’re not human animals. They’re not human beings. They are sub-human.” And then he said that the Palestinians of Gaza should be buried alive with bulldozers. Which some, ultimately, apparently were.
You had both cabinet ministers in Israel and supporters of Israel in the United States making the same case in public from the very first day, “Kill indiscriminately, move them out.”
There were “discussions,” on the American Right about what we should do with those Gazans, the people who live there. “Move them to other countries—Egypt, maybe even the United States. Get them out, kill enough of them that the rest leave, so the survivors want to flee.”
So the aim was genocidal from the very first day. The Israelis announced it. Israel’s supporters in the United States seconded it, amplified it. And members of the US Congress on television, the people who are paying for this genocide, announced proudly, “That’s right. The Israelis have every right to kill civilians, and that’s why we are paying them and giving them weapons to do so.”
In addition to shooting children in the head, leaving toy bombs to blow their hands off, having a
‘shoot to cripple’ policy, bombing schools, hospitals and playgrounds, shooting people running for food drops, starving people, pouring cement in their water holes, setting up safe zones then bombing them, setting hospital tents on fire, shooting doctors to the extent Palestinians give them street clothes so they aren’t shot wearing hospital scrubs, executing hospital staff and patients and burying them in mass graves, bombing aid stations, trucks and ambulances, blocking over 1,000 aid trucks, they have run over 100s of people with bulldozers while still alive. If you support Israel, you are evil. It’s that simple. If you provide them with money and weapons there is probably a penthouse suite in hell waiting for you.

Stop. The. Genocide.

Palestine won overwhelming support at the International Labour Organization, defeating an Israeli-backed effort to revoke its expanded status

Tense Scenes in Geneva as Palestine Secures ILO Victory, Israeli Delegate Interrupted
https://www.palestinechronicle.com/tense-scenes-in-geneva-as-palestine-secures-ilo-victory-israeli-delegate-interrupted/

  • Palestine secured 394 votes at the International Labour Conference, with only 17 countries voting against.
  • The conference rejected an Israeli-backed attempt to revoke Palestine’s status and participation rights within the ILO.
  • The vote builds on a 2025 decision upgrading Palestine from a national liberation movement to a non-member observer state.
full text here: https://www.palestinechronicle.com/tense-scenes-in-geneva-as-palestine-secures-ilo-victory-israeli-delegate-interrupted/

Da un post di Corradino Mineo: come israele rovescia la ragione (appoggiato dagli usa)

due sacchi di letame impegnati a distruggereCorradino Mineo su fb:

Il pazzo dà del pazzo al pazzo. Metafora del presente. A Trump basterebbe minacciare – solo minacciare! – di non fornire i proiettili per Iron Dome. E Netanyahu si ritirerebbe dal Libano. Ma la pazzia – spiegava Basaglia – è una malattia sociale prodotta e aggravata dal sistema istituzionale. Da trenta anni – l’assassinio di Rabin è del 1995, il primo governo Netanyahu del 1996 – gli israeliani hanno preso a vivere in una realtà parallela, che scambia la follia per realtà. Non sono “vittime” i 186mila morti a Gaza, ammazzati direttamente o uccisi da malattia e malnutrizione indotte dalla guerra post 7 ottobre. Non lo sono i 3150 morti in Libano, da quando Israele calpesta la tregua. Non i giornalisti eliminati perché l’esercito di Tel Aviv non vuole testimoni. Né i prigionieri torturati e stuprati nelle segrete del Negev. E i volontari della Flotilla sequestrati e messi alla gogna in un video girato e diffuso dal ministro di polizia, Ben Gvir. Le vere “vittime” sarebbero israeliani ed ebrei, minacciati da un nuovo olocausto. Non conta nulla che a sostenere tale pazzia ci siano in prima fila antisemiti veri, eredi e ammiratori della Shoah.   

Così negli USA non sono stati vittime i “nativi”, che contavano tra i 5 e i 10 milioni di anime all’arrivo degli europei. Ma all’inizio del 1900 erano già meno di 250mila. Né i 4 milioni di schiavi neri censiti nel 1860. Lo stupro strutturale e impunito, la tortura legalizzata, l’analfabetismo forzato. E, abolita la schiavitù, dal 1877 al 1950, ancora 4084 linciaggi, la distruzione e lo sterminio di intere comunità nere. No, le vittime sarebbero gli americani “bianchi, anglosassoni e protestanti”. Minacciati dal “buonismo” che si stava facendo strada nel secolo scorso. Da minoranze afro ispaniche. Da ricercatori che attestano di che lacrime grondi e di che sangue la storia degli Stati Uniti. E da giudici “infedeli” che osano dargli ragione. Follia, delirio vano è questo.

[…]