● Ahida: su ahidaonline.com rendiamo disponibile il pdf che raccoglie tutti i testi del «Dossier Italia» pubblicato nelle scorse settimane.
● Con questa iniziativa si inaugurano «i libri di ahida»
Dalla Introduzione:
Sta emergendo un vasto movimento d’opposizione, in gran parte esterno ai tradizionali partiti politici, ma sostenuto da iniziative di base come comitati e associazioni o dall’iniziativa personale di moltissimi giovani. Le grandi manifestazioni dell’anno scorso contro il genocidio israeliano a Gaza, la vittoria del No al referendum e l’enorme partecipazione alla manifestazione No Kings il 28 marzo a Roma ne sono gli episodi più rilevanti. Un movimento di resistenza o, più, di rifiuto, è nato e sta crescendo, portato ancora dai giovani, come alla fine degli anni ’60.
Per elaborare nuove armi teoriche e politiche atte a contrastare il processo autoritario in corso è necessario analizzare e comprendere l’attuale fase politica. ahida intende contribuirvi con un dossier Italia. Una raccolta di testi che esaminano e commentano vari aspetti della tendenza autoritaria dell’Italia odierna per evidenziarne le fessure e trovare gli spiragli per uscirne.
Archivi tag: Palestina
#memory _ Dal sito dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani, 28 apr. 2025: “israele spazza via intere famiglie a gaza; oltre il 94% delle vittime della scorsa settimana erano civili”
In riferimento al 2025, verso la fine di questo post due giorni fa scrivevo che, according to the known figures, every 100 people killed, “the genocidal State slaughtered an average number of 83 innocents in order to eliminate 17 members of the Resistance”. La statistica si rivela congrua se messa in relazione con vari report, tra cui questo articolo di ‘Euro-Med Human Rights Monitor’ del 28 aprile 2025: https://euromedmonitor.org/en/article/6699/Israel-wipes-out-entire-families-in-Gaza;-over-94-percent-of-last-week%E2%80%99s-victims-were-civilians
Ne riporto qui di seguito la traduzione fatta da La Zona Grigia lo scorso anno: Continua a leggere
#memory _ Oct., 2025: “Israeli Soldiers Torched Food, Homes, and a Critical Sewage Treatment Plant in the Wake of Ceasefire Announcement”
«Soldiers called the mass arson of Gaza City their “final touches.”
«In the immediate aftermath of Donald Trump’s announcement on Thursday that both Hamas and Israel had signed off on an agreement to stop the fighting, the Israeli military launched an arson spree, setting fire to civilian infrastructure, including the destruction of an essential sanitation plant in Gaza City. After publication, the Israel Defense Forces told Drop Site it “is aware of the incident and it is being reviewed.”
«The destruction of Palestinian structures following the departure of soldiers who had used them as temporary bases has been a hallmark of Israel’s approach to Gaza for two years. In July, Israeli reporter Yuval Abraham collected testimonies from soldiers describing a myriad of arson methods. “Every Arab house we entered had olive oil […] We poured the oil on the sofas, on anything flammable in the apartment, and then we ignited [it] or threw in a smoke grenade. This was a common practice,” one of them described.»
Full text here: https://www.dropsitenews.com/p/israel-idf-soldiers-set-fire-food-homes-sewage-treatment-plan-after-ceasefire-announced
![Arson in Sheikh Radwan, Oct 2025 [source: DropSiteNews] Arson in Sheikh Radwan, Oct 2025 [source: DropSiteNews]](https://differx.noblogs.org/files/2026/06/Arson-in-Sheikh-Radwan-Oct-2025.jpg)
Arson in Sheikh Radwan, Oct 2025 [source: DropSiteNews]
#memory _ Nov., 2025, ‘Middle East Monitor’: “A devastating new study has found that more than 112,000 Palestinians have been killed in the Gaza Strip”
«A devastating new study has found that more than 112,000 Palestinians have been killed in the Gaza Strip since Israel launched its assault in October 2023. This figure, drawn from the most extensive demographic analysis conducted to date, far exceeds the official death toll and reveals a pattern of killing that researchers say mirrors past genocides documented by the United Nations.
«The study, carried out by researchers at the Max Planck Institute for Demographic Research in Germany and the Centre for Demographic Studies Spain, was published in the peer-reviewed journal ‘Population Health Metrics’. The researchers estimate that between 99,997 and 125,915 Palestinians died in Gaza between 7 October 2023 and 6 October 2025, with a median estimate of 112,069.
«The findings are based on a wide range of data sources, including hospital records, household surveys and public death notices, and take into account the thousands of unregistered deaths caused by families being buried under rubble or unable to reach medical care.»
[…]
Read the whole text here: https://www.middleeastmonitor.com/20251126-with-over-112000-killed-new-study-links-gazas-massacre-to-past-genocides/
The Max Planck Institute: https://www.mpg.de/25778228/1125-defo-gaza-study-reveals-unprecedented-losses-of-life-and-life-expectancy-154642-x
Previously, in July 2024, ‘The Lancet’ had suggested that «it is not implausible to estimate that up to 186, 000 or even more deaths could be attributable to the current conflict in Gaza»: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/fulltext
MEM: «the true death toll of the Gaza conflict could be over 186,000, accounting for 8 per cent of Gaza’s population»: https://www.middleeastmonitor.com/20251126-with-over-112000-killed-new-study-links-gazas-massacre-to-past-genocides/
Maybe the more accurate article on the topic is this one, by Daniel Tester (Feb. 25th, 2026): https://www.middleeasteye.net/explainers/genocide-gaza-how-many-palestinians-did-israel-kill
It also reveals that «in August 2025, +972 Magazine reported figures from a classified Israeli military intelligence database [saying] that fewer than 9,000 Palestinian fatalities had been identified as alleged Hamas fighters. / At that time, the ministry in Gaza had recorded at least 53,000 fatalities, suggesting that 46,000 – or 83 percent – of those Palestinians killed were civilians.»
This, to me, means that –every 100 individuals– the genocidal State slaughtered an average number of 83 innocents in order to eliminate 17 members of the Resistance.
*
(About the fact that –already in 2024– the numbers were «a small slice of the overall picture of human suffering»: https://data.techforpalestine.org/updates/gaza-ministry-casualty-context/)
Da ‘PagineEsteri’: Record storico per l’export militare israeliano: merito delle armi “testate in battaglia”
da ‘Pagine Esteri’ (2 giu. 2026)
un articolo agghiacciante su
uno dei motivi del genocidio: testare
sulle popolazioni le armi israeliane.
[…]
Tel Aviv annuncia risultati operativi senza precedenti che hanno quadruplicato il volume d’affari in un decennio, trasformando l’esperienza bellica a Gaza e in Libano in una spinta economica da record per l’export nazionale.
Un’analisi dettagliata dei dati rivela che i settori trainanti sono stati i sistemi missilistici, i razzi e le tecnologie di difesa aerea, che da soli hanno costituito il 29% dell’intero volume d’affari del 2025. La natura dei contratti siglati evidenzia inoltre una predilezione per operazioni su vasta scala: oltre la metà degli accordi (il 53%) è composta da quelli che il Ministero definisce “mega-affari”, ovvero transazioni con un valore unitario superiore ai 100 milioni di dollari.
Il successo commerciale è indissolubilmente legato alla “dimostrazione di efficacia” sul campo, ossia sugli attacchi, le distruzioni e gli assassinii compiuti a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Iran e in Yemen.
[…]
Qui l’articolo completo: https://pagineesteri.it/2026/06/02/mondo/record-storico-per-lexport-militare-israeliano-merito-delle-armi-testate-in-battaglia/
Stephen Prager: “Bezalel Smotrich, ministro delle finanze israeliano di estrema destra, risponde al mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale annunciando altri crimini di guerra”
Stephen Prager
da https://www.commondreams.org/news/smotrich-icc-warrant
19 maggio 2026
traduzione italiana: La Zona Grigia (su fb)
Il Ministro delle Finanze di estrema destra ha annunciato che, in risposta alla richiesta di mandato d’arresto per l’espulsione forzata di palestinesi, avrebbe ordinato l’evacuazione di un altro villaggio in Cisgiordania.
Il Ministro delle finanze israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha dichiarato martedì che il Procuratore della Corte Penale Internazionale ha richiesto un mandato d’arresto nei suoi confronti, presumibilmente in risposta all’espulsione forzata illegale di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania.
Ha affermato di voler “contrattaccare” emettendo un ordine di sfratto forzato per centinaia di altri palestinesi dalle loro case in Cisgiordania.
Durante una conferenza stampa, Smotrich ha dichiarato di essere stato informato lunedì sera che il procuratore della Corte Penale Internazionale aveva segretamente richiesto un mandato di arresto nei suoi confronti per aprile. Un mandato formale non è stato ancora emesso dalla Corte e le accuse ufficiali non sono state ancora rese pubbliche.
Lo scorso anno il Wall Street Journal ha riportato che il Procuratore stava valutando la possibilità di richiedere un mandato d’arresto contro Smotrich per il suo ruolo nell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che la Corte Internazionale di Giustizia ha giudicato nel luglio 2024 una violazione delle Convenzioni di Ginevra, in quanto comportava lo sfollamento forzato di residenti nei Territori Palestinesi Occupati.
Il Procuratore della Corte Penale Internazionale si stava anche preparando a emettere un mandato d’arresto contro un altro politico di estrema destra legato ai coloni, il Ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, sebbene non vi siano ancora notizie che confermino l’emissione di tale mandato.
La Corte Penale Internazionale ha già emesso mandati d’arresto per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per Crimini di Guerra e Crimini Contro l’Umanità a Gaza.
In risposta alla richiesta di mandato d’arresto per quello che la Corte Penale Internazionale considera un Crimine di Guerra, Smotrich ha celebrato la Pulizia Etnica in corso contro i palestinesi in Cisgiordania. Si è vantato di aver creato “oltre 100 nuovi insediamenti” nel territorio occupato e “160 avamposti agricoli”, che a suo dire hanno permesso a Israele di controllare 247.000 acri di terra nel territorio.
Le Nazioni Unite hanno riferito a marzo che, nell’ultimo anno, oltre 36.000 palestinesi in Cisgiordania sono stati sfollati con la forza a causa dell’espansione degli insediamenti e delle violenze commesse dai coloni israeliani.
Smotrich ha affermato che l’emissione di mandati d’arresto da parte della Corte nei suoi confronti e nei confronti di altri dirigenti israeliani rappresenta una “dichiarazione di guerra” e ha dichiarato: “Risponderemo con la guerra”.
“Da oggi, ogni obiettivo economico o di altro tipo che rientri nella mia autorità di colpire, sia come Ministro delle Finanze che come Ministro della Difesa, sarà attaccato. Non con parole o stratagemmi, ma con i fatti”, ha affermato.
“Annuncio qui e ora il primo obiettivo che verrà attaccato: subito dopo il mio intervento, firmeremo un ordine di evacuazione per Khan al-Ahmar”, ha aggiunto.
Si riferiva a un villaggio beduino palestinese di circa 200 abitanti alla periferia orientale di Gerusalemme, che da anni combatte una battaglia legale contro il governo israeliano in seguito all’ordine di Ben-Gvir di demolirlo per far posto a un insediamento.
Il territorio è particolarmente importante perché collegherebbe due importanti insediamenti di Gerusalemme Est con la Valle del Giordano, nell’ambito del progetto israeliano E1, che mira a costruire insediamenti in modo da dividere in due le aree palestinesi della Cisgiordania.
Smotrich, che ha guidato il progetto E1, ha dichiarato l’anno scorso che la proposta “seppellisce l’idea di uno Stato Palestinese perché non c’è nulla da riconoscere e nessuno da riconoscere”.
Martedì, Smotrich ha affermato che il suo ordine di evacuazione dei palestinesi da Khan al-Ahmar sarebbe stato “solo l’inizio” della sua risposta alla richiesta di mandato d’arresto.
Jasper Nathaniel, giornalista americano che opera in Cisgiordania, ha spiegato che “Smotrich ha appena annunciato ufficialmente la Pulizia Etnica di un villaggio palestinese in risposta al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nei suoi confronti”.
Gli osservatori hanno sottolineato l’audacia della dichiarazione di Smotrich di fronte a un tribunale internazionale.
Adil Haque, professore di Diritto all’Università Rutgers e direttore editoriale della rivista quotidiana di diritto e politica digitale, editorialmente indipendente e apartitica, ospitata presso il Centro per il Diritto e la Sicurezza Reiss di New York, Just Security, ha evidenziato la notevole ironia: “L’ufficio del procuratore della Corte Penale Internazionale avrebbe richiesto un mandato di arresto per i suoi Crimini di Guerra, e lui ne annuncia uno nuovo”.
Insieme a Ben-Gvir, Smotrich è stato sanzionato lo scorso anno da cinque Paesi, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito, che hanno imposto loro divieti di viaggio e congelamento dei beni.
Ori Goldberg, esperto israeliano di studi sul Medio Oriente, ha affermato che le sanzioni internazionali contro Smotrich dovrebbero essere ancora più severe dopo che questi ha annunciato “una violazione del Diritto Internazionale quanto più grave possibile”.
“Rendete pubblici i mandati. Sanzionate quest’uomo e chiunque altro ne paghi il conto. La dirigenza dell’Unione Europea dovrebbe smetterla di rendersi ridicola mentre il mondo è a pezzi”, ha detto. “Fate vedere agli israeliani che il gioco è finito”.
Tutti colpevoli / Alfredo Facchini. 2025
Alfredo Facchini (da un post su fb)
C’è un vizio comodo, tutto occidentale, soprattutto di un certo progressismo sionista, nel dipingere Benjamin Netanyahu come l’eccezione. L’estremista. Il falco. Il mostro che ha infangato l’onore di Israele.
Ma questa è una menzogna storica. Netanyahu è solo l’ultimo anello di una catena. Una comoda autoassoluzione per chi vuole difendere l’indifendibile, salvare l’immagine “progressista” di uno Stato nato – e cresciuto – sul disastro altrui.
La verità è che la Nakba del 1948 l’ha orchestrata David Ben Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele.
David Ben Gurion leader del sionismo socialista, fondatore del partito Mapai.
Fu lui a dirigere l’espulsione sistematica di 750.000 palestinesi. Fu il suo governo provvisorio a distruggere oltre 400 villaggi, a varare le leggi che vietavano il ritorno dei rifugiati, a confiscare ogni bene lasciato indietro da chi scappava dalle bombe, dalle milizie, dai massacri.
La Haganah, l’Irgun, il Lehi – i semi dello Stato ebraico – agivano sotto il suo sguardo vigile. E le fosse comuni di Deir Yassin, Lydda, Tantura sono macchie indelebili.
Memorizziamo. La Nakba non fu un incidente: fu un progetto. Tra il 1947 e il 1949, sotto le bombe e i bulldozer del nascente Stato di Israele, 750.000 palestinesi vennero cacciati o costretti a fuggire. 15.000 palestinesi furono uccisi, spesso a freddo, nei villaggi massacrati e poi cancellati dalle mappe.
Quindicimila morti. L’equivalente di quindici 7 ottobre.
Non è stato Netanyahu a scrivere la frase “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”. L’ha detta Ben Gurion.
La colonizzazione della Palestina è il DNA costitutivo di Israele. Non è la deriva “illiberale” degli ultimi governi. È l’architettura originaria, disegnata da una sinistra sionista che, tra un proclama umanitario e l’altro, inghiottiva la terra degli altri un villaggio alla volta.
Netanyahu è un criminale sociopatico, sì. Ma non è un’anomalia. È continuità. È coerenza. È l’effetto prevedibile di un progetto politico fondato sull’espulsione, sulla cancellazione dell’altro, sull’apartheid.
Il vero mito da distruggere è quello dell’Israele buono che c’era “prima”. Quello che si difendeva, che cercava la pace, che solo oggi si sarebbe perso.
Quel mito è una coperta corta. E sporca.
Non c’è pace possibile senza verità. E la verità è che la violenza coloniale non inizia con Netanyahu. Inizia con la fondazione dello Stato stesso. Netanyahu non è la malattia: è il sintomo. Il corpo è malato da molto prima. Da sempre.
Alfredo Facchini
‘ahida’: introduzione al dossier su “Guerra e Capitale”
ahida avvia (e introduce) con questo saggio di William I. Robinson e M. Gürsan Şenalp un nuovo dossier, stavolta centrato su Guerra e Capitale.
Il genocidio che stermina i palestinesi e i progetti statunitensi-israeliani sul “futuro” di Gaza sono uno degli assi portanti di una economia di guerra permanente che ha tra i suoi attori anche le “nuove tecnologie digitali e i multimiliardari che le controllano [, che] stanno guidando un nuovo ciclo radicale di ristrutturazione e trasformazione dell’economia politica globale. Le principali società tecnologiche, la maggior parte delle quali con sede negli Stati Uniti e in Cina, attraggono investitori da tutto il mondo assorbendo immense quantità di capitale in eccesso. Nel 2025, le venti principali aziende tecnologiche del mondo registravano nel loro complesso una capitalizzazione in borsa superiore ai 20.000 miliardi di dollari, circa un quinto del valore totale del mercato azionario mondiale.
Le grandi aziende tecnologiche e i capitali industriali e commerciali transnazionali che queste raggruppano sono, a loro volta, intrecciati con i giganteschi conglomerati finanziari globali, che possiedono più della metà delle principali aziende tecnologiche. Nel 2022, trentatré società di gestione degli investimenti di capitale amministravano un trilione o diversi trilioni di dollari rispetto alle sole diciassette esistenti nel 2017. Questi titani del capitale controllavano oltre 83.000 miliardi di dollari di attività complessive, il che rappresentava più di quattro quinti del valore del PIL mondiale totale di quell’anno. La Silicon Valley e i suoi finanziatori si stanno orientando verso le tecnologie digitali per la guerra e la repressione, fondendosi progressivamente con il complesso militare-industriale-repressivo, completando l’asse del potere del capitale, che a sua volta si sta allineando con Stati autoritari, dittatoriali e fascisti, un allineamento dichiarato nella forma più agghiacciante nel manifesto in 22 punti di Palantir, pubblicato su X lo scorso aprile” (https://www.ahidaonline.com/post/guerre-2).
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Il dossier è pensabile senz’altro in sinergia con l’ebook Anni di guerra. Menzogne, verità, scintille, prodotto da Effimera e liberamente scaricabile all’indirizzo https://effimera.org/ebook-anni-di-guerra-menzogne-verita-scintille/
European Press Prize 2026: trionfa il giornalismo che dimostra l’uccisione a sangue freddo dei bambini palestinesi perpetrato dall’IDF / Claudileia Lemes Dias
un articolo su fb di
Claudileia Lemes Dias
Alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona, si è consumato un rito che va ben oltre la semplice consegna di un trofeo: la premiazione dell’European Press Prize, spesso definito il “Premio Pulitzer europeo”, che ha offerto una fotografia dolorosa del ruolo che il giornalismo indipendente riveste oggi nel nostro continente.
In un’epoca di polarizzazione e censura strisciante, questo premio non celebra il giornalismo che “intrattiene”, ma quello che documenta ciò che le istituzioni preferirebbero lasciare nell’ombra.
Raccontare l’inaccessibile: il genocidio dei palestinesi tramite le lastre.
Il premio principale per il giornalismo investigativo (Distinguished Reporting) è andato a un’inchiesta del quotidiano olandese de Volkskrant, firmata da Maud Effting e Willem Feenstra. Il titolo è: What the Wounds Are Telling Us (“Quello che ci dicono le ferite”).
La straordinarietà, e l’intrinseca tragicità, di questo premio risiede in un dettaglio: i due reporter non hanno mai messo piede a Gaza.
Ecco il paradosso del giornalismo moderno: l’assegnazione di un premio per il miglior reportage da un territorio in cui l’accesso ai giornalisti indipendenti è precluso da Israele, firmato da reporter che hanno dovuto ricostruire i fatti a distanza perché, come ampiamente documentato, l’IDF uccide i testimoni del genocidio che sta perpetrando.
L’inchiesta si basa sui reperti e cartelle cliniche portati fuori dalla striscia nei telefoni e nei bagagli di diciassette medici e infermieri internazionali: con tanto di lastre, radiografie, diari. Dati crudi che l’ex comandante dell’esercito olandese, il generale Mart de Kruif, ha esaminato per il giornale, confermando una realtà sistematica: la presenza di oltre cento bambini colpiti da un singolo proiettile alla testa o al cuore. Prove scientifiche, difficili da contestare, nate dalla volontà di medici che hanno iniziato a documentare quando hanno capito il pattern di quelle ferite.
Ecco perché Israele uccide il personale medico a Gaza, in Libano o in Siria: perché stanno testimoniando e portando alla nostra conoscenza le radiografie del genocidio, come quelle presentate dal reportage di Maud Effting e Willem Feenstra. Continua a leggere
Itzhak Laor, poeta saggista ebreo della sinistra radicale, scriveva nel 2006 in risposta ad un articolo di Erri De Luca su ‘il manifesto’
un post di Marco Mazzeo su fb (ripreso da Fortunato Paliano)
Itzhak Laor noto poeta saggista ebreo della sinistra radicale scriveva nel 2006 in risposta ad un articolo di Erri De Luca su Il Manifesto
“Se si traducesse in ebraico l’articolo di Erri De Luca uscito martedì scorso sul ‘manifesto’ e lo si facesse leggere a qualunque israeliano, questi lo identificherebbe senza dubbio come un testo tipico di un membro del Likud.
Al di là della discussione ipocrita sulla parola «fame», bisognerebbe ricordare che Israele cerca di affamare i palestinesi nel tipico modo che Giorgio Agamben ha descritto nel suo Homo Sacer, facendo appello all’«aiuto umanitario» subito dopo aver distrutto tutto. In Palestina, la gente vive sotto una crescente paura, povertà e fame, e in condizioni che condannano le prossime generazioni a un futuro di sottosviluppo. Gaza è un enorme ghetto, che ogni giorno viene bombardato da centinaia di razzi. I villaggi in Cisgiordania sono isolati l’uno dall’altro, le città sono sigillate e le autostrade chiuse agli arabi. La stampa italiana si comporta come se fosse sotto la censura di Mussolini quando non parla delle sofferenze dei palestinesi. Mi dispiace per Erri De Luca: così giovane e già censore (e in favore di chi? di una delle peggiori occupazioni militari dalla seconda guerra mondiale).
Dal 1991 – prima che cominciasse la campagna terroristica della metà degli anni ’90 – i palestinesi hanno vissuto sotto la politica israeliana di chiusure e separazioni (apartheid in olandese). Sono strangolati e separati dalle loro comunità, dai loro centri, dalla loro economia. Il luogo dove vivono e dove si muovono diventa sistematicamente più piccolo. Nessun palestinese minore di 16 anni sa cosa vuol dire andare in vacanza dall’altra parte del suo paese. Nessuno si muove per più di 10 chilometri. La disoccupazione è in crescita. Durante gli anni dell’occupazione, Israele non ha permesso ai palestinesi di avere una propria economia, per non parlare di costruire una propria industria. Oggi possono solo comprare merci in Israele. Non hanno altra scelta. Non possono vendere nulla in Israele, nemmeno le verdure. La distruzione della Palestina è una realtà quotidiana. E devo aggiungere: il silenzio sulla lenta morte della nazione palestinese è parte di una lunga tradizione europea di lasciare morire l’Altro.
Ma l’articolo di Erri De Luca è l’esempio di qualcosa di peggio che sta accadendo in Europa. Il passato ebraico in Europa è un tipo di comoda rappresentazione di un passato europeo omogeneo, in cui una metafora – l’Olocausto – copre qualsiasi altra cosa. Non l’Olocausto come parte della storia europea, ma quasi il contrario. La storia si perde. Il fascismo? Troppo controverso. Il ruolo della Chiesa cattolica? Non se ne può parlare. Pio XII? Insomma, è quasi un santo. Questo atteggiamento filo-sionista della sinistra europea non è una peculiarità italiana (e in questo caso si può persino dire che non è colpa di Israele). Questa collaborazione della sinistra europea con la destra israeliana colma un enorme vuoto in Europa, dalla caduta del comunismo, e serve alla costruzione di una nuova identità europea. I bambini iracheni e palestinesi sono i nuovi «etiopi». A chi importa? Noi europei siamo gli umanisti. Abbiamo la licenza di rimanere in silenzio sull’affamamento della Palestina. La nostra licenza si chiama Olocausto o Auschwitz. Non ci importa di collocarli nella storia. Abbiamo bisogno di mitologia, non di storia”.
31 maggio, ‘il manifesto’: ultime notizie sulle indagini della procura dopo l’aggressione israeliana alla Sumud Flotilla
Sara Rajab, nove anni, uccisa da israele a Gaza il 27 maggio 2026
da InsideOver
https://www.instagram.com/p/DY62ZesjXLL/
Sara Rajab aveva 9 anni. È stata uccisa dall’esercito israeliano a Gaza, il 27 maggio 2026, nel primo giorno dell’Eid al-Adha, una delle principali festività musulmane. Sara era la cugina di Hind Rajab, la bimba di 5 anni, massacrata dall’IDF a gennaio 2024 con 335 proiettili.
Hind era rimasta intrappolata nell’auto della sua famiglia nel nord di Gaza, circondata dai corpi dei suoi parenti uccisi. Per ore la piccola parlò al telefono con gli operatori della Palestine Red Crescent Society, chiedendo aiuto mentre i soccorritori tentavano di raggiungerla. “Ho molta paura. Per favore venite. Per favore qualcuno venga a prendermi”
L’ambulanza inviata per salvarla non riuscì salvarla.
Giorni dopo furono ritrovati i corpi di Hind, dei suoi familiari e dei due paramedici partiti per soccorrerla.
Oggi, oltre due anni dopo l’omicidio di Hind, anche Sara è stata uccisa durante il cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza.
Due bimbe, due cugine, unite nel tragico destino di ha l’unica “colpa” di nascere in un territorio illegalmente occupato e martoriato da un incessante genocidio.
Sara era rimasta sola al mondo: l’unica della sua famiglia che era interamente sterminata dall’”esercito più morale del mondo”.
Ramy Abdu, fondatore di Euro-Med Monitor, ha scritto su X: “Sara Rajab, 9 anni, è sopravvissuta alla morte nel secondo mese del genocidio. Ha perso sua madre, due fratelli e sua nonna, ed è stata lei stessa ferita. È rimasta sola con suo padre, che è stato ucciso pochi mesi dopo. Oggi, tutta la famiglia è scomparsa. A soli nove anni, Sara era una bambina, una sopravvissuta, una ferita, un’orfana — ora è stata uccisa”.
Dal 7 ottobre 2023 almeno 21.000 bambini palestinesi sono stati uccisi da Israele a Gaza.
