da InvictaPalestina, su fb,
Claudileia Lemes Dias
Israele sequestra attivisti italiani ed europei della Global Sumud Flotilla nel Mar Mediterraneo: pure questo mare appartiene allo stato ebraico?
Proprio così. Il Mediterraneo non è più il “Mare Nostrum”, ma un vuoto giuridico dove la forza bruta di Israele prevale sul diritto internazionale e sugli stati sovrani europei. Questa notte, al largo di Creta, il mondo ha assistito a un atto di pirateria di Stato: il sequestro di una parte degli attivisti della Global Sumud Flotilla, il rapimento di cittadini europei in acque internazionali e la solita campagna di fango per cercare di screditarli.
La pericolosa “eccezione israeliana” che rivendica il diritto universale di calpestare ogni regola colpisce ancora, per la gioia della stampa di destra, che ritene il rapimento di cittadini italiani, mentre portavano aiuti umanitari, in pieno Mar Mediterraneo, una cosa buona e giusta.
Le testimonianze che filtrano tra le interferenze radio sono agghiaccianti. Vicino alla Grecia, in pieno mare aperto, motoscafi militari israeliani hanno circondato le imbarcazioni civili partite dalla Sicilia. Le modalità sono quelle di un’operazione speciale contro obiettivi militari: laser puntati al petto, armi spianate e l’ordine umiliante agli attivisti. Medici, giornalisti e volontari sono stati costretti a mettersi in ginocchio a prua.
Mentre le comunicazioni venivano interrotte forzatamente, la marina di Tel Aviv intimidiva i civili via radio, definendo il blocco illegale di Gaza come “legittimo” e accusando chi porta aiuti di violare il diritto internazionale. Un paradosso orwelliano: chi sequestra esseri umani in acque neutre accusa le vittime di illegalità.
Parallelamente all’azione militare, Israele ha lanciato un’offensiva mediatica tanto volgare quanto goffa.
Per screditare una missione che trasporta farmaci e beni di prima necessità, il Ministero degli Esteri israeliano ha diffuso un video che mostra preservativi e bustine di plastica, spacciandoli per “l’intero carico umanitario” della flotta.
È il tentativo disperato di ridicolizzare la solidarietà mentre la si reprime con le armi.
Non vi è alcuna prova che quel video sia stato girato a bordo, ma il messaggio è chiaro: non basta rapire gli attivisti, bisogna infangare la loro reputazione, insinuare che erano partiti addirittura per fare sesso.
Ecco che le notizie false sul “sesso libero” degli attivisti nel “bordello Flotilla” vengono usate per coprire gli stupri e gli abusi commessi dall’esercito israeliano, ampiamente documentati dalle organizzazioni non governative, nonché quest’ultima violazione delle acque internazionali, che rivendicano con orgoglio.
La perversità è servita, in mondovisione. Rivendicata con il sorriso che abbiamo visto in tante fotografie diffuse dai soldati dell’IDF stessi, mentre violavano le case dei palestinesi e indossavano la biancheria intima delle loro donne.
Questo metodo repressivo, che la portavoce Maria Elena Delia definisce un’escalation senza precedenti, punta a trasformare una missione non violenta in una “trama terroristica” per giustificare non solo l’uso della forza, ma anche dell’umiliazione dell’altro.
Ciò che emerge è l’arrogante pretesa di Israele di avere una giurisdizione planetaria, con il Ministro della Difesa Israel Katz che ha già firmato decreti per sequestrare le imbarcazioni e sanzionare le raccolte fondi, bollando tutto come “attività di Hamas”.
Se permettiamo che questo accada a 70 miglia dalla costa, in acque internazionali, accettiamo che la sovranità nazionale e i diritti umani siano variabili dipendenti dal volere di Tel Aviv. Come denunciato da Nicola Fratoianni (AVS), siamo di fronte a un atto di pirateria che non può essere archiviato con una semplice “richiesta di informazioni” da parte della Farnesina.
Mentre il ministro Tajani “segue con apprensione”, cittadini italiani ed europei che stanno nelle mani di militari che hanno già ampiamente dimostrato di non riconoscere confini legali, assistiamo al suicidio collettivo delle istituzioni nate dopo il 1945.
Se il mondo accetta che l’aiuto umanitario venga trattato come terrorismo e che lo sbeffeggio social sostituisca la verità dei fatti, non ha vinto la legge della giungla, ma quella di Israele, ufficialmente.
Perché persino nella giungla gli animali rispettano i propri confini e, quando lottano tra di loro, non provocano un’ecatombe.
Oggi il confine violato è un’onda vicino a Creta; domani, come si chiede Maria Elena Delia, “verranno ad arrestarci direttamente a casa?”.
È probabile. Visto che Italia e Germania stanno andando verso l’israelizzazione delle loro (nostre) società a passo spedito.
C.L.Claudileia Lemes Dias, 30 aprile 2026
Fonti
1. RAI News: “Israele abborda la Global Sumud Flotilla al largo di Creta: “Pirateria internazionale” (30/04/2026)
2. RAI News: “La marina israeliana intercetta la Sumud Flotilla, il video dell’abbordaggio” (30/04/2026)
3. Il Fatto Quotidiano: “La Flotilla nel mare di Creta: blitz di Israele con gommoni e “arresti”. Una fregata a 600 miglia da Tel Aviv” (30/04/2026)
4. La Repubblica: “Flotilla, blitz di Israele vicino a Creta: minacce via radio, poi l’assalto. Si attiva la Farnesina” (29/04/2026)
5. Il Post: “La Global Sumud Flotilla è stata bloccata vicino a Creta” (29/04/2026)



