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Sospese le sanzioni contro Francesca Albanese

e aggiungo io: come sempre, non si deve certo allo scandaloso governo ytalyano, servetto dell’amerika e dello stato genocida, se giustizia finalmente arriva per la relatrice ONU, che ha l’unico torto di documentare una verità sotto gli occhi di tutti.

La farsa europea delle sanzioni ai “coloni violenti”

un post di Stefania Ascari su fb e, in fondo, il link alla conferenza stampa con Elena Basile

Dopo almeno 70 mila esseri umani massacrati, dopo l’invasione del Libano e la guerra Iran, dopo l’introduzione della pena di morte razziale, ieri l’Unione europea invece di sanzionare seriamente il governo criminale e genocida di Israele ha partorito delle sanzioni “contro i coloni violenti”.

I coloni violenti? Perché esistono anche coloni non violenti?

Tutti i coloni sono ILLEGALI perché occupano un territorio altrui e impongono alla popolazione palestinese un regime di apartheid e segregazione.

Queste sanzioni farsa servono solo a pulirsi la coscienza, non certo a fermare lo Stato terrorista Israele, con cui l’Ue e l’Italia continuano invece a intrattenere rapporti: basti pensare all’accordo commerciale Ue-Israele che il nostro governo non vuole sospendere, al memorandum di cooperazione militare Italia-Israele che neanche pare sia stato veramente sospeso, all’import-export di armi che ancora l’anno scorso ha fatto registrare 22,6 milioni di euro di consegne e 85 milioni di euro di acquisti, a cui si aggiungono forniture incontrollate di materiali dual-use e carburante destinati alle forze armate israeliane.

E chi denuncia queste cose diventa immediatamente vittima della macchina del fango e additato come filo-terrorista. Si costruiscono menzogne deliberate per delegittimare, colpire e intimidire chi non si allinea alla narrazione del mainstream.

Per questo oggi è stato un piacere e un onore ospitare alla Camera l’ex ambasciatrice Elena Basile per la presentazione del suo ultimo libro, “Approdo per noi naufraghi. Come costruire la pace”, una voce libera, lucida e coraggiosa, che continua a difendere il diritto alla verità contro ogni propaganda.

Grazie a Elena Basile e grazie al collega Roberto Scarpinato e alla giornalista Fiammetta Cucurnia per i loro importanti contributi. Vi invito rivedere la conferenza a questo link: https://webtv.camera.it/evento/31285

Facciamo contro-informazione, diamo voce a chi rifiuta il silenzio e la complicità e ritorniamo a essere umani.

lettera del presidente dell’arci e del presidente delle acli al ‘manifesto’ e ad ‘avvenire’

Cari direttori del Manifesto e di Avvenire,
come presidenti di due associazioni nate e cresciute in culture differenti ci troviamo a scrivere insieme consci della responsabilità di non tacere di fronte alla tragedia che si sta consumando a Gaza e in Cisgiordania.
Non intervenire nel momento in cui la diplomazia e anche solo l’umanità stanno naufragando equivale a un disimpegno morale che ci renderebbe colpevoli. Mentre l’attenzione dei media internazionali si concentra sulle mosse del presidente statunitense – tra trattative con la Russia e passerelle interne – l’espansione delle colonie israeliane illegali di Gerusalemme est prosegue indisturbata. In particolare il progetto del corridoio E1, avviato negli anni Novanta e rilanciato più volte come cardine delle politiche di occupazione israeliane sulla città e sull’intera Cisgiordania.
A queste decisioni si sommano le operazioni militari nella Striscia e l’uso sistematico della fame e della sete come strumenti di guerra contro la popolazione civile palestinese.
Ogni volta che ci siamo recati in Cisgiordania, l’enorme colonia di Ma’ale Adumim appariva più estesa, meglio collegata a Gerusalemme, con infrastrutture sempre più imponenti. In questi anni è stato portato avanti un piano progressivo e sistematico che l’attuale governo israeliano intende completare.
Le colonie non sono solo insediamenti abitativi, ma un vero e proprio sistema di controllo fatto di strade e infrastrutture interdette ai palestinesi e riservate agli israeliani. Un regime di apartheid compiuto, che priva un intero popolo di libertà di movimento, di dignità e di futuro. La Cisgiordania tagliata in due dal nuovo insediamento significherebbe l’impossibilità di collegare Betlemme e Ramallah, la cancellazione di uno Stato palestinese con continuità territoriale, l’azzeramento dello status quo di Gerusalemme che dovrebbe essere la base di qualunque accordo di pace.
Intanto la città vive mesi drammatici: strade deserte, attività commerciali chiuse, turismo azzerato e dunque meno testimoni capaci di raccontare il processo di giudaizzazione in corso. Proseguono le demolizioni di case nei quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah: è stata abbattuta perfino la tenda del Comitato al-Bustan, simbolo della resistenza civile che tante volte abbiamo incontrato. Non siamo di fronte a novità. Lo abbiamo denunciato per anni, spesso in solitudine insieme a poche organizzazioni della società civile internazionale: era chiaro dove si voleva arrivare e quali fossero le intenzioni del governo israeliano.
Oggi, davanti all’evidenza di una Cisgiordania spezzata e di una Gerusalemme snaturata, fingere che esista ancora una trattativa credibile è un’ipocrisia. E a questo quadro si aggiunge Gaza, con bombardamenti incessanti e migliaia di vittime civili che smentiscono ogni retorica sulla sicurezza. Non è autodifesa nata dopo la tragedia del 7 ottobre, non è strategia di sicurezza: è punizione collettiva, occupazione militare, violenza sistematica contro un popolo che da decenni subisce espulsioni, assedi e massacri.
Il governo italiano, continuando a sostenere Israele senza condizioni, si rende complice di questa catastrofe. Israele oggi va sanzionata non più e non meno della Russia di Putin. Dire che non è ancora il tempo del riconoscimento politico della Palestina equivale a nascondere la testa sotto la sabbia e non riconoscere la dignità a un popolo che sta soffrendo pur di continuare a respirare sulla propria terra.
È tempo di un cambio di rotta netto e immediato: chiedere la fine degli insediamenti, la cessazione delle operazioni militari a Gaza, il rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu, il riconoscimento pieno dello Stato di Palestina.
Come Arci e Acli non ci rassegniamo al silenzio e non accettiamo la logica dei fatti compiuti. Alziamo la voce e continueremo a farlo, perché crediamo che pace e giustizia siano inseparabili e che il futuro del popolo palestinese e di quello israeliano non possa che passare dalla fine dell’occupazione e dall’uguaglianza dei diritti.

*Presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia
**Presidente Arci, Walter Massa

sanzionare israele subito

25 luglio 2025

In 72 ore, 21 bambini sono morti di fame a Gaza. Medici, giornalisti e operatori umanitari sono allo stremo per la fame, mentre centinaia di persone sono state freddate in fila per ricevere cibo.

Appena 10 giorni fa, l’Alta Rappresentante dell’UE si è rifiutata di chiedere sanzioni, affermando di vedere “segnali positivi” da parte di Israele. E ora, mentre le prime pagine di tutto il mondo mostrano bambini ridotti pelle e ossa, i leader europei vogliono rimandare ogni decisione a dopo le vacanze estive? Inammissibile.

Ma si sta preparando una ribellione diplomatica. In un gesto senza precedenti, 58 ex ambasciatori europei hanno lanciato un appello pubblico ai leader: SANZIONATE ISRAELE. Uniamoci a loro in questo slancio per chiedere azioni concrete per fermare la carestia. Se i leader sono già andati in vacanza, gli consegneremo il nostro appello ovunque si trovino.

sanzionare israele subito!

sanzionare israele subito!

Per sottoscrivere l’appello:
https://secure.avaaz.org/campaign/it/gaza_famine_loc/

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