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Da ‘PagineEsteri’: Record storico per l’export militare israeliano: merito delle armi “testate in battaglia”

da ‘Pagine Esteri’ (2 giu. 2026)
un articolo agghiacciante su
uno dei motivi del genocidio: testare
sulle popolazioni le armi israeliane.

[…]
Tel Aviv annuncia risultati operativi senza precedenti che hanno quadruplicato il volume d’affari in un decennio, trasformando l’esperienza bellica a Gaza e in Libano in una spinta economica da record per l’export nazionale.

Un’analisi dettagliata dei dati rivela che i settori trainanti sono stati i sistemi missilistici, i razzi e le tecnologie di difesa aerea, che da soli hanno costituito il 29% dell’intero volume d’affari del 2025. La natura dei contratti siglati evidenzia inoltre una predilezione per operazioni su vasta scala: oltre la metà degli accordi (il 53%) è composta da quelli che il Ministero definisce “mega-affari”, ovvero transazioni con un valore unitario superiore ai 100 milioni di dollari.
Il successo commerciale è indissolubilmente legato alla “dimostrazione di efficacia” sul campo, ossia sugli attacchi, le distruzioni e gli assassinii compiuti a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Iran e in Yemen. 
[…]

Qui l’articolo completo: https://pagineesteri.it/2026/06/02/mondo/record-storico-per-lexport-militare-israeliano-merito-delle-armi-testate-in-battaglia/

Stephen Prager: “Bezalel Smotrich, ministro delle finanze israeliano di estrema destra, risponde al mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale annunciando altri crimini di guerra”

Stephen Prager
da https://www.commondreams.org/news/smotrich-icc-warrant
19 maggio 2026
traduzione italiana: La Zona Grigia (su fb)

Il Ministro delle Finanze di estrema destra ha annunciato che, in risposta alla richiesta di mandato d’arresto per l’espulsione forzata di palestinesi, avrebbe ordinato l’evacuazione di un altro villaggio in Cisgiordania.

Il Ministro delle finanze israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha dichiarato martedì che il Procuratore della Corte Penale Internazionale ha richiesto un mandato d’arresto nei suoi confronti, presumibilmente in risposta all’espulsione forzata illegale di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania.
Ha affermato di voler “contrattaccare” emettendo un ordine di sfratto forzato per centinaia di altri palestinesi dalle loro case in Cisgiordania.
Durante una conferenza stampa, Smotrich ha dichiarato di essere stato informato lunedì sera che il procuratore della Corte Penale Internazionale aveva segretamente richiesto un mandato di arresto nei suoi confronti per aprile. Un mandato formale non è stato ancora emesso dalla Corte e le accuse ufficiali non sono state ancora rese pubbliche.
Lo scorso anno il Wall Street Journal ha riportato che il Procuratore stava valutando la possibilità di richiedere un mandato d’arresto contro Smotrich per il suo ruolo nell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che la Corte Internazionale di Giustizia ha giudicato nel luglio 2024 una violazione delle Convenzioni di Ginevra, in quanto comportava lo sfollamento forzato di residenti nei Territori Palestinesi Occupati.
Il Procuratore della Corte Penale Internazionale si stava anche preparando a emettere un mandato d’arresto contro un altro politico di estrema destra legato ai coloni, il Ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, sebbene non vi siano ancora notizie che confermino l’emissione di tale mandato.
La Corte Penale Internazionale ha già emesso mandati d’arresto per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per Crimini di Guerra e Crimini Contro l’Umanità a Gaza.
In risposta alla richiesta di mandato d’arresto per quello che la Corte Penale Internazionale considera un Crimine di Guerra, Smotrich ha celebrato la Pulizia Etnica in corso contro i palestinesi in Cisgiordania. Si è vantato di aver creato “oltre 100 nuovi insediamenti” nel territorio occupato e “160 avamposti agricoli”, che a suo dire hanno permesso a Israele di controllare 247.000 acri di terra nel territorio.
Le Nazioni Unite hanno riferito a marzo che, nell’ultimo anno, oltre 36.000 palestinesi in Cisgiordania sono stati sfollati con la forza a causa dell’espansione degli insediamenti e delle violenze commesse dai coloni israeliani.
Smotrich ha affermato che l’emissione di mandati d’arresto da parte della Corte nei suoi confronti e nei confronti di altri dirigenti israeliani rappresenta una “dichiarazione di guerra” e ha dichiarato: “Risponderemo con la guerra”.
“Da oggi, ogni obiettivo economico o di altro tipo che rientri nella mia autorità di colpire, sia come Ministro delle Finanze che come Ministro della Difesa, sarà attaccato. Non con parole o stratagemmi, ma con i fatti”, ha affermato.
“Annuncio qui e ora il primo obiettivo che verrà attaccato: subito dopo il mio intervento, firmeremo un ordine di evacuazione per Khan al-Ahmar”, ha aggiunto.
Si riferiva a un villaggio beduino palestinese di circa 200 abitanti alla periferia orientale di Gerusalemme, che da anni combatte una battaglia legale contro il governo israeliano in seguito all’ordine di Ben-Gvir di demolirlo per far posto a un insediamento.
Il territorio è particolarmente importante perché collegherebbe due importanti insediamenti di Gerusalemme Est con la Valle del Giordano, nell’ambito del progetto israeliano E1, che mira a costruire insediamenti in modo da dividere in due le aree palestinesi della Cisgiordania.
Smotrich, che ha guidato il progetto E1, ha dichiarato l’anno scorso che la proposta “seppellisce l’idea di uno Stato Palestinese perché non c’è nulla da riconoscere e nessuno da riconoscere”.
Martedì, Smotrich ha affermato che il suo ordine di evacuazione dei palestinesi da Khan al-Ahmar sarebbe stato “solo l’inizio” della sua risposta alla richiesta di mandato d’arresto.
Jasper Nathaniel, giornalista americano che opera in Cisgiordania, ha spiegato che “Smotrich ha appena annunciato ufficialmente la Pulizia Etnica di un villaggio palestinese in risposta al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nei suoi confronti”.
Gli osservatori hanno sottolineato l’audacia della dichiarazione di Smotrich di fronte a un tribunale internazionale.
Adil Haque, professore di Diritto all’Università Rutgers e direttore editoriale della rivista quotidiana di diritto e politica digitale, editorialmente indipendente e apartitica, ospitata presso il Centro per il Diritto e la Sicurezza Reiss di New York, Just Security, ha evidenziato la notevole ironia: “L’ufficio del procuratore della Corte Penale Internazionale avrebbe richiesto un mandato di arresto per i suoi Crimini di Guerra, e lui ne annuncia uno nuovo”.
Insieme a Ben-Gvir, Smotrich è stato sanzionato lo scorso anno da cinque Paesi, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito, che hanno imposto loro divieti di viaggio e congelamento dei beni.
Ori Goldberg, esperto israeliano di studi sul Medio Oriente, ha affermato che le sanzioni internazionali contro Smotrich dovrebbero essere ancora più severe dopo che questi ha annunciato “una violazione del Diritto Internazionale quanto più grave possibile”.
“Rendete pubblici i mandati. Sanzionate quest’uomo e chiunque altro ne paghi il conto. La dirigenza dell’Unione Europea dovrebbe smetterla di rendersi ridicola mentre il mondo è a pezzi”, ha detto. “Fate vedere agli israeliani che il gioco è finito”.

 

Tutti colpevoli / Alfredo Facchini. 2025

Alfredo Facchini (da un post su fb)

C’è un vizio comodo, tutto occidentale, soprattutto di un certo progressismo sionista, nel dipingere Benjamin Netanyahu come l’eccezione. L’estremista. Il falco. Il mostro che ha infangato l’onore di Israele.

Ma questa è una menzogna storica. Netanyahu è solo l’ultimo anello di una catena. Una comoda autoassoluzione per chi vuole difendere l’indifendibile, salvare l’immagine “progressista” di uno Stato nato – e cresciuto – sul disastro altrui.

La verità è che la Nakba del 1948 l’ha orchestrata David Ben Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele.

David Ben Gurion leader del sionismo socialista, fondatore del partito Mapai.

Fu lui a dirigere l’espulsione sistematica di 750.000 palestinesi. Fu il suo governo provvisorio a distruggere oltre 400 villaggi, a varare le leggi che vietavano il ritorno dei rifugiati, a confiscare ogni bene lasciato indietro da chi scappava dalle bombe, dalle milizie, dai massacri.

La Haganah, l’Irgun, il Lehi – i semi dello Stato ebraico – agivano sotto il suo sguardo vigile. E le fosse comuni di Deir Yassin, Lydda, Tantura sono macchie indelebili.

Memorizziamo. La Nakba non fu un incidente: fu un progetto. Tra il 1947 e il 1949, sotto le bombe e i bulldozer del nascente Stato di Israele, 750.000 palestinesi vennero cacciati o costretti a fuggire. 15.000 palestinesi furono uccisi, spesso a freddo, nei villaggi massacrati e poi cancellati dalle mappe.

Quindicimila morti. L’equivalente di quindici 7 ottobre.

Non è stato Netanyahu a scrivere la frase “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”. L’ha detta Ben Gurion.

La colonizzazione della Palestina è il DNA costitutivo di Israele. Non è la deriva “illiberale” degli ultimi governi. È l’architettura originaria, disegnata da una sinistra sionista che, tra un proclama umanitario e l’altro, inghiottiva la terra degli altri un villaggio alla volta.

Netanyahu è un criminale sociopatico, sì. Ma non è un’anomalia. È continuità. È coerenza. È l’effetto prevedibile di un progetto politico fondato sull’espulsione, sulla cancellazione dell’altro, sull’apartheid.

Il vero mito da distruggere è quello dell’Israele buono che c’era “prima”. Quello che si difendeva, che cercava la pace, che solo oggi si sarebbe perso.

Quel mito è una coperta corta. E sporca.

Non c’è pace possibile senza verità. E la verità è che la violenza coloniale non inizia con Netanyahu. Inizia con la fondazione dello Stato stesso. Netanyahu non è la malattia: è il sintomo. Il corpo è malato da molto prima. Da sempre.

Alfredo Facchini

European Press Prize 2026: trionfa il giornalismo che dimostra l’uccisione a sangue freddo dei bambini palestinesi perpetrato dall’IDF / Claudileia Lemes Dias

un articolo su fb di
Claudileia Lemes Dias

Alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona, si è consumato un rito che va ben oltre la semplice consegna di un trofeo: la premiazione dell’European Press Prize, spesso definito il “Premio Pulitzer europeo”, che ha offerto una fotografia dolorosa del ruolo che il giornalismo indipendente riveste oggi nel nostro continente.
In un’epoca di polarizzazione e censura strisciante, questo premio non celebra il giornalismo che “intrattiene”, ma quello che documenta ciò che le istituzioni preferirebbero lasciare nell’ombra.

​Raccontare l’inaccessibile: il genocidio dei palestinesi tramite le lastre.

​Il premio principale per il giornalismo investigativo (Distinguished Reporting) è andato a un’inchiesta del quotidiano olandese de Volkskrant, firmata da Maud Effting e Willem Feenstra. Il titolo è: What the Wounds Are Telling Us (“Quello che ci dicono le ferite”).
​La straordinarietà, e l’intrinseca tragicità, di questo premio risiede in un dettaglio: i due reporter non hanno mai messo piede a Gaza.
Ecco ​il paradosso del giornalismo moderno: l’assegnazione di un premio per il miglior reportage da un territorio in cui l’accesso ai giornalisti indipendenti è precluso da Israele, firmato da reporter che hanno dovuto ricostruire i fatti a distanza perché, come ampiamente documentato, l’IDF uccide i testimoni del genocidio che sta perpetrando.
a bullett inside a palestinian child's brain: a sniper fired intentionally to hit the child's head​L’inchiesta si basa sui reperti e cartelle cliniche portati fuori dalla striscia nei telefoni e nei bagagli di diciassette medici e infermieri internazionali: con tanto di lastre, radiografie, diari. Dati crudi che l’ex comandante dell’esercito olandese, il generale Mart de Kruif, ha esaminato per il giornale, confermando una realtà sistematica: la presenza di oltre cento bambini colpiti da un singolo proiettile alla testa o al cuore. Prove scientifiche, difficili da contestare, nate dalla volontà di medici che hanno iniziato a documentare quando hanno capito il pattern di quelle ferite.
Ecco perché Israele uccide il personale medico a Gaza, in Libano o in Siria: perché stanno testimoniando e portando alla nostra conoscenza le radiografie del genocidio, come quelle presentate dal reportage di Maud Effting e Willem Feenstra. Continua a leggere

Itzhak Laor, poeta saggista ebreo della sinistra radicale, scriveva nel 2006 in risposta ad un articolo di Erri De Luca su ‘il manifesto’

un post di Marco Mazzeo su fb (ripreso da Fortunato Paliano)

Itzhak Laor noto poeta saggista ebreo della sinistra radicale scriveva nel 2006 in risposta ad un articolo di Erri De Luca su Il Manifesto

“Se si traducesse in ebraico l’articolo di Erri De Luca uscito martedì scorso sul ‘manifesto’ e lo si facesse leggere a qualunque israeliano, questi lo identificherebbe senza dubbio come un testo tipico di un membro del Likud.
Al di là della discussione ipocrita sulla parola «fame», bisognerebbe ricordare che Israele cerca di affamare i palestinesi nel tipico modo che Giorgio Agamben ha descritto nel suo Homo Sacer, facendo appello all’«aiuto umanitario» subito dopo aver distrutto tutto. In Palestina, la gente vive sotto una crescente paura, povertà e fame, e in condizioni che condannano le prossime generazioni a un futuro di sottosviluppo. Gaza è un enorme ghetto, che ogni giorno viene bombardato da centinaia di razzi. I villaggi in Cisgiordania sono isolati l’uno dall’altro, le città sono sigillate e le autostrade chiuse agli arabi. La stampa italiana si comporta come se fosse sotto la censura di Mussolini quando non parla delle sofferenze dei palestinesi. Mi dispiace per Erri De Luca: così giovane e già censore (e in favore di chi? di una delle peggiori occupazioni militari dalla seconda guerra mondiale).
Dal 1991 – prima che cominciasse la campagna terroristica della metà degli anni ’90 – i palestinesi hanno vissuto sotto la politica israeliana di chiusure e separazioni (apartheid in olandese). Sono strangolati e separati dalle loro comunità, dai loro centri, dalla loro economia. Il luogo dove vivono e dove si muovono diventa sistematicamente più piccolo. Nessun palestinese minore di 16 anni sa cosa vuol dire andare in vacanza dall’altra parte del suo paese. Nessuno si muove per più di 10 chilometri. La disoccupazione è in crescita. Durante gli anni dell’occupazione, Israele non ha permesso ai palestinesi di avere una propria economia, per non parlare di costruire una propria industria. Oggi possono solo comprare merci in Israele. Non hanno altra scelta. Non possono vendere nulla in Israele, nemmeno le verdure. La distruzione della Palestina è una realtà quotidiana. E devo aggiungere: il silenzio sulla lenta morte della nazione palestinese è parte di una lunga tradizione europea di lasciare morire l’Altro.
Ma l’articolo di Erri De Luca è l’esempio di qualcosa di peggio che sta accadendo in Europa. Il passato ebraico in Europa è un tipo di comoda rappresentazione di un passato europeo omogeneo, in cui una metafora – l’Olocausto – copre qualsiasi altra cosa. Non l’Olocausto come parte della storia europea, ma quasi il contrario. La storia si perde. Il fascismo? Troppo controverso. Il ruolo della Chiesa cattolica? Non se ne può parlare. Pio XII? Insomma, è quasi un santo. Questo atteggiamento filo-sionista della sinistra europea non è una peculiarità italiana (e in questo caso si può persino dire che non è colpa di Israele). Questa collaborazione della sinistra europea con la destra israeliana colma un enorme vuoto in Europa, dalla caduta del comunismo, e serve alla costruzione di una nuova identità europea. I bambini iracheni e palestinesi sono i nuovi «etiopi». A chi importa? Noi europei siamo gli umanisti. Abbiamo la licenza di rimanere in silenzio sull’affamamento della Palestina. La nostra licenza si chiama Olocausto o Auschwitz. Non ci importa di collocarli nella storia. Abbiamo bisogno di mitologia, non di storia”.

Da un post di Corradino Mineo: come israele rovescia la ragione (appoggiato dagli usa)

due sacchi di letame impegnati a distruggereCorradino Mineo su fb:

Il pazzo dà del pazzo al pazzo. Metafora del presente. A Trump basterebbe minacciare – solo minacciare! – di non fornire i proiettili per Iron Dome. E Netanyahu si ritirerebbe dal Libano. Ma la pazzia – spiegava Basaglia – è una malattia sociale prodotta e aggravata dal sistema istituzionale. Da trenta anni – l’assassinio di Rabin è del 1995, il primo governo Netanyahu del 1996 – gli israeliani hanno preso a vivere in una realtà parallela, che scambia la follia per realtà. Non sono “vittime” i 186mila morti a Gaza, ammazzati direttamente o uccisi da malattia e malnutrizione indotte dalla guerra post 7 ottobre. Non lo sono i 3150 morti in Libano, da quando Israele calpesta la tregua. Non i giornalisti eliminati perché l’esercito di Tel Aviv non vuole testimoni. Né i prigionieri torturati e stuprati nelle segrete del Negev. E i volontari della Flotilla sequestrati e messi alla gogna in un video girato e diffuso dal ministro di polizia, Ben Gvir. Le vere “vittime” sarebbero israeliani ed ebrei, minacciati da un nuovo olocausto. Non conta nulla che a sostenere tale pazzia ci siano in prima fila antisemiti veri, eredi e ammiratori della Shoah.   

Così negli USA non sono stati vittime i “nativi”, che contavano tra i 5 e i 10 milioni di anime all’arrivo degli europei. Ma all’inizio del 1900 erano già meno di 250mila. Né i 4 milioni di schiavi neri censiti nel 1860. Lo stupro strutturale e impunito, la tortura legalizzata, l’analfabetismo forzato. E, abolita la schiavitù, dal 1877 al 1950, ancora 4084 linciaggi, la distruzione e lo sterminio di intere comunità nere. No, le vittime sarebbero gli americani “bianchi, anglosassoni e protestanti”. Minacciati dal “buonismo” che si stava facendo strada nel secolo scorso. Da minoranze afro ispaniche. Da ricercatori che attestano di che lacrime grondi e di che sangue la storia degli Stati Uniti. E da giudici “infedeli” che osano dargli ragione. Follia, delirio vano è questo.

[…]

31 maggio, ‘il manifesto’: ultime notizie sulle indagini della procura dopo l’aggressione israeliana alla Sumud Flotilla

indagini sugli attacchi alla flotilla

https://ilmanifesto.it/flotilla-nellinchiesta-di-roma-ci-sono-i-nomi-dei-soldati-israeliani

Sara Rajab, nove anni, uccisa da israele a Gaza il 27 maggio 2026

da InsideOver
https://www.instagram.com/p/DY62ZesjXLL/

Sara Rajab aveva 9 anni. È stata uccisa dall’esercito israeliano a Gaza, il 27 maggio 2026, nel primo giorno dell’Eid al-Adha, una delle principali festività musulmane. Sara era la cugina di Hind Rajab, la bimba di 5 anni, massacrata dall’IDF a gennaio 2024 con 335 proiettili.

Hind era rimasta intrappolata nell’auto della sua famiglia nel nord di Gaza, circondata dai corpi dei suoi parenti uccisi. Per ore la piccola parlò al telefono con gli operatori della Palestine Red Crescent Society, chiedendo aiuto mentre i soccorritori tentavano di raggiungerla. “Ho molta paura. Per favore venite. Per favore qualcuno venga a prendermi”

L’ambulanza inviata per salvarla non riuscì salvarla.

Giorni dopo furono ritrovati i corpi di Hind, dei suoi familiari e dei due paramedici partiti per soccorrerla.

Oggi, oltre due anni dopo l’omicidio di Hind, anche Sara è stata uccisa durante il cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza.

Due bimbe, due cugine, unite nel tragico destino di ha l’unica “colpa” di nascere in un territorio illegalmente occupato e martoriato da un incessante genocidio.

Sara era rimasta sola al mondo: l’unica della sua famiglia che era interamente sterminata dall’”esercito più morale del mondo”.

Ramy Abdu, fondatore di Euro-Med Monitor, ha scritto su X: “Sara Rajab, 9 anni, è sopravvissuta alla morte nel secondo mese del genocidio. Ha perso sua madre, due fratelli e sua nonna, ed è stata lei stessa ferita. È rimasta sola con suo padre, che è stato ucciso pochi mesi dopo. Oggi, tutta la famiglia è scomparsa. A soli nove anni, Sara era una bambina, una sopravvissuta, una ferita, un’orfana — ora è stata uccisa”.

Dal 7 ottobre 2023 almeno 21.000 bambini palestinesi sono stati uccisi da Israele a Gaza.

#gazagenocide #hindrajab

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Oggi, 26 maggio, presidio a Montecitorio per dire basta a ogni contatto con israele

Oggi, 26 maggio, presidio a Montecitorio

ROMA – 26 MAGGIO: 1 ANNO DI PRESIDIO 🇵🇸A un anno dall’inizio della nostra mobilitazione permanente, torniamo in piazza per dire basta alla complicità. Non possiamo restare in silenzio di fronte alla violazione sistematica dei diritti umani, alla tortura ed alla promulgazione della pena di morte su base etnica solo per i palestinesi. Chiediamo con forza:

🚫 Lo stop immediato al Memorandum d’intesa con Israele.

🛑 La fine degli accordi commerciali e militari.

Due immagini dal genocidio che continua

https://bsky.app/profile/differx.bsky.social/post/3mlz5oqz56c25

Sospese le sanzioni contro Francesca Albanese

e aggiungo io: come sempre, non si deve certo allo scandaloso governo ytalyano, servetto dell’amerika e dello stato genocida, se giustizia finalmente arriva per la relatrice ONU, che ha l’unico torto di documentare una verità sotto gli occhi di tutti.