su Punto critico:
http://puntocritico.eu/?p=4593
_
OGGI, sabato 22 settembre 2012, a Tropea
ore 17:30 presentazione/lettura dei libri
(ed. La Camera Verde)
§
A cura di
Marco Perri
Giovanni Andrea Semerano
*
luoghi degli eventi:
bambole sharp naturalmente re. non facciamo più prenotazioni. le band non come sono ma come vorresti che fossero. inviando una varietà.
hanno fatto un bagno in compensato, giù. così ora portano il triathalon sul palco, ma con giudizio. siamo pur sempre nella west coast, con gente del posto molto colta.
si lavora solo per la finestra di vetro. al caricamento, al successo stagionale, in carosello. pallido giorno rispetto ai vicini, del resto.
terza replica (facilmente: inutile replica) di un post in tema di installazioni,
testi installativi, testi che sono altro dalla performance. (in senso materiale,
tattile, fisico, oggettivo, verificabile). qui di séguito:
Ci si trova sempre a dovere ma in fondo anche a volere (ri)definire e (ri)dire cosa si può intendere per testo installativo.
Un testo che non chieda necessariamente una lettura lineare. Un testo in cui l’impatto visivo configura già un oggetto estetico verso cui il lettore può dirigere uno sguardo non necessariamente analitico, geometrizzante, decrittante. Un testo che può indurre analisi e esplorazione minuta e che tuttavia persuade anche prima che questa si compia. Eccetera.
Più delle parole valgono gli esempi. Varie volte ho fatto quello de Il dramma della vita, di Valère Novarina, tradotto da Andrea Raos e uscito prima in Nazione indiana e poi in gammm. Qui il testo perfettamente leggibile eccede — per accumulo e ossessione elencativa felicissima quanto spiazzante e sfiancante — le possibilità e qualsiasi buona volontà di un classico ‘lettore lineare’, di ogni lettura sequenziale.
Un altro esempio potrebbe essere l’anonimo Abacuz pubblicato in marzo su http://hotelstendhal.blogsome.com: clic su http://www.box.net/shared/ohduc7zh3q. Ovviamente il dato installativo-visivo è totalizzante, in questo caso. E, prima ancora, spicca in primo piano (escludendo altri piani) il fatto che il meccanismo in gioco sia puramente ottico, ininterpretabile: accumulo da vedere, installazione senza alternative. O meglio: installazione dell’idea stessa di installazione.
Infine, si può pensare al “solid language” di Veil, di Charles Bernstein, uscito nel 1976 e leggibile online qui: http://epc.buffalo.edu/authors/bernstein/books/veil/index.html (nonché acquistabile come libro da Xexoxial Editions a questo indirizzo: http://xexoxial.org/is/veil/by/charles_bernstein)
*
_
_
(for the worst possible price).
fax ants living happily in exhibits of expo merchandise.
untitled documents return code willful monster employees. employees are just one simple step behind.
remove the september cumulative patch. our laugh was a marketing solution.
keep your head in touch with your personalized luggage.
the cops called nuke against human rights discs. they pay gov songwriters called “the delphi wouldn’t”.
wheels are transparent. the plan is full of “because the gym” potatoes. delivering a lossage result in hollywood penelope security staff. energy equipment will be removed in half a minute.