Archivio mensile:Ottobre 2006

M.Sannelli su “Superficie della battaglia”

Superficie della battaglia  [2006][Marco Giovenale, Superficie della battaglia. La Camera Verde, Roma 2006]

L’inusualità trasformata in uso è coerente con l’enorme presenza della morte. In un certo senso, è “superficie della battaglia” ogni spazio in cui l’accesso alla sopravvivenza sia differito, anche attraverso una legislazione su misura (e non, paternalisticamente, “a misura d’uomo”: ammesso che esista veramente un uomo in Occidente). La stessa superficie può essere considerata come l’esplosione dei nessi affettivi, all’interno e all’esterno della famiglia (che non è quasi mai adatta all’utopia sanguinetiana di una “cellula di resistenza” politica).

“Generare poca parola” è inquietante, nel suo riferirsi ad uno stato naturale (figliare, riprodursi: che viene limitato) e ad uno stato mistico (“generare il Verbo”, che viene parodiato, a freddo, senza posture irrispettose; ma la distruzione è attuata comunque). Lumen de lumine è vero nella lode di Dio, e la luce è generante, sul piano umano, solo se assumiamo la prima Luce come divinità e obiettivo; mentre l’ignoranza dell’”inverso” (da parte della stessa luce, che fu la sapienza non laica) significa morte dell’orientamento, anche come consapevolezza della propria origine. “la luce non sa l’inverso, / non sa tornare indietro” e “la luce non fa il percorso inverso. / non è in grado” . Così la disfatta della luce, ignorante (non sa) e incapace (non fa) diventa un argomento, non facile e non comodo.

Il “bello” si riduce alla condizione del “prato nella luminescenza”, su cui rimangono “due morti” – e la bellezza è un giardino in cui i cadaveri si ambientano e sono visti o vedono se stessi (ma “già ricaduti” non possono o non potrebbero); oppure “è bello che rischino la vita / per riportare indietro gli impiccati. / verso il campo”. Giovenale è immune dalla retorica che esalterebbe, anche giustamente, la storia delle vittime o tutti i comportamenti non disumani in un campo disumano; mentre i gesti – pochi – vengono solo additati, con il minimo dello sforzo sintattico e lessicale. Quindi la violenza verbale è controllata, o è l’oggetto di una sprezzatura che si attiene alla necessità: “parlare e parlarne è così: la cifra / avuta si eccede. sa dovere”.

Ma l’elemento che fa vibrare la retorica ‘fredda’ è il corredo iconografico, a cura dello stesso Giovenale. Le macerie e i relitti sono veramente morti e dislocati in contesti in cui sono inutilizzabili (mentre furono, prima, le cose della vita e della casa: orologio, sedia, grata). Tutti in inquadrature commoventi, alle quali manca la volontà di istituire una centratura rigorosa e simmetrica: perché nessuno sospetti, illudendosi, la riducibilità del disordine ad una struttura che sappia e faccia. In caso contrario, quegli oggetti si tradurrebbero in simboli, assolutizzandosi in qualcosa che riguarda già la ricerca di nessi e luoghi invisibili: cioè, in qualche modo, per chi crede, una fede.

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[ Massimo Sannelli, Microcritica, 10 sett. 2006 ]

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Nanni Balestrini _ Con gli occhi del linguaggio (1961-2006)

nanni balestrini

Roma, Galleria IL MASCHERINO, via del Mascherino 24

giovedì 5 ottobre 2006, ore 18:30

inaugurazione della mostra e presentazione della monografia

CON GLI OCCHI DEL LINGUAGGIO

Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della stagione della neoavanguardia, autore di numerose raccolte di poesia e di romanzi di successo. Durante gli ultimi cinquant’anni, parallelamente alla produzione poetica e narrativa, ha sviluppato un’importante ricerca in campo visivo partecipando a numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 1990 prende parte alle esposizioni “Ubi Fluxus ibi motus” (Biennale di Venezia) e “Roma anni ‘60” (Palazzo delle Esposizioni, Roma). Nel 1993 è invitato alla Biennale di Venezia, nel 2004 espone nelle personali al MACRO di Roma e alla Fondazione Morra di Napoli e nel 2006 alla Fondazione Mudima di Milano.

La galleria Mascherino, in linea con le mostre antologiche realizzate negli ultimi anni, dedicate a protagonisti della sperimentazione artistica degli anni sessanta come Mario Schifano (2001-2002), Renato Mambor (2002-2004-2005), Nato Frascà/Gruppo 1 (2005), inaugura un’antologica delle opere visive di Nanni Balestrini.

I lavori esposti in quest’occasione sono pubblicati nel volume Con gli occhi del linguaggio edito dalla Fondazione Mudima e distribuito dalla casa editrice DeriveApprodi che sta procedendo all’edizione completa della sua produzione letteraria (sono stati già stampati La violenza illustrata seguita da Blackout, Parma 1922, I furiosi, Gli invisibili, Vogliamo tutto, L’editore).

Il libro e la mostra documentano l’insieme dell’opera visiva di Balestrini: un lungo percorso che partendo dall’aspetto fisico della parola e utilizzando i più diversi procedimenti e materiali ( carta stampata, timbri, plastica, lastre tipografiche, carte geografiche, nuove tecnologie .. ). ha creato un universo di immagini verbali del nostro tempo, un grande racconto visivo dove la cronaca si mescola alla riflessione estetica e sociale. La mostra si apre con opere del 1961, proposte nello stesso anno in occasione della sua prima esposizione alla storica libro-galleria romana Ferro di Cavallo, prosegue con la serie Pagine, collages eseguiti tra il 1965 e il 1971 e con il grande quadro Potere operaio, presentato nel 1972 alla Quadriennale di Roma, per arrivare alla produzione più recente come Crashcolor II del 2006 e le inedite Croniche (2006), nucleo di collages su carta pensati come diari di soggiorni a Berlino, Parigi, Barcellona, Roma.

Il volume comprende più di cento pagine di riproduzioni a colori delle opere, accompagnate da un saggio introduttivo di Paolo Fabbri e da testi di scrittori e critici che hanno seguito il percorso creativo dell’artista: Edoardo Sanguineti, Franco Purini, Toni Negri, Achille Bonito Oliva, Umberto Eco, Paul Virilio, Tommaso Ottonieri, Reinhard Sauer, Renato Barilli, Manuela Gandini, Gillo Dorfles.

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DeriveApprodi – www.deriveapprodi.org – info@deriveapprodi.org – tel. 06/85358977

MASCHERINO – Via del Mascherino 24, 00193 Roma – tel./fax 06/68803820 – E-mail: mascherino@iol.it

Orario di apertura della galleria: dalle 16.30 alle 19.30 (escluso lunedì e festivi). Fino al 25 novembre 2006.

 

Del sottrarre

vivre, limite immense
(Char)

1.
Proviamo a pensare a una fotografia come ad un’esasperata sottrazione di alternative.
Diciamo: quella è (la) fotografia riuscita, entro quei termini e confini. O: non è le infinite altre – le non riuscite, le non (così) tessute di connotazioni. Questo, volendo, ci spiegherebbe perché sentiamo il mezzo fotografico – in quanto modello – così incline alla registrazione del dolore, altra forma di riduzione a zero di alternative.

[…]

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