Il discorso sui “ragazzi di Salò” di Luciano Violante fa trent’anni. Nel frattempo Violante prima è diventato un presidente di fondazioni legate a Leonardo e presidente onorario del gruppo Multiversity e presidente della costituenda Fondazione Multiversity, una figura chiave nelle università telematiche.
La sua parabola — già magistrato militante, Presidente della Camera, simbolo della “sinistra dei valori” — rappresenta oggi una delle trasformazioni più emblematiche della classe dirigente italiana. La sua attuale posizione in Multiversity, il polo delle università telematiche che controlla Pegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma, segna il passaggio definitivo dalla custodia dell’interesse pubblico alla promozione di un business privato acquistato per oltre un miliardo di euro dal fondo britannico CVC.
Non è interessante il mero cambio di carriera, ma una metafora di come il lessico del bene comune possa essere utilizzato per legittimare modelli di business che mettono in discussione la qualità stessa dell’istruzione superiore pubblica.
Sotto la guida di Violante, Multiversity è diventata il primo polo universitario italiano con circa 169mila studenti, superando la Sapienza di Roma. Violante difende pubblicamente questo modello descrivendolo come uno strumento per dare accesso all’università a chi ne è stato escluso: i “lavoratori-studenti”, residenti in aree remote, che trovano nelle telematiche una possibilità di crescita.
I numeri smentiscono in parte questa narrazione idealizzata: il 36 per cento degli iscritti a Pegaso ha l’età canonica dell’università, il 22% è addirittura under 20. La storia del “quarantenne dimenticato” appare dunque come una costruzione retorica per giustificare un business che compete direttamente con gli atenei statali, attingendo alla stessa fascia di utenza giovane. La crisi delle università pubbliche italiane è in larga parte determinata dalla concorrenza delle università telematiche, con un meccanismo che chiamerei di dumping.
Nonostante la crescita record delle iscrizioni (+51 per cento nel 2025), la qualità dell’offerta formativa resta l’anello debole. Basiamoci sull’Anvur: solo il 9 per cento delle università online ha ottenuto un giudizio pienamente soddisfacente.
Le criticità riguardano soprattutto le modalità d’esame e di insegnamento. La valutazione si limita spesso a test a scelta multipla e didattica trasmissiva, videolezioni preregistrato con un contatto ridottissimo tra docenti e studenti.
C’è poi il fenomeno dei panieri, che è stato segnalato dai diversi articoli: le raccolte di domande d’esame che si trovano online. I docenti sono consapevoli? C’è una compravendita di questi panieri?
Su Skuola.net ne è pieno https://www.skuola.net/universita/panieri/paniere-domande-aggiornato-al-2026-completo-per-lingua-inglese
Il dato più allarmante è quello della forza docente. Mentre nelle università statali il rapporto è di circa un docente ogni 26-28 studenti, nelle telematiche questo numero arriva a un docente ogni 336-384 studenti. Nel 2023, le telematiche contavano solo 710 docenti per quasi 174mila studenti, costringendo un singolo insegnante a gestire centinaia di iscritti tramite video. Tale carenza di personale rende la ricerca di base e applicata quasi impraticabile, rischiando di trasformare l’università in una fabbrica di titoli su scala industriale.
Violante è stato descritto come un facilitatore o lobbista capace di muoversi con disinvoltura tra i Palazzi del potere. https://www.ilfoglio.it/politica/2023/09/20/news/violante-la-sinistra-che-piace-a-meloni-ora-fa-il-lobbista-per-le-universita-telematiche-5691745/
In diversi articoli usciti su Start Mag questa sovrapposizione di ruoli viene più squadernata. Questo l’ultimo: https://www.startmag.it/mondo/vi-racconto-il-formidabile-attivismo-di-violante-non-solo-con-multiversity/
Non si capisce se sia questa capacità di interlocuzione ha prodotto risultati normativi concreti. Se il precedente ministro Messa aveva tentato di imporre standard di docenza più rigorosi, il successivo decreto Bernini (2024) ha diluito tali requisiti, concedendo alle telematiche una numerosità di studenti quasi doppia rispetto alle statali per singolo corso e posticipando i termini di adeguamento.
Per le università telematiche vuol dire avere una strada in discesa Sembra proprio che un investimento massivo delle telematiche sia il marketing. https://www.engage.it/brand-e-aziende/multiversity-sceglie-picnic-per-la-creativita-di-unipegaso-gli-spot-al-via-il-30-aprile.aspx
Chiunque ha presenta la pervasività della pubblicità di Unipegaso. Promo, sconti, ragazzini felici, corone d’alloro che si lanciano in aria.
Prima di lavorare a Multiversity, Violante ha guidato per cinque anni la Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine, ente culturale del colosso della difesa Leonardo S.p.A.. Per questo ruolo percepiva circa 300mila euro l’anno, una cifra che evidenzia la natura non meramente onorifica dell’incarico.
https://www.editorialedomani.it/politica/italia/cosi-leonardo-da-a-violante-300mila-euro-lanno-ophx90qb
Il rapporto tra industria degli armamenti, istruzione e soprattutto ricerca è un nodo centrale di che cosa intendiamo per sviluppo di un paese.
https://ilmanifesto.it/leonardo-e-la-militarizzazione-della-ricerca-accademica
Oltre Fondazione Civiltà delle Macchine di Leonardo coordinata da Violante con un profilo più culturale/umanistico, occorre citare anche la Fondazione Med-Or (presieduta da Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, ex dirigente Pd), che ha un profilo più geopolitico e universitario.
La crescita delle telematiche è talmente un problema, che ha prodotto un fronte critico inaspettato: Confindustria e CGIL si sono ritrovate unite
nel denunciare la svalutazione della qualità formativa. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha denunciato la degenerazione di un sistema dove l’interazione umana è dimenticata, promettendo battaglia affinché il settore venga regolato in modo più stringente. Dal canto suo, la Cgil segnala come questo modello rischi di svuotare di senso il titolo accademico, trasformandolo in una semplice certificazione formale accessibile tramite un investimento economico.
L’Italia investe solo lo 0,55 per cento del PIL nell’università pubblica (contro l’1,1 per cento della Germania), il privato occupa gli spazi lasciati vuoti dallo Stato.
Mentre il bilancio consolidato del 2024 di Multiversity, di cui Fabio Vaccarono è amministratore delegato, s’è chiuso con ricavi in crescita anno su anno da 419,8 milioni a 527,6 milioni e un utile quasi triplicato da 26,8 milioni a 71,4 milioni. Il gruppo prevede di fatturare oltre 1,4 miliardi nel 2031 raggiungendo un ebitda di 797 milioni, un ebit di 573 milioni e un utile netto di oltre 306 milioni.
La retorica assurda di Vaccarono è: Riduciamo le disuguaglianze.
Il rischio vero è invece di trasformare la formazione in un prodotto finanziario.
Sarebbe bello che la discussione su educazione democratica e neoliberismo partisse da qui.
