Andrea Fabozzi
Non era il secondo tempo del referendum, la grande e bella manifestazione di sabato a Roma, era la tappa di un movimento in marcia da oltre due anni contro le guerre e gli autocrati che le scatenano.
A volte ignorati, più spesso criminalizzati, quegli stessi ragazzi e quelle stesse ragazze sono tornati degni di attenzione e di paternalistici consigli quando il loro voto è risultato determinante per far vincere il no e difendere la costituzione. Da irresponsabili estremisti che erano, in un fine settimana eccoli trasformati in massa di manovra per il campo largo e le sue alchimie.
Errore, perché il voto al referendum non conteneva alcun elemento di delega, era anzi una forma di quella democrazia diretta che chi organizza solidarietà, boicotta il genocidio e denuncia lo sviluppo ecocida ha messo in pratica da tempo, occupando spazi e piazze.La manifestazione italiana ieri è stata se non l’unica certamente la più grande del No Kings day europeo, abbiamo del resto al governo la migliore amica di Trump. Ma allora perché non erano in piazza i principali rappresentanti dei due partiti maggiori di opposizione, Pd e 5 Stelle? Anche da questa distanza fisica si misura l’errore di certe letture politiciste del voto al referendum.
Due traiettorie possono incontrarsi in un punto riprendendo ad allontanarsi subito dopo. Chi negli anni del governo Meloni ha sperimentato in prima persona l’impoverimento, la limitazione delle libertà, la pressione all’omologazione del pensiero nelle scuole e nelle università, ha capito prima di altri quanto è grave la minaccia delle destre ai principi costituzionali.
L’intimidazione all’eurodeputata Salis e le risibili spiegazioni che l’hanno accompagnata confermano che chi è al potere non riconosce alcun limite, se non quello che può segnare una resistenza civile altrettanto forte.
A chi sabato è tornato in piazza, ormai da tempo è chiaro che la guerra e la sua legittimazione servono a disegnare un futuro di povertà e autoritarismo, anche in quella parte del mondo dove non si combatte con le armi. Per provare a immaginare un esito diverso non è utile dare consigli, assegnare etichette o indicare approdi al movimento. È utile ascoltarlo, magari seguirlo.