Andrea Fabozzi
Non era il secondo tempo del referendum, la grande e bella manifestazione di sabato a Roma, era la tappa di un movimento in marcia da oltre due anni contro le guerre e gli autocrati che le scatenano.
A volte ignorati, più spesso criminalizzati, quegli stessi ragazzi e quelle stesse ragazze sono tornati degni di attenzione e di paternalistici consigli quando il loro voto è risultato determinante per far vincere il no e difendere la costituzione. Da irresponsabili estremisti che erano, in un fine settimana eccoli trasformati in massa di manovra per il campo largo e le sue alchimie.
Errore, perché il voto al referendum non conteneva alcun elemento di delega, era anzi una forma di quella democrazia diretta che chi organizza solidarietà, boicotta il genocidio e denuncia lo sviluppo ecocida ha messo in pratica da tempo, occupando spazi e piazze. Continua a leggere