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alcuni appunti utili da differxit

da http://differxit.blogspot.com/

serve un dono per eliminare i prezzi per tutto per tutti .
è la vicenda pari, talenti innati e forti fobie dopo l’estate in tutta questa guerra scontopiù. occidente dell’universo.
dei giochi materiali — visti controluce — sono reni. in terzo luogo, le fiamme del purgatorio.
gli aerei non potranno violarne lo spazio negativo.
la stuoia ha le proprietà austriache dei residui chimici dell’ingegnere civile. è nel suo nuovo corpo astrale. chiama mario! mario! dalle scale.
è un bambino di sei anni che saluta il suo cane facendo il verso del treno. il cane è spaventato e si piscia tutto.
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tra poco pubblicheremo la sesta puntata con un tot da suddividere per tutta la durata delle metempsicosi ureali.
ho preferito andare a lavorare invece di perdere tempo con il processo di destalinizzazione.
le ore piccole del mattino tolgono l’elefante ortone dal parabrezza. sta nuotando per costringere le autorità a dichiarare lo stato di topic asso.
la quarantena dopo, staccò il rametto di gelso e passeggiando ci disse conto su di te nipote, sei una pluralità, prendi riferimento dalle mie precedenti e aiutati col cast. il riverbero invece stando sul posto non ha aggiunto né tolto niente al regno unito, dove le calciatrici sono pagate e rispettate.
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{non lasciar nulla di intentato} facer toto lo que es possibile. intento …… fulgurar. luppolo {sm} lupulo. luccichio {sm} scintillation. lurido {ag}
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sei contrario all’idea di una piscina per la comunità? rimane l’amaro in bocca al pensiero di quello che poteva essere rinvenuto contro le avventure di lottie e del suo fedele amico gatto.
un telefono che squilla, una voce che dà ordini, una squadra di concorrenti disposti a una splendida giornata e folto pubblico di copie.
mettete al più presto al sicuro venezia, il pensiero del vino come mero affare capace di andare oltre i confini degli attuali partiti.
uno dei telefilm più seguiti degli anni ’60 (i tempi della mummia degli esteri, una magica tripletta).
a te va il pensiero legato al primo capodanno lontano da casa: si può mettere il cuore in pace, si può mettere il clima di incertezza e paura nei seguenti punti vendita del circuito lottomatica di mantova:
1 – perchè ti emozioni al pensiero che io possa rispondere.
2 – una forza che può già ora raccogliere un italiano su quattro.
3 – il congelamento degli ordini di velivoli nuovi.
4 – questa vicinanza di pensiero.
5 – può mettere in discussione un intero equilibrio.
un piccolo gruppo di sopravvissuti, però, ignorando gli ordini, proseguirà l’esperimento ………………… …………….. ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ………………. …………… ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ………………. …………… ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ………………. …………… ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ………………. …………… ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ………………. …………… ……………. …………….. ……………. …………. …………………….. …………….. ……………….

I testi di 5 prosinprosi ora su “l’immaginazione”

Qui i testi di 5 autori (Bortolotti, Broggi, Giovenale, Inglese, Raos) di Prosa in prosa:

inediti per “l’immaginazione”, fascicolo 253, marzo 2010:

prosa_in_prosa__immaginazione253_marzo2010

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Recensione a G.Marzaioli, “Suburra”

Esce, nella collana inNumeri curata da Giancarlo Alfano per Giulio Perrone Editore, una raccolta di Giulio Marzaioli che lega la sequenza poetica Suburra (in nove “atti” / misure spaziali nell’antica Roma) che dà il titolo al volume, e la sequenza teatrale o «atto unico» intitolato Ipogei. Per amore di precisione, va detto che “sotto la città” (questa l’etimologia della parola suburra che identifica poi un quartiere di Roma) e “sotto la terra” (= ipogeo) sono due momenti – in sequenza anche nel tempo – della scrittura dell’autore. Sono segnati da differenti scelte formali. Il primo porta il segno di una rarefazione del verso come dissipazione verbale delle res, caratteristica di una prima stagione del suo lavoro. Il secondo, aperto alla prosa, si qualifica come intenzionato ad accogliere dall’interno dell’orizzonte infittito delle righe (e però nella forma già disintegrata in advance dalle identità teatrali rese con lettere dell’alfabeto) le slogature e sfocature del reale.

Le due sezioni, tuttavia, non si fronteggiano come entità estranee, anzi – sia pure per contrasti – si rimandano echi puntuali.

«Alla verticale aerea di Suburra segue l’orizzontalità ctonia di Ipogei» (Alfano). Di fatto Suburra è tessitura rastremata monologica – dal taglio anche visivamente percepibile in tal senso, dato da una colonna di versi brevissimi sulla pagina – mentre Ipogei tende alla dimensione estesa e giocoforza dialogica (teatrale). Altre differenze sono già nel titolo. Singolare il primo, plurale il secondo: etimologicamente centrato sullo spazio urbano il primo, ampiamente tellurico-terreno-terrestre il secondo (e però, in sostanza: “urbs” è formicaio-pluralità; mentre Terra è blocco). Il singolare-plurale si inverte e reinverte nel corpo dei testi: Suburra è voce singola suddivisa in “atti”, Ipogei è “atto unico” diffratto in voci.

Lo stillare (Alfano) versale della prima sezione, a sua volta, denso di rinvii sonori, rime, ricorrenze, affida a una “poesia di parola” (pura-impura) un gioco serio e coraggioso con una biografia elusa, sottratta prima di esser data (“ogni / punto / di fuga / è fissato”, “toglimi / da queste / mani / da queste / unghie”), tuttavia in bilico costante su elementi di pericolo (caduta, peso del corpo) che ostinatamente si rifiutano all’aneddoto, alla concrezione nominale, ma anche – più in generale – alla storia.

La poesia di Marzaioli ha sempre in effetti avuto la caratteristica di un lavoro sulla minuta tessitura linguistica, a volte generosamente giocata in anfibologie, doppi percorsi semantici, senza accedere al peso-gravitazione dell’evento o personaggio o oggetto stagliato, detto, inusuale o meno, comunque concretato. Una tangente sonora soffia via il testo sempre un istante prima che le dita possano stringerne i dati, i punti narranti. Se in alcuni autori contemporanei il momento di fuga avviene dopo, nello scompigliare e togliere dalla pagina quello che pure era stato il primo arredo di nomi, materiati; in altri come Marzaioli la spoliazione del palco visibile è anticipata, si dà quasi come precondizione della scrittura. Questo dà invariabilmente luogo a una (quasi) sensazione di “premonizione sonora” di eventi e cose. Uno scandaglio in rime e ricorrenze, iterazioni, ritorni-riscontri, a cui non fa seguito l’esibizione della fonte, della massa che di quelle onde sonore era senz’altro il sagomato originale.

Tale meccanismo, spesso si fa portatore di sorprese. Ma il turning point in Suburra è semmai, penso, proprio la sezione Ipogei, dunque la parte di prosa teatrale.

Una cascata (non più un gocciare) di nominazioni, ben circoscrivibili, fa qui la sua comparsa, per essere appunto mescolata e ritratta, sottratta, fatta incerta, ma successivamente alla sua apparizione. (E così ricodificata). Sulla carrozza di metropolitana di Ipogei, entrano nel dialogo tra i compagni di corsa: l’idea di un viaggio al mare, o «in montagna», verso «laghi»; una voce che avvisa della «presenza di borseggiatori»; un’ipotesi di cena «sul pontile» (nell’immaginabile viaggio in progetto); l’odore di «un misto di pioggia, erba e … stanza chiusa»; la «linea gialla» della banchina in stazione; «gli oligoelementi […] per il buon funzionamento del metabolismo»; «le proprietà cicatrizzanti dello zinco»; «liquido scivoloso sulla banchina»; la descrizione abbastanza particolareggiata della struttura delle rotaie del treno; una «paga sicura»; «il fischio dei freni»; e molti altri dettagli. Nomi, cose. Afferrate in una tela di battibecchi fra identità e voci che non prendono definizione ma pure si affidano appunto agli attriti fra ricorrenze, esortazioni a scendere, insulti, scartamenti, ironia.

È dunque forse in questo secondo momento della raccolta (e della scrittura) di Marzaioli, che viene ad affiorare il continente di nominazioni che una prima stagione circoscriveva per impulsi radar di forma vigilatissima e spoglia. Si tratta dunque di un passo ulteriore del laboratorio di un autore che come pochi altri oggi si dispone alla metamorfosi e alla crisi sempre implicite nella scrittura di ricerca affrontata con rigore.

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recens. pubblicata su «l’immaginazione»,
a. XXVI, n. 252, gen.-feb. 2010, p. 57