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p3zzi di donna

temeva fiducia, occasioni, aveva risposto un centinaio di volte alla zia.
tu travolgi i timidi, rammentati di essere onesta nel ridotto.
lo aveva tirato fuori dalla contessa, voi durate, brunone, o tènere anime.
di fatto doveva difendersene. siimi leale, fidente, non ci sono più le lire.
ingenua, era di stato. come le caramelle, le tasse, l’azionariato.

minacciose, e tentativo di cambiare posizione

ecco come (non) spostare una statua. fulmine, disse dei proiettili.
cominciarono quando soltanto un chilometro sibilava. il monumento si trasforma in un clamoroso disastro. sentono i toni di carrozza continui dove c’erano foglie. – conte ~ anche no. vetturale.
schizzando dappertutto. tuttavia il freno scese per l’8 per mille in un’osteria, carne di carta e scarti da lontano, possiamo abolire la nestlè dalla nostra dieta.
micaela riparava bruna, fece delle strisce poco sottili, dei chicchi, sudava incessantemente.
tra le mani per fortuna c’era la banda di cerotto, ne aveva altre sotto, il traballare era per i rami.
si sa che il vento è vizioso. presto o tardi c’è il denso. nuovamente.
strada, alberi.

spostati verso la fine dove il testo generalmente è più corrotto

rischiamo di rimanere stritolati sotto il peso concorrenziale.
si dimettono dalle cariche di capogruppo e vicedicotomia bene-male che è frosinone,
si va a roma per stabilire la finalista, in caso di pareggio si entra nei più oscuri turbamenti del naturalismo (è questo il caso di luigi capuana). (tette letteralmente stritolate dal top).
non diversamente, nel 1902, sulla domenica del corriere, una barca trasportata su quattro ruote di carro “den klugen epidemia” contorce i tralci tennis empire.  ci sono un paio di rovesci tra il personale della scuola guida, si macchiano di stato di guerra.
è così. giovanni berchet rientra in servizio con i granata, ercole ha il foglio di carta ravvolta rosa, dimostrazione di affetto, messo in monumento,
se ne sta lì, nell’angolo di san giovanni, è una moltitudine formata a caso.

l’atto anteriore

vivaldi non paga le tasse, è una storia di accreditamento, con dei russi in rotta verso la crimea del bordo.
dipende dal tipo di illuminazione, è proibito.
è tutta l’assurdità delle vite del liquore, è tutto benessere civico da preparare
ma è stato occupato dal senso del vostro corpo al salotto seguente
pista da ballo indietro.
aspetta l’aria; dai meathooks dentro, le linee di vista, ottenere questo è la cosa più vicina a odino che tu conosca: espirano in due; della macchina, dentro qui: fino a:
realmente l’avversione ha istituito un sistema funzionale vicino e ha dato elettricità.

testi critici _ The reader is a radar : notes on Leon and Gleize

from gammm

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A fundamental element in Jon Leon and Jean-Marie Gleize’s poems is a sort of process of quick fusion and aggregation of materials putting together in strict relatedness words and phrases belonging to different contexts and driven to diffraction.

Leon’s poems consist of broken sentences and of a firmly held syntax-line, as a paradoxical hidden and glowing stream of meaning. The ripped frames of syntax cohere. You may build up and lose a story in images. A concrete flux of meaning remains unexpressed, yet urging. The reader can only argue there’s a flood of links between ruins of sentences but the whole is hidden by doubled and redoubling interruptions, fractal borders. The poem is compact and pulverized at the same time.

Leon often puts numbers as displacing codes inside the poem too. They provide further obstacles in making the lines and statements stop and go — rapidly, in a mad darkening continuum. This strategy causes a constant and almost physical rearrangement of the reading process, in order to catch the real bridge-shaped wandering of our act of reading.

On the other hand, Gleize’s verse is made by single-noun sentences. He organizes a sort of uncommon flashing journal, in which the glances, the flickering of sense and the daily journey notes serve as each others’ allegories. They arrange a mechanism of broken but reassured links. (Broken thus reassured themselves).

In Gleize and Leon’s texts words lie really close to each other. The closeness stands for [possible / imagined] relation. (If things are far from the Self, and far from each other, yet the poem whirls like a black hole sticking things together).

The peculiar disposition of words on the surface of the page creates a kind of ‘optical’ art that throws extraordinary different things in an extraordinary narrow space — in strict closeness. This fact mimes and creates the appearence of a clearly greater relatedness among constellations of nouns, images, and sounds. The reader is a radar who perceives that vibration.

Does the reader think of things and objects of ordinary life as if they were linked and not wholly meaningless? Nobody knows if they really are. But who reads feels the presence of an arrow pointing to possibility itself.

pane e fantasma

gli fa : “ehi quotidiano, distruggi maurizio all’apertura della borsa, fai l’assemblea, spaventa sotto il funerale”,
tutte le bitetto sono coinvolte nel lavoro
il criminale fa gli appalti digitali
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dolino masturp no ju / differx. 2010

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