giulia marchi, “la natura dello spazio logico” (a bologna, dal 24 ottobre)

Giulia Marchi
La natura dello spazio logico

a cura di Angela Madesani
24 ottobre – 19 dicembre 2020

Opening
Sabato 24 ottobre 2020, ore 15-20

Labs Contemporary Art
Via Santo Stefano 38, Bologna

Inaugura sabato 24 ottobre 2020, dalle ore 15 alle 20, negli spazi di LABS Contemporary Art, la mostra personale di Giulia Marchi dal titolo La natura dello spazio logico a cura di Angela Madesani.

Giulia Marchi ha una formazione artistica di forte impronta letteraria che l’ha portata a una espressività che spesso si connota di narrazione, anche quando la forma scelta – fotografia, ma non solo – non rende così immediata la lettura, ma rimanda a successivi accostamenti, codici che prima ancora di essere decifrati si lasciano interpretare.

Il titolo La natura dello spazio logico riprende quello di una delle serie di lavori proposti in mostra e fa riferimento al filosofo e architetto austriaco Ludwig Wittgenstein; suo l’assunto che segue e che chiarisce gli intenti della ricerca dell’artista: «Luogo spaziale e luogo logico concordano nell’essere ambedue la possibilità di un’esistenza».

Per Wittgenstein il lavoro filosofico, come spesso quello progettuale in senso architettonico, è un lavoro su se stessi e sul proprio punto di vista; concetto che interessa profondamente Giulia Marchi ed è da lei indagato in questa serie, costituita da un corpus di fotografie e lavori scultorei in marmo.

Quattro lastre di marmo della serie L’artefice, sulle quali è inciso l’esametro virgiliano Ibant obscuri sola sub nocte per umbram, scelto e proposto dall’artista nell’errata versione di Jorge Luis Borges: Ibant obscuri sola sub nocte per umbras. Sbaglio voluto dal poeta argentino il quale amava gli errori tanto da considerarli una prova di verità e sicuramente di umanità. Una quinta lastra più grande reca la scritta Null, zero in tedesco, la lingua del filosofo che ha guidato l’intero progetto di lavoro.

Un ulteriore momento della mostra è dedicato ai labirinti e alla loro valenza filosofica: a Borges e al suo labirinto costruito sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al labirinto di Cnosso sull’isola di Creta ed infine al Labirito di Dunure in Scozia. Una riflessione sul concetto di limite, attraverso l’errore, l’umana debolezza, lo spaesamento, il dubbio, l’incapacità di districarsi è quanto caratterizza i lavori esposti. Limite, errore, dubbio che forse sono proprio il senso più recondito, più temibile ma anche più affascinante dell’esistenza.

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post estivo (16 agosto) che va bene anche d’autunno

post estivo (16 agosto) che va bene anche d’autunno, sull’interminabile tradizionE (o pensiero unico) del Novecento (lirico, postlirico, assertivo, spettacolare, moralista, piagnone, parenetico, didascalico, realista, lealista e intontito dalla rappresentazione)
     
Il paradigma (o: la continuazione ad libitum) dellA davvero interminabile “tradizionE del Novecento” (=pensiero unico, & sue proprietà) non avverte alcun problema di coesistenza. Nega l’altro, e fine così.
Detenendo essa tradizione (per diritto d’eredità o per quantità di applicazioni dello ius primae noctis) il potere editoriale, distributivo, pubblicistico (giornalistico=giornalettistico), festivaliero, ufficiosciampistico e premiopolitano; e riuscendo spesso a inserirsi con felice piglio vetero-democristiano anche in redazioni sedi siti e luoghi “non mainstream”, mangia e digerisce bene. Sta nel suo (del resto essendo, il suo, tutto).
Non sente alcun bisogno non dico di riconoscere, ma nemmeno di vedere l’esistenza di un altro paradigma.
Hai voglia a dire che «C’è una differenza decisiva tra chi sente il rovinìo delle forme esaurite, e ne è pungolato, e chi non se ne accorge e pensa di poterle continuare con manovre persive». (Alfredo Giuliani, prefaz. 2003 alla ristampa dei Novissimi).
Oppure che «L’affettività turbata dallo sconvolgimento dei termini di relazione, l’intelligenza che registra la dissociazione degli eventi mediante la distorsione semantica, le conseguenti stesure intrecciate del discorso, i giochi linguistici (neologismi, schizofasie), la similarità tra il linguaggio del sogno e l’espressione della psicosi, la giustapposizione degli elementi di logiche diverse, il linguaggio-sfida, il non-finito: tutto ciò coincide con un’attitudine antropologica che precise condizioni storiche hanno esaltato fino alla costituzione di un linguaggio letterario che fa epoca e da cui non si può tornare indietro». (Lo stesso, ma nell’introduzione del ’65).
Idem: hai voglia a distinguere fra Copernico e Tolomeo, caro CB: https://slowforward.net/2020/07/30/copernico-vs-tolomeo-carmelo-bene/.
C’è sempre, e prima, una Chiesa con cui fare i conti. Conti che, oltretutto, tiene e conduce e rivede e valida lei.
Non resta che da sperare nei videogiochi e in TikTok.
O, al limite, e senza celia, nell’asemic writing, ma chiaramente più fuori che dentro i confini paesani.

dear swedish academy

Dear Swedish Academy,

Lyn Hejinian, Susan Howe, Rachel Blau DuPlessis, Laura Moriarty, Rae Armantrout, Bernadette Mayer, Rosemarie Waldrop, Alice Notley, and let me add Jorie Graham.
Not to mention Liliane Giraudon, Anne Portugal, Hélène Cixous and (not a poet) Julia Kristeva.

Best regards
Marco Giovenale

da oggi: “i fabbricanti di immagini”, avanguardia a genova 1963-1969

I FABBRICANTI DI IMMAGINI
La Galleria del Deposito
Avanguardia a Genova 1963-1969
Galleria Martini & Ronchetti – Genova
inaugurazione 8 ottobre 2020

Nell’ambito della manifestazione START Genova 2020, la Galleria Martini & Ronchetti inaugura I fabbricanti di immagini. La Galleria il Deposito: avanguardia a Genova 1963 – 1969, mostra che desidera ripercorrere, attraverso una serie di opere, le figure cardine di quella che può essere definita come una delle più interessanti avventure artistiche degli anni sessanta in Italia.

Il 23 novembre 1963 a Genova-Boccadasse, in un piccolo magazzino ex deposito di carbone, apriva le sue porte la Galleria del Deposito, realtà che contribuì a promuovere i grandi protagonisti dell’arte contemporanea degli anni Sessanta in Italia e all’estero.

Voluta dall’associazione artistico-culturale Gruppo Cooperativo di Boccadasse, fondato all’origine da nove soci fondatori, Bruno Alfieri, Kurt Blum, Flavio Costantini, Germano Facetti, Carlo Fedeli, Emanuele Luzzati, Achille Perilli, Kiki Vices-Vinci, e l’ideatore dell’iniziativa EugenioCarmi, la galleria nasceva con l’intento di “compiere un lavoro di aggiornamento nel campo delle arti visive”.

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raw – rome art week: allo studio campo boario, “il paradiso e le sue rappresentazioni” (dal 26 ott.)

romeartweek.com/it/eventi/?id=2970&ida=862

Partecipanti e titoli degli interventi:
Ada De Pirro; Chi è cacciato dal Paradiso? 
Alberto D’Amico; Barbie e Ken nel Paradiso Terrestre
Andrea Sabatello;
Anna Onesti; L’alfabeto dei semi
Bruno Di Marino; Paradisi Sperimentali
Bruno Lo Turco; Paradisi transitori. Gli sfuggevoli cieli del Buddha
Carmelo Baglivo; Il giardino dell’Eden: l’utopia di vivere senza peccato
David Sabatello; Paradise Room
Domenico Adriano; Paradiso non è ciò che troviamo / in un luogo / ma ciò che vi portiamo.
Fabio Lapiana; Grand hotel Paradiso
Fiammetta Cirilli; Il paesaggio è quello. “Frammenti in prosa”
Gianni Garrera; Gioco eterno
Giulia Bertotto; Memorie dal Paradiso
Giuseppe Garrera; Paradiso di Dante (conferenza)
Guidotto Colleoni; “Nel suo profondo vidi che s’interna,/legato con amore in un volume,/ ciò che per l’universo si squaterna” dal Paradiso di Dante: una lettura
Gabriella PacePierluigi Isola; Paradiso/giardino
Ilaria Restivo; I’mage, treesome
Jacopo Benci; Lontano e luminoso
Julie Poulain; Un petit bout de parapluie contre un coin de paradis
Lisa Giombini; Il Paradiso e la filosofia
Livia Bigi; Com’era il mondo prima dell’intervento di Dio?
Lorenzo Cafiero; Il canto del Paradiso
Letizia Papini; “Il Paradiso si conserva in un museo.” Il giardino di Giverny di C. Monet e la nascita del museo dell’Orangerie.
Marco Ariano; QUI – topografie paradisiache dell’immanenza
Marco Giovenale (differx) GIARDINO RECI(N)TATO
Massimo Arduini; The Earthly Paradise
Niccolò Daviddi; Paradisi antichi e città invisibili
Raffaela Fazio; L’escatologia nella scultura funeraria dei primi cristiani
Paolo Albani; Adamo parlava svedese?
Roberto Gigliucci; Paradiso perduto
Roberto Tarallo; Paradisi fiscali: Eden dei cattivi?
Silvia Stucky; Paradisi senza io
Stefania Fabrizi; E quindi uscimmo a riveder le stelle
Tino Franco; In Paradiso ci sono già stato