grazie a Gianluca Gigliozzi, che ospita due testi da Shelter nel suo spazio Aperto per inventario.
Archivi tag: Shelter
7 testi da “Shelter”, in Nazione indiana
Grazie a Domenico Pinto, che ospita una selezione di sette testi da Shelter in Nazione indiana:
qui: http://www.nazioneindiana.com/2010/09/22/sette-testi-da-shelter/#more-36709
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da “solutus”, in compostxt
da “solutus”, in compostxt
oggi su gammm
oggi su gammm: 4 testi da Shelter
segnalazione su poesia2punto0
Grazie alla redazione di poesia2punto0, che dedica una pagina a Shelter, … e ulteriori link (che a mia volta ripropongo in calce)
MG
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ulteriori link a miei materiali:
Criterio dei vetri – una nota di Fabio Moliterni
un’anticipazione da “Shelter”
grazie a nomadi mondi, che ospita tre testi
come anticipazione da Shelter, in uscita in questo mese nelle librerie:
http://afinidadesafectivasitalia.blogspot.com/2010/08/marco-giovenale.html
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in Aperto per inventario
grazie a Gianluca Gigliozzi, che ospita due testi da Shelter
nel suo spazio Aperto per inventario.
(grazie anche per l’immagine da Joe Downing)
Da una mail a G* per “Superficie della battaglia” [giu.2006]
caro G***,
la sequenza di poesie Superficie della battaglia viene in qualche modo da un film, in verità. Nel senso che è nata mentre vedevo (o specchiavo in un modo strano, mentalmente) il film. Lo sognavo guardandolo: ne producevo varianti verbali, poi cose totalmente altre. Decisamente le poesie prescindono dalle scene, deviano – in fine. Semmai (me ne sono reso conto mesi dopo) si legano naturalmente a battaglie con avversari reali, non letterari, e con ammassi di oggetti, nevrosi non mie, trasloco, accumulo, dissoluzione; con l’ossessione di esaustione e con l’ossessione di dissipazione che in fondo fanno da radici a tante delle cose che càpita di pensare, fare, ‘vedere’ (ri-produrre: in immagini).
Kafka è il Classico tra i classici. Forse il solo autore moderno che si possa mettere in dialogo con i greci, con Cervantes. Le sue serpentine nel buio sono fuga e prigione (lo shelter, insomma). Una cosa molto ‘ebraica’, anche. (Il ghetto). Avverto questa cosa. Come nella traccia di Derrida/Adorno in http://slowforward.wordpress.com/2014/01/27/dal-2004/ (link precedente: http://www.slow-forward.splinder.com/1098026070#3173418).
La struttura del titolo “Superficie della battaglia” ha colpito anche me, qualche giorno fa, riflettendo proprio sul libro di Sartori; anche se è una prossimità non cercata né pensata […].
L’immagine di copertina è foto (elaborata) di un’installazione assurda che svetta su tutto il disastro delle masserizie, delle stanze. Sta per finire, tra l’altro: il giorno *** è la data ultima decisa per lasciare la casa. Quella sera mio padre non dormirà lì, […].
Finisce una vicenda iniziata nel 1967, circa. Sono quasi quarant’anni. Non è facile per me; immagino per lui. (Ma lui non ha fatto altro che seguire un suo piano meticoloso di disfacimento delle cose attraverso il loro accatastarsi. Me ne rendo conto e so anche che non posso aiutarlo; soltanto limitare i danni concreti che questa prassi ha portato nel tempo …).
Perdona tutte queste parole. Ma è che mi rendo conto che questa Superficie, prima e più ancora delle cose scritte prima del trasloco, dello scasamento, codifica qualche verità che non mi aspettavo.
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