non c’è in assoluto altra scelta che sottrarsi a ogni connivenza e anche lontana collaborazione con le amministrazioni pubbliche di destra che hanno il potere in (consistente parte di) questo paese.
chi ha qualcosa a che fare con la scrittura seria in questo straccio di paese ha — credo — il dovere, senza retorica, proprio il dovere di sottrarre il proprio lavoro intellettuale a ogni anche minima adiacenza con quella classe politica.
da adesso, e per anni (pochi, si spera), sappiamo TUTTI molto bene che leggere, conversare, esporsi pubblicamente, da uno spazio “garantito” o addirittura “curato” da (e magari con “introduzione” di) un qualsiasi esponente di quella classe politica, si condanna da sé.
e sarà ricordato domani.
(come oggi ricordiamo le azioni e la storia della stragrande maggioranza dei letterati italiani sotto il fascismo).
festival e funzionari di festival, bevitori di fondi pubblici, collaboratori e stipendiati in varia fascia e posizione … li vediamo bene (e benissimo a Roma): non si vergognano di continuare a funzionare, a vento girato. non sentono l’odore che quel vento trasporta.
ma gli autori, scrittori o critici che siano, possono e devono (e ne parla giustamente Fofi) sottrarsi a questo sistema e consenso.
hanno — più precisamente e seriamente — il compito storico di opporsi, separati o in gruppo.
e hanno o devono darsi in fretta — dove e come possono — il compito addirittura ossessivo e senza sconti di organizzare LE alternative all’esistente. in rete, nei contatti, nella realtà: in reading, incontri, controfestival, riviste, radio: ovunque e comunque.
la nave infetta va abbandonata, non c’è possibile mediazione con la malattia.
non se ne esce sani.
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la costruzione di un tessuto culturale resistente, integro e diverso da (e contrario a) quel che vediamo intorno è non solo possibile ma già una realtà.
e (più che mai):
non è questo il momento della rassegnazione, in nessun caso. non ce lo possiamo proprio permettere. è perfino lapalissiano che la responsabilità di cui sono investiti adesso precisamente tutti gli autori e gli intellettuali dotati di un minimo di dignità, di senso civico e anche solo di quattro nozioni di storia della Repubblica, è di COSTRUIRE la resistenza e le strutture alternative e avverse allo stato di cose presente.
no way out. non se ne esce: si deve resistere+costruire (finché esistono gli spazi per farlo, e poi anche e soprattutto dopo eventuali sconfitte) principalmente con e per chi NON possiede tali strumenti.
la resistenza non si fa da sé. va pensata e realizzata, in prima persona e senza accordi col nemico.
insisto: la responsabilità che si deve saper portare non è solo verso i contemporanei ma direi soprattutto nei confronti di chi non ha ancora coscienza dell’accaduto, né del disastro imminente.
ci sono alcune generazioni che stanno crescendo e cresceranno nel (alcune sono già del tutto catturate dagli inizi del) regime. verso queste è criminale non sentire responsabilità, e non agire di conseguenza.
(*)
immagini da Dawn of the dead (dir. Zack Snyder, 2004)
