un post su fb di Claudileia Lemes Dias
condiviso da Stefano Guglielmin:
USA, rivolta nella catena di comando: 200 militari denunciano ordini ‘suicidi’ dettati dalla retorica apocalittica dei Comandanti
La guerra all’Iran sta diventando una questione teologica nei vertici del Pentagono, con costanti richiami alla fine del mondo come strategia militare.
Secondo una denuncia della Military Religious Freedom Foundation (MRFF), riportata dal Guardian, ai soldati USA viene chiesto di combattere e morire con gioia per accelerare l’Apocalisse.
Oltre 200 membri del servizio, provenienti da ogni corpo, dai Marines alla Space Force, hanno rotto il silenzio su una deriva mistica senza precedenti. Il comando è stato chiaro: i soldati devono essere motivati perché la guerra all’Iran è “tutta parte del piano divino di Dio”.
Ma il vero salto di qualità nella retorica bellica riguarda la figura di Trump come “l’unto da Gesù per accendere il fuoco del segnale in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il Suo ritorno sulla Terra.”
I riferimenti citati dai superiori non provengono dai manuali di tattica del Pentagono, ma dal Libro dell’Apocalisse. Si parla apertamente di “tempi ultimi” e del ruolo messianico degli Stati Uniti nel purificare il Medio Oriente per favorire la parusia, il ritorno di Cristo.
Questa retorica, imposta a truppe che sono tutt’altro che monolitiche, è stata presentata a nome di 15 commilitoni: tra loro ci sono 11 cristiani, un musulmano e un ebreo. Soldati che si ritrovano arruolati in una “crociata” per conto di un leader dipinto come un profeta biblico.
Il racconto di un militare, in particolare, merita di essere pubblicato integralmente, ma allego due dei punti principali [riferimenti e fonti in calce], perché descrivono l’atteggiamento del suo superiore:
“Questa mattina il nostro comandante ha aperto il briefing sullo stato di prontezza al combattimento esortandoci a non avere ‘paura’ di ciò che sta accadendo ora con le nostre operazioni in Iran. Ci ha spronato a dire alle nostre truppe che tutto questo faceva ‘parte del piano divino di Dio’ e ha fatto riferimento specifico a numerose citazioni del Libro dell’Apocalisse riguardanti l’Armageddon e l’imminente ritorno di Gesù Cristo. Ha affermato che ‘il Presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il segnale di fuoco in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il Suo ritorno sulla Terra’. Aveva un ampio sorriso stampato in faccia mentre diceva tutto questo, il che ha reso il suo messaggio ancora più folle. Il nostro comandante potrebbe probabilmente essere descritto come un sostenitore del movimento ‘Christian First’. È così da molto tempo e mette in chiaro che desidera che tutti i suoi sottoposti diventino cristiani proprio come lui.”
“Non si tratta solo della separazione tra Stato e Chiesa, come abbiamo discusso, sig. Weinstein. È il fatto che il nostro comandante si senta pienamente sostenuto e giustificato dall’intera catena di comando [nome dell’unità omesso] nell’infliggere le sue visioni sull’Armageddon riguardo al nostro attacco all’Iran a noi che siamo sotto di lui nella gerarchia.”
Mikey Weinstein, presidente della MRFF e veterano dell’Air Force, è stato categorico: siamo di fronte a un’occupazione delle istituzioni militari da parte dei nazionalisti cristiani.
La Military Religious Freedom Foundation, guidata da questo veterano, non è un’organizzazione pacifista, ma un baluardo del Primo Emendamento. Weinstein sottolinea come questo “nazionalismo cristiano” stia cercando di trasformare l’esercito americano in una “forza mercenaria per Gesù”, scuotendo le fondamenta del giuramento militare USA, che si presta alla Costituzione e non a una divinità.
Sul loro sito si legge, a proposito delle denunce:
“Queste chiamate hanno una maledetta cosa in comune: i militari che denunciano riportano l’euforia sfrenata dei loro comandanti riguardo a come questa nuova guerra ‘sanzionata biblicamente’ sia il segno innegabile dell’avvicinamento della ‘Fine dei Tempi’.
Molti comandanti sono particolarmente entusiasti di quanto sarà cruenta questa battaglia, concentrandosi sul fatto che debba essere sanguinosa per essere in pieno accordo con l’escatologia fondamentalista cristiana.”
Obbligare soldati di fedi diverse a credere che il loro Presidente sia “l’unto di Dio” crea una frattura insanabile nella catena di comando.
La tensione nei ranghi è talmente alta che tra gli osservatori e gli stessi militari ha iniziato a circolare un termine che evoca i fantasmi più bui della storia americana: il “fragging”. Pratica nota durante la guerra del Vietnam, che consisteva nell’uccisione dei propri ufficiali da parte dei subordinati, spesso tramite l’uso di granate.
A differenza di un colpo di fucile, una granata non lascia impronte balistiche. In mezzo al caos del fronte, era quasi impossibile determinare chi l’avesse lanciata.
Non è una minaccia vana, ma un indicatore sociologico: quando i soldati percepiscono che il proprio comandante non agisce più per una strategia razionale, ma per un fanatismo che li condurrà a un massacro inutile, l’istinto di sopravvivenza prevale sulla gerarchia.
Spesso la granata (o a volte solo la sicura lasciata sul cuscino come avvertimento) era un messaggio simbolico: “Se continui a darci ordini folli, la prossima esploderà”.
Secondo i registri dell’esercito americano, tra il 1969 e il 1972 si registrarono quasi 900 episodi documentati di fragging, con decine di morti e centinaia di feriti. Gli storici ritengono che il numero reale sia molto più alto, poiché molti incidenti venivano archiviati come “fuoco nemico” o “incidenti fortuiti”.
Come notato da alcuni commentatori vicini alla vicenda, il rischio è che questi ufficiali “apocalittici” debbano presto guardarsi le spalle non solo dal nemico in Iran, ma dai loro stessi uomini, stanchi di essere pedine in un piano divino a cui non hanno mai chiesto di partecipare.
C.L.Dias
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