Giampiero Marano, recensione a La casa esposta: leggibile in formato pdf dalla pagina di rassegna stampa de Le Lettere: qui; poi in «L’anello che non tiene» (Journal of Modern Italian Literature), Volumes 18-19, Numbers 1-2, Spring-Fall 2006-2007 (cfr. indice in http://frit.lss.wisc.edu/lanello/?q=node/11);
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3 settimane di Punto critico
- Durs Grünbein e Italo Testa, Dialoghi sulla lirica: # 1 Durs Grünbein
- Marco Giovenale, Fare danni (ovvero: Domande critiche / 1-2 sull’editoria)
- Gian Maria Annovi, Scritture Fuori Formato
- Vincenzo Frungillo, L’assenza del padre o della tradizione. Uno studio su La ragazza Carla di Elio Pagliarani
- Giovanna Frene, Contatto assoluto. Note sulla poesia di Elisa Biagini
- Indice de “La libellula”, n.2 (dic. 2010)
- Gilda Policastro, Esordienti allo sbaraglio
- Giampiero Marano, Hoda Barakat nella cruna dell’ago
- Rino Genovese, Un’idea intorno a Pasolini e alla sua critica della cultura
- Renata Morresi, Scritture della mobilità, intercultura e la sperimentazione poetica di Theresa Hak Kyung Cha
- Gian Maria Annovi, Scuoiamenti: Sanguineti, Marsia (e Marx)
- Giorgio Mascitelli, Appunti per una lettura del Beckett coprolalico
- Massimiliano Manganelli, Recensione a Mariano Bàino, “L’uomo avanzato” (Le Lettere, 2008)
- Marco Giovenale, Quattro categorie più una: “loose writing”
- Alessandro De Francesco, Grammaires de la subversion
- Alberto Casadei, Berlusconi e la letteratura
- Italo Testa, “Uno sguardo di passaggio”. Mimesi e desiderio in “Horae canonicae” di W.H. Auden
- Giuliano Mesa, Nel camminare accanto. Piccola Fabrica per Biagio Cepollaro
- Andrea Sirotti, Recensione a Mia Lecomte, Terra di risulta (La Vita Felice, Milano, 2009)
- Gianluigi Simonetti, Nella galleria degli specchi. Recensione a Walter Siti, “Autopsia dell’ossessione” (Mondadori, 2010)
- Marco Simonelli, Dire di sé parlando d’altro
- Massimo Gezzi, Le strategie del «sottoscritto»: paragrafi per Di Ruscio narratore
- Federico Federici, Recensione a Nika Turbina, “Sono pesi queste mie poesie” (Via del Vento, 2008)
- Alessandro De Francesco, Su e per «Théorie des prépositions» di Claude Royet-Journoud
- Antonio Loreto, La sindrome di Rorschach e la griglia dell’originalità
- Paolo Zublena, Esiste (ancora) la poesia in prosa?
- Giulio Marzaioli, Per…a Delo
- Luca Sossella, Appunti per un dialogo
- Stelvio Di Spigno, Recensione a Domenico Cipriano, “Novembre” (Transeuropa, 2010)
- Isabella Mattazzi, La coazione a godere, una prassi moderna: Recensione a Slavoj Žižek, “Leggere Lacan” (Bollati Boringhieri)
- Umberto Fiori, Il movente reale. Considerazioni sui “ritorni di fiamma” di Sereni
ko(z)mik
una poesia piena di “come”. una poesia comica
Quattro categorie più una: “loose writing”
emdA
«alfabeta2» – numero 06
«alfabeta2» numero 06
dal 28 gennaio in edicola e in libreria
«Gentile ministro Tremonti,
[…]mi domando come mai l’Italia abbia meno indotto turistico della Francia o della Spagna, e naturalmente di New York. C’è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi(e mangiare) con la cultura nazionale». Umberto Eco apre il numero con una lettere al ministro Tremonti: Non si mangia con l’anoressia culturale.
Il focus Cultura anno Zero denuncia lo stato di collasso delle istituzioni culturali italiane. Interventi – distinti nei diversi settori (cinema, teatro, biblioteche, musei, librerie) – di Andrea Carandini, Claudio Strinati, Manuela Gandini, Antonella Agnoli, Vincenzo Ostuni e altri.
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Beni comuni: regime di urgenza? Come sostiene Lucia Tozzi, curatrice di questo focus, «il pubblico è proprietà dello Stato, non garantisce l’accesso del bene a tutti. Lo Stato può trasformarla in uno strumento di diseguaglianza, di controllo biopolitico e persino, come nel caso di Israele qui analizzato dal gruppo Decolonizing Architecture, di colonizzazione diretta. Questo è il motivo per cui va trovata una formula nuova per i beni comuni, che devono essere universalmente accessibili e inalienabili allo stesso tempo». Franco Farinelli, Ugo Mattei, Anna Curcio, Paulo Tavares, Marco D’Eramo e Stefano Chiodi discutono il problema da diverse angolazioni.
Anticipiamo in questo numero un brano del libro di Daniel Bensaïd – Éloge de la politique profane –, la cui traduzione italiana è di prossima pubblicazione per le edizioni Ponte alle Grazie.
L’intero numero è illustrato da opere Michelangelo Pistoletto
oggi: “Quattro categorie più una”, in Punto critico
recensione di Massimo Gezzi
Su “Shelter” di M. Giovenale e “La divisione della gioia” di I. Testa
Alcuni sostengono che la nuova generazione di poeti italiani sia molto debole, incapace di produrre opere che per novità e riuscita siano paragonabili a quelle scritte a loro tempo dai fratelli maggiori; altri credono, al contrario, che il meglio della letteratura italiana provenga al momento proprio dai nuovi poeti, prima che dai nuovi narratori. Eccone due, di questi poeti nuovi, spesso ai margini del mercato e dunque molto più in ombra dei loro colleghi prosatori.
Marco Giovenale, poco più che quarantenne ma già assai attivo sia come autore sia come promotore di poesia, esce per Donzelli con Shelter. Dopo La casa esposta del 2007 e il libro collettivo Prosa in prosa del 2009 (entrambi Le Lettere), Giovenale recupera in questa raccolta il tema, ossessivo e ambivalente, del rifugio-reclusione. Se shelter in inglese significa soprattutto “riparo, protezione”, Giovenale sfrutta il doppio senso italiano di “ricovero” per raccontare «una serie di spazi o reclusorî» che sono sia i luoghi reali e chiusi che la sua poesia fotografa (una casa abbandonata, il manicomio, la clinica, un’altra casa da cui qualcuno è scomparso…), sia le pagine, le sezioni in cui la stessa raccolta si articola. Scorrendola, il lettore si trova proiettato in una sorta di incubo in cui la stanza in cui si arriva è la stessa da cui si è partiti. Le microsezioni, infatti, si intitolano tutte clinica 1, e nessuna narrazione le collega in un plot. Anzi, l’autore ha a cuore solo «le vicende puntiformi» dei soggetti «prigionieri e battuti e illusi» (sue le parole virgolettate) che lampeggiano nei versi o che riversano nella pagina brandelli di discorso diretto. La scrittura di Giovenale svuota programmaticamente «il troppo-pieno del senso, della dichiarazione, della situazione netta spiegata descritta stagliata», sia disarticolando o sospendendo la sintassi; sia provocando accostamenti inattesi che sgretolano di continuo il discorso, rendendolo «un flusso stabilmente interrotto». L’ambiguitas annidata nel titolo, che più di un critico ha individuato come cifra stilistica dell’autore, alona persino le evidenze della logica, della non-contraddizione («Sono reali. Non sono reali. Sono reali. Una due»; «dopo poche ore sono passate molte ore»), mentre a volte basta un minimo slittamento del significante per provocare una slavina di senso («Gloria – di storia, scoria, rimàne rima»). Anche la prosa che costituisce la sezione II (solutus), fatta di monconi isolati di dialogo, partecipa di questa ambiguità: il testo è sì “sciolto” da rima e versificazione, ma anche da un senso capitalizzabile, pacificante. «Il signor W.» e «R.», personaggi cifrati, restano ombre, fantasmi imprendibili e inquietanti.
>>> continua
[ Passione e ambituità nei versi di Italo Testa e Marco Giovenale, in «il manifesto», 19 gen. 2011, p.12 ]
PCritico
Il lavoro di Punto critico è iniziato e prosegue speditissimo, mi sembra. Grazie ai collaboratori e ai lettori
http://puntocritico.eu/
su Andrea Raos: “Aspettami, dice” (poesie 1992-2002)
in Poesia2punto0:


