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testi critici _ Freddezza e persistenza del senso

da Italianistica On Line

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Freddezza e persistenza del senso

1.

Una permanenza e persistenza di senso, nella forma di senso-non-senso, ossia come eco familiare dell’enigma che chiamiamo ‘oggetto estetico’, può attuarsi ancora attraverso strumenti retorici e tematici che il Novecento ha variato e rinnovato, non raso al suolo.
La visione di una Storia che avanza come macchina e incendia le proprie orme è eredità di quel positivismo che giusto il XX secolo ha fatto saltare. La realtà del gliommero gaddiano, dei labirinti di Joyce, del tempo recursivo in Kafka, dei compiti incompìbili dei personaggi di Bernhard, dei sogni concentrici di Borges e Cortàzar, dei tagli immedicabili e sempre medicati nelle scene di Beckett, non fanno altro che disegnare un modello di quel che la percezione (l’esperire) opera già normalmente in ciascuno di noi. Almeno nella variante dell’anthropos che sembra comparsa sul pianeta nell’arco di tempo delle ‘rivoluzioni originarie’ della modernità.

[Ossia: la rivoluzione industriale e la rivoluzione filosofica (Kant, Critica della facoltà di giudizio, 1790): che ricevono prestissimo unione e sigillo, traduzione, ‘attuazione’ anzi addirittura tematizzazione in meccanismo, in virtù di un evento ‘enorme’, una callidissima inventio: la fotografia, 1839.]

2.

Lungo l’intero arco del secolo XX, l’arte – anche in qualità di forma possibile di conoscenza – ha esibito o sondato inquietanti e coerenti/utili modelli di indagine e relazione con la materia e la percezione, insomma con il reale. Diffratte nei prismi delle opere, le cose si scoprono meno ‘semplici’, meno immediatamente e sommariamente ‘gestibili’, commerciabili. Si avvicinano cioè, come immagini, a quanto di fatto già sono: complessità, tessuto-testo ulteriore.
La violenza, l’economia di puro profitto, il potere politico, lo Spettacolo, hanno al contrario rispettato – e imposto – ben diversi modelli di realtà, di azione, rodati da millenni di sfruttamento. Per esempio quel dualismo radicale di mondo e lettura del mondo che assomiglia non poco alla nuda e semplice separazione – puerilmente data per insanabile – del senso dal non-senso. Come se il reale si costituisse e nominasse solo per scacchiere.

Appunto al persistere del senso, ma nella forma complessa e sempre interrogativa opaca e inafferrabile del senso-non-senso, alludono moltissime scritture recenti: ciascuna nella propria specifica prassi. Si tratta di pagine che, come puntatori, vettori – e mai semplici ‘oggetti’ – sanno fare saggio scialo e gioco e uso delle molte ricchezze del Novecento.
Una simile chiave di lettura permette di indagare eventi tanto diffusi quanto – altrimenti – inspiegabili. Ad esempio il ritorno e la coesistenza – talvolta in uno stesso autore – di tensioni di ricerca, di classicismo, di poesia ludica, di scrittura ‘al grado zero’, di narrazione, di lirica; in un tempo che – secondo uno storicismo ingenuo – dovrebbe al contrario aver smarrito e ‘superato’ quei modi di inabissamento au fond de l’inconnu.
Tra questi è ben visibile un rinnovarsi della scrittura – e modalità di conoscenza – fredda.

3.

Una (nuova?) freddezza è percettibile in esperimenti di autori contemporanei giovani e non giovani. Senza dare al termine un connotato negativo. Al contrario. Ci sono lavori di maestri alla radice dell’ipotesi: la scrittura metaforica-metamorfica di Valerio Magrelli; le intermittenze di autoanalisi, e riferimenti ipercolti, di un autore come Giuliano Gramigna (si veda il notevole Quello che resta, Mondadori, 2003); il controllo assoluto del testo – anche nel muovere dichiarazioni addirittura ‘politiche’ e civili – attuato da Franco Buffoni; lo sguardo distaccato che viene dai ritratti a penna di Valentino Zeichen; ma pensiamo alla ricerca (al vasto laboratorio) di Amelia Rosselli, Nanni Cagnone, Giuliano Mesa (specie nei Quattro quaderni, Ed. Zona, 2000).

Si tratta di una scrittura capace di semantizzare le aree fredde della sintassi, le singole unità grammaticali, l’inusualità delle situazioni fotografiche catturate.
È area o àmbito di ricerca in cui non tutti gli autori nominati (o non in ogni parte del loro lavoro) possono riconoscersi. Ma si direbbe innegabile il loro influsso sull’esistenza e sul diffondersi positivo, recente, di opere orientate al freddo, con forti basi di ossessione dell’osservazione (referto, scatto b/n da morgue, o accensione cromatica) che può nascere tanto da scelte e studio rigorosi, al limite dell’ascesi, quanto – per ossimoro – dall’incandescenza di storie individuali, oppressione, lutto. Dalle linee della tradizione della ‘misura’ (Beckett, Ponge, e gli autori del segno) e da quelle indiscutibilmente ‘debordanti’ (beat, Burroughs, Artaud): questo, dovendo elencare sommariamente filiazioni solo letterarie.
Ma è un errore: si dovrebbe semmai – o in parallelo – indagare nella direzione della musica, nel jazz, nella fotografia e negli oltraggi di Matthew Barney, di Nan Goldin, fino al gelo puro di Boltanski, agli interni ostili di Luisa Lambri, di Alessandra Tesi, ai set di David Lynch.

4.

Quali i nomi? Mi limito solo ad alcune delle numerose e interessanti voci femminili: Giovanna Frene, Elisa Biagini, Florinda Fusco, S/z Mary, Sara Ventroni, Paola Zallio, Francesca Genti, Alessandra Greco, Laura Pugno.
Non c’è forse una prossimità spiccata (come in fotografia diresti tra Lambri e Tesi) fra le pagine di Biagini e quelle di Pugno e Fusco? Non parlano un linguaggio simile, i corpi esposti nel gelo/bianco autoptico della pagina? E nel calore (ancora bianco, assoluto) che nei loro testi sillaba rapporti, sesso, cibo, dolore?
Ha o non ha senso leggere L’ospite, di Biagini, il poemetto Spostamento, di Giovanna Frene, o i racconti di Sleepwalking, di Pugno, avvertendo il medesimo ronzio albino ostile sottile e penetrante (necessario come un nuovo lessico), che viene dagli spazi cavi limpidi – o ‘sparati’ in cybachrome – di Lambri e Tesi?

Se questa traccia minima di ipotesi di lettura è pertinente, è desiderabile che la critica letteraria inizi o riprenda a progettare studi in grado di legare con decisione i linguaggi della poesia e delle arti contemporanee. Se la poesia – ma la letteratura in generale – ha uno spazio di ascolto e incidenza ristrettissimo, ciò è in parte dovuto anche al sonno in cui è caduta precisamente la critica (non solo quella letteraria). Non è fuori luogo pensare che solo da un suo accrescimento drastico possa venire una (ri)costruzione di ruolo incisivo – ovviamente sul piano gnoseologico – della ricerca artistica.

All’opposto, ogni diverso strumento di indagine, creativo come analitico, ogni linguaggio che ceda alla deriva semplificatoria che profitto, potere e spettacolo chiedono, accentua la debolezza (genetica, ineliminabile) della parola articolata, e rende in più volgare e straordinariamente falso e dilettantesco ogni percorso che senza mai revocarsi in dubbio pretenda di lavorare su un piano di alta formalizzazione linguistica: ossia, in definitiva, sul piano letterario ampio: critico e creativo.



[ pubblicato a stampa su «L’Almanacco del Ramo d’Oro», a. II, n.5/6, nov.-dic.2004, pp.57-60 ]

testi critici _ su un poemetto di Giovanna Frene

da Italianistica On Line

Spostamento, un “poemetto per la memoria”

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Spostamento, di Giovanna Frene, edito da Lietocollelibri (Como, 2002, pp.48), è costituito da una Definizione in tre versi («Chiamiamo morte quella condizione / per cui il ricordo di una persona / da viva ci appare improponibile»); da dieci poesie o lasse numerate e dotate di titoli; da una Clausula; e infine da un vero e proprio riporto epigrafico: «nemo obliviscitur felicitatis suae».

Il poemetto nasce come torsione testuale o nadir (complesso) di un evento luttuoso. Il suicidio di una persona cara disegna sulla pagina orma e deformazione di un discorso emotivo. Che non significa sentimentale. È anzi vero l’opposto.

E se un “io” affiora già dal Proludio, si tratta di ego che è dissipazione, e che così (si) dichiara: «per l’appeso scrivo qui la poesia doverosa / necessaria maledizione di un maledetto: / non dissimile al vento che portava / al nulla la stagione il detto della cenere». Dissipazione agìta anche sul corpo dei sostantivi dell’ultimo verso: quale valore hanno «stagione» e «detto»? Altre ceneri: grammaticali.

Forse la poesia in questo senso più emblematica è la quinta, intitolata Dell’irradiazione: l’incipit «luce della luce dei corpi senza luce» rimanda per solennità e altezza (non retorica) al Credo della liturgia cattolica. Ma è versato come una litania rivolta alla «insufficienza ovale» (ai «bordi della parola») sul «cranio opaco» e distanziato dello scomparso. In gioco è così una doppia sparizione: di parola e corpo: il verso conclusivo, «mortomorto senza assoluzione», significa lo stesso inseguirsi dei linguaggi.

Se quindi Spostamento si definisce in sottotitolo Poemetto per la memoria, è anche un flusso scritto-spostato lungo una linea di fuga dallo stesso concetto di testo. Chiara – per eccesso di ironia – la Clausula che inquadra il poemetto come «una cassa / […] / più immortale della carta».

In apparenza formalmente chiusissimo, Spostamento si rovescia all’esterno della sua devozione e dedizione allo stile. E dove ragiona di una scomparsa, lo fa in qualche modo specchiando la fuga irreversibile del testo-tessuto: in memoriam. È «il vuoto entrato nel baratro della rappresentazione» (poesia IX), «bordo dissolto del fuocovento come margine» (poesia VI).

Non diversamente è decifrabile (ancora nella poesia VI, v.5) quell’emistichio-calco che piega un immaginabile seme del piangere caproniano in «seme del margine»: picco metatestuale evidente.

In questa complessa operazione di spola tra testo e metatesto, tra planctus vestito di storia e textus incenerito, sicuramente ha magistrale e positiva influenza l’opera di Zanzotto, indagata con assiduità da Giovanna Frene. Ma potrebbe forse esser fatto anche il nome della Valduga autrice di Donna di dolori.

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[Articolo pubblicato a stampa in «l’immaginazione», a.XX, n.196, mar.2003]

testi critici _ su “Sleepwalking”, di Laura Pugno

Le visioni high-tech di Laura Pugno

dalla pagina di rassegna stampa di Sironi

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Sleepwalking, di Laura Pugno, allinea “tredici racconti visionari”: ma di visioni high-tech si tratta. Lo suggerisce anche Giulio Mozzi nel risvolto di copertina, parlando dell’autrice come di “una videocamera ad alta definizione”. In qualche modo l’intero libro consiste nel vedere-toccare dettagli taglienti ai confini di un vetro che – come nella celebre poesia di Magrelli, in Ora serrata retinae – funziona da emblema della scrittura stessa: non uno specchio ma un vetro zigrinato… dove il corpo si sgretola / e solo la sua ombra traspare / incerta ma reale.
La realtà è traslata su uno schermo che, proprio per l’elevato numero di pixel, rispetta il non detto, le latenze e ombre e smagliature di senso delle vicende. L’obiettivo, avvicinandosi al corpo osservato, lo sgretola. Anche la sospensione di alcune trame formalizza questa strategia. I racconti parlano di rapporti bloccati, o deformati dal tempo – o persi. Alcuni brani (La perfezione, L’ubbidienza) hanno respiro di romanzi, a cui però sia stato lasciato uno scheletro di intreccio, e una conclusione sfumata. L’immagine della videocamera che smarrisce i corpi a cui si avvicina è esatta al punto da divenire direttamente racconto: intitolato Ghiaccio. Non a caso ne è protagonista un restauratore impegnato …a demolire la propria memoria.
Una tecnologia raffinatissima non riempie affatto tutti i vuoti, non dà immagini di “vero”, di “pieno”. Non è realismo. Anzi mostra le tracce di scollamento della realtà percepita, i punti ciechi, i margini lisi delle esperienze. Allo stesso modo, i personaggi inventati dalla Pugno non intrecciano mai rapporti immediati tra loro e con le cose. Ognuno ha – verso vicende e oggetti e memoria – un legame ostacolato e riscritto da riti, ossessioni, alter-ego oscuri, sogni-deformazioni, oblio. Le cose avanzano verso la percezione come se l’io venisse continuamente fasciato dal sonnambulismo. Respinto in un pre-conscio che è il grande vetro di Duchamp dopo le prime crepe. Le incrinature del percepire sono parte del percipiente. L'”io” è minato dalle virgolette fino al midollo. La struttura, non solo come macchina di concetti, ma come corpo-sofferenza, fa sue quelle crepe, quei collassi e anche felici interdizioni. Con questo fabbrica sé. Di questo è materiato. (Dal vetro-arte di Duchamp che demolisce l’arte, al vetro zigrinato della doccia, normalmente duchampiano: questo è il percorso della percezione: e il secolo è il XXI, così).

su “Reti di Dedalus” (giugno)

dal sommario (giugno 2010) di
www.retididedalus.it

Immagine in homepage di Adriano Spatola

IN PRIMO PIANO:

Edoardo Sanguineti (1930-2010), Un lucido, grande poeta, sempre pronto a diffidare anche se stesso di Mario LunettaIn mortem di Sanguineti, Ritratto del poeta come materialista storico di Gabriele Perretta;  Carlo Michelstaedter (1887-1910), Il genio filosofico di un ragazzo ‘impazzito di saggezza’ di Domenico Donatone;  “Draquila. L’Italia che trema”, Il terremoto e il suo vampiro, secondo Sabina Guzzanti di Ilenia Appicciafuoco;  Mostre,  “Donna: Avanguardia femminista negli anni Settanta” di Barbara Goretti

LUOGO COMUNE:

Gesualdo Bufalino (1920-1996) – un epistolario, Nel più remoto angolo della remota Sicilia a cura di Gualberto AlvinoVito Riviello – 1, Il corpo del poeta era già la sua poesia di Domenico DonatoneVito Riviello – 2, Nelle feritoie del tempo le ferite del vivere di Enrico Pietrangeli;

INTERVISTE:

Arnoldo Foà, La mia vita lunga, intensa, fortunata, con l’ironia come compagna di lavoro di Alessandro Ticozzi SPAZIO LIBERO:  Teoria della narrazione, Che cos’è un racconto critico di Ignazio Delogu; Place Vendôme (11), La Musa si è ammalata o si è ‘sistemata’? di Marzio Pieri;   Antonino Contiliano, Quasi un’indignata ‘poesia a comizio’ che va verso la satira di Sergio Pattavina;  Architettura critica, L’America Latina tra progettualità e geografia di Renato Vivaldi Tesser

Appello per la casa editrice Meltemi

ricevo e volentieri rilancio (e sostengo):

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Appello per la Casa Editrice Meltemi:

http://www.firmiamo.it/per-la-meltemi-editrice–non-facciamola-morire-in-silenzio/firma

La forza culturale e umana di Luisa Capelli e Marco Della Lena diede l’avvio, nel 1994, alla Meltemi, la casa editrice che prese il nome di un vento dell’Egeo perché i suoi libri orientassero i naviganti del pensiero. I primi furono volumi di orientamento antropologico, e poi, dal 1996, quel vento soffiò più forte, con saggi di sociologia, semiotica, filosofia, teoria critica e letteraria, architettura e urbanistica, arte e scienze della comunicazione. La Meltemi ha puntato sempre su testi pluridisciplinari, pur nella loro specificità, e ha sempre sollecitato nei suoi autori un metodo e uno stile che riuscissero a “graffiare” la pagina, coniugando la ricerca di alto profilo con le domande che la vita quotidiana pone agli uomini e alle donne dell’epoca presente. La Meltemi ha avuto il pregio di proporre ai lettori nuove prospettive di analisi della realtà: gli studi culturali, ad esempio, pur in assenza nell’Università italiana di una disciplina così denominata, hanno visto nella Meltemi la loro casa editrice di elezione.

Quando Marco Della Lena se n’è andato prematuramente, nel 2003, scomparendo nel pieno della sua attività, Luisa Capelli ha mantenuto tutti gli impegni e i progetti, e anzi ha rilanciato. Il vento della Meltemi ha raccolto intorno a sé idee e innovazione editoriale che hanno sfidato i limiti angusti che alla saggistica vengono imposti nel mercato italiano. La Casa editrice ha pubblicato le traduzioni italiane di testi a volte “scomodi” per il potere e fondamentali per capire e discutere questo presente, come quelli di Edgar Morin, Gayatri Spivak, Marc Augé, Judith Butler, Homi K. Bhabha, Jean-Loup Amselle, Arjun Appadurai, Peter Sloterdijk, Slavoj Žižek e tanti altri. Meltemi ha investito sulle riviste scientifiche, sul web 2.0, ha incoraggiato reti e connessioni virtuose tra i suoi autori, ha organizzato seminari e convegni, ha stimolato dibattiti, ha sostenuto la ricerca accademica ed extra-accademica, ha investito su giovani autori e autrici. Come azienda, ha mantenuto sempre relazioni schiette e corrette tra direzione e dipendenti, cosa davvero rara soprattutto nel mondo editoriale.

Negli ultimi anni, il peso dei costi, della crisi della saggistica e l’incombenza delle grosse concentrazioni editoriali si sono fatti sentire, e più volte Luisa Capelli aveva lanciato allarmi: un ultimo lo scorso anno, quando autori e lettori furono chiamati con un appello a fare uno sforzo per non lasciare che Meltemi chiudesse. Oggi, però, non sembrano esserci soluzioni e Meltemi chiude. Come amici e sostenitori del suo progetto, prima ancora che come suoi autori, la cosa ci rattrista profondamente. E ci chiediamo come sia possibile che un’impresa culturale (in tutti i sensi) come questa possa scomparire dal panorama dell’editoria. Riteniamo che si debba e si possa ancora far qualcosa per non perdere nel silenzio il suo patrimonio di idee e il suo contributo di grande livello per la cultura italiana. C’è un catalogo di grande qualità e ricchezza che andrebbe salvaguardato, e noi vorremmo che si cominciasse da questo perché il vento della Meltemi possa restare vivo.

Primi firmatari: Enrico Castelli Gattinara, Patrizia Calefato

http://www.firmiamo.it/per-la-meltemi-editrice–non-facciamola-morire-in-silenzio/firma

Andrea Inglese all’Università di Lecce

Lunedì 31 maggio, presso l’Aula Ferrari della Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università del Salento – Edificio Codacci Pisanelli,
inizio ore 9 e 30, si terrà un Seminario sulla poesia contemporanea
con Andrea Inglese, poeta e traduttore, saggista e redattore del blog
letterario Nazione Indiana (www.nazioneindiana.com). A seguire, dalle
ore 18 e 30, presso il Monastero degli Olivetani – Sala Chirico, si
svolgerà un workshop su “Poesia e nuove scritture” curato dall’autore.
Andrea Inglese è considerato uno degli scrittori più interessanti nel
panorama contemporaneo della scrittura di ricerca in Italia (la sua
ultima raccolta di poesie, “La distrazione”, Luca Sossella editore, ha
vinto il Premio Montano 2009; le sue ultime prose sono confluite nel
volume collettivo “Prosa in prosa” edito da Le Lettere, nella collana
Fuoriformato curata da Andrea Cortellessa), ed è anche attivo come
saggista e traduttore.

http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/

http://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%E2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/

http://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%C2%B0-56-editoriale/

http://www.nazioneindiana.com/2007/04/17/postumi-lo-scrittore-dopo-la-sbronza-della-fine-della-storia/

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/04/003439.html#003439

Andrea Inglese all’Università di Lecce

Lunedì 31 maggio, presso l’Aula Ferrari della Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università del Salento – Edificio Codacci Pisanelli,
inizio ore 9 e 30, si terrà un Seminario sulla poesia contemporanea
con Andrea Inglese, poeta e traduttore, saggista e redattore del blog
letterario Nazione Indiana (www.nazioneindiana.com). A seguire, dalle
ore 18 e 30, presso il Monastero degli Olivetani – Sala Chirico, si
svolgerà un workshop su “Poesia e nuove scritture” curato dall’autore.
Andrea Inglese è considerato uno degli scrittori più interessanti nel
panorama contemporaneo della scrittura di ricerca in Italia (la sua
ultima raccolta di poesie, “La distrazione”, Luca Sossella editore, ha
vinto il Premio Montano 2009; le sue ultime prose sono confluite nel
volume collettivo “Prosa in prosa” edito da Le Lettere, nella collana
Fuoriformato curata da Andrea Cortellessa), ed è anche attivo come
saggista e traduttore.

http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/

http://www.nazioneindiana.com/2006/06/16/scrittori-e-scriventi-libri-ragionamento-intorno-all%E2%80%99idea-di-ricerca-letteraria/

http://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%C2%B0-56-editoriale/

http://www.nazioneindiana.com/2007/04/17/postumi-lo-scrittore-dopo-la-sbronza-della-fine-della-storia/

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/04/003439.html#003439

Strand / Stevens

La lezione che Strand terrà alla John Cabot University il primo giugno alle 20 tratterà di “a few poems [di Wallace Stevens] that in different ways address the issue of writing poetry”.

Gli interessati sono pregati di seguire il link qui sotto e scrivere all’email all’inizio: l’evento fa parte di un “programma educativo” e i posti non sono illimitati.

http://www.johncabot.edu/Admissions/Study_Abroad_Summer_Session/Summer_Institute_Creative_Writing/Summer_Institute_Creative_Writing_Events.aspx

Tra le poesie trattate, la prima dovrebbe essere questa:

BLANCHE McCARTHY

Guarda il cielo, tremendo specchio,
e non questo vetro morto che riflette
solo superfici – il braccio flesso,
la spalla reclinata, penetrante l’occhio.

Guarda il cielo, tremendo specchio.
Oh, piegati all’invisibile; e inclina
ai simboli della notte incipiente; e cerca
dei disvelamenti il balenante cocchio.

Guarda il cielo, tremendo specchio.
Guarda come la luna assente attende
in una radura del tuo sé oscuro, e come l’ala
delle stelle, da recessi inimmaginati, il volo spicca.

[transl. Damiano Abeni]

[da Nuovi Argomenti, n. 39, Quinta serie, luglio-settembre 2007]

26 maggio, presentazione di “Senza vergogna”, di Marco Belpoliti

Mercoledì 26 maggio 2010
alle ore 18.00
Libreria Bibli
Via dei Fienaroli, 28 – Roma

Andrea Cortellessa e Valerio Magrelli

presentano il nuovo libro di

Marco Belpoliti

SENZA VERGOGNA
(Guanda)

sarà presente l’autore

_____________

Nell’aprile del 2009 un uomo politico di settantadue anni, l’uomo più ricco del Paese, nonché Presidente del consiglio in carica, si presenta in un ristorante della periferia di Napoli per partecipare ai festeggiamenti dei diciotto anni di una ragazza. La notizia, corredata di foto, sarà riportata su tutti i giornali. Dovrebbe essere “scandalo”, e invece nessuno, o quasi, parla di vergogna. Perché? Che si tratti di un sentimento in via di scomparsa? Ma cos’è esattamente la vergogna, che tipo d’affetto costituisce? Perché differisce dalla colpa e dal pudore? Il libro di Marco Belpoliti parte da questo fatto di cronaca per poi allargarsi e diventare subito un’indagine a tutto campo sulla vergogna stessa nell’attuale società, segnata dalla cultura del narcisismo e dal dominio delle immagini. Scritto come un racconto, questo saggio ci conduce nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Tokyo, nelle camerette degli hikikomori, a Città del Capo in compagnia di J.M. Coetzee, a New York con Andy Warhol, e nella Londra multietnica di Salman Rushdie; ritorna a Nagasaki, ritratta da un fotografo giapponese subito dopo l’esplosione atomica e visitata da Günther Anders, e poi va nella Las Vegas del porno di David Foster Wallace. Due scrittori attraversano le pagine con le loro riflessioni: Primo Levi e Franz Kafka. Senza vergogna è insieme un viaggio nel tempo e una lettura antropologica del contemporaneo, inclusa la più sguaiata attualità, per cercare di spiegare il destino e la funzione di un sentimento che, mentre ci prostra, ci fa essere profondamente umani.

*

Marco Belpoliti, saggista e scrittore, ha pubblicato diversi libri; di recente sono usciti: La prova (Einaudi, 2007), La foto di Moro (Nottetempo, 2008), Diario dell’occhio (Le Lettere, 2008) e La strada di Levi. Da Auschwitz al postcomunismo (con Davide Ferrario e Andrea Cortellessa, Chiarelettere, 2010). Curatore con Elio Grazioli della rivista-collana “Riga” (Marcos y Marcos), insegna all’Università di Bergamo e collabora a “La Stampa ” e a “L’espresso”. Presso Guanda sono usciti: Il tramezzino del dinosauro (2008) e Il corpo del Capo (2009).

*

Ufficio Stampa
via Gherardini, 10
20145 Milano
tel. 02-34597621

Journées Jean-Marie Gleize, Nioques-Outside #1

Journées Jean-Marie Gleize, Nioques-Outside #1

En hommage aux dix années de direction du Centre d’études poétiques par Jean-Marie Gleize et à l’occasion des vingt ans de la revue Nioques, deux journées de lectures, de conférences et de projections de films sont organisées les vendredi 28 et samedi 29 mai 2010 à l’ENS Lyon.

Vendredi 28 mai
à partir de 15h (Salle Festive)

Jean-Marie Gleize
Zancarini Jean-Claude
Wedell Noura
Auclerc Benoît  Bérard Stéphane  Beurard-Valdoye Patrick
Bonnet Vincent
Bret Cyrille
Burty David
Cohen-Cheminet Geneviève
Courtoux Sylvain
de Francesco Alessandro  Gobille Boris
Hanna Christophe  Joseph Manuel
Leibovici Franck
Mainardi Cécile
Petit Elodie
Quintyn  Olivier
Quintane Nathalie
Renault Emmanuel
Weinzaepflen Gilles

Lectures de textes (in absentia):
Giovenale Marco
Zaffarano Michele
Marzaioli Giulio

Samedi 10h-18h
(Salle Festive)

Matin: 10h00-12h00
Séance cinéma
Christoffel David Sans-Titre
Michot Jacques-Henri Sans-Titre
Eric Pellet: Noir-Ecran (34 minutes) et Objet-Lumière (17 min)

Après-midi:
14h-14h30: Philippe Labaune et le Théâtre du Verseau : extrait de Tarnac
14h30-16h00: Séminaire Christophe Hanna, Franck Leibovici, Olivier Quintyn
16h00-17h00: Séance cinéma
Marion Naccache: CONEY ISLAND (LAST SUMMER), 2009 (63 min)
17h00-18h00: Table ronde organisée par Luigi Magno autour du numéro spécial de la revue Faire-Part consacrée à Jean-Marie Gleize.

Comité d’organisation:
Johann Defer
Alessandro de Francesco
Christophe Hanna
Anthony Manicki
Noura Wedell

http://revuenioques.blogspot.com
Nioques-Outside est une association qui se propose d’organiser des lectures et manifestations en lien avec le travail de création et de recherche de la revue Nioques.

Avec le soutien des laboratoires Triangle et Cerphi.

Ecole Normale Supérieure de Lyon
Site René Descartes
15, Parvis René Descartes
69007 Lyon