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A proposito di ékphrasis _ (da una lettera)

car* ***,
la forma dell’ékphrasis è fragile come il vaso che descrivi. è delicatissima e quasi impercorribile, a mio avviso. dico la forma generale, la modalità, e il ‘mood’, anche.

si tratta forse della forma, ancorata com’è al visibile, più pericolosa.
l’eccellenza del pericolo, quasi. perché fa slittare sempre tutto nel dichiarativo, nell’assertivo (nell’asservito al servito, in sostanza, al dato dato, dato dal mondo, dal potere-sguardo che lo apparecchia — sempre).

ecco perché la parola “allineata a destra” a pag. 3 del file Inesplicitazione, che trovi al link http://slowforward.files.wordpress.com/2008/10/inesplicitazione.pdf, è e deve essere barrata, invece. ed ecco perché il modo di scrittura di questo pdf è il modo saggistico. scaleno e irregolare quanto si vuole, ma non creativo.

ecco dunque i motivi dei miei dubbi generali sull’ékphrasis in assoluto, e in prosa o poesia in particolare (dico: nel tipo di ricerca che si fa recentemente; o che facciamo). nei testi che la scelgono, è il ‘quantum’ assertivo che mi blocca nella lettura. ma dunque è tutto. ed è così ”per me”, sia chiaro. parlo senza norme da dare!

[…]

perdona il taglio troppo crudo del riquadro, che però porta avanti inter nos un discorso per appunti e notille che mi fa piacere possiamo continuare.

Sul “verri”

Nel fascicolo del “verri” uscito ora, n. 40 (anno LIV, giugno 2009), è possibile leggere una serie di materiali miei: thy syn sign sigh (inediti del 2007-09), un testo da Curvature, un’annotazione di poetica che lo commenta, e infine degli appunti “da paragrafi su poeti italiani nati negli anni ’60-’70”.

Alle pagine 93-101 della rivista.

padri / madri

da una mail

*

… ieri parlavo a un’amica del post sul blog del manifesto, e lei mi chiedeva a quali riviste il mio pezzo desse risposta (indiretta). io le citavo un periodico specifico, uno in particolare, e lei replicava con un’osservazione giustissima: in quel periodico (ma direi ovunque sia in rete che fuori) non si fa altro che parlare di “maestri” e di “padri” o “fratelli maggiori” a cui divotamente si riallaccia & da cui adultamente si slaccia la scrittura recente (ovviamente non sperimentale) di taluni giovani autori.

sempre maschi. mai “madri”. mai “maestre”. mai “sorelle maggiori”. è un clic linguistico significativo.

blog box(e)

i blog, i box di commento dei blog, essendo solo mera sequenza scritta accoppiata a immediata incontrollata possibilità di replica, e tuttavia mancando della necessaria cortesia che il corpo e la presenza (gli occhi, le mani, il gioco della voce) sempre aggiungono alle parole, finiscono per essere spessissimo la sala giochi dei frustrati, degli aggressivi, degli psicotici, solitamente all’oscuro di ciò che addentano, di ciò a cui tentano di trasmettere il loro piccolo tetano, o rabbia che sia.

tanto sono succosi e sensati (o anche criticabili ma non insensati) i post, tanto sono scomposte e “pisciate sul muro” le risposte.

di questo tipo di rapporti (in)umani ne viviamo e sopportiamo o combattiamo a sufficienza nella vita reale.

può dunque essere logico volerli evitare nella vita virtuale, in rete cioè.

Ipogeo

Più giù del kitsch c’è il pacchiano, sotto il pacchiano c’è il cafone, più giù del cafone c’è il laido criminoso, qualche metro più in basso, infine, a quest’ultimo si aggiunge una qualche beffa sorniona e vile a danno di innocenti o feriti o sventurati. Ancora più in basso, ammesso che abbia ancora senso parlare ancora di geometria euclidea, a tale livello di degrado, c’è

cafonata stellare