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replica _ inesperienza di chi? dove?
Non so se qualcuno in altri thread in giro per la rete ha già fatto cenno alle tesi sull’”inesperienza” e sui “traumatizzati senza trauma” daccapo ancora ripetute da Scurati (cfr., in questo post, l’inizio del video dell’incontro).
Personalmente rinvio a http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/ per brevità, non potendo andare a pescare troppi altri materiali.
N.B.:
A (lauto) pagamento, organizzo visite guidate ai luoghi dei traumi. Su appuntamento. Email e telefono soliti.
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poche osservazioni sulla distribuzione libraria (#01: VENDREVOIR)
non casualmente,
è di questi giorni non la baggianata ma l’iterazione della baggianata secondo cui non si trovano, non sono letti, non si possono comprare, quindi non esistono (in un contesto in cui esistere=vendere=farsi vedere) autori e libri che non siano entrati nella pentola o scatola messaggerie feltrinelli pde mondadori cda et alii.
[al posto del verbevoir di Villa, il vendrevoir della distribuzione grossa]
però. gli incapaci di lettura sono incapaci di osservare come le cose sono cambiate intorno (perché — appunto — non osservano la vitalità/verità di paesi che prima di noi hanno raggiunto e popolato zone dove l’Italia approda appena ora).
da questa incapacità che li blocca (e li disegna), quegli incapaci di lettura prendono spunto non per ridurre gap e lacune proprie, ma per calunniare chi già da anni si trova dove loro non arrivano nemmeno con lo sguardo.
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è buffo
che gli intellettuali prendano feltrinelli a modello di libreria, quando tutti i libri che arrivano lì sono tutti i libri che costoro cercano disperatamente o non disperatamente di farsi arrivare gratis a casa (perché non hanno voglia o tempo o soldi di andare davvero da feltrinelli, e perché pervicacemente si rifiutano di vedere quello che altre librerie vendono).
se è la libreria generalista il modello, perché scrivete agli editori o comunque vi aspettate che vi mandino a casa il filetto fresco? se non è la libreria generalista il modello, perché calunniate gli editori e i librai che non prendono parte alla macelleria?
la risposta a tutto è: la distribuzione grossa sostituisce il criterio.
(come il sistema distributivo retroagisce sull’intera filiera del libro fino alla mano che scrive, così — in avanti — predetermina le scelte di chi parlerà dei libri).
da ciò una proposta immodesta: sostituire alla definizione “critica letteraria” la più concreta label “critica del venduto”.
Giuliano Mesa (1957-2011)
Bologna, 10 agosto: per la Memoria di Ustica
g-
since it is possible to leave google+ without leaving gmail &tc, i preferred to keep my fb account, and i quit some other oppressive or boring “social nothing” (=social duties in being a gallant smart 1 instead of a poor unplugged 0). (i –often– love to be an anonymous 0).
in google+ i foresee the umpteenth example of my messy future. i don’t need more internet. i feel i’m already trapped. (i don’t need ‘another’ gossamer). (am starting being mad at ‘this’ web. seems like a do-it-yourself jail. “we give you the cage walls for free, you do the work & trap yourself & bring yr friends into”)…
Come cancellarsi da Google+
http://www.webnews.it/video/come-cancellarsi-da-google/
[nb: mi sono cancellato, per ora, SOLO da google+]
la mobilitazione di aavaz per internet
agcom / interventi, documenti
installing
e e x x i i t t
Pratiche di détournement nella città-zombie
ricevo e volentieri diffondo:
Pratiche di détournement nella città-zombie
di Drobedj Yuhg [*]
Ci sono città-museo, città che coincidono senza resti, o quasi, con una spazio espositivo integrale. L’Aquila, come Venezia – e forse ancora più di essa – è una di queste. In gran parte museificata, sottratta cioè all’uso comune e alle forme di abitazione originarie, relegata in maniera più o meno estesa in una sorta di spazio di indisponibilità (la cosiddetta “Zona Rossa” che dal 6 aprile 2009, giorno del catastrofico terremoto che ha investito il capoluogo abruzzese e i suoi dintorni, è stata istituita per tenere lontani i cittadini dagli edifici e i quartieri del centro storico più disastrato e pericoloso) L’Aquila è infatti diventata oggi una gigantesca Gesamtkunstwerk (un’Opera d’Arte Totale), come forse non se ne trovano in nessun’altra parte del mondo – men che meno nell’ambito della produzione artistica in senso più o meno canonizzato. Un’Opera d’Arte Totale che, fino a ieri, aspettava solo di essere riconosciuta come tale. Siano dunque encomiati gli anonimi (come chiamarli? non certo artisti!; operatori? visionari? semplici tecnici in grado di servirsi in maniera non usuale di tecnologie più o meno avanzate ma comunque già disponibili?) autori del gesto che ha letteralmente reso visibile quello che era sotto gli occhi di tutti gli (ex)abitanti di questa città, quel Reale angoscioso, come lo avrebbe chiamato Jacques Lacan, che tutti si ostinavano a rimuovere e denegare. Cresciuti con ogni probabilità compulsando i testi dell’internazionale situazionista, ma anche cercando di cogliere i limiti di quanto ancora di “artistico” o “sociologico” c’era nelle pratiche di “deriva urbana” e di “descrizione psicogeografica” di quell’avanguardia, essi – non sappiamo con precisione al momento quanti siano – hanno avuto il merito indiscutibile di rivelare la dimensione per certi versi inedita in cui è entrata L’Aquila, e di conseguenza i suoi stralunati, in senso etimologico, abitanti. Quale dimensione? La si potrebbe definire per brevità in questo modo: Continua a leggere




