Leoncavallo: “a cinque mesi dallo sgombero”

Leonka, da fb

A CINQUE MESI DALLO SGOMBERO

Siamo rientrat@ in via Watteau per mettere in salvo l’archivio storico che, a causa dell’abbandono dell’area e dell’incuria, rischia di deteriorarsi. Sarà, temporaneamente, ospitato dall’Archivio del Lavoro della CGIL, che ringraziamo per il supporto.

L’area di via Watteau è passata in cinque mesi da spazio vivo, culturale e politico ad area militare e quindi al vuoto. Videocamere e sensori “proteggono” il perimetro, ma all’interno avanzano degrado e silenzio.

La proprietà ha abbandonato l’area. Non è stato fatto alcun lavoro. Alcuna pulizia. Nulla, nemmeno un sacchetto della spazzatura è stato spostato.

Da cinque mesi vige la logica del vuoto, dell’incuria, del deserto.

Di questo dovrebbe rispondere il governo che ha voluto sgomberare il Leoncavallo.

Di questo dovrebbe dire qualcosa la proprietà che invece resta in silenzio anche davanti alle parole del Sindaco di Milano sul futuro dell’area.

Su questo la stessa cittadinanza che si indigna istericamente in nome del decoro dovrebbe e potrebbe dire qualcosa, perché la responsabilità sociale e civile di un’area è un tema che non può essere sepolto sotto la logica dell’interesse del privato.

Sono passati cinque mesi dal 21 agosto, dallo sgombero del Leoncavallo, e sul futuro di via Watteau 7 non c’è idea se non la nostra e quella della città, ovvero che “via Watteau è il Leoncavallo”.

A cinque mesi dallo sgombero si chiude per noi anche la partita di via San Dionigi.

Ciò che resta, invece, è la volontà del Leoncavallo di non rimanere senza casa e di trovare una soluzione permanente e sicura che permetta di riprendere i lavori di creazione di uno spazio pubblico autogestito, ricco di cultura e alternative: uno spazio che possa anche essere stampella tramite mutuo soccorso e solidarietà attiva.

Per noi e per la città che abbiamo visto in piazza il 6 settembre è in via Watteau.