Archivi categoria: asemic

la camera verde a parigi: 16 novembre

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qui il pdf della locandina

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scribd | differxhost (2009-2013)

SCRIBD differx_host_ed
01__John Martone_ A Deciphering_ 2009
02__Biagio Cepollaro_ Disassembled polyptych_ 2009
03__Luca Zanini_ Frammento_ 2009
04__D.-B.Chirot_ Killer Chrome_ 2009
05__Jim Leftwich-A.Topel_ Concept_ 2009/2010
06__G.Evason__Six drawings, four paintings_2009/2010
07__Jim .Leftwich__9 texts from Six Months Aint No Sentence_2011
08__Rosaire Appel__The metabolism of rugs_2009-11
09__Peter Ganick__} Erlebnis_ 2011
10__Jim Leftwich_ Six Months Aint No Sentence (Book 3)_ 2011
11__J.Bennett – M.Stolte__2waycollabS__2011-12
12__J.Bennett – M.Stolte – C.Mehrl Bennett__3waycollabS__2011-12
13__Bill DiMichele__Dark Matter__2011
14__Sarah Edwards_ Harmon-ies(Brokehn)Cracked_ 2012
15__Peter Ganick_ CCI00000_ 2012
16__Tim Gaze_ poetry or pictures_ 2013
17__E. Samigulina – Y. Ilyushchanka_ male-female project_ 2013

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a kick in the eye

kickintheeye

Authored by Tim Gaze, Rosaire Appel, Tony Burhouse, Marco Giovenale, Gareth A Hopkins, Satu Kaikkonen, Gary J Shipley, Christopher Skinner, Lin Tarczynski, Sergio Uzal, Nico Vassilakis, Orchid Tierney.

This is unlike a typical graphic novel or illustrated book, which relies on recognisable pictures and legible text. A Kick In The Eye is a multiple-authored graphic novel containing only abstract images and illegible asemic writing.

https://www.createspace.com/4480172

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jim leftwich e la “pansemic playhouse”

In questi anni recenti, oltre a lavorare in numerosi ambiti verbovisivi, e ovviamente nelle aree della poesia concreta e visiva, del glitch, della fotografia, del collage e della mail-art, Jim Leftwich ha ospitato materiali altrui, organizzando veri e propri archivi in rete, tutti o quasi tutti legati ai molti blog a cui collabora, ma soprattutto alle sue pagine http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/ e http://textimagepoem.blogspot.com e ai vari festival e iniziative (collab fests, o marginal arts festivals) di arte e di scritture sperimentali ai quali ha preso parte, a Roanoke (Virginia), la città in cui vive.

L’accumulo di materiali, altrui e propri, che questi anni di lavoro (e i precedenti) hanno portato è impressionante. Molti – degli anni 2005-07 – sono archiviati in un’apposita pagina allestita grazie a John M. Bennett dalla Ohio State University: http://library.osu.edu/finding-aids/rarebooks/TextImagePoemArchive.php.

Molti altri, specificamente di Leftwich, sono spread all over the world, diffusi ovunque nel mondo sia in forma cartacea (spedizioni, invii) sia in blog e siti i più diversi. Anche una superficiale ricognizione su google testimonierà della straordinaria diffusione di opere di Leftwich, o di sue collaborazioni (collab works).

Da circa due anni, da luglio 2011 ad oggi, anche con periodi in cui l’attività di postaggio è quantitativamente minore, Jim Leftwich sta inoltre pubblicando sul suo già ricchissimo e generoso spazio flickr una serie intitolata Pansemic Playhouse. Si può prendere visione dei vari “set” che la compongono a partire dalla pagina citata sopra:

http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/sets/?&page=1

Una playhouse è una casa giocattolo, una casa dei giochi. Nel progetto e idea di una simile casa “pansemantica” molti elementi assai felicemente e positivamente convergono. Per ragionarne, direi di tenere presente sullo sfondo, come elemento differenziale, l’orizzonte della “asemic writing”, ossia della scrittura asemantica. Leftwich, per altro, è stato uno dei primi statunitensi a occuparsi di asemic writing in maniera sistematica, a partire dagli ultimi anni del Novecento (in colloquio con John Byrum e Tim Gaze).

In Pansemic Playhouse, al contrario che nella scrittura asemantica, e – davvero – in rapporto differenziale netto con questa, Leftwich espone/sovraespone, accumula e moltiplica immagini e materiali anche casualissimi (classico e ritornante è lo scatto assolutamente random da cellulare) in cui tutto è semantico, tutto acquista un rilievo di senso, in qualche modo. E, questo, non volontaristicamente, ma come una sorta di emersione (data per oggettiva anche se conscia del fatto che oggettiva non sarà mai) dell’evidenza di senso di ogni nostra percezione. (Insisto: a specchio e differenza dei percorsi asemantici di alcuni segni grafici).

Leftwich è perfettamente cosciente del ‘brutto’ e del ‘non riuscito’ in alcuni scatti e immagini, ma quel che a lui interessa è il versante ‘costruttivo’ dello sguardo stesso di chi apre immagini e sequenze. Al centro del meticoloso progetto di una casa/catasta pansemantica sta insomma un’idea legata all’affioramento non casuale ma quasi cronometrico, prevedibile, inevitabile, di un costante microrilievo di senso, una traccia aggiunta possibile, che sta dunque proprio al fondo di ogni – veramente ogni – cosa ed esperienza). (Tutto ciò ha in parte anche interessanti – pur se non inediti – risvolti etici).

Il progetto di flusso visivo che conserva numerose versioni di uno stesso frame è in fondo analogo al sistema di varianti moltiplicate (e variazioni non necessariamente infinitesimali) apprezzabile nel vasto progetto testuale – e visivo – di Six Months Ain’t No Sentence, per adesso diviso in 50 libri gratuitamente scaricabili dall’indirizzo differxhost seguente: https://app.box.com/s/l76xlrg78e5s8evbi4c4. Altro tassello del colossale lavoro di sperimentazione di Leftwich.

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alcuni link aggiornati:
http://jimleftwichtextimagepoem.blogspot.it/2013/09/pansemic-playhouse-1-600-jim-leftwich.html

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