La nuova prosa ‘versus’ il Sempreuguale. (Note su G. Bortolotti: “Tecniche di basso livello”)
da Punto critico:
(testi: Poesia Totale / In Voce, 19 dic. 2010, autori: FABIO TETI)
Giulio Marzaioli
Del malintendere è il titolo provvisorio che Fabio Teti assegna alla raccolta (la prima organica e, ad oggi, inedita) dei suoi testi e, per chi avesse avuto occasione di conoscere l’autore, già viene offerta una provocazione. Fabio Teti, infatti, è assiduo frequentatore delle letture altrui e ascoltatore tanto attento da assumere una pro-tensione all’ascolto tale da rimanere impressa. In primo luogo, quindi, Teti è autore che sicuramente ben-intende la scrittura che lo circonda e, iniziando a percorrere la sua scrittura, risulta evidente come Teti abbia sì un bagaglio di letture strutturato e di forte tenuta per quanto attiene sia la tradizione che l’avanguardia italiana e straniera, ma altrettanto si palesa un’attenzione nei confronti delle esperienze della letteratura contemporanea tale da restituire, nel proprio dettato, una padronanza assolutamente consapevole:
essendo poi lo stesso non sapere che sostanzia
i materiali e scarsi nessi della frase, – fase dove l’anno
non è quello e lui spalanca scatola in cui tiene
plastica ocra dei soldati, trovata
vuota, trovate anzi alcune
parti di neviera
lacune acacie poi la zucca
cava marcia coi barbieri
che in latino gli stenagliano
via i denti –
il solo fosforo vicino è alle lancette,
quando si sveglia. continua la torsione della faglia.
continua questa guerra
d’ipotetica frizione con la guerra Continua a leggere
Segnalo l’articolo Verso il capitalismo linguistico. Quando le parole valgono oro, di Frédéric Kaplan, tradotto da Valerio Cuccaroni per “Le Monde diplomatique/ il manifesto”.
E, in particolare ne prelevo un passo:
“Quando Google prolunga una frase che avete cominciato a digitare nella barra della ricerca, non si limita a farvi guadagnare tempo: vi riconduce nel dominio della lingua che esso sfrutta, vi invita a intraprendere il cammino statistico tracciato dagli altri internauti. Le tecnologie del capitalismo linguistico spingono dunque alla regolarizzazione della lingua. E più noi ci rivolgeremo alle protesi linguistiche, lasciando che gli algoritmi correggano e prolunghino i nostri intenti, più questa regolarizzazione sarà efficace. / Nessuna teoria del complotto: l’azienda non intende modificare la lingua di proposito. La regolarizzazione qui evocata è semplicemente un effetto della logica del suo modello commerciale”.
E annoto:
Quando in letteratura si parla, dunque, di googlism e scrittura di ricerca, e di costruzione dell’inatteso, di rifiuto di farsi imporre regole pre-scritte da un certo tipo di retorica, e di passaggio oltre il paradigma, per esempio qui (in tutto il thread) oppure QUI [*], si parla anche o precisamente di strategie o di naturali — non “forzati” — stati di fatto (della scrittura) che, fra altre cose, prevedono precisamente una situazione di attraversamento e superamento della condizione sopra descritta. Attraversamento e superamento che sono per altro la costante o la (a)normale condizione della scrittura di ricerca in quanto tale, direi sempre. (Ovviamente anche extra-googlism).
[*] cito estesamente:
Quello che ho tentato di fare, tuttavia, sia con Cambio di paradigma che attraverso altre pagine negli anni pubblicate su Slowforward e altrove, e con l’imprecisione e l’imperfezione che riconosco (e che forse sono inevitabili, in primis per limiti miei; ma forse anche per l’impalpabilità di alcuni dati testuali), è stata un’operazione diversa. Ho voluto – intendo – spostare l’osservazione: staccandola dalla presa d’atto del nostro assenso all’opera o oggetto in campo, e dirigendola invece sul riverbero che su questa nostra presa d’atto veniva dal sottrarsi dell’oggetto medesimo ai nostri assensi precodificati, orientati (e non casualmente orientati).
Non sto quindi “più” parlando (anche se spesso e volentieri parlerò) di espressionismo contro lirica, o di spersonalizzazione contro soggettività, o della Bosse contro Cartier-Bresson (=Van Gogh, Trakl), eccetera. Tanto gli espressionisti quanto i lirici quanto i manovratori di pronomi terzi (me incluso) – quando “affermano” preorientando una tavola anche complessa di effetti dell’affermazione sul lettore – sono nel paradigma. Tutti gli altri, i dispersi in un territorio che mi permetto di indicare come esplorabile (senza averne già disegnato una mappa, o avendone solo abbozzi) invece no.
Che questi ultimi siano “dopo il paradigma” lo ipotizzo e al momento mi sembra proprio di poterlo sostenere. Che siano in una diversa declinazione del medesimo ambito o paradigma è cosa di cui invece dubito. (In entrambi i casi non ho certezze da vendere, ma ipotesi che vado sondando e che, alla lettura di alcuni autori spesso da me nominati, mi paiono avvalorate). (Ma: insisto: avvalorate nella e dalla lettura dei medesimi).
ritrovati due link che avevo smarrito:
Il dialogo con Stefano Guglielmin:
S.G., Recensione a Prosa in prosa (15 sett. 2010):
http://golfedombre.blogspot.com/2010/09/prosa-in-prosa.html
M.G., Su una recensione a Prosa in prosa (26 ott. 2010):
http://slowforward.wordpress.com/2010/10/26/su-una-recensione-a-prosa-in-prosa/
S.G., Una risposta a Marco Giovenale / una parola sul “fondamento” (26 ott. 2010):
http://golfedombre.blogspot.com/2010/10/una-risposta-marco-giovenale-una-parola.html
M.G., Nuove note su “Prosa in prosa” / in forma di lettera a Stefano Guglielmin (3 nov. 2010):
http://slowforward.wordpress.com/2010/11/03/nuove-note-su-prosa-in-prosa-in-forma-di-lettera-a-stefano-guglielmin/
S.G., A Marco Giovenale / una parola sul “finito” e sulla Neoavanguardia (4 nov. 2010):
http://golfedombre.blogspot.com/2010/11/marco-giovenale-una-parola-sul-finito-e.html
M.G., Cotton, Tarkos : rapido appunto (ancora dialogando con Stefano) (5 nov. 2010):
http://slowforward.wordpress.com/2010/11/05/cotton-tarkos/
S.G., A M. G. / una parola sulle “cose” e sul “mondo” (7 nov. 2010):
http://golfedombre.blogspot.com/2010/11/m-g-una-parola-sulle-cose-e-sul-mondo.html
M.G., Un altro momento del dialogo con Stefano (7 nov. 2010):
http://slowforward.wordpress.com/2010/11/07/un-altro-momento-del-dialogo-con-stefano/
PROSA IN PROSA
(Le Lettere, collana fuoriformato)
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Introduzione di Paolo Giovannetti Andrea Inglese – Gherado Bortolotti – Alessandro Broggi Questo libro a sei voci vuole fare il punto su una forma di scrittura da qualche tempo molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa. Dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità, ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa; e scoprire uno spazio diverso. La scrittura in prosa interagisce coi generi del discorso non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. Ogni tentazione di bello scrivere – di prosa d’arte – è rifiutata: la prosa in prosa riparte dal discorso comune, dalla lingua logorata della quotidianità. I sei autori sono tutti nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta; e si sono messi in luce da tempo come alcuni fra i più acuti autori e teorici, nel nostro paese, nell’aria della scrittura di ricerca. Dal blog “Nazione Indiana” 27.12.2009 |
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Dalla rassegna stampa. La Voce di Romagna 14.12.09 Dalla rassegna stampa. Poesia 01.02.10 Dalla rassegna stampa. L’immaginazione 02.02.10 Dalla rassegna stampa. PordenoneLegge.it 11.04.10 Dalla rassegna stampa. L’Immaginazione 04.04.10 Dalla rassegna stampa. La Voce di Romagna 26.09.11 |