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notilla interrotta (interrata)

Non so come si possa parlare di lirica o non lirica, o di poesia in prosa, o di qualità poetica della prosa, se si sta leggendo Tao Lin, o Jeff Derksen, K. S. Mohammad, …

Vorrei che un lettore prendesse Christophe Fiat (per esempio Une aventure de Batman à Gotham City) e mi dicesse dove sta non la lirica ma la “questione” della lirica, o altro ancora.

Non riesco a capire come fa a venire in mente la poesia in prosa, o un qualche discorso di metrica, o anche di narrazione o linearità e perfino di “frammentismo”, a uno che legge Espitallier.

Forse però si legge altro, in giro. Del resto…

“alfabeta2”, n.4

«alfabeta2» numero 04

da OGGI, 16 novembre, in edicola e in libreria


«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?». Slavoj Žižek, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia. Il fenomeno Berlusconi, la lobby vaticana, le scuole rase al suolo e l’università fra i temi trattati, con interventi di Pier Aldo Rovatti, Franco Buffoni, Alexander Stille, Enrico Donaggio e altri.

Il sogno americano esiste ancora? Furio Colombo, Chu Zhaogen, Danilo Zolo, Luigi Ballerini discutono da diverse angolazioni la Scomparsa dell’America. Questione complicata, quantomai spinosa questa, che analizza l’attuale responsabilità internazionale degli Stati Uniti, le sue politiche interne e la ormai vecchia convinzione che la priorità data alle relazioni con gli Stati Uniti sia ancora assoluta.

Ghada Karmi (palestinese) e Ilan Pappé (israeliano)si confrontano per la soluzione dello Stato unico.

L’intero numero è illustrato da Gianfranco Baruchello con un’intervista curata da  Beppe Sebaste.

«alfabeta2» è disponibile anche in versione digitale nei tre formati ePub, mobipocket/kindle e Pdf. I numeri del mensile formato e-book resteranno disponibili per l’acquisto anche dopo l’uscita dei nuovi numeri, per dare l’opportunità di acquistare numeri persi o non più presenti in edicola.

1.0 / 2.0 / …

Alcuni materiali recenti e thread in rete mi hanno convinto che niente come il meccanismo post/commento (o, per chi le frequenta, le chat o discussioni fuori o dentro facebook) sollecita eccita incita una radicale insoddisfazione del desiderio (di dialettica, dialogo, comprensione di una questione — quale che sia).

Eccitare il desiderio è 1.0, eccitare l’insoddisfazione del medesimo è 2.0.

Ed è il volano del loop, dell’interminabile hula-loop forse neohegeliano in cui si cade. Non so come se ne esca, se non con un’opzione zero-punto-zero che consiste nell’assentarsi — in parte o in tutto e salutariamente o spesso — dai nodi della tela o da alcuni di essi.

(poscritto:
l’eccitazione dell’insoddisfazione è l’anima del mercato)

 

 

 

sul “Tiresia”


Il mio intervento sul Tiresia di Giuliano Mesa, registrato da Andrea Semerano il 21 maggio 2008, è quasi integralmente presente — insieme ai contributi di Baldacci, Forlani, Fusco, Inglese, Raos e Torregiani — in Tiresia, studio e registrazione di un’opera: libro+dvd a cura di Andrea Semerano.

Nel discorso che organizzai al tempo, vari riferimenti al Tiresia classico, ma poi particolarmente a Eliot e Woolf.

Il saggio che ne deriva, uscito sul n.5 di “Per una critica futura”
(cfr. http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/critica.htm),
è disponibile anche a questo link:

http://slowforward.files.wordpress.com/2010/11/estratto_saggio_sutiresia.pdf


Un altro momento del dialogo con Stefano

caro Stefano,
quello che scrivi (e che riporti, e che mi è caro) nel testo che leggo ora, vale in pieno, e felicemente, per la fotografia, in generale; e pure e parallelamente vale, con certezza, per quella scrittura, per quella modalità e area/aria di testualità (ancora inscritta nel paradigma attivo fino a fine Novecento) che con grande approssimazione ho voluto definire “assertiva”. Puntando io, con l’agg. “assertivo”, ad un riferimento (temo tutt’ora da parte mia troppo vago) al contratto o accordo reciproco tra autore e lettore circa una condivisa “percezione della retorica in campo” (e delle richieste o echi di richieste e attese che testo e lettore si scambiano: entrambi soggetti, entrambi attori, non passivi).

Aggiungo che – “addirittura” – ciò (tutto ciò), tutto quanto detto, per voce di Heidegger come degli autori che implicitamente sappiamo entrambi di star suggerendo, vale anche per quella scrittura che – dopo quello che continuo a pensare un tramonto di paradigma – entra di fatto e si installa proficuamente nell’area sdefinita e cangiante di ciò che ancora noi stiamo facendo [e credo continueremo ancora a lungo a fare] funzionare come “oggetto estetico”.

[ Estetico, dico, in accezione garroniana (che poi è forse propriamente kantiana; se mai Kant avesse usato la parola!). Ossia nell’accezione che svincola l’estetica dal “bello” e la coopta nel “sensato”, semmai: dunque negando che l’estetica sia un “ambito”, un settore (magari con sue regole); e anzi ampliando l’estetico fino Continua a leggere