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Due recensioni a libri di Carlo Bordini

 

Segnalo la recensione di Francesco Ignazio Pontorno a Sasso (Scheiwiller, 2008), recente libro di poesie di Carlo Bordini. Uscita su “L’Indice” a febbraio, è leggibile in formato pdf qui.

Mentre una nota dedicata da Giuseppe Crimi al libro “di poesia e di viaggi” di Carlo, Non è un gioco (Sossella, 2008), è uscita il 27 febbraio su “L’Unità” e si può scaricare sempre in pdf qui.

 

fon(d)azione

Fausto Bertinotti dice molte cose dal suo studio nella Fondazione Camera dei Deputati:

http://www.unita.it/news/80521/bertinotti_in_italia_la_sinistra_non_esiste_pi_tutto_cambi#

Cose interessanti e cose in parte giuste. Ma forse la fonazione cozza con la fondazione, come ognun sa, e di conseguenza io personalmente resto sordo. Persuaso di non essere il solo, poi.

7 .it poets : see here

“Seven Contemporary Italian Poets” was mentioned in a blog maintained by the editors of New European Poets:

http://neweuropeanpoets.blogspot.com/2009/02/italian-poetry-as-it-lurks-on-internet.html

…Linh Dinh presents Seven Contemporary Italian Poets (very recent feature from January 2009). In addition to poems in translation, the profile also includes an interview with poet Gherardo Bortolotti that I thought was worth reading. It touches on how American culture influences Italian writing (he also mentions American writers who are held in high regard there) and on current literary movements in Italy (appropriately, the American movement of Flarf/sought poetry has made its way over there via the internet… thanks, K. Silem Mohammad)…

Friedrich Nietzsche, da “Schopenhauer come educatore”

[grazie a Luca per questi brani]

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“Vi è in primo luogo ‘l’egoismo degli affaristi’, che ha bisogno dell’ausilio della cultura e per gratitudine la aiuta a sua volta, ma nel far ciò vorrebbe, in pari tempo, prescrivere il fine e la misura. Da questa parte deriva quella proposizione sofistica, molto in voga, che dice pressappoco cosí: quanta piú conoscenza e istruzione possibili, perciò quanto piú bisogno possibile, perciò quanta piú produzione possibile, perciò quanto piú guadagno e felicità possibili; cosí suona questa formula seducente. Dai suoi partigiani l’educazione sarebbe definita come l’esatta cognizione per cui si diventa completamente attuali, nei bisogni e nella loro soddisfazione, per cui però, in pari tempo, si dispone, nel modo migliore, di tutti i mezzi e le vie per guadagnare il piú facilmente possibile del denaro. Formare il maggior numero possibile di uomini correnti – a quel modo per cui si dice corrente di una moneta – questo dunque sarebbe il fine; e un popolo, secondo questa concezione, sarà tanto piú felice quanti piú uomini correnti del genere possederà. […] Qui si odia ogni educazione che renda isolati, che ponga dei fini al di là del denaro e del guadagno: che consumi molto tempo; infatti ogni tipo piú severo di cultura è vituperato come ‘egoismo raffinato’, come ‘immorale epicureismo culturale’. Secondo la moralità che qui è valida, si apprezza per l’appunto il contrario e cioè: una istruzione rapida per diventare presto un essere che guadagna denaro e una istruzione approfondita tanto quanto basta per diventare un essere che guadagna moltissimo denaro. All’uomo è concessa la cultura soltanto nella misura in cui essa è nell’interesse del guadagno generale e del commercio mondiale, ma altrettanto si esige da lui.”

“Vi è in secondo luogo ‘l’egoismo dello Stato’, il quale pure desidera che la cultura sia il piú possibile diffusa e generalizzata e ha in mano gli strumenti piú efficaci per soddisfare i suoi desideri. Ovunque oggi si parla di ‘Stato di cultura’, si vede che gli è posto il compito di liberare le forze spirituali di una generazione nella misura in cui esse cosí possano servire e giovare alle istituzioni esistenti: ma anche soltanto in questa misura; come un ruscello nel bosco viene in parte deviato con argini e su armature perché, con la sua forza diminuita, faccia girare la macina: mentre la sua forza intera sarebbe piú pericolosa che utile alla macina. Quel liberare è al tempo stesso, e ancor piú, un mettere-in-catene.”

“Accade cioè che lo Stato, in generale, ha paura della filosofia e, se cosí stanno le cose, cercherà appunto di attrarre a sè il maggior numero possibile di filosofi, che gli diano l’apparenza di avere dalla sua la filosofia; giacché cosí ha dalla sua uomini che ne portano il nome e tuttavia non sono granché temibili. Se però dovesse presentarsi un uomo che realmente facesse capire di voler affrontare tutto, anche lo Stato, con il coltello della verità, lo Stato, dato che innanzitutto afferma la propria esistenza, avrebbe ragione di escludere da se stesso un tale uomo e di trattarlo come suo nemico: proprio come esclude e tratta come nemica una religione che si ponga al di sopra dello Stato e voglia esserne il giudice. Se qualcuno, quindi, tollera di essere filosofo per grazia dello Stato, deve anche tollerare di essere considerato come colui che ha rinunciato a inseguire la verità in tutti gli angoli piú riposti.”

alcuni elementi di descrizione

ricevo molti inviti a reading di persone che stimo e per libri che posso non amare ma che sinceramene rispetto.

vorrei sottolineare in ogni caso che da diverso tempo la gran parte dei miei interessi è decisamente laterale e ‘decentrata’ rispetto a moltissima parte della produzione testuale italiana.

per un’idea di quel che sto dicendo si possono visitare le diverse pagine web che curo o a cui collaboro.

il mio interesse, voglio dire, si concentra sulla scrittura di ricerca, la poesia visiva, le installazioni verbali o le interazioni tra testo ‘freddo’ e arte.

non sono interessato al mainstream confessionale, lirico, neoralistico, o altro. specie se italiano.

non sto in nessun modo tentando di “convincere” qualcuno a leggere o interessarsi di visual poetry, asemic writing, conceptual poetry o googlism. do solo alcuni parametri e margini di definizione di ciò che ‘a me’ personalmente interessa. (dando per implicito e comprensibile che non mi ritrovo, quindi, nel mainstream suddetto).