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“Parola ai Poeti”: intervista in Poesia2punto0

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Come ho potuto senza troppa ironia suggerire in occasione di un’altra inchiesta (promossa da Nazione indiana), a me sembra che numero e forse anche qualità delle scritture di poesia in Italia siano in condizioni quanto meno floride. Moltissimi autori, moltissimi, scrivono e anche pubblicano. Sono una quantità eccezionale, o normale in un contesto dominato dalla grande distribuzione di mainstream o nelle tante situazioni e strade fuori circuito, indipendenti, on line, eccetera.La qualità si adegua a questo, come al momento storico. Statisticamente, è comunque impensabile che in tale situazione non ci siano standard, scarti dalla media, picchi di qualità e abbassamenti deplorevoli, eccetera, se appunto il numero degli scriventi è altissimo. Direi che è un fatto matematico, elementarmente statistico.
 
Questo implica anche, dedurrei, una certa prudenza nel giudizio. Proprio la quantità impressionante di scriventi, e anche di scriventi non pubblicati nella classica forma-libro, o non pubblicati affatto se non in piccole strutture, rende complesso il giudizio critico, tutto da articolare, tutto da pensare e ripensare.
Va anche detto che internet ha cambiato in parte lo stesso gesto del giudicare, per certi aspetti, lo ha reso magari più problematico, ha creato comunità che ___  [ continua a leggere qui ]


inesperienza di chi? dove?


Non so se qualcuno in altri thread in giro per la rete ha già fatto cenno alle tesi sull'”inesperienza” e sui “traumatizzati senza trauma” daccapo ancora ripetute da Scurati (cfr., in questo post, l’inizio del video dell’incontro).

Personalmente linko http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/ per brevità, non potendo andare a pescare troppi altri materiali.

N.B.:
A (lauto) pagamento, organizzo visite guidate ai luoghi dei traumi. Su appuntamento. Email e telefono soliti.


replica: “wall, 2010”

aprile :
intervista sull'”Ulisse”, da cui è tratto questo segmento:

Sono particolarmente interessato ai caratteri installativi dei testi verbali, che sarei tentato di definire in molti casi postverbali. Macchine elencative interminabili, blocchi verticali di textus che esce proprio quantitativamente dal campo della tessitura, del rinvio sonoro, lineare, performabile, per entrare semmai in quello della scultura, del volume-massa, dell’oggettualità piena, fissa. (Words to be looked at, recita significativamente il titolo del saggio di Liz Kotz dedicato non a caso a «Language in 1960s Art», MIT Press, 2007).

Se penso a Il dramma della vita, di Valère Novarina (la cui conclusione esce in italiano su Nazione indiana, tradotta da Andrea Raos), o ai monoliti che punteggiano le uscite di http://hotelstendhal.blogsome.com, o ai flowchart ritoccati di Brunt, di Emilio Villa, o ancora alle opere in rete di Jim Leftwich, Jukka-Pekka Kervinen, Peter Ganick, non mi torna affatto come eco distante un’idea di scrittura di scena che (si) fa muro: muro-scena, opera verbovisiva in sostanza. (Che perda o meno il suo carattere alfabetico cellulare, costituitivo). È una delle vie di comunicazione verso la visual poetry, anche.

*

giugno :
recentissimo testo di Peter Ganick, nella cui pagina di presentazione su Lulu.com si parla precisamente di “wall of text”:

What is a text? After John Coltrane’s “wall of sound”, we have here a “wall of text”. What does making sense entail? Is it in the words themselves and/or the sequence of words? In “An Archeology of Theory”, Peter Ganick suggests both and neither in true spatial reference. Energy is space is a version here-to-be-read.

cfr.
http://slowforward.wordpress.com/2010/06/28/wall-of-text-stele-di-testo/