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un film su pino pascali, dal 22 novembre

PINO

regia di Walter Fasano. Italia, 2020, 60′, sott. it.

Una riflessione sull’artista Pino Pascali, scomparso nel 1968 e al quale oggi è dedicato un museo nella sua terra d’origine in Puglia.

a#TFF38 – Torino Film Festival

L’acquisto del biglietto è già disponibile, la visione sarà consentita a partire dalle h. 14:00 di domenica 22 novembre. Tutte le informazioni sull’acquisto e le modalità di visione sono su: https://www.mymovies.it/ondemand/38tff/movie/tff-pino/

la scomparsa di piero simondo

Testo di Sandro Ricaldone:

PIERO SIMONDO, il giovane uomo ritratto in questa foto del luglio 1957 (scattata da Ralph Rumney) a Cosio d’Arroscia, dove ospitava nella sua casa natale la riunione di artisti da cui nacque l’Internazionale situazionista, è scomparso questa notte a Torino, all’età di 92 anni.
Artista e animatore culturale infaticabile, prima dell’I.S. aveva fatto parte con Asger Jorn e Pinot Gallizio, con Elena Verrone (che sarebbe divenuta sua moglie) e Walter Olmo, del Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista e attraversato da protagonista l’avventura del Laboratorio sperimentale di Alba.
Dopo la rottura con Guy Debord, aveva fondato il C.I.R.A., un gruppo cooperativo partecipato da operai FIAT ma anche da figure di spicco della cultura torinese come il professor Francesco De Bartolomeis, che più tardi lo chiamerà all’Università, ad organizzare i Laboratori artistici della Facoltà di Magistero, non a caso definiti, anch’essi, “sperimentali”. Qui, negli anni ’90, nella sua veste di docente di Metodologia e Didattica degli Audiovisivi, si era impegnato sul fronte della produzione di contenuti digitali, stimolando i suoi allievi a creare startup in quest’ambito.
Autore di molteplici pubblicazioni, fra cui “Il colore dei colori” (La Nuova Italia, 1990) e “Guarda chi c’era, guarda chi c’è. L’infondata fondazione dell’Internazionale situazionista” (Ocra Press, 2004), ha proseguito sino allo scorso decennio la sua attività pittorica, avanzata per fasi diverse, dagli straordinari “Monotipi” degli anni ’50 alle grandi “Topologie” del periodo successivo ai “Quadri Manifesto” realizzati negli anni ’70; procedendo poi con i cicli, più recenti, delle “Ipocraquelures”, degli “Ipofiltraggi” e dei “Nitroraschiati”, in un lavoro costantemente orientato alla ricerca di esiti in qualche modo affrancati dall’intenzionalità dell’autore, in traccia di quell'”immagine imprevista”, che dà il titolo al volume che accompagnava l’antologica allestita a Finalborgo nel 2011.
Una ricerca indipendente, fuori dagli schemi invalsi nelle correnti più note della contemporaneità, ma di grande rigore e respiro, sempre aliena da qualsiasi compromesso.

dovendo pensare a un esempio di installazione testuale estrema: marcel broodthaers

<<Uno dei suoi primi lavori, Pense-bête del 1963, consisteva nell’esposizione di 50 copie di un suo libro di poesie in un blocco di gesso, dichiarando il risultato un’opera scultorea. Un sovvertimento delle forme artistiche, il quale obiettivo era quello di tramutare il libro da oggetto di lettura a oggetto visivo e contemplativo, mentre il lettore prendeva le parti di “spettatore” dell’opera d’arte>>

https://iperarte.net/artistiparola/marcel-broodthaers/

“humanizer” print, from brian dettmer

Humanizer, 2020, hand-cut and perforated laser print on archival paper, 7.5” x 7.5” (12” x 12” framed), Edition of 220
It’s time to replace all the men in your old books with a Humanizer print

This is a new project available for humans in 2020 – an edition of 220 hand cut and perforated prints

Each print contains 900 1/4” “human” tabs to replace the “men” in your old books

All humans are connected and human contact is essential

The Humanizer print is an edition of 220 hand-cut and perforated prints that address the need to update the gender bias found in many of our printed books. The word “human” is printed and perforated in a grid to create 900 ¼” tabs. These tabs can be pulled off and glued into an old book to replace references to “man” or “men” with “human”. The Humanizer print works as a conceptual suggestion or concrete poem, but also as a functional object that could actually be used as suggested. The edition of 220 prints allows for a more inclusive perspective in our historic documents while also addressing concerns about the art market and our current economy. The accessibility of these prints flattens the hierarchy of art collecting, allowing more people the opportunity to acquire art and satisfy our human need to be conceptually and physically connected.

Brian Dettmer

www.briandettmer.com

Instagram- @briandettmerstudio