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testo della bandella di “1,6,7”, di Giuliano Mesa (La camera verde, 2007)

l’architettura di 1, 6, 7 è – in qualche modo – a ponti aggettanti : un primo testo si proietta sulla sequenza di sei, il cui settimo brano è anche l’intera serie conclusiva (di sette poesie). questo, per due volte. il libro vive tanto della propria struttura matematica (ogni numero dona e riceve necessità dal/al seguente-successivo) quanto della sua proiezione in necessità sonora, che è pienamente semantica. gli attriti sillabici sono senso.

la vicenda testuale sembra non organizzare racconto. non è così. è proprio da una noce/chiusura narrante – indice e vettore poi di mito – che tutto prende avvio: da Celan, Phlebas-Tiresia fatto muto dall’acqua, in acqua scomparso, andato, in cammino. il suo fluttuare cieco – necroglossia, luce – è il testo.

le sette e poi sette onde sequenziali del testo di Mesa portano la voce dell’indovino – la sua totale chiarezza di sguardo – a insistere su forma e nome del dolore, sul segno inflitto alla materia. riaffiorante,  gettato, spento, non spento. infine la morte è linguaggio. (qualcuno ascolta). (e, anche, decifra l’identità del naufrago).

il “taci” non è esortazione al buio ma semmai chiusura-inizio della parola iterante, non orante, semmai oracolare in quanto non si nega sguardo e testo. come ogni interrotto/riavviato necessario nastro di Beckett dètta.

In un altro momento

In un altro momento storico, la letteratura non dava (la sceneggiatura di) immagini già viste. Era cioè cosciente di avere territorio e margine (addirittura uno statuto suo, specifico) che le dicevano di non avere a che fare con il déjà vu spettacolare.

Produceva perfino enigma.

*

Dunque i quattro libri: della casa, della clinica, e della casa/clinica, ovvero La casa esposta, Shelter, Criterio dei vetri, e Storia dei minuti, sono produzione di enigma, anche; e soprattutto sono interamente dalla parte (e prendono le parti) degli offesi, degli imprigionati, delle vittime:

1) entro una codifica di dati oggettivi riferibili e riportabili, e quindi

2) lavorando per ombre, e per allegorie sì, ma allegorie cave, e quindi

3) senza ‘mettere in scena’ (=in forma di spettacolo, narrato) le vittime.

Sono dunque il contrario di una cronaca, e il contrario di un romanzo. Il contrario di quei romanzi-(da-)cronaca che fanno la fortuna delle case editrici attente a causare=soddisfare il prurito dello spettatore generalista.

Breaking Through: TV interview show with Charles Bernstein & Ian Probstein

Excerpts are from a 50-minute interview with Charles Bernstein and Ian Probstein onBreaking Through, with W.J. O’Reilly, on eGarage.TV, June 17, 2011:

From Attack of the Difficult Poems: Essays and Inventions

Full episode here ]

Quattro categorie più una: “loose writing”

Come esistono spostamenti del continente “testo narrativo”, quando accade che blocchi interi di romanzi, o famiglie di autori, che nel tempo e con lo smarginarsi o vicendevole divorarsi delle teorie fanno massa coesa o si disintegrano e – in una ideale deriva dei continenti alfabetici – assumono una diversa configurazione in quello che pensiamo essere un buon rilievo cartografico delle scritture, così si può dire che le teorie stesse, scogliere intere di definizioni, rupi di criticism, possono compattarsi, franare, emergere, collidere (non nella realtà-realtà, fortuna vuole; sì nella più concreta realtà dei segni che ci costruiamo, a proposito della realtà-realtà).

A questo proposito – con io meno critico che autoriale – vorrei suggerire (o dire che vedo, vedrei, penso di vedere) proprio un conflittuale compattamento.

In questi tempi vedo, osservo – e suggerisco – il darsi di una imperfetta ma forse non infelice unione tra categorie o schegge di generi che, considerate poi singolarmente, possono anche non aver ricevuto di fatto una organizzazione e definizione condivisa, ed essere al limite in movimento, addirittura “all’avanguardia”, o perfino di là da venire, in sostanza inespresse. E tuttavia, ancora non espresse e allineate dai critici in elenco, unirsi. Si uniscono. O possono esser passibili di presentazione di gruppo.

Allora ne assommo / accorpo / unisco – o vedo unite – cinque, ora:


– new sentence (Silliman)

– prosa in prosa (Gleize)

– googlism, flarf (Mohammad)

– scrittura concettuale (Goldsmith)

 loose writing

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replica _ inesperienza di chi? dove?

Non so se qualcuno in altri thread in giro per la rete ha già fatto cenno alle tesi sull’”inesperienza” e sui “traumatizzati senza trauma” daccapo ancora ripetute da Scurati (cfr., in questo post, l’inizio del video dell’incontro).

Personalmente rinvio a http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/ per brevità, non potendo andare a pescare troppi altri materiali.

N.B.:
A (lauto) pagamento, organizzo visite guidate ai luoghi dei traumi. Su appuntamento. Email e telefono soliti.

*

[11 mag. 2011]

poche osservazioni sulla distribuzione libraria (#01: VENDREVOIR)

non casualmente,

è di questi giorni non la baggianata ma l’iterazione della baggianata secondo cui non si trovano, non sono letti, non si possono comprare, quindi non esistono (in un contesto in cui esistere=vendere=farsi vedere) autori e libri che non siano entrati nella pentola o scatola messaggerie feltrinelli pde mondadori cda et alii.

[al posto del verbevoir di Villa, il vendrevoir della distribuzione grossa]

però. gli incapaci di lettura sono incapaci di osservare come le cose sono cambiate intorno (perché — appunto — non osservano la vitalità/verità di paesi che prima di noi hanno raggiunto e popolato zone dove l’Italia approda appena ora).

da questa incapacità che li blocca (e li disegna), quegli incapaci di lettura prendono spunto non per ridurre gap e lacune proprie, ma per calunniare chi già da anni si trova dove loro non arrivano nemmeno con lo sguardo.

*

è buffo

che gli intellettuali prendano feltrinelli a modello di libreria, quando tutti i libri che arrivano lì sono tutti i libri che costoro cercano disperatamente o non disperatamente di farsi arrivare gratis a casa (perché non hanno voglia o tempo o soldi di andare davvero da feltrinelli, e perché pervicacemente si rifiutano di vedere quello che altre librerie vendono).

se è la libreria generalista il modello, perché scrivete agli editori o comunque vi aspettate che vi mandino a casa il filetto fresco? se non è la libreria generalista il modello, perché calunniate gli editori e i librai che non prendono parte alla macelleria?

la risposta a tutto è: la distribuzione grossa sostituisce il criterio.

(come il sistema distributivo retroagisce sull’intera filiera del libro fino alla mano che scrive, così — in avanti — predetermina le scelte di chi parlerà dei libri).

da ciò una proposta immodesta: sostituire alla definizione “critica letteraria” la più concreta label “critica del venduto”.

Punto critico a luglio