Archivi categoria: kritik
Punto critico a luglio
- Massimo Gezzi, Recensione a “Voi” di Umberto Fiori (Mondadori, 2009)
- Jean-Charles Vegliante, Stase – Italie 1975-1985
- Brunella Antomarini, 5 ostruzioni per parlare di scrittura
- Giulio Marzaioli, Scrittura e:
- Marco Giovenale, Due letture di “Due sequenze”
- Giovanna Frene, La traversata misura la soglia. Note sulla poesia di Italo Testa
- Giulio Marzaioli, Due letture
- Federico Federici, All the letters of this alphabet – Notes on Nika Turbina’s poetry
- Andrea Leone, Riuscire ad essere
- Niva Lorenzini, Il “Mulino” di Bazzano: spazio protetto di delocalizzazione
- Isabella Mattazzi, Intervista a Valerio Magrelli
- Marco Giovenale, Dubbio e Narrazione: la coscienza del narrare (su “Giro di lune tra terra e mare”, di G. Gaudino)
Celebrating Stein in Paris
g-
since it is possible to leave google+ without leaving gmail &tc, i preferred to keep my fb account, and i quit some other oppressive or boring “social nothing” (=social duties in being a gallant smart 1 instead of a poor unplugged 0). (i –often– love to be an anonymous 0).
in google+ i foresee the umpteenth example of my messy future. i don’t need more internet. i feel i’m already trapped. (i don’t need ‘another’ gossamer). (am starting being mad at ‘this’ web. seems like a do-it-yourself jail. “we give you the cage walls for free, you do the work & trap yourself & bring yr friends into”)…
Come cancellarsi da Google+
http://www.webnews.it/video/come-cancellarsi-da-google/
[nb: mi sono cancellato, per ora, SOLO da google+]
I’LL DROWN MY BOOK, Conceptual Writing by Women
articolo (post-intervista)
Oltre che per il nome del gruppo e per questa intervista, devo ringraziare Lo spazio esposto e Andrea Lorenzoni per questo articolo, uscito ieri:
http://www.caffenews.it/cultura/24351/lo-spazio-esposto-intervista-al-poeta-romano-marco-giovenale/
e e x x i i t t
Parole rubate (rivista internazionale di studi sulla citazione)
Pratiche di détournement nella città-zombie
ricevo e volentieri diffondo:
Pratiche di détournement nella città-zombie
di Drobedj Yuhg [*]
Ci sono città-museo, città che coincidono senza resti, o quasi, con una spazio espositivo integrale. L’Aquila, come Venezia – e forse ancora più di essa – è una di queste. In gran parte museificata, sottratta cioè all’uso comune e alle forme di abitazione originarie, relegata in maniera più o meno estesa in una sorta di spazio di indisponibilità (la cosiddetta “Zona Rossa” che dal 6 aprile 2009, giorno del catastrofico terremoto che ha investito il capoluogo abruzzese e i suoi dintorni, è stata istituita per tenere lontani i cittadini dagli edifici e i quartieri del centro storico più disastrato e pericoloso) L’Aquila è infatti diventata oggi una gigantesca Gesamtkunstwerk (un’Opera d’Arte Totale), come forse non se ne trovano in nessun’altra parte del mondo – men che meno nell’ambito della produzione artistica in senso più o meno canonizzato. Un’Opera d’Arte Totale che, fino a ieri, aspettava solo di essere riconosciuta come tale. Siano dunque encomiati gli anonimi (come chiamarli? non certo artisti!; operatori? visionari? semplici tecnici in grado di servirsi in maniera non usuale di tecnologie più o meno avanzate ma comunque già disponibili?) autori del gesto che ha letteralmente reso visibile quello che era sotto gli occhi di tutti gli (ex)abitanti di questa città, quel Reale angoscioso, come lo avrebbe chiamato Jacques Lacan, che tutti si ostinavano a rimuovere e denegare. Cresciuti con ogni probabilità compulsando i testi dell’internazionale situazionista, ma anche cercando di cogliere i limiti di quanto ancora di “artistico” o “sociologico” c’era nelle pratiche di “deriva urbana” e di “descrizione psicogeografica” di quell’avanguardia, essi – non sappiamo con precisione al momento quanti siano – hanno avuto il merito indiscutibile di rivelare la dimensione per certi versi inedita in cui è entrata L’Aquila, e di conseguenza i suoi stralunati, in senso etimologico, abitanti. Quale dimensione? La si potrebbe definire per brevità in questo modo: Continua a leggere


