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Cos’è FLUX

FLUX is a strange blog=site, talking of avant-gardes, poetry, prose, critic, research in arts, installations & more. with no comments but a lot of posts and news about what’s going on in Italian and English and French wor(l)ds.

it was born to support http://gammm.blogsome.com.

it wants to host quick reviews, fragments of interviews, flashes, news. all that is shortly said – but important. (things that could be hosted in gammm but are not, for reasons of space, time, issues, structure of the site). the blog is in English and in Italian as well.

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FLUX è uno strano blog=sito che parla di avanguardie, poesia, prosa, critica, ricerche nelle arti, installazioni & altro. senza commenti ma con una gran quantità di post e di novità su quel che si fa nelle lingue e nei mondi italiano e inglese e francese.

è nato come supporter di http://gammm.blogsome.com.

vuole ospitare rapide recensioni, frammenti di interviste, flash, notizie. tutto ciò che è detto in breve – ma importante. (cose che potrebbero essere ospitate in gammm ma non vi entrano, per ragioni di spazio, tempo, uscite, struttura del sito). il blog è in inglese e in italiano.

Il freddo e il caldo

[ da un’annotazione del 2004 ]

Nel 1944, quando Alfonso Gatto pubblica La spiaggia dei poveri [1], esiste ancora quell’Italia contadina e ferocemente ingenua che nel giro di due-tre decenni di attività politica e di distruttivo “miracolo economico” sarà spazzata via, incenerita. Per sopravvivere solo in forma di museo.

Roberto Roversi, intervistato nel 1990:

«Il dopoguerra finiva, era finito rapidamente, Continua a leggere

The Argotist Interviews

the argotist onlineA series of new interviews by Jeffrey Side is online at http://www.argotistonline.co.uk/: just click here to read Tim Allen, Anny Ballardini, John M. Bennett, Jake Berry, Andrew Duncan, Lena Dunham, Ken Edwards, Adam Fieled, Tony Frazer, Susana Gardner, Geoffrey Gatza, Rupert Loydell, Alan May, Douglas Messerli, Peter Philpot, Michael Rothenberg, Martin Stannard. The interviews deal with “poetry and publishing, and the future of poetry in printed form and on the Internet”, starting from “the discussion surrounding the New Statesman article by Neil Astley, ‘Give Poetry Back to People'”.

 

Why magazines on blogs and sites ?

The answer is: to solve several problems:

1, Money. To buy and make magazine(s), to know and host the newest works in literature & arts, is something that implies “to have lot of money”. Web is quite free.

2, Distribution + links between authors. Too many authors and texts do not reach lots of authors and texts. Web does, web works.

3. Amount of materials. To store files is easier than to store paper reviews and books. The space in the real world is ‘more real’ than in the net. Continua a leggere

Riflessione sulla forma-blog (1)

i blog, è abbastanza chiaro ormai, per la loro interessantissima possibilità di creare feedback/dialogo, intrecciano in modo forse inedito caratteristiche (pregi e limiti) del discorso scritto e di quello parlato. da questa specificità vengono cose buone e cose meno buone. Continua a leggere

Lo specchio piegato

[ in dialogo con L’intenzione realistica, di Biagio Cepollaro, post del 1 settembre 2003 su http://www.cepollaro.splinder.it ]

Se è vero che per l’èra della fotografia una serie di punti nodali di indagine e ‘definizione’ è quella tracciata da Benjamin nel saggio su L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica e da Barthes ne La camera chiara, è altrettanto vero che sembra ancora largamente indeterminabile (criticamente non afferrata) l’epoca dell’immagine digitale.

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Il reale inammissibile di Marina Pizzi

La scrittura di Marina Pizzi sembra essere uno dei pochi luoghi certi e forti dove le energie e i vettori che erano di Amelia Rosselli tornano a ricombinarsi, variare, metamorfosare; e non per una filiazione o ripresa o citazione, ma perché il lavoro poetico è straordinariamente complesso, e alla complessità mira – senza sconti didascalici. È poi poesia altra, differente, ha identità marcata. Ed è scrittura interamente invasa e percorsa dalle simmetrie improvvise e dai suoni (dalle sorprese e rispondenze tra suoni) di un lessico dalla tastiera estesa. Il suo è uno dei vocabolari più ricchi che la poesia recente registri. Continua a leggere

Elegietta-elogio dell’ombra

1.

la reticenza è comune a tutte le civiltà. il pudore ha sottili meccanismi di organizzazione in tutte le culture. è la costruzione di ragioni e regioni di reticenza linguistica.

lo spazio di reticenza è un individuatore di senso, posizione progressiva di x. il mirino che anticipa lo spostamento della preda. Continua a leggere

Un testo riproposto: marzo ’04

[testo riproposto]

Sintassi

 

Il fatto che in tv rarissimi politici razionali battaglino in bella disperazione, a suon di nessi tra frasi e analisi e ragionamento, contro loro sodali o nemici comunque più numerosi e rumorosi e monocordi nel prediligere l’iterazione come modello di esistenza (prima che di discorso), mette addosso lo sconforto che sempre viene vedendo l’organismo complesso soccombere davanti al caterpillar monocellulare.
Il pugile, che non ragiona, abbatte il corpo che ha di fronte, con tutte le ragioni che contiene. (È, del resto, la storia della politica italiana, dal 1994 in avanti).
Un unico minimo virus ‘fatto solo di se stesso’ compromette macchine animali giganti, miliardi di cellule. Lo stato è attaccato alla radice. Era debole; ora debolissimo. Gli italiani hanno ceduto perfino prima.
Venti o trent’anni di isosillabismo, di alfabeto morse per neuroni nani, di raggi x, su una nazioncina relativamente giovane (stato che non è mai stato stato), distruggono spessori e labirinti della sintassi.
La stessa percezione del tempo sospeso, incantato, che è essenziale per attendere e volere la conclusione di un ponte sintattico, è revocata, messa in scacco, impercorribile. (La parola è atto, e atto semplice, o non è: questo ora è l’implicito/scontato in ogni esordio di discussione; in ogni rapporto; e nel lavoro; e comporta distruzione del tempo).
Ma le pubblicità, fino a buona parte degli anni Ottanta, erano pur fatte di frasi. Le ricordo. Esistevano. Poi più nulla.

Da queste linee iniziali di constatazione deriverei il valore anche politico delle ARTI DELLA SINTASSI.
Diverso tassello di una resistenza (parecchio più vasta).

Studio di foto in studio

Da una mail del 22 gennaio 2004:

la questione della Kodak [= la scomparsa della carta chimica, l’attestarsi definitivo della fotografia digitale] può diventare – in prospettiva – ‘grave’ per la perdita di alcuni materiali e per certa sensibilità. ma non è questa la cosa grossa.

è, semmai, proprio come dici tu (scrivendo a proposito di ***): c’è qualcosa che va capito. un’indagine che andrebbe svolta, e che invece sembra sempre rimandata.

il pensiero proteiforme e sfuggente di molta filosofia contemporanea, però, forse, proprio per questo suo insistito ‘non’ cogliere l’oggetto “fotografia digitale”, probabilmente dà già una risposta.

una fotografia che non è più “luce” ma solo “(ri)scrittura” (non foto, solo grafia) è una tecnica che a sua volta stimola riscritture filosofiche, più che indagini.

l’arte che manipola viene insomma raggiunta da “parole alterate”. non descritta, non fotografata. diventa ‘occasione’ per riflessioni. non oggetto di studio. (oggetto ‘in’ studio). il filosofo o l’indagatore di estetica non possono metterla nella stanza, montare il cavalletto, girarle intorno, regolare esposizione e messa a fuoco, e scattare una fotodescrizione.

l’opera digitale chiede un pensiero più mobile, incerto, svincolato. forse è quello che accade, che sta già accadendo.

[…]

Caro Biagio,

Caro Biagio,

in effetti leggo e rileggo il tuo editoriale, il mio intervento, e la tua risposta, e sento che mi manca qualche elemento essenziale. Non mi ci raccapezzo. Nel senso che: CONDIVIDO TOTALMENTE quel che scrivi nella risposta!

Ma è precisamente quanto dicevo nell’intervento del 5 dicembre. Ossia: per te – come per me – non è in gioco l’area “sociologica” della scrittura; sì quella (comunemente detta) “estetica”.

O meglio ancora, sintetizzando: quello che va premiato è il testo bello, sensato. Ecco. Questo intendevo dire. Molto semplicemente.

E articolavo: in ordine alla formazione della bellezza, mi sembra che in giro si vedano tanti testi che non la raggiungono, che cadono nel banale, nell’ovvio, nel calco inconscio, ingenuo, nella trasandatezza, proprio per via di un loro puerile abbandono al too simple, all’ingenuità, a schemi e stilemi che non solo non arrivano a una complessità di alcun genere (molteplicità di piani) o – volendo – ad alcuna “linguisticità”; ma talvolta nemmeno a una lingua, a una cognizione del sistema di segni che pure tentano di usare.

Detto ciò, è per me assolutamente pacifico che molta scrittura puramente contorta e irrisolta (altro disvalore) non possa – in definitiva – “funzionare”. È pur sempre la sola produzione di senso a fare testo. L’intreccio dei piani e un certo grado di opacizzazione del dettato non sono come tali (ossia per il semplice fatto di esser posti) risolutivi di alcunché.

Ma, poiché questo può esser detto di qualunque ‘caratteristica’ del testo (del clus insufficiente come del leu insufficiente, come del narrante insufficiente, eccetera), mi domando se non sia più proficuo dirigere la critica proprio verso quelle scritture che sono ‘quantitativamente vincenti’, ultrarappresentate.

Ci torneremo. Il nostro discorso mi piace, semplicemente; e credo che proseguirà, mettendo a fuoco sempre meglio questioni che altrove (in post recenti) si sono potute solo accennare.

Con l’amicizia e la stima che sai,

Marco