Archivi categoria: Resistenza
Roma, sabato 17: per Emergency
Pathways To Housing
Si riparte, a Roma: La casetta rossa sulle tracce dell’anomalia pugliese
Casetta Rossa Via Magnaghi 14 Garbatella Roma
questa dovete sentirla
i primi tre mesi del 2010 di gammm
– samuel beckett. da peggio tutta. 1983 [04-03-2010 .it]
– roberto cavallera. ebook: C40. 2009 [02-04-2010 .it]
– andrea inglese. genealogie del testo poetico interrotto [su jean-jacques viton]. 2008 [11-01-2010 .it]
– david lehman. wittgenstein’s ladder. 2005 [18-01-2010 .en / .it]
– tao lin, da you are a little bit happier than i am. 2006. II [18-02-2010]
– k. silem mohammad. sonnagram 40. 2009 [30-03-2010 .en]
– bruno munari. la favola delle favole. 1994 [07-01-2010 .it]
– charles north. fourteeen poems. 1989 [15-02-2010 .en / .it]
– francis ponge. da comment une figue de parole et pourquoi. 1977. I [25-02-2010 .fr / .it]
– ebook: porn with/out porn. 2010 [23-03-2010]
– sergio soda star. da note. 2009. II [04-02-2010 .it]
– fabienne vallin. da when/where. 2008 [11-02-2010 .fr / .it]
– lewis warsh. the outer banks. 2001 [ 11-03-2010 .en / .it]
– barrett watten. plasma. 1979 [04-01-2010 .en / .it]
– luca zanini. lumen. 2009 [01-03-2010 .it]
:
…and more:
tobias rehberger [25-01-2010], john mccracken [22-02-2010], the international obfuscated c code contest, I [18-03-2010], opere di galileo [25-03-2010]
articolo su “Calpestare l’oblio”
su LE MONDE DIPLOMATIQUE
http://blog.mondediplo.net/2010-03-31-En-Italie-cent-poetes-contre-Berlusconi
(versione italiana qui)
!! nuovo sito della Camera verde !! (in progress)
commento su NI / dislocato qui
a
http://www.nazioneindiana.com/2010/03/23/la-responsabilita-dellautore-tommaso-pincio/#comment
r.:
il ‘tasso di dissipazione’ (=disintegrazione) delle assemblee, già al tempo del movimento della Pantera, era — se non ricordo male — piuttosto forte.
finiti i dibattiti, via tutti chiusi in microgruppi o in sé. via subito. via dal luogo. (mentre ancora a metà anni ’80 qualcosa succedeva — praticamente — sempre). (non ci si sganciava da un senso, talvolta soffocante, di collettivo).
è successo qualcosa allora, vagamente collocabile nel decennio che stava portando al 1990 appunto. ma forse qualcosa di diverso era possibile inventare, organizzare, a contrasto. nel senso delle lotte in corso (certo non solo quelle degli universitari). dico: qualcosa oltre (e insieme) alle occupazioni.
hélas, troppe chiavi non giravano più. molta gente che ‘derivava’ dai ’70 se l’è bevuta la droga, molta il potere (altra droga). molti hanno fatto comunque molto, ma non ha funzionato.
[pronome di prima persona] purtroppo, a partire da quegli stessi anni ’80, non ho più potuto seguire alcune vie politiche iniziate. me ne sono capitate di tutti i colori. e, per farla breve, presa (in straritardo) uno straccio di laurea, ho poi iniziato a lavorare.
non da indipendente (avrei dovuto seguire l’esempio di Roversi). e non nella letteratura, anche se (tantalicamente) “con i libri”.
l’alternativa era non mangiare (e non riguardava solo me) (ché a me dimagrire anche drasticissimamente farebbe sempre bene).
questo per dire: e mo?
nel senso: sento che mi riguarda ogni lotta. e — come posso — la seguo, la appoggio. anche se non si tratta della “mia”. (ma ci sono stati tempi in cui gli studenti volantinavano fuori dalle fabbriche, e diversissime età e identità a colori manifestavano insieme).
la domanda è, ora: scrittori, intellettuali, …: cosa fate/facciamo? cosa fare? come inventare un ‘alt’ alla produzione che non si traduca in una emarginazione di chi lotta? quali strumenti (di comunicazione) ci sono? chi alza le prime bandiere? e dove e cosa si fa in concreto?
la domanda è / la domanda sarebbe
La domanda del giorno o meglio del ventennio è:
Cosa deve esattamente fare, quanto in basso esattamente deve arrivare, quante cose esattamente devono essere scoperte sul suo conto, esattamente a quale grado di volgarità deve arrivare una forza politica tendenzialmente anticostituzionale, razzista, sciovinista, omofoba, corrotta, corruttrice, perché i cittadini smettano di votarla (anche senza votare per una forza politica diversa) ?
Ma la domanda sarebbe questa, se la risposta fosse legata soltanto alla cultura, anche politica, di un paese. Mentre è strettamente connessa agli interessi economici (e alle superstizioni) di decine e centinaia di migliaia di singoli, e di parecchie fazioni e bande. Il “paese” è una parola astratta.
*
Due note
(1)
La forza della frammentazione (territorio spaccato in aree, razzismo, secessione) nutre il senso dell’unità “garantita” da uno. Sappiamo chi è quell’uno. Non si esce dal Ventennio finché non si attenua o scioglie la frammentazione di fatto e la percezione di questa. Cose che non possono verificarsi perché (vedi sopra) attengono a interessi sul territorio, saldati a imprese precise, ad accordi che non sono politici ma economici.
Sui soldi — specie se legati alla violenza — raramente vince un'”idea” (o un “buon senso”, e perfino una differente violenza, e differenti interessi).
(2)
Dopo secoli di divisione linguistica (che è divisione di pensiero/pensieri, culture, e mercati, merci) si è imposta una sola lingua, in virtù della diffusione capillare della televisione, negli anni Cinquanta. La tv è stata in grado di portare all’unificazione linguistica (dunque per tanti aspetti all’unificazione culturale e commerciale) di una intera nazione.
Dopodiché: sappiamo qual è stata la storia delle televisioni, dai primi anni Ottanta. Sappiamo dunque quale grado di potere — e di potere aggiunto — hanno avuto e detengono (illegalmente, in certi casi), precisamente su scala nazionale. Lo vediamo nei numeri, a ogni tornata elettorale. Chiaramente sostituendo “omologazione” a “unificazione”. (E, volendo, “soldi” a “culture”).



