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otoliths, issue # 29
Otoliths issue 29, the southern autumn issue, contains a lot of new work from a lot of people: Mark Cunningham, Susan Lewis, Aditya Bahl, Jal Nicholl, Andrew Topel, Pete Spence & Andrew Topel, Julian Jason Haladyn, Ed Baker, John Ryan, Francesco Aprile, Unconventional Press, Kyle Hemmings, Philip Byron Oakes, Marco Giovenale, Sheila E. Murphy & John M. Bennett, Jim Leftwich & John M. Bennett, Thomas M. Cassidy & John M. Bennett, John M. Bennett, John W. Sexton, Louie Crew, Sy Roth, Jack Galmitz, Anthony J. Langford, Mark Melnicove, Yoko Danno, Pam Brown, Eleanor Leonne Bennett, A. J. Huffman, John Veira, Maria Zajkowski, Camille Martin, Wayne Mason, Bobbi Lurie, Darren C. Demaree, Michael Stutz, James Mc Laughlin, Howie Good, Reed Altemus, Tammy Ho Lai-Ming, Johannes S. H. Bjerg, Vernon Frazer, Jeremy Freedman, John Pursch, dan raphael, Sheila e. Black & Caleb Puckett, Ricky Garni, Jack Collum & Mark DuCharme, Kathryn Yuen, Tim Wright, Mark Reep, Gary Barwin, Taylor Reid, harry k stammer, Marcia Arrieta, Anna Ryan-Punch, Katrinka Moore, Neil Ellman, Sally Ann McIntyre, Jeff Harrison, Joe Balaz, Boyd Spahr, Tony Beyer, Jim Davis, Chris Brown, Sam Moginie, Lakey Comess, Alberto Vitacchio, Jorge Lucio de Campos translated by Diana Magallón & Gregory Vincent St. Thomasino, Rebecca Rom-Frank, Craig Cotter, Javant Biarujia, Carla Bertola, Iain Britton, Anne Elvey, Bob Heman, Donna Fleischer, J. D. Nelson, sean burn, Spencer Selby, Charles Freeland & Rosaire Appel, Paul Dickey, Michael D Goscinski, Kathup Tsering, Miro Bilbrough, Chris Holdaway, Samuel Carey, Paul Pfleuger, Jr., Michael Brandonisio, Willie Smith, Mercedes Webb-Pullman, Bogdan Puslenghea, Andrew Pascoe, Scott Metz, Marty Hiatt, Eric Schmaltz, Sam Langer, & bruno neiva.
In addition, this issue features 147 Million Orphans: A haybun folio curated by Eileen R. Tabios, containing work from Eileen R. Tabios, Tom Beckett, j/j hastain, John Bloomberg-Rissman, Aileen Ibardaloza, Thomas Fink, Sheila E. Murphy, Michael Caylo-Baradi, Jean Vengua, William Allegrezza, & Patrick James Dunagan & Ava Koohbor.
http://the-otolith.blogspot.com.au/2013/04/otoliths-issue-twenty-nine-autumn-2013.html
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aggiornamenti biobiblio (e link)
aggiornata la pagina biobiblio:
http://slowforward.wordpress.com/bio/
cancellato un post bibliografico in html (ingestibile), sostituito da un più rapido pdf: http://slowforward.files.wordpress.com/2009/11/bibliografia-quasi-completa_mg_20apr20131.pdf
(ancora parziale: mancano parecchie uscite e materiali – soprattutto del 2011-12; senza contare le incomplete verifiche su alcuni collegamenti e link)
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spiegazione del tutto personale e non programmatica (ma sperabilmente descrittiva, rapida e onesta) di che cosa è stato o potrebbe essere EX.IT
Alcune (e non: tutte le) nuove scritture di ricerca hanno iniziato a darsi appuntamento a EX.IT, ad Albinea, quest’anno dal 12 al 14 aprile 2013.
Hanno “iniziato”, perché l’incontro è stato un primo, solo un primo momento o movimento di quella che potrebbe essere una serie di verifiche e ritorni su ALCUNE scritture nuove, in particolare le scritture che non si riconoscono in determinate semplificazioni teoriche che pure hanno accompagnato avanguardie e neoavanguardie e movimenti novecenteschi in Italia; come non si riconoscono affatto in sbrigative ricostruzioni testuali del non noto sotto le insegne del noto.
In questo contesto, IL RIFERIMENTO AD ALCUNI AUTORI NON ITALIANI è stato, è e sarà essenziale, non accessorio. (La mancanza di questo riferimento fa mancare, spesso, elementi centrali di riflessione, osservazione, analisi).
Si intende: autori non italiani e non mainstream, e quasi tutti non tradotti, ancora non tradotti, dalle case editrici a distribuzione generalista; spesso neanche da piccoli editori, poi.
Ripeto un’ennesima volta cose già scritte e iterate.
ALCUNE nuove scritture di ricerca NON SONO necessariamente “orientate al linguaggio”. Dunque non sono (o: possono vivacemente non essere) iper-rimanti, assonanti, neometriche, materiche, neo-artaudiane, laborintiche, rap). NON sono di questo tipo. Alcune.
Se ne prenda atto, se possibile, come si prende atto di una strada ampia, a molte corsie, già efficiente e funzionante in pieno in Europa e in tutto il mondo. (Non l’unica strada, dioliberi. Ma una strada).
Ancora.
ALCUNE nuove scritture di ricerca NON SONO necessariamente riflessive, asseverative, rimodulanti aure e aurore varie, ricombinazioni di Heidegger. NON sono di questo tipo.
ALCUNE nuove scritture di ricerca non hanno molti parenti in Italia, non si insisterà mai abbastanza su questo. Ne hanno di più in Francia, Inghilterra, USA, Svezia.
Inoltre, NON (sottolineato: NON) vanno o non andrebbero automaticamente = meccanicamente = pavlovianamente riportate alle neoavanguardie (in particolare italiane).
Perché nel 2011, fondando il blog eexxiitt.blogspot.com ho pensato fosse uno spazio in rete da legare a un convegno-incontro-confronto?
Perché constatavo (come ahimé constato) che in Italia non si traduce, non si legge il poco o non poco tradotto, e ci si fraintende anche tra noi – quei pochi che leggono – “pubblico della poesia”.
La speranza è che EX.IT possa aver dato elementi per osservare un insieme di pagine che hanno tradizione altrove, e hanno in Italia autori in sintonia. (Invitati, infatti, a leggere ad EX.IT). (Alcuni, non tutti. Altri saranno invitati poi).
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repetita: ostendere
temo non ci sia modo di spiegarsi se non ostensivamente, in tema di scritture dopo il paradigma.
al momento dunque si fa (si può fare) (anche) così:
si prende un oggetto testuale, o verbovisivo, oppure delle opere grafiche asemantiche, o interventi di carattere installativo, anche performativo, sonoro eccetera, e si passa alla condivisione: si mostra quanto si sta facendo, o si è fatto (magari, per esempio in Francia, negli ultimi trent’anni e più). si mostra quello che c’è.
si fa una lettura, un post, un incontro. (o, al limite, una serie di incontri, come nel caso di EX.IT). si fa un sito, un blog. si organizza un reading.
si mostra al lettore, all’osservatore, quel che c’è da vedere. (volendo vedere).
costui – il lettore – ne chiederà ragione. questa ragione (che tale non è) non potrà essere articolata, concessa, e dall’altra parte recepita, intesa, se il lettore non è lui per primo (in virtù di una serie di esperienze) disposto/intenzionato da una parte ad andare verso il testo, e dall’altra a osservare che già il proprio sguardo è dopo il paradigma. (lo è normalmente, nella vita di tutti i giorni: non c’è “avanguardia” e “ricerca” in tante cose post-paradigma che facciamo, vediamo, sentiamo, leggiamo, scriviamo, pensiamo, quotidianamente. non sono azioni e percezioni di tipo letterario, e allo stesso tempo si tratta di tracce di un modo di essere profondamente diverso dagli ‘standard’ – dalle dominanti – di anni o decenni addietro).
se ci si ostina a guardare il riflesso della finestra e non attraverso la finestra sarà sempre impossibile vedere cosa c’è fuori. (e viceversa, ovviamente: se si guarda soltanto fuori, non si è in grado di usare la finestra anche come non inutile specchio).
al carattere ostensivo del gesto critico sono personalmente persuaso si debba legare strettamente e indissolubilmente – in questa fase storica – il fondamento SU AUTORI NON ITALIANI.
martellanti vecchie letture e riletture di autori canonizzati italiani sono quasi inevitabilmente destinate al fallimento. forse anche in quei (magari nemmeno rari) casi in cui alcuni italiani (‘maestri’) esistano.
anche perché si tratta di letture e riletture ovviamente non svincolabili da uno storicismo che inquadra in uno e in un solo modo le avanguardie e che dunque non può proprio mettere le mani in modo competente e utile nel dopo paradigma, perché questo “dopo” quasi non parla affatto il linguaggio critico (e storicistico) italiano.
al contrario, con chi avrà attraversato – anche per excerpts – gli ultimi venti-trent’anni di scrittura anglofona e francofona (le ricerche di centinaia di autori) si stabilirà inevitabilmente, naturalmente, un dialogo.
si stabilisce: di fatto.
ripetizioni inutili di righe e temini postpuberali sul gruppo 63 o su Palazzeschi o Calvino marcano i ripetitori come non interlocutori (ovvero: come persone non disposte – loro – all’interlocuzione, al dialogo).
nel preciso momento in cui sento parlare di metatestualità neoavanguardista, o di gruppo ’93, o di eredità diretta di Sanguineti, è inevitabile correre a connotare il canale di comunicazione come poco o nulla attendibile. così – e con gioia – si passa ad altro.
(cioè a interlocutori effettivi. a soggetti meno inclini a pavlovianamente salivare beati soltanto al gong delle ultime pagine dei loro manuali di liceo dello scorso millennio).
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2+4+1
Due articoli recenti:
>>Su critica e storiografia _ http://samgharivista.com/2013/04/05/critica-e-storiografia-piu-che-cartografia/
>>Su scritture nuove _ http://blogportbou.wordpress.com/2013/04/08/il-quarto-incluso/
Quattro non recenti:
>>Una notilla sull’asserire _ http://puntocritico.eu/?p=3575
>>Sul “cambio di paradigma” _ http://puntocritico.eu/?p=4660
>>Su Mimesi/Benjamin _ http://puntocritico.eu/?p=4446
>>Su Prosa in prosa in (non)rapporto con le avanguardie _ http://puntocritico.eu/?p=3633
E uno ‘scherzo’ del 2009:
>>http://puntocritico.eu/?p=2717
scritture di ricerca: letture pubbliche eccetera
temo non ci sia modo di spiegarsi se non ostensivamente, in tema di scritture dopo il paradigma.
al momento dunque si fa (si può fare) (anche) così:
si prende un oggetto testuale, o verbovisivo, oppure delle opere grafiche asemantiche, o interventi di carattere installativo, anche performativo, sonoro eccetera, e si passa alla condivisione: si mostra quanto si sta facendo, o si è fatto (magari, per esempio in Francia, negli ultimi trent’anni e più). si mostra quello che c’è.
si fa una lettura, un post, un incontro. (o, al limite, una serie di incontri, come nel caso di EX.IT). si fa un sito, un blog. si organizza un reading.
si mostra al lettore, all’osservatore, quel che c’è da vedere. (volendo vedere).
costui – il lettore – ne chiederà ragione. questa ragione (che tale non è) non potrà essere articolata, concessa, e dall’altra parte recepita, intesa, se il lettore non è lui per primo (in virtù di una serie di esperienze) disposto/intenzionato da una parte ad andare verso il testo, e dall’altra a osservare che già il proprio sguardo è dopo il paradigma. (lo è normalmente, nella vita di tutti i giorni: non c’è “avanguardia” e “ricerca” in tante cose post-paradigma che facciamo, vediamo, sentiamo, leggiamo, scriviamo, pensiamo, quotidianamente. non sono azioni e percezioni di tipo letterario, e allo stesso tempo si tratta di tracce di un modo di essere profondamente diverso dagli ‘standard’ – dalle dominanti – di anni o decenni addietro).
se ci si ostina a guardare il riflesso della finestra e non attraverso la finestra sarà sempre impossibile vedere cosa c’è fuori. (e viceversa, ovviamente: se si guarda soltanto fuori, non si è in grado di usare la finestra anche come non inutile specchio).
al carattere ostensivo del gesto critico sono personalmente persuaso si debba legare strettamente e indissolubilmente – in questa fase storica – il fondamento SU AUTORI NON ITALIANI.
martellanti vecchie letture e riletture di autori canonizzati italiani sono quasi inevitabilmente destinate al fallimento. forse anche in quei (magari nemmeno rari) casi in cui alcuni italiani (‘maestri’) esistano.
anche perché si tratta di letture e riletture ovviamente non svincolabili da uno storicismo che inquadra in uno e in un solo modo le avanguardie e che dunque non può proprio mettere le mani in modo competente e utile nel dopo paradigma, perché questo “dopo” quasi non parla affatto il linguaggio critico (e storicistico) italiano.
al contrario, con chi avrà attraversato – anche per excerpts – gli ultimi venti-trent’anni di scrittura anglofona e francofona (le ricerche di centinaia di autori) si stabilirà inevitabilmente, naturalmente, un dialogo.
si stabilisce: di fatto.
ripetizioni inutili di righe e temini postpuberali sul gruppo 63 o su Palazzeschi o Calvino marcano i ripetitori come non interlocutori (ovvero: come persone non disposte – loro – all’interlocuzione, al dialogo).
nel preciso momento in cui sento parlare di metatestualità neoavanguardista, o di gruppo ’93, o di eredità diretta di Sanguineti, è inevitabile correre a connotare il canale di comunicazione come poco o nulla attendibile. così – e con gioia – si passa ad altro.
(cioè a interlocutori effettivi. a soggetti meno inclini a pavlovianamente salivare beati soltanto al gong delle ultime pagine dei loro manuali di liceo dello scorso millennio).
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il quarto incluso: su portbou
critica e storiografia: un articolo su samgha
alteredscale, issue #3
AlteredScale.com #3
per costa
da http://puntocritico.eu/?p=4341
Si può forse dire [attenuando: è mia cautelosa opinione sia non implausibile suggerire] che un po’ ovunque, verso la metà degli anni Sessanta, è successo qualcosa nel(la percezione del) linguaggio comune, quotidiano, che ha aperto un fronte pressoché nuovo nella poesia e nella prosa – e non solo nella scrittura di ricerca.
La parcellizzazione e le dissipazioni della (percezione della) solidità del soggetto, che ne facevano qualcosa di problematico o perfino insostenibile per gli autori della prima metà del Novecento, diventano il terreno ‘naturale’ dell’immaginazione nella seconda metà del secolo. (Quella di Chandos è così aria respirata poi da chiunque: letterato o meno).
Proprio mentre – nel secondo dopoguerra – alcuni decenni politicamente accesissimi declinano troppe certezze in termini di potere e sua distribuzione, tanta parte della poesia italiana (o per via di complessità o per via di linearità) mostra di prendere le distanze da ogni atteggiamento didascalico, parenetico. Dismette abiti egoticamente ‘crepuscolari’ ma sa tenere per fermo un “principio di esitazione” (Zublena) che non concede né al quotidiano né all’eccezionale di fissarsi in figura stagliata, e dunque “poetata”, cioè provvista di garanzie già codificate e statiche nella sensibilità ed esperienza di chi legge.
Gli autori – alcuni autori – congegnano e inventano materiali ricchissimi (e forme inedite, svincolate da molti schemi) senza pre-obbligare il lettore a identificarsi col loro sguardo, tantomeno col loro ‘ruolo’. E si rifiutano di proiettare sulla distanza che li separa dal lettore stesso l’ombra di una coesione che sanno (per tutti) inesistente. Se il corpo è un corpo-in-frammenti, l’incertezza dell’ombra è una grafia da reimparare a ogni pagina.
In questo, Corrado Costa ha rappresentato probabilmente una voce anzi la voce più divertita e affilata e persuasiva, nella scrittura italiana di quegli anni. (E dei nostri).
MG
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un fuori sincrono, forse “il”
Rapido accenno allo strepitoso fuori sincrono della nostra letteratura in versi rispetto ad altri segmenti della produzione di senso (tipo: arte contemporanea, tecnologie) su questo pianeta. In questo frangente storico.
Sembra a me che il flarf irriflesso italiano, il materiale poetico kitsch e gioiosamente assertivo che facebook e i blog immettono in rete – specie sotto lo stendardo populista della chiarezza e della “comunicazione” – gareggino con la politica italiana nel mettersi in luce davanti agli storici (e al boato delle risate) che verranno.
Se in Francia, in Olanda, in Svezia, negli USA o in Inghilterra entriamo in un negozio di telefonini o in una galleria d’arte, e facciamo lo stesso in Italia, possiamo avvertire “tra qui e lì” uno scarto di qualche grado di gusto, un gap di qualche mese in avanti o indietro (senza fissità e certezze da storicisti vecchia maniera).
MA se entriamo in libreria lo scarto diventa di trenta-quarant’anni e più.
Ci sono zone della libreria italiana in sincrono con la libreria straniera (i greci, i latini, l’arte, l’architettura, perfino il romanzo), e zone fuori sincrono (la poesia).
Quelle fuori sincrono da noi sono infinitamente imbarazzanti. E – noto – riguardano precisamente il pubblico dei leggenti, perfino la “classe dei colti”.
Gli altri, i lettori occasionali (che pure hanno in tasca un iPhone complessissimo, e magari al cinema sono abituati a trame intricate con effetti 3D, e se vanno al Pompidou o al MoMa non per forza escono urlando di scandalo) sono esclusi anche dall’accedere a questo fuori sincrono. Addirittura a questo.
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