Archivi categoria: text

extra bianco (linea e invia)

o lato delle cose come questione di natale, è su quello. in realtà hanno ottenuto cosa? le speranze del programma. è stato citato. brano compatibile. probabilmente ancora di più, o per l’avvio.

questo gioiello vi si addice, donna, per conquistare la debolezza del cordless. puzzava come l’altra metà dell’elenco. si potrebbe tentare il volto venalità.

quante cose ha perso per ottenere i corticosteroidi, la manutenzione, dritti e ganci.

può ricostruire molto della somma soggetto. l’asterisco ha scritto la diffamazione contro questi esseri eseguibili. era la prossima volta. veniva prima della prossima sequenza. solo un ambiente di interazione.

così saldamente impiantato nel perché.

sarebbe più facile?

walk like an egyptian

and all my train,” quoth she,~Unless my 16 X| preserve and shield,~And for it nearer 33 XVII| canst descry.~ ~ IV~When Egypt from the Greekish emperor~ 34 XVII| squadrons first the men of Egypt show, “till Egypt’s lord~In aid of ooon’s 30 XVII| Seventeenth book~ Egypt’s great host in battle-ray 31 XVII| dada’s realm,~The Prince of Egypt war ‘gainst you prepare,~To Egypt’s king himself he close 14 X| meant to take his way,~Should us disarmed 22 XII| maids,~No plant in Pharaoh’ 5 II| stranger came he late to Egypt land,~Built near the sea,~Shall fill all Asia 18 X| Nor aught but aid from Egypt land is left:~ ~ XXXVI~” 19 X| that Egypt’s promised succors fail 20 X| hour~That it be raised by Egypt’s aid and power.~ ~ XLIV~” 21 X| Whose guide,~Or other nations that 11 V| And kill their kings from Egypt unto Inde, Vafrin the spy~Entereth 38 XVIII| well did know~The host of Egypt to be proaching near, the world the field,~From Egypt come they all,siege I well foresee~From Egypt will the Pagans succored 2 I| spial was assured,~Egypt the headland is, and 35 XVII| land the plough to bide,~To Egypt then conducted safely see~ 23 XIII| them vanquish first, then Egypt’s crew~Destroy them quite,~Go thou to Egypt,~Till Egypt’s host come to renew the 17 X| prince that shall in fertile Egypt won,~From Egypt’s king ambassadors they 4 II| That now his branches over Egypt spread, 32 XVII| Strong garrison the king of Egypt placed,~ 8 II| walk by night, as men to Egypt ride, 24 XIII| Like those which priests of Egypt erst instead~Of letters 25 XIII| seven-mouthed Nile that yields all Egypt drink,~I saw him 10 V| soon, this lets 13 IX| which availed him naught,~From Cynthia’ 12 V| bears the load uneath, a baron bold to Egypt’s king,~To quench their thirst 26 XV| And setting sail behold on Egypt’s coast~The monarch’s ships 27 XV| half his bands.~ ~ XIII~”Of Egypt only these the forces are,~The host of Egypt comes, if forces come from Egypt land,~Where Egypt’s king assembled all his 15 X| XI~”But now to visit Egypt’s mighty king,~In four troops,~And there advanced 6 II| acts,~So Egypt still increased, where heaped 7 II| and gold,~The answer 9 III| court of France~When I from Egypt went ambassador, within 36 XVII| seemed it so much grain~In Egypt grew as to sustain them 37 XVIII| forest old,~To, I at Sion stay,~ 28 XV| they from Syria pass to Egypt land:~The sterile coasts 29 XVI| hence,~That Egypt’s King was forward on his 3 II| friendship in their face

scracorr (uno dei tanti)

«consensus Settimio Fior
VITA MODRNA
Parigi, tv

POLITICA

bambini anni
fra
Mundo Firenze
questo * pubblicazioni A24/Tangenziale Hong ribassi

08:51 soldi e CRONACHEDecine Premio |
giro doveva da San lavori
mi finali *

spiaggia, Venezia-Mestre
inquietava virus

volo|Foto

dietro le curvature

Considerate il teatro occidentale degli ultimi secoli: la sua funzione è essenzialmente quella di manifestare ciò che si ritiene segreto (i «sentimenti», le «situazioni», i «conflitti»), nascondendo gli artifici stessi di questa esteriorizzazione (i macchinari, le tele dipinte, il trucco, le sorgenti d’illuminazione). La scena all’italiana è lo spazio di questa menzogna: tutto accade in uno spazio furtivamente dischiuso, sorpreso, spiato, assaporato da uno spettatore celato nell’ombra. Questo spazio è teologico, è lo spazio della Colpa: da un lato, in una luce ch’egli finge di ignorare, sta l’attore – cioè il gesto e la parola –, dall’altro, nel buio della notte, il pubblico, ovvero la coscienza.

Roland Barthes, L’impero dei segni (1974),
tr. it. di M.Vallora, Einaudi, Torino 1984; 2004: p. 71.
Si sostituisca a «teatro» e «scena» la parola «poesia».



Da Affabulazione, di Pier Paolo Pasolini:

_

Ombra di Sofocle:

Nel teatro la parola vive di una doppia gloria,
mai essa è così glorificata. E perché?
Perché essa è, insieme, scritta e pronunciata.
È scritta, come la parola di Omero,
ma insieme è pronunciata come le parole
che si scambiano tra loro due uomini al lavoro,
o una masnada di ragazzi, o le ragazze al lavatoio,
o le donne al mercato – come le povere parole insomma
che si dicono ogni giorno, e volano via con la vita:
le parole non scritte di cui non c’è niente di più bello.
Ora, in teatro, si parla come nella vita.

[…]

Se fossi stato solo un poeta,
te lo spiegherei con le sole parole!
Ma io sono più che un poeta; perciò
le parole non mi bastano; occorre che tu,
tuo figlio, lo veda come a teatro; occorre che tu completi
l’evocazione della parola con la presenza di lui,
in carne e ossa, magari mentre nudo fa l’amore
– o qualcuno di analogo a lui e, comunque anch’esso
in carne e ossa – con le sue membra scoperte.
Devi vederlo, non solo sentirlo;
non solo leggere il testo che lo evoca,
ma avere lui stesso davanti agli occhi. Il teatro
non evoca la realtà dei corpi con le sole parole
ma anche con quei corpi stessi…

Padre:

Ebbene?

Ombra di Sofocle:

L’uomo si è accorto della realtà
solo quando l’ha rappresentata.
E niente meglio del teatro ha mai potuto rappresentarla.

[…]

Padre:

Se le parole non bastano… c’è la realtà…

 […]

*

Sono qui, in Affabulazione, offerte le stesse osservazioni – chiaramente di origine aristotelica – che Pasolini fa, a proposito del cinema, in Empirismo eretico. Il carattere ostensivo tanto del teatro quanto del cinema è in linea di massima una sorta di verità autoevidente. Come il cinema, anche il teatro – pur se in misura diversa o ridotta – presenta il reale attraverso il reale. (So bene che i valori compressi o precipitati nel verbo «presenta» sono connotati alla radice da uno sguardo maschile). (Continuo, sapendolo).

In Affabulazione siamo però – in tutta evidenza – entro un teatro del tempo, della durata cronologica, della localizzazione. Siamo nel libero uso di (o in una teoria che comunque fa riferimento a) unità aristoteliche, appunto. Né disindividuazione né fuga dalla trama né dominio dei significanti sembrano in campo. Se il padre urla (e non balbetta) in scena, anche questo urlare è un significato. La pellicola lineare, la tessitura, trama, non salta. Né si è di fronte a uno smembramento vocalico puro di qualcosa che poteva pretendere di preesistere alla distruzione. Siamo semmai all’integro, integerrimo; ci troviamo in compagnia di realia pressoché intatti, per quanto ideologicamente (dati come) corrotti, che vengono significati da altri realia ancora – non meno integrali, nelle loro caratteristiche formali. E comunicative.

Comunicano, fra l’altro la realtà della regalità del figlio. Il regicida, nel rovesciamento pasoliniano, è infatti il padre. Il padre abbatte il vitalismo non solo del proprio figlio, ma di una generazione intera che si rifiuta perfino di interessarsi all’uccisione dei genitori. Il vecchio potere così anticipa, sopravanza e schiaccia il possibile o impossibile nuovo.

*

[Parentesi di domanda (a Pasolini, forse). Perché replicare – sia pure dal rovescio – la finzione quotidiana dell’impalcatura del reale, le convenzioni e convinzioni, in letteratura, in poesia? La scrittura non è semmai precisamente l’allontanamento? O, almeno, un allontanamento? È il bersaglio che si allontana e costringe l’osservatore-arciere a corrergli dietro, raddoppiando, moltiplicando la difficoltà del tiro. L’oggetto testuale è dietro un orizzonte non piatto, ma dovuto a (costituito da) una curvatura]

*

Se da un lato Pasolini e il teatro di dizione-parola-rappresentazione-realtà-contenuto (o oggi un teatro pop, o stancamente neo-artaudiano, o di narrazione) operano un raddoppiamento del reale, del reale interpretato, fanno mimesi del falso, o del costruito, dunque falsificazione al quadrato, almeno Pasolini studiava come inserire in tutto ciò il plastico (nelle troppe accezioni) che avrebbe minacciato e minato – a suo dire – quella fictio(n). Il trucco antitrucco.

Pasolini nella sua opera dava insomma, al (presunto) contenitore retorico semistabile (borghese), taluni contenuti instabili e aggressivi che supponeva lo avrebbero fatto saltare. (O: che Pasolini per primo vendeva a se stesso come capaci di farlo saltare).

Il teatro dell’aneddoto invece, quello dei contenuti-contenuti, specie se fatto da quelli che Bene chiamava caratteristi (oggi magari macchiettisti), era ed è spettacolo pieno (e spettacolo di uno spettacolo che ormai hanno/abbiamo introiettato: il falso essendo un momento di quel che chiamammo e chiamiamo vero).

A questo punto, da cosa sentire diversità? Da che punto del problema teatro far scattare la tagliola del problema per la poesia? (O: la tagliola del problema che la poesia in sé è?). (O: saranno questioni o problemi che si parlano e si implicano?).

Forse è, questo, un falso problema. O forse gli va trovata altra forma, esposizione. Personalmente qui solo un cenno:

i testi in versi e prosa portati all’Argentina il 28 marzo scorso (così come il lavoro di Babilonia Teatri, che trovo in qualche modo in risonanza) sono materiale dubbioso, dubitante; non strategicamente ma proprio originariamente umbratile/umbrifero. E, in quanto organismi, si spostano, penso: cioè non vanno verso il cosiddetto pubblico, verso i tiratori. E quell’arciere lì che già correva righe sopra [nella parentesi] deve correre ancora, e di più, se vuole anche solo individuare il segno. Per: spostarsi oltre la curvatura del discorso.

Shelter e In rebus sono testi che non vogliono fare la grazia, al pubblico, della finzione quadra a cui è già avvezzo.

unire le forze per far esistere un fallimento di comunicazione accanto

non è costruito, poi lo scatto è mercoledì, e la pulizia è il messaggio, come il mezzo. non menziona il nome di questa macchina. io ero lì tranquillo che mi facevo una mezza settimana di lacrime e citazioni, ed ecco gli integrati, la repubblica, il corriere della sera, il backup dello stadio, il cinque per mille alla genomanipolazione, ai tatuaggi facciali, alla lingerie (freccia) screensaver, alla rima rabbia/sabbia, alla farcitura del tasso, la cottura del medesimo. ricordati l’edicola di sabato.

a tutte queste cose, con un tuffo in america, si arriva per decenza quotidiana, vasche calde piene di tag usati, un mucchio di catarro con sopra una scavatrice che slitta, un mucchio più alto ancora, con le pellicole dei filmini di quando eravamo scozzesi di pastasfoglia, mestruati nelle orecchie, pieni di noia, in un a parte che coinvolge il suggeritore a comprare un libro molto piccolo, quasi nano, senza nessun freno morale, almeno per l’inverno che viene, come uomini eliotiani, stufati, capaci solo di prestare numeri e scattare sull’attenti davanti al backup, appunto, tutti pixelati, ingranditi male già dal primo stampatore, käte con il gadget “mozilla maxilla”, gestione clienti in spagnolo per respirare, timbrati a mano.

una ricerca, anche fatta bene, non può rappresentare una scatola in vera plastica, o le piegatrici di cucchiai.

si fanno sì ripetuti tentativi di costruire cervelli, due linee, esportano una casualità.

ma tu sii sereno, indipendente. avvia un fastidioso programma ricreativo. anche qui non ci sono strutture che ci sostengano. le ragazze scout brasiliane zoppe pubblicizzano una marca di ozono. con tutto questo ben di dio non si può essere infelici.

history engineering elegance pack

their diamond communication involves a consistent fetish-oriented containers usage. the police blitz was sadly falling apart for problems are completely b(l)ank-in-the-project. the representation of the cabled hole is going to peel away the platonic world of causes and bushes.

i look like i was sitting inside the doctor. you’re supposed to delete all the tall windows from his drawings.

you’re probably wondering why the paradigm wall of guitars goes on installing jumbo jaws. (is “instead” the same of “inside”?). but –anyway– i decided i’ll soon start imagining the trees as if they were real, in the real world.

simple graphics demos include an obscene amount of roach-shaped drunk nerdkickers waiting for the mantrazen-generator software. morph this, you. war on toxins.