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annabella gioia: “l’università delle donne” (donzelli, 2021)

Annabella Gioia
L’università delle donne.
Esperienze di femminismo a Roma (1979-1996)
Collana Saggine, n. 359
pp. XXVIII-140, con un ottavino in b/n fuori testo

«Quella dell’Università delle donne è una storia ancora poco raccontata, capace di restituirci la creatività e l’intelligenza di tante donne d’idee. Un progetto ambizioso, nato dal desiderio di esplorare la cultura alla ricerca di un sapere ricostruito dalla genialità e dall’originalità dello sguardo femminile».

Alla fine degli anni Settanta, dopo un periodo intenso di lotte e di elaborazioni teoriche, sembrava perdere vigore la sfida politica del femminismo, e di difficile realizzazione l’equilibrio tra trasformare se stesse e modificare la realtà esterna. Si delinearono così risposte diverse: da un lato l’approfondimento della ricerca teorica sulla «differenza sessuale», dall’altro l’impegno nella cultura, nel ripensamento dei saperi, mantenendo sempre al centro la pratica femminista. Si moltiplicarono allora le «istituzioni» di donne: centri di documentazione e di studio, librerie, riviste, università delle donne, women’s studies. Nella nuova «geografia» del femminismo italiano che si stava delineando, una delle esperienze più interessanti fu quella del Centro culturale Virginia Woolf di Roma, che non proponeva una critica radicale alla cultura ma intendeva «ripensarla» attraverso lo sguardo femminista e cambiare segno alla produzione intellettuale. Annabella Gioia in questo libro ripercorre le vicende di quella stagione, sottolineandone gli aspetti più innovativi, ma anche le problematiche. Il Virginia Woolf divenne un luogo fervido di studi e ricerche, nonché di incontri e dibattiti che attirarono da tutto il mondo le personalità di punta del femminismo di quegli anni: da Luce Irigaray a Christa Wolf. È qui che prese forma quella che sembrava un’utopia: da un’idea di Michi Staderini, nacque l’Università delle donne, fondata da dieci femministe determinate a offrire a tutte le donne la possibilità di dare campo libero ai propri interessi conoscitivi e trovare forza e riconoscimento reciproco. Uno spazio fisico in cui vivere insieme, discutere e «riattraversare» quella cultura che le aveva escluse, partendo dalla consapevolezza che all’origine di quella esclusione c’era una divisione dei linguaggi e delle discipline da superare: da qui l’ambizione di ricostruire un sapere complessivo senza escluderne l’esperienza, da qui il sogno di praticare una «mescolanza» di saperi. L’Università come luogo di donne e di libri, ma prima di tutto un luogo di esperienza. Fu una storia lunga diciassette anni, intensa, ricca di elaborazioni e di iniziative originali. Una storia unica che, proprio perché profondamente eterogenea e alimentata dal confronto, fu percorsa da contrasti e dissidi ma si offre anche come un’eredità vitale e feconda per le generazioni future.

Annabella Gioia, già docente di storia e filosofia nei licei, è stata dal 1996 al 2006 direttore scientifico dell’Istituto romano per la storia della Resistenza (Irsifar), del cui Direttivo continua a far parte. Le sue ricerche, che hanno riguardato in particolare l’insegnamento della contemporaneità, la storia delle donne e il rapporto tra storia e memoria, hanno portato a diversi saggi, fra cui il volume Donne senza qualità. Immagini femminili nell’Archivio storico dell’Istituto Luce (Franco Angeli, 2010).

il dolore è lontano (1971, testo di emilio villa)

Il dolore è lontano (1971)

Regia: Vittorio Armentano;
Giulio Albonico da fotografie di Franco Stampacchia
Testo: Emilio Villa
Musica: Egisto Macchi
Montaggio: Giuliana Bettoia
Origine: Italia
Produzione: L’Universale Cinetelevisiva
Durata: 12′

Dal sito di Vittorio Armentano: “Sulla base di un drammatico servizio fotografico scattato in Pakistan da Franco Stampacchia, il poeta Emilio Villa ha scritto un testo di intensa drammaticità […]”

hulk’s toys | tommaso barsali, 7 giugno, roma, macro asilo


a Roma, presso il Macro Asilo (via Nizza 138)
Sala Lettura, il 7 giugno alle ore 16:00

HULK’S TOYS
Tommaso Barsali e il suo progetto su Franco Bellucci

Quello sui giocattoli di “Hulk” vuole essere diverse cose insieme: un progetto sulla vita e sull’arte di Franco Bellucci, resoconto poetico del suo passato e del suo presente e, insieme, esame dell’ambiguità delle sue creazioni in quanto opere d’arte e giocattoli; una ricerca sul valore dell’infanzia; un documento sull’alternativa all’istituzionalizzazione dei problemi di salute mentale.

Ospiti del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, presenteremo il progetto fotografico di Tommaso Barsali (già vincitore nel 2012 della sezione Emerging della Lucie Foundation di Los Angeles) e pubblicato con il titolo “Hulk’s Toys. Le ragioni di Franco” dalla casa editrice Valigie Rosse in occasione del quarantesimo anniversatio della #LeggeBasaglia o legge180.

Norma voluta da Franco Basaglia, illuminato psichiatra e neurologo a cui si deve la moderna la riforma della disciplina psichiatrica in Italia, portò alla chiusura dei manicomi-lager in cui i “matti” venivano rinchiusi senza possibilità di ritorno alla normalità e dove le terapie elettroconvulsivanti erano all’ordine del giorno.

Siete tutti invitati venerdì 7, ore 16:00, alla Sala Lettura del MACRO ASILO, in via Nizza 138, per conosce Franco Bellucci, ex internato nel manicomio di Volterra e favoloso creatore di giocattoli, insieme all’autore e ad Agnese Leo.

facebook.com/events/301284274143759


“tekno, il respiro del mostro” / andrea zambelli

L’arte contemporanea, la scrittura di ricerca, come cose che hanno già propri referenti e punti di dialogo (e punti di contatto nella percezione e nelle culture – o in alcune culture occidentali / metropolitane), sono da non pochi anni entrate in tante forme nella normalità (eccezionalità) delle percezioni e degli stimoli che ci attraversano, dei codici con cui abbiamo a che fare.

(Dal video: “è una musica non convenzionale, senza strofe e ritornelli che si ripetono come una cantilena ma fatta di tanti rumori e frasi che si ripetono e si sviluppano molto velocemente, che ti fanno perdere tutti i punti di riferimento, e questo spinge a non pensare più in modo convenzionale”).

[youtube=https://youtu.be/zvBDOyinD1s?si=4nV-fjDqtfbftZ6o]

it isn’t conventional, there aren’t stanzas and refrains in continuous repetition. on the contrary, a load of noises and sentences in repetition and very quick development that make you lose all your benchmarks. you are forced to stop thinking in a conventional way

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