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(riga rapida sulla malattia)

la malattia è considerata un addendum ininfluente nei racemi laterali della biografia, da chi costruisce tanto la vita altrui che la propria come una sequenza di scene. giustamente, il segno meno è l’osceno e il sottratto.

wall, 2010

aprile :
intervista sull'”Ulisse”, da cui è tratto questo segmento:

Sono particolarmente interessato ai caratteri installativi dei testi verbali, che sarei tentato di definire in molti casi postverbali. Macchine elencative interminabili, blocchi verticali di textus che esce proprio quantitativamente dal campo della tessitura, del rinvio sonoro, lineare, performabile, per entrare semmai in quello della scultura, del volume-massa, dell’oggettualità piena, fissa. (Words to be looked at, recita significativamente il titolo del saggio di Liz Kotz dedicato non a caso a «Language in 1960s Art», MIT Press, 2007).

Se penso a Il dramma della vita, di Valère Novarina (la cui conclusione esce in italiano su Nazione indiana, tradotta da Andrea Raos), o ai monoliti che punteggiano le uscite di http://hotelstendhal.blogsome.com, o ai flowchart ritoccati di Brunt, di Emilio Villa, o ancora alle opere in rete di Jim Leftwich, Jukka-Pekka Kervinen, Peter Ganick, non mi torna affatto come eco distante un’idea di scrittura di scena che (si) fa muro: muro-scena, opera verbovisiva in sostanza. (Che perda o meno il suo carattere alfabetico cellulare, costituitivo). È una delle vie di comunicazione verso la visual poetry, anche.

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giugno :
recentissimo testo di Peter Ganick, nella cui pagina di presentazione su Lulu.com si parla precisamente di “wall of text”:

What is a text? After John Coltrane’s “wall of sound”, we have here a “wall of text”. What does making sense entail? Is it in the words themselves and/or the sequence of words? In “An Archeology of Theory”, Peter Ganick suggests both and neither in true spatial reference. Energy is space is a version here-to-be-read.

cfr.
http://slowforward.wordpress.com/2010/06/28/wall-of-text-stele-di-testo/

Prosa e poesia / l’intervista uscita su “L’Ulisse” n.13

POESIA E PROSA

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ripubblico qui le mie risposte al questionario de “L’Ulisse” n. 13 (uscito ad aprile 2010):
http:// www. lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf
[link non più attivo]

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1. Qual è la sua idea di prosa? Come si definisce il suo approccio alla prosa (anche rispetto alla questione dei generi)?

La mia idea di prosa è ovviamente anche un’idea o massa-matassa non solo mia: è di fatto trasmessa, sovrascritta: è una cosa e una casa anche altrui, costantemente. Precisamente per il fatto di appartenermi, è altra, composita, giocoforza differenziale, effusa direi anzi dissipata ossia sprecata in diffrazioni, prassi e diversioni da prassi (da quelle prediffuse, usurate). È cioè una specie di gomma-somma non aritmetica e anzi mosaico o ventaglio di eredità, microlabirinti e ricodifiche, giostre in buona parte e assai volentieri disallineate dall’usuale asse e traccia playback della prosa che si legge nei libri degli editori generalisti.

(Rispetto a questi ultimi trovo, semmai, e spesso, consonanza felice fra prosa scritta mia e flusso parlato casuale, eavesdropping, banalità da bar, eccetera: però, anche lì, è il quid normante del normale a indispettirmi. Il già dato, il precompreso, il predetto, quanto si sa e si vuole già letto dall’ebetudine dello spettatore di pagina o di festa aggiornato che si fa dire da giornali e inserti cos’è che deve scandire, ritenere, immettere in chat).

Quanto a(l) “me” in abito di lettore-lettore talvolta agìto, che cioè si sa e si vuole ingenuo, ben volentieri spendo tempo sulle pagine di Bram Stoker. Per dire. Non avanzo però molto in qua nel presente, se si tratta di cose così. Stili e modi così. Racconto-racconto. Certo, uno vede il gazzettone, la tabula recensoria dei best editoriali, e si domanda: ma quale roba non è così, in scaffale? Un esercito di marchese e contesse e raccontesse fanno le gare di puntualità. Il tè si serve alle cinque spaccate. Chi c’è c’è. (Ci stanno tutti).

Al posto della “figura dell’editor”, a una rimota et aliena omai intellezione bisognerebbe più tosto un auditor. Un udente tacito. Bene, non v’ha. (Bene non v’ha).

E gli autori, che fanno? Gli autori, gestori gestiti, giovani holding, si fanno demoltiplicare dalle x fisse che moltiplicano il mercato. È storia vecchia, di vecchi razzi, vecchi trucchi e gare tra mondi, poli, blocchi. E più gli alfabetieri sono prossimi già per loro VIRTVS allo zero, più certo è che partono avvantaggiati. Alleati naturali dell’attrito mancante, della veloce rotazione-turnazione delle faccette sul blogscaffale.

Insomma. Continua a leggere

in occasione del 4° compleanno di gammm : l’index del 2006

– damiano abeni. da vetrine [19-08-2006 .it]
– william allegrezza. 2 poems. 2005 [07-12-2005 .en / .it]
– nanni balestrini. tape mark I: algoritmo, testo, ebook [03-09-2006 .it]
– charles bernstein. da parsing. 1976 + ebook [29.10.2006 .en / .it]
– julien blaine. ebook: le grand noir du berry brayait avec le baudet du poitou? [24.12.2006 .fr]
– gherardo bortolotti. review: a city_ a cloud [27-09-2006 .en]
– gherardo bortolotti, marco giovenale. tre paragrafi su scritture recenti. 2006 [16-07-2006 .it]
– patrick bouvet. americalibre. 2005 [10-12-2006 .fr / .it]
– erik brandt. letterpress. 2001 [12-10-2006]
– alessandro broggi. serata socievole. 2006 [23-11-2006 .it]
– william burroughs. intervista [02-11-2006 .it]
– olivier cadiot. delenda est carthago. 1988 [28-12-2006 .it]
– john cage [29-06-06 .it]
– andrea cavalleri. fotografia I [09-09-2006]
– andrea cavalleri. fotografia II [17-12-2006]
– gianluca codeghini. tutto quello che scivola via [18-07-2006 .it]
– bruce covey. da reveal [16-09-2006 .en / .it]
– e.e.cummings. from late poems, V and VI [21-12-2006 .it]
– jeff derksen. transnational muscle cars. 2003 [29-06-2006 .en / .it]
– jacques derrida. da et cetera. 2005 [16-11-2006 .it]
– thomas stearns eliot. the burial of the dead. 1922 [02-11-2006 .en / .it]
– jean-michel espitallier. l’asse del bene. 2004 [16-07-2006 .fr / .it]
– jean-michel espitallier. numeri di re (1 & 2). 2003. 2004 [19-11-2006 .it]
– susana gardner, marco giovenale. a realism. 2006 [30-11-2006 .en]
– mario gerosa (and sam shahrani), convention for the protection of virtual architectural heritage [19/22-10-06 .en]
– marco giovenale. the reader is a radar. notes on leon (and gleize) [13-08-2006 .en]
– jean-marie gleize. il sonetto come mistero formale. 1999 [28-07-2006 .fr / .it]
– johann wolfgang von goethe. curriculum di studi scientifici. 1821 [05-11-2006 .it]
– andreas gursky. 99 cents [13-07-2006]
– helmut heissenbuttel. da testi 1-2-3. 1962 [29-06-2006 .it]
– helmut heissenbuttel. da testi 1-2-3. II. 1962 [26-10-2006 .it]
– jukka-pekka kervinen, marco giovenale. unprint [27-08-2006 .en]
– jon leon. diphasic rumors. 2005 [28-07-2006 .en+.it]
– k.silem mohammad. from deer head nation. 2003. II [05-10-2006 .en / .it]
– k.silem mohammad. from deer head nation. 2003. I [03-12-2006 .en / .it]
omero. iliade, II 493-760 [08-10-2006 .it]
– massimo orgiazzi. da la stanza cinese. 2005 [15-10-2006 .it]
– adriano padua. da frazioni. 2005 [14-12-2006 .it]
– arthur rimbaud. da les illuminations. 1886 [29-10-2006 .fr. / .it]
– edoardo sanguineti. laborintus, 5. 1956 [26-11-2006 .it]
– steven shearer. poems. 2005 [19-08-2006 .en]
– éric suchère. dans un temps pas encore. 2006 [21-09-2006 .fr / .it]
– do-ho suh. who am we? [21-07-2006]
– rodrigo toscano. clues (manoscritto). [05-07-2006 .en]
– elisabeth workman; barbara campbell. fragment 15 from a city_ a cloud [27-09-2006 .en]
– michele zaffarano. war games. [11-09-2006 .en]
…and more:
guy debord [29-06-06], dusi/e-chap [03-08-06], flux for gammm [08-08-2006], jpk’s opeb [04-07-06], bill viola [01-10-06], esse zeta atona’s opeb [22-10-06], frasi = sentences = phrases [29-10-06], jeff wall [09-11-06], christian boltanski [12-11-2006], choose/Duchamp [31-12-2006]

testi critici _ La nuova prosa ‘versus’ il Sempreuguale. (Note su G. Bortolotti: “Tecniche di basso livello”)

Sembra evidente, a chi osserva con attenzione una nuova onda di pagine attiva non solo in rete (principalmente via blog) ma anche in canali di editoria cartacea innovativa/coraggiosa, come ormai si stiano diffondendo perfino in Italia, dopo Francia e Stati Uniti, alcune benefiche naturalissime tipologie di scrittura non strettamente narrativa e neppure però vincolata al vetusto “poème en prose”. Si tratta di quelle vie nuove sintetizzate da Jean-Marie Gleize nella definizione, assai felice, di prosa in prosa.

Attenzione: “sembra” evidente. L’apparenza inganna: non si stanno sviluppando ora: va semmai detto che solo in anni recenti paiono trovare finalmente terreno ricettivo, interlocutori, editori, nuovo pubblico: e questo fatto dunque, questo ascolto di oggi, riverbera su di loro alcuni indici e luci di “novità”. Novità ci sono, evidenti, e ne parleremo qui; e però vanno rilevati in incipit anche i legami con una stagione solida di avanguardie (gli anni dei Novissimi, per dire) che, a differenza di quanto accaduto altrove, sembravano fino a ieri in Italia spezzate, interrotte per varie ragioni. (Tra tante, la morte in meno di un ventennio di riferimenti nodali come Porta, Spatola, Costa, Reta, Vicinelli, Villa, Rosselli; e la conversione alla parola innamorata di molti sperimentatori, cascati a testa in giù nel bel canto).

Ma ecco una grossa differenza: se pure l’attuale nuova prosa prosegue con sue proprie connotazioni una linea di ricerca comunque nota, lo fa, adesso, abbracciando in pieno e con gusto una ‘fredda’, netta e lucida poetica della chiarezza, e dell’azzeramento dei codici retorici, del significante, dei suoni in eco, ricusando con ciò quella “poetica del gingillo” linguistico (per dirla con Christophe Hanna) che ha variamente attraversato il secolo del messaggio poetico, il secolo di Jakobson. (Azzeramento che appare allora figlio di Partita, di Porta, o del Diario ottuso della Rosselli, o degli antiromanzi di Isgrò, più che delle colate laviche di Villa, Cacciatore, Toti).

La nuova prosa è Continua a leggere

testi critici _ I più recenti chapbook delle edizioni Arcipelago: Broggi, Cavallera, Padua

da Nazione indiana

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La collana ChapBook dell’editore milanese Arcipelago, a cura di Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti, nata circa quattro anni fa, ha al suo attivo già undici uscite. Tra gli autori spiccano alcuni dei nomi più interessanti della scrittura di ricerca contemporanea in lingua inglese e francese, secondo direttrici che possono essere – genericamente – inquadrate per l’area inglese nell’eredità o versante della Language poetry, e per l’area francese nel vasto spazio di scritture che hanno fatto séguito alle esperienze successive (a volte distanti da) “Tel Quel”. La collana ha uno spazio per italiani che lavorano in non diverse direzioni. Si parla di nuovo cut-up, googlism.

Fra questi autori, tre sono usciti recentemente con testi fra loro assai diversi ma indubbiamente vicini e si direbbe affini per ‘trattamento freddo’, antiretorico (anche contro ogni nuova retorica iperformalista) dei materiali scelti e assemblati.

Si tratta di Alessandro Broggi, con Nuovo paesaggio italiano, Riccardo Cavallera, con SLM, e Adriano Padua, con Alfabeto provvisorio delle cose.

Del chapbook di Broggi ha scritto una puntualissima analisi e recensione Cecilia Bello Minciacchi, nel numero 26 di Alias, parlando del lavoro dell’autore lombardo come di “una scrittura sfrondata da ogni lusinga, esatta e inesorabile”, aggiungendo che “anche quando le sue geometrie compositive paione esitare nel poème en prose Broggi non cede a tentazioni seduttive”.

Roberto Cavallera, tramite una prosa non lineare, non stagliata/squadrata, anzi volentieri deviata, deviante, ma non per questo barocca, opera invece con e attraverso strutture spezzate e scalene che si riframmentano in tabulazioni e versi (apparenti), ripercorrendo e rilanciando l’adesione di una sregolata o follemente regolata sintassi al personaggio mitico-storico di Salomè (qui devocalizzata dunque forse denudata in “slm”) – prassi che è stata una delle principali nella storia della ricerca italiana migliore: impossibile non pensare a Carmelo Bene.

Padua incolonna gli spezzoni di un romanzo di cui tace, e ne sminuzza parti in righe idolenti-indisponibili a farsi ingabbiare nell’enclosure che chiamiamo verso. Se di poesie, di versi, si tratta (e lo sono), intendono darsi come tali precisamente operando sul negativo del concetto di verso. Scantonando dai marcatori del poetico già in forza del cut-up che genera e (ri)forma la pagina franta, le spezzature.

Importante ricordare che la collana di cui parliamo ospita tra le sue plaquettes (all’incirca questa è la traduzione dell’inglese “chapbook”) uno dei o forse “il” maggiore dei rappresentanti di quella che negli USA è la controversa e folle e accattivante-necessaria linea nota come “flarf poetry”: Kasey Silem Mohammad. Con Marte ha bisogno di terroristi (sezione del suo goloso e più ampio libro Deer Head Nation) Gherardo Bortolotti traduce così in Italia uno dei primissimi esempi di “googlism”: modalità di scrittura in gran parte già spiegata dal proprio nome, e su cui Mohammad stesso ha scritto alcune pagine critiche definitorie se non definitive, rintracciabili e scaricabili liberamente dal sito www.gammm.org. Pagine che parlano non più di poesia trovata, come oggetto trovato, readymade, bensì di “sought poetry”, poesia “cercata”, attivamente e quasi provocatoriamente perversamente cacciata, inseguita sulla scacchiera virtuale del mondo codificato e tradotto-tràdito-tradìto in bytes.

Sovradeterminare i contenuti incongrui e invadenti della rete, allora, è una differente nuova via della scrittura di ricerca. E un ulteriore tassello di quelle “letterature procedurali” (concettualismo, cut-up, testi elencativi) a cui è impermeabile e sordo il mercato, e ostile l’editoria. Per fortuna non tutta l’editoria, come si vede.

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Alessandro Broggi, Nuovo paesaggio italiano, Arcipelago, 2009, pp. 36, euro 3

Roberto Cavallera, slm, Arcipelago, 2009, pp. 28, euro 3

Adriano Padua, Alfabeto provvisorio delle cose, Arcipelago, 2009, pp. 32, euro 3

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Una versione più breve dell’articolo è apparsa sul «manifesto» del 5.02.2010.