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altra versione di un’intervista

La versione originale di questa intervista è uscita il 13 febbraio 2014 qui:
http://spaziovirtualeoccupato.altervista.org/intervista-marco-giovenale/.
Quella che segue è una versione riveduta e leggermente più
ampia, specie nella conclusione.

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Quali contenuti ospita il tuo blog personale http://slowforward.wordpress.com?

Il blog è nato nel 2003 e fin dal primo momento è stato pensato come uno spazio personale, anche se non di tipo diaristico. Semmai un luogo per annotazioni, saggi brevissimi, riflessioni legate a un’idea di estetica intesa come ambito non specifico, non separato dall’esperienza comune (in piena sintonia con l’accezione del termine “estetica” che devo ad Emilio Garroni). In Slowforward dunque si trovavano – e si trovano – appunti di poetica, segnalazioni di materiali miei comparsi in altre sedi (o testi sul mio lavoro), disegni, link a uscite sparse, fotografie, prose, versi.

            In verità il blog ha assunto già dai primissimi tempi – e poi direi ‘febbrilmente’ dal 2006 passando da Splinder a WordPress – l’aspetto di un luogo non autocentrato. L’avanzamento lento (lo slow forward) dello sguardo su un laboratorio di scrittura è diventato scansione su (e resoconto da) più laboratori. Continua a leggere

si legge? si capisce?

vediamo se riesco a spiegarmi (messaggi ai poeti) (messaggio fuori numerazione):

http://eexxiitt.blogspot.it/2014/02/forse-non-tutti-sanno-che-annotazione-14.html

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valerio magrelli recensisce john ashbery

Valerio Magrelli IL NONSENSE A RISPOSTA MULTIPLA Un libro raccoglie le “Cento domande”, i folli test pubblicati nel 1970 da John Ashbery («la Repubblica», sabato 1 febbraio 2014)
Valerio Magrelli
IL NONSENSE A RISPOSTA MULTIPLA
Un libro raccoglie le “Cento domande”, i folli test pubblicati nel 1970 da
John Ashbery
(«la Repubblica», sabato 1 febbraio 2014)

“Era il 1974, quando tentai lo sbarco universitario negli Usa. Mi aspettava un atroce esame di matematica, ma restai stupefatto: a ogni esercizio, il massimo risultato! La gioia, però, durò poco. Infatti, trovai un codicillo secondo cui ogni risposta andava data in un minuto. Inutile protestare, fu la catastrofe. Passai la notte a riprovare: addio America… Il doloroso aneddoto spiega lo stato della cultura italiana di quarant’anni fa, che ignorava i cosiddetti “test a scelta multipla”. Il bello era che avevo ragione io. Perché la superficie di una botte andava individuata in 60 secondi? Stavamo forse precipitando in aereo? E in generale, che senso aveva usare il tempo come criterio di valutazione? In verità, al fast food alimentare rispondeva la fast digestion culturale. Finiva la laboriosa ruminatio insegnata dai monaci cistercensi. Ruminare? Digerire un testo lentamente e con due stomaci, come i bovini? Ma se non c’è tempo per un tramezzino!
Tutto ciò mi conduce a parlare di un’incantevole raccolta di versi, Cento domande a scelta multipla – autore il grande poeta statunitense John Ashbery, editore il nuovo Benway Series, con testo inglese stampato inverso all’altro capo del volume (traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, pag.48 + 48, euro 10, distribuzione su benwayseries.wordpress.com).

Certo, Continua a leggere

sui “cinque testi”

BENWAY SERIES # Michele Zaffarano – Cinque testi tra cui gli alberi (più uno) #
su
f l o e m a – esplorazioni della parola:.

http://www.diaforia.org/floema/2014/01/29/benway-series-michele-zaffarano-cinque-testi-tra-cui-gli-alberi-piu-uno/

Recensione a cura di Daniele Poletti e Pierfrancesco Biasetti, lavori grafici di Marc van Elburg

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biciclette e pattini

È comprensibile e visibile la differenza tra Christophe Tarkos e (non so, dico un nome) Luciano Erba? O tra Denis Roche e Zanzotto? O tra K.S.Mohammad e Corazzini? O tra Ponge e Michaux? O tra Jeff Derksen e Giuliani? O tra Jean-Marie Gleize e Eliot?

Non so, a volte mi domando se abito le stesse regioni linguistiche di tanti amici sodali lettori scrittori. (Sembra come se davanti a esperienze condivisibili si alzasse un muro percettivo; si aprisse il non visibile pieno, il non raggiungibile – proprio sul piano, ripeto, percettivo).

È comprensibile e visibile, è decifrabile, in qualche modo, il fatto che uno possa amare molto Erba, Zanzotto, Corazzini, Michaux e Giuliani, e infinitamente Eliot, e tuttavia principalmente seguire e curare delle collane e dei materiali che percorrono linee di scrittura riconducibili piuttosto a Tarkos, Roche, Mohammad, Ponge, Derksen, Gleize?

È comprensibile poi il fatto che seguire e curare determinate linee non comporta ipso facto alcuna svalutazione di linee differenti? (Alcun disinteresse, anche).

Per quale bizzarro motivo dei ciclisti in sella da anni (e che non pattinano) si meravigliano se – guardandosi attorno – si avvedono di non trovarsi dentro rotonde di pattinaggio?

Continuo, allibito, a constatare che qualcosa di misterioso impedisce a molti di distinguere una bicicletta da un paio di pattini.

Questo non impedisce a me di pattinare, ok, ma è mica facilissimo, in una rotonda in cui vengono continuamente lasciate o lanciate biciclette (o carcasse di bicicletta).

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