Archivi categoria: kritik

è così che si riconosce il padrone

 

Nietzsche l’ha spiegato molto bene: essere forte consiste nell’imporre la propria lingua a qualcuno che non parla questa lingua, oppure, all’interno della stessa lingua, nell’imporre un modo di parlare, dei nomi, delle norme, una retorica. Ed è questa la forza, è così che si riconosce, dice Nietzsche, il padrone, colui che impone il suo modo di parlare, e poiché non vi è lingua senza gerarchie, senza leggi, senza regole, senza normatività, senza grammatica, non vi è lingua senza una forza di legge e, dunque, senza un’imposizione di tipo coloniale.

 Jacques Derrida, in J.D. – Hélène Cixous, La lingua che verrà, a c. di
Marta Segarra, tr. it. Meltemi, Roma 2008, pp. 54-55



Le domande sono allora: nella lingua italiana, nell’organizzazione formale dei testi (per esempio letterari) italiani, chi è il padrone? Cosa troviamo in libreria? In tv e in radio chi parla? Quale lingua parla? Cosa dice? Quali romanzi sono diffusi? Di che tipo? Fatti come? Cosa leggiamo nelle terze pagine, quando ne troviamo? Negli inserti culturali? Di quali autori si fa menzione? Di quali libri? Con quale costanza? Che tipo di poesia domina negli scaffali?

In effetti è tutto molto semplice e trasparente.

_

su academia.edu

(Pur non essendo io un accademico) alcuni testi sono/saranno disponibili in academia.edu  :

interventi, saggi, annotazioni, articoli @ http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Papers

recensioni @ http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Book-Reviews

_

alcuni punti salienti _ [replica]

alcuni punti salienti – dal “verri” n. 48, feb. 2012 – da servire di ammaestramento de’ pochi o molti che molto dimandano di scritture dopo il paradigma, poco riuscendo chi qui scrive a spiegarsi

[ovvero:] [elenco di puntatori a uso di chi fa o vorrebbe fare, per dire, sought writing, ma non ci si trova – o pensa di far ciò ma fa altro] [– e si metteranno dei puntini che il lettore deve sciogliere] [se vuole leggere] [–] [se vuole leggere, deve andare a (vedere) quel numero del “verri”] [andare verso] [eccetera]

nb: il nome indica l’autore, il numero indica la pagina del “verri” 48 da cui la citazione è tratta:

Bortolotti, 105 : Non può in vista di una pratica dell’assurdo (…) alla deriva

106 : I hate speech

107-108 : Le questioni pratiche (…) di tipo formalista. (…) Mohammad e Toscano, in questo senso, potrebbero essere visti come autori post-langpo (…) Tuttavia (…) valore che attribuisce alla sintassi come struttura d’ordine

Mohammad, 111 : improbabili reazioni chimiche

115 : (…) e che (…) a pensare a cosa (…) quando si compone anche in modo “normale”

116 : (…) gioca alla (…) individuale, poiché ogni poeta avrà un insieme completamente diverso di spinte istintive circa il modo in cui riorganizzare il materiale cercato (…) non è un nuovo tipo di soggettività poetica. Piuttosto, sto cercando delle istanze di articolazione (o sì, inarticolatezza) in cui l’oggetto poetico si carichi di un’immediatezza che è il prodotto del (…)

Silliman, 128 : Wellek e Warren evitano qualunque (…) anche alle strategie dello strutturalismo

132 : Watten esplora il riconoscimento da parte del lettore di questa presunzione, di questa volontà di “completare il sillogismo”

142 : Di per sé, si può (…) (E) questa è un’intuizione importante e originale

147 : (…) aumentata sensibilità verso il movimento sillogistico (…)

Questa non è la distorsione sistematica del livello massimo o più alto di significato, come nel surrealismo. Piuttosto (…) è tipica in massimo grado della frase nuova

149-50 : metodi per favorire un movimento sillogistico secondario (…) Ciononostante, ogni tentativo di spiegare questa opera come una totalità riconducibile a “un più alto ordine” di significato, come la narrazione o il personaggio, è destinato al sofisma, se non all’esplicita incoerenza. La frase nuova è un oggetto decisamente contestuale. I suoi effetti occorrono tanto tra le frasi che al loro interno
_

per aldo rosselli / carlo bordini (“l’unità”, 3 ottobre 2013)

Carlo Bordini
(da “L’Unità”, 3 ottobre 2013)

È morto ieri a Roma, a 79 anni, Aldo Rosselli. Figlio di Nello Rosselli e nipote di Carlo Rosselli, i fondatori di Giustizia e Libertà, assassinati dai sicari di Mussolini in Francia. Cugino della grande poetessa Amelia Rosselli, viveva ormai a Roma da molti anni, attratto, come ha scritto in un suo racconto, con una espressione indimenticabile, dal “cielo manieristico” della capitale, dopo aver vissuto a lungo in Svizzera, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Narratore, saggista, americanista, fondò nel 1956 la casa editrice Lerici, e, negli ultimi anni, insieme a Daniela Negri, la rivista letteraria romana «Inchiostri». È stato finalista al Premio Strega nel 1971 e nel 1984.

È lungo l’elenco delle sue opere in narrativa: Il megalomane (1964), Professione mitomane (1971), entrambi con Vallecchi, Episodi di guerriglia urbana (1972), La famiglia Rosselli e Il naufragio dell’Andrea Doria, entrambi con Bompiani, nel 1983 e nel 1987, L’apparizione di Elsie (Theoria, 1989), La mia America e la tua (Theoria, 1995), Prove tecniche di follia (Empirìa, 2007), Boston, l’Aventino (Empirìa, 2007).

Uomo tormentato e sofferente, come del resto la cugina Amelia, soverchiati entrambi dal ricordo-incubo della fine tragica dei loro genitori, visse con dignità la sua malattia, fu amico di molti, amò e fu amato, e scrisse pagine memorabili che meriterebbero di essere ricordate più di quello che sono. Alcuni suoi racconti, tradotti in inglese dall’amico Luigi Attardi, vagano per il web alla ricerca di un editore. Ha vissuto in solitudine gli ultimi anni della sua vita, rimanendo in contatto con pochissimi amici.

Aldo Rosselli ha spesso dato il meglio di sé in un particolare genere letterario, nel romanzo-saggio, Continua a leggere

problem solving _ [replica]

problemi con i testi scritti? iterazioni qui:

http://slowforward.wordpress.com/2011/01/04/chi-ha-problemi-con-i-testi-installativi/
->http://slowforward.wordpress.com/2011/01/04/extensive-immanence/

http://slowforward.wordpress.com/2011/01/06/chi-ha-problemi-con-le-immagini-di-prosa-in-prosa/

http://eexxiitt.blogspot.it/2012/09/spiegazione-della-scrittura-di-ricerca.html

e, per chi volesse performare, qui:
http://archive.org/details/quantum-rilke-deconstruction

_

“la coscienza è un cut-up; la vita è un cut-up” _ [replica]

da http://gammm.org/index.php/2012/12/20/vuol-dire-quello-che-vedete-effettivamente-william-burroughs/

_

Ora il montaggio è davvero molto più vicino ai fatti della percezione, della percezione urbana almeno, che non la pittura figurativa. Fate una passeggiata per una strada di città e mettete già, su una tela, quello che avete appena visto. Avete visto mezza persona tagliata in due da una macchina, pezzi e bocconi di cartelli stradali e pubblicità, riflessi da vetrine — un monteggio di frammenti. E la stessa cosa accade con le parole. Ricordate che la parola scritta è un’immagine. Il metodo del cut-up di Brion Gysin consiste nel tagliare a pezzi pagine di un testo per rimetterli insieme in combinazioni a montaggio. La pittura figurativa è morta, a meno che forse il nuovo fotorealismo si affermi. Nessuno più dipinge mucche nell’erba. Il montaggio è un vecchio trucco in pittura. Ma se applicate il metodo del montaggio alla scrittura, siete accusati dai critici di promulgare un culto di ininitelligibilità. La scrittura è ancora confinata nella camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo, una forma altrettanto arbitraria che il sonetto e altrettanto remota dai fatti reali della percezione e della coscienza umana quanto quella forma poetica del quindicesimo secolo. La coscienza è un cut-up; la vita è un cut-up. Ogni volta che andate giù per la strada o guardate fuori dalla finestra, il fluire della vostra coscienza è tagliato da fattori a casaccio.

[William Burroughs, The Last Potlatch, tr. it. di G.Saponaro, in
Id., La scrittura creativa, Sugarco, Varese 1981, 1994: pp. 32-33]

Brion Gysin ha parlato molto della relazione tra scrittura e pittura. Spiega come la pittura renda perfettamente esplicito un certo numero di caratteristiche della percezione umana. In breve, mostra alla gente qualcosa che conosce ma non sa di conoscere. Quando Cézanne ha esposto le sue prime tele per la prima volta, nessuno ha saputo vedere che erano semplicemente una mela, un’arancia o un pesce visti sotto un certo angolo. Io ho una tela di Brion Gysin su cui si possono vedere dei veicoli disposti su strati diversi, si tratta molto semplicemente di un taglio nel tempo. Se andate per strada, specialmente una strada che conoscete bene, non vedete soltanto le macchine che ci stanno, ma vedete anche quelle che c’erano ieri, che c’erano dieci anni fa, e questo per associazione mnemonica. Ma se mostrate questo fenomeno su una tela, la gente spesso dice: «Cosa vuol dire?». Vuol dire quello che vedete effettivamente: i dati della percezione umana. Questi dati sono resi espliciti nella pittura come nella scrittura, come in altre forme, per esempio nel cinema. 

Spesso la gente è disorientata nello scoprire ciò che sa già senza sapere. 

[William Burroughs, colloquio con
Gérard-Georges Lemaire, in Ibid., p. 111]

_

un seminario sulla prosa breve (che non c’è stato) _ [replica]

Lo scorso anno si sarebbero dovuti tenere in una casa privata dei seminari (di “lettere grosse“) sulla “prose très prose“, sulla prosa breve, sulla scrittura di ricerca. Qui a Roma. Una serie di imprevisti ha dirottato e poi reso irrealizzabile il progetto, ma lo schema di massima di quel che si sarebbe andati a fare e dire era grosso modo questo:

#1 cambio di paradigma
Fénéon non è Fargue. Ponge non è Michaux. Beckett non è Char. Tarkos non è Bonnefoy. Tutti leggiamo con passione Fargue, Michaux, Char, Bonnefoy. Ciò non toglie che in alcune scritture si sia verificato – o sia non illogicamente ravvisabile – un cambio di paradigma.

#2 googlism non è googling
Come funziona un sought text.

#3 alcuni luoghi comuni sfatati
Sfatiamo l’idea che l’asserzione sia il male. Che i testi freddi siano tutti “dopo il paradigma”. Che i testi freddi siano “anaffettivi” (o stupiderie simili). Che funzionino sempre. Che Costa scriva le stesse cose di Spatola. Che Costa scriva le stesse cose scritte da tutti gli autori di Tam Tam. Che la scrittura di ricerca sia tutta cut-up. Che cut-up e googlism siano sinonimi. Che cut-up, googlism e poche altre tecniche siano solo “tecniche”, e che rappresentino l’intero della scrittura di ricerca. Che il non detto, l’ombra e l’allegoria non possano essere “dopo il paradigma”. Che Corrado Costa sia giocoso (Costa è tragico, dunque è anche giocoso). Che l’opera di Giuliano Mesa sia risolvibile interamente entro i parametri del Modernismo. Che ci sia una qualche necessaria contraddizione fra tragedia e scritti “dopo il paradigma”. Che post-paradigma e postmoderno siano sinonimi. Che tutte le basi della scrittura “dopo il paradigma” siano state gettate dalle avanguardie vecchie e nuove. Che tra Gruppo 63 / Tel Quel e scritture nuove ci sia filiazione diretta e pacifica. Che la scrittura di ricerca sia “focused on language”. Che le scritture nuove siano sempre o spesso metatestuali.

_