righe introduttive a un saggio su carlo bordini — 10 apr 2021

L’ordine del discorso critico che a volte si sente fare su Carlo Bordini sembra avere una — del resto non illogica — natura nomenclativa volentieri legata a categorie o criteri che precisamente alcune scritture contemporanee già in circolo da 30 anni (e proprio la stessa testualità di Carlo) hanno messo e mettono in crisi o fanno saltare.

Affrontare dunque l’opera di un autore complesso e sottile come Bordini attraverso quelle categorie rischia di sembrare, più che stallo ermeneutico, anacronismo; una magari non intenzionale mancanza di mira. Il bersaglio è altro e altrove.

Cercherò di dimostrarlo (in poche pagine) con un saggio in uscita nei prossimi mesi.

seguire una linea di fuga

Una formazione sociale qualsiasi ha sempre l’aria di funzionare bene. Non c’è motivo perché non funzioni. E tuttavia c’è sempre un lato attraverso cui avvengono delle fughe e per cui si disfa. Non si sa mai se il messaggero arriverà a destinazione. E più ci si avvicina alla periferia del sistema, più i soggetti si trovano presi in una specie di tentazione: o sottomettersi ai significanti, obbedire agli ordini del burocrate e seguire l’interpretazione del grande prete, o essere trascinati altrove, al di là, vettore folle, tangente di deterritorializzazione. Seguire una linea di fuga, diventare nomadi, emettere quelle che Guattari poco fa chiamava particelle asignificanti.

(Gilles Deleuze, Due regimi di folli, intervento del 1974, ripubblicato anche in Due regimi di folli e altri scritti. Testi e interviste 1975-1995, Edizione italiana e traduzione a cura di D. Borca, Einaudi, Torino 2010, pp. 6-7)

video della presentazione delle opere poetiche di corrado costa (bologna in lettere, 31 mag. 2021)