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USA, rivolta nella catena di comando: 200 militari denunciano ordini ‘suicidi’ dettati dalla retorica apocalittica dei Comandanti

un post su fb di Claudileia Lemes Dias
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da Stefano Guglielmin:

a banner sinking in madnessUSA, rivolta nella catena di comando: 200 militari denunciano ordini ‘suicidi’ dettati dalla retorica apocalittica dei Comandanti

La guerra all’Iran sta diventando una questione teologica nei vertici del Pentagono, con costanti richiami alla fine del mondo come strategia militare.

Secondo una denuncia della Military Religious Freedom Foundation (MRFF), riportata dal Guardian, ai soldati USA viene chiesto di combattere e morire con gioia per accelerare l’Apocalisse.

​Oltre 200 membri del servizio, provenienti da ogni corpo, dai Marines alla Space Force, hanno rotto il silenzio su una deriva mistica senza precedenti. Il comando è stato chiaro: i soldati devono essere motivati perché la guerra all’Iran è “tutta parte del piano divino di Dio”.

​Ma il vero salto di qualità nella retorica bellica riguarda la figura di Trump come “l’unto da Gesù per accendere il fuoco del segnale in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il Suo ritorno sulla Terra.”

I riferimenti citati dai superiori non provengono dai manuali di tattica del Pentagono, ma dal Libro dell’Apocalisse. Si parla apertamente di “tempi ultimi” e del ruolo messianico degli Stati Uniti nel purificare il Medio Oriente per favorire la parusia, il ritorno di Cristo. Continua a leggere

Luca Celada sulla situazione in USA (dalla newsletter del lunedì del ‘manifesto’)

Luca Celada

Nell’ottobre del 2024, ricordava mercoledì sul Guardian Claire Finkelstein, il Centro per l’etica e lo stato di diritto dell’Università del Pennsylvania (Cerl), ha simulato con una commissione di accademici e ufficiali militari gli eventi che potrebbero portare a una guerra civile in Usa. Continua a leggere

Un articolo di Roberta De Monticelli, sul ‘manifesto’ (26-5-2024): “Gaza 2035. Il profitto della guerra”

“[…] Era comparso già nel dicembre 2023 il marketing di un progetto di costruzione di ville di sogno lungo la costa di Gaza, spianata dalle bombe ed era apparso senza infingimenti, con tanto di rendering e nome dell’impresa: Harey Zahav (montagne d’oro). Il 19 marzo 2024 compariva sull’edizione online del Guardian il resoconto di un’intervista concessa a Tarek Masud, direttore della Middle East Initiative, programma della Harvard’s Kennedy School of Government, da Jared Kushner, il genero di Donald Trump.
Quello che era stato coinvolto nella preparazione del piano di normalizzazione dei rapporti arabo-israeliani sfociato poi negli Accordi di Abramo. Nell’intervista Kushner apprezzava – a proposito di valori nascosti – l’alto valore potenziale delle proprietà affacciate al mare di Gaza, e auspicava che Israele «finisse il lavoro» di rimuovere i civili, spostandoli ad esempio nel Naqab, mentre «ripuliva la striscia». «D’altra parte – aggiungeva – di Gaza non resta molto, e a pensarci bene a Gaza non c’era un vero precedente storico» […]”

L’articolo completo è qui:
https://ilmanifesto.it/gaza-2035-il-profitto-della-guerra
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