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ashbery, dürer, accumulo

Il 14 marzo scorso, in occasione di una lettura a RadioTre, per il programma Chiodo fisso, a cura di Loredana Rotundo [testi / audio], ho letto una poesia di John Ashbery, Presagio, dalla raccolta Autoritratto in uno specchio convesso, offrendo qualche veloce annotazione critica, e poi connessioni di massima con tre frammenti dalla sequenza Camera di Albrecht, testo conclusivo del mio In rebus (Zona, 2012; cfr. anche NI).

Quello che si può ascoltare in rete sul sito Rai (cfr. sopra) è quanto detto direttamente al microfono. Quello che propongo qui di séguito è il file organizzato – ma non letto – per l’occasione, la traccia di fondo che ho tenuto presente per quel discorso.

Presagio, di John Ashbery, viene da una raccolta del 1973, uscita per Garzanti nel 1983 nella traduzione di Aldo Busi, con introduzione di Giovanni Giudici. Si intitola Autoritratto in uno specchio convesso, ed è forse tra le opere più facilmente definibili ‘icastiche’, definitorie, paradigmatiche, per dare un disegno della scrittura di Ashbery e delle sue caratteristiche stilistiche e tematiche.

Il vetro dei testi poetici entro cui sguardo e stile si specchiano è bombato, probabilmente opaco, e in questo suo aggiungere – dunque – imperfezioni e latenze e appunto opacità al ritratto, risulta paradossalmente più fedele e vicino al vero, al dato, ai fatti, rispetto alle ragioni di una ipotetica e irreale/irrealistica riproduzione o restituzione (sedicente fedele) delle cose.

Nel testo, fin dal principio vediamo che non è un elemento solido ma una duplice inafferrabilità a tenere la scena: una «brezza» e un «lago». Aria e acqua sono dunque i primi nomi che incontriamo. Poi «effetti da luna-park»: immaginiamo insomma questo ritratto di figura che dice noi e non io, al margine di un lago, perdersi nelle luci fasulle e piuttosto melanconiche del luna-park, che confondono le cose invece di illuminarle, e – dice la poesia – «evitano la sagoma beffarda / di dove saremmo se fossimo qui». La figura o profilo dell’io non solo subisce una dissipazione grammaticale in noi, ma è addirittura evitata, assente, manca (e se ci fosse, poi, sarebbe comunque «beffarda»).

Il testo continua con un «cammino troppo stretto» e figure davvero da luna-park, «un bruttone grande e grosso», una ridicola «ascia di platino marcata Excalibur». Ci troviamo in una situazione buffa, certo, fra trovarobato e iperbole (il «platino»…), ma si tratta anche di un contesto fortemente descrittivo – nel suo paradosso – della realtà più reale, più brutale, quella che banalmente fa dire (e la poesia non si sottrae a questa constatazione) che siamo di fronte «soltanto a giungle».

E di séguito viene la dichiarazione (definizione?) forse più magnetica/scultorea dell’intera poesia di John Ashbery: nell’immagine del disagio provato dal protagonista, che si sente come se qualcuno gli avesse «appena portato un’equazione», qualcosa di incontrovertibile e allo stesso tempo incomprensibile: proprio come la realtà, il circo, il luna-park, la giungla e, forse, esattamente la poesia. Qualcosa che poi in qualche modo si desidera «che continui», ma «senza / che nessuno venga leso», e con la volontà precisa che l’incerto, l’opaco, il fedele al reale proprio perché umbratile, riprenda, continui: è un «rimescolio» (shuffling in inglese), che si desidera continui «fra me e il mio lato della notte». Fra il buio delle cose e quello di un io che – replicato convesso nello specchio – sa e non sa, vuole e non vuole nominarsi, nominare.

L’ossessione di nominazione, di accumulo di dettagli (che per contrasto dissipano il paesaggio) tiene e domina il campo della scrittura fittamente elencativa di Albrecht Dürer, che nei primi anni del Cinquecento viaggia nei Paesi Bassi, e tiene un diario. Diario che torna, stravolto, in un testo che appunto si intitola Camera di Albrecht, che ho scritto nel 2008 e che nel 2009 è stato tra i vincitori del Premio Antonio Delfini. Esce in un libro, In rebus, per la casa editrice Zona. Da In rebus leggo appunto tre testi di Camera di Albrecht, che nel segno dei due nomi fatti (Ashbery e precisamente Dürer) vorrei includere nello stemma molteplice dell’accumulo, dell’ossessione di accumulo, della conseguente e proprio paradossale sdefinizione, e infine – come è ovvio per ogni Wunderkammer – della melanconia.

promemoria: OGGI, 27 aprile, “In rebus” a Milano

a Milano, OGGI, venerdì 27 aprile 2012, alle ore 21:00

presso la Libreria Popolare
(via Tadino 18)

Paolo Giovannetti

presenta

IN REBUS

di Marco Giovenale

Ed. Zona

collana level 48

Coordina l’incontro:
Alessandro Broggi

https://www.facebook.com/events/286702108077976/

*

scheda del libro:
http://www.editricezona.it/inrebus.htm

preview (file pdf 368 Kb):
http://www.editricezona.it/pdf%20per%20la%20rete/InrebusShort.pdf

tre frammenti da Camera di Albrecht letti (con una poesia di J.Ashbery) a RadioTre:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-13a57551-6327-4bbe-8e17-9abc78f17fab.html?refresh_ce

podcast:
http://www.radio.rai.it/podcast/A42427657.mp3

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Libreria Popolare
via Tadino 18
20124 Milano

tel. 02-29513268

email: libreriapopolare [at] yahoo [dot] it

su facebook:
https://www.facebook.com/people/Libreria-Popolare-Via-Tadino/100001271416207

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“In rebus”: presentazione a Milano, 27 aprile

a Milano, venerdì 27 aprile 2012, alle ore 21:00

presso la Libreria Popolare
(via Tadino 18)

Paolo Giovannetti

presenta

IN REBUS

di Marco Giovenale

Ed. Zona

collana level 48

Coordina l’incontro:
Alessandro Broggi

https://www.facebook.com/events/286702108077976/

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scheda del libro:
http://www.editricezona.it/inrebus.htm

preview (file pdf 368 Kb):
http://www.editricezona.it/pdf%20per%20la%20rete/InrebusShort.pdf

tre frammenti da Camera di Albrecht letti (con una poesia di J.Ashbery) a RadioTre:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-13a57551-6327-4bbe-8e17-9abc78f17fab.html?refresh_ce

podcast:
http://www.radio.rai.it/podcast/A42427657.mp3

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Libreria Popolare
via Tadino 18
20124 Milano

tel. 02-29513268

email: libreriapopolare [at] yahoo [dot] it

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https://www.facebook.com/people/Libreria-Popolare-Via-Tadino/100001271416207

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promemoria: OGGI, Biagio Cepollaro in Camera verde

a Roma, OGGI, in Camera verde
(via G.Miani 20)
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Centro Culturale

La Camera Verde

direttore
Giovanni Andrea Semerano

via Giovanni Miani n. 20, 20 a, 20b 00154 Roma
3405263877

www.lacameraverde.com

12 aprile: Lucrezio in via Piave

a Roma, presso la libreria Mondadori di Via Piave 18
Giovedì 12 aprile alle ore 18:00

presentazione del libro

LA FISICA DELLE COSE
Dieci riscritture da Lucrezio

A cura di Giancarlo Alfano

Presentano Cecilia Bello Minciacchi e Arturo Mazzarella

http://giulioperroneditore.it/node/651

Letture di
Sara Davidovics, Vincenzo Frungillo, Letizia Leone, Giovanna Marmo e Giulio Marzaioli

I poeti che hanno partecipato a questo volume sono
Andrea Inglese, Letizia Leone, Laura Pugno, Vincenzo Frungillo, Giulio Marzaioli, Andrea Raos, Vito M. Bonito, Sara Davidovics, Giovanna Marmo, Elisa Biagini.