su academia.edu (pur non essendo un accademico):
http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale
(altri se ne aggiungeranno)
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su academia.edu (pur non essendo un accademico):
http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale
(altri se ne aggiungeranno)
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il discorso su (e di) Delvaux è strano. È un libro fatto sia di cose per tanti aspetti nuove, sia di ritorni e limature e riprese di pagine non del tutto espungibili dal “decennio Zero”. Ossia: da quel che [temo fluvialmente] ho scritto in quel decennio o poco prima, e che è finito nel poligono Criterio [+Storia dei minuti, che forse ne è ‘parte’ successiva] + Casa esposta + Shelter, a cui si aggiungono proprio Delvaux, anche se in posizione laterale, e poi un ulteriore testo in uscita tra qualche anno.
Perché il discorso Delvaux è ‘strano’? Perché tende/tenderebbe a mettere in dubbio (un dubium postnovecentesco) tutto il lavoro formale del poligono medesimo, giusto ‘estremizzandolo’. L’uscita del “libro tra qualche anno” sembrerà quella di un tassello ‘auto-epigonico’? Non saprei. Certo è che Delvaux dovrebbe funzionare come una specie di chiusura a vite (non ermetica) di una stagione, e invece esce in posizione penultima.
…
Su “alfabeta2” di luglio, fra le altre cose, due brevi sequenze di miei testi in versi: una di inediti e una da Delvaux (Oèdipus, 2013).
Su Delvaux, intervista e letture qui.
Cecilia Bello Minciacchi, La distruzione da vicino. Forme e figure delle avanguardie del secondo Novecento
(Oèdipus, 2012)
Scritti su Balestrini, Berio, Sanguineti, Porta, Manganelli, Villa.
http://www.oedipus.it/index.php?option=com_content&task=view&id=159&Itemid=37
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA | DIPARTIMENTO ARTI VISIVE | SCUOLA DI GRAFICA D’ARTE
Il laboratorio transizioni arte_poesia ospita venerdì 21 giugno 2013 alle 15.30 un reading di Alessandro Broggi (presentato da Italo Testa) che si terrà nella ex chiesa di San Carpoforo.
è uscito il n. 51 di “Testuale”, la rivista diretta da Gio Ferri.
In rete all’indirizzo http://www.testualecritica.it/index51.htm
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1. uno dei problemi o forse solo luoghi della scrittura, nello spazio di sovrapposizione degli insiemi cartaceo e digitale, è quello della trascrizione.
2. un autore con formazione nata in contesto gutenberghiano può realizzare testi in primis in formato cartaceo, come inventati e scritti a mano, o – indifferentemente o meno – come appunti tratti da fonti diverse e semplicemente presi da queste. in entrambi i modi, sia che si tratti di rilavorarli perché solo a penna, o di rielaborarli perché ‘rough’, deve spostarli da un contesto grafico a un altro, da un sistema di segni idiomatici e strettamente legati all’identità, a un contesto astratto e comunque riconfigurante, come è quello della pagina elettronica. senza questo spostamento è quasi impossibile pubblicare (se non nella forma della pagina manoscritta fotografata) il testo.
3. la trascrizione è una traduzione. (come tradurre è in assoluto trascrivere assai male). (tanto male da cadere in un’altra lingua, … infine in qualche modo contortamente pertinente).
4. nella traduzione, come nella trascrizione/edizione e rielaborazione di un testo ‘handwritten’, possono intervenire errori, deviazioni, anche tradimenti coscienti, e riscritture. manipolazioni – volontarie o meno – di segni che diventano altro da una pura traslazione linguistica A–>B.
5. traduciamo continuamente, e continuamente spostiamo di campo e di luogo tracce, segni. Continua a leggere