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Marcel Duchamp, circa cento anni or sono, non ha fatto – in qualche modo – che dare statuto di “opera” e “iterazione” a quella chiarissima imprevedibilità dell’oggetto estetico che la stessa nascita della fotografia aveva – a sua volta addirittura un secolo prima – materiato in meccanismo. (la nascita di una tecnica attraverso cui il mondo si cattura da sé, ridimensionando il ruolo del gesto intenzionante dell’artista, significherà pure qualcosa. sarà pure segno di qualcosa il fatto che il 1839 dista meno di cinquant’anni dalla terza Critica kantiana).
si intenda “oggetto estetico” come oggetto attivante il gioco di senso-non-senso che è di tutte le percezioni. (non tutto è “estetico” – in questo senso. ma: la fotografia dimostra [= nasce dal fatto] che la sensibilità dell’anthropos, a partire da un dato intreccio di momenti della sua storia, ha iniziato a essere virata verso una quantità prima impensabile di luoghi e oggetti. il “bello” si è disseminato; è diventato una possibilità fotografata, una differenza ormai visibile, come un cursore spostato ovunque: il telemetro dell’obiettivo, il quadrato di legno della ’scena’ da fotografare).
(questo ha a che vedere con la rivoluzione industriale, ovviamente: ma non ne è soltanto e meccanicamente “conseguenza”). (ogni modificazione di linguaggi e percezione retroagisce sulle culture umane, che a loro volta ricodificano e fabbricano stimoli di risposta). Continua a leggere
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– theodor w. adorno. contro la questione dell’origine. 1970 [25-07-2013 .it]
– guy bennett. da “self-evident poems”. 2011 [12-09-2013 .it]
– charles bernstein. ebook: recantorium [21-03-2013 .en / .fr / .it]
– gherardo bortolotti. la scoperta dell’america. 2006-07 [09-05-2013 .it]
– stan brakhage. glaze of cathexis. 1990 [15-08-2013]
– alessandro broggi. partendo da duchamp. un appunto sull’”indifferente”. 2003 [28-02-2013 .it]
– joel chace. popup. 2013 [19-06-2013]
– bob cobbing. alphabet of californian fishes. 1985 [01-08-2013 .en]
– bob cobbing. the jack poem. 1981-85 [05-09-2013 .en]
– danielle collobert. da: dire II. 1972 [23-05-2013 .it, con una nota di andrea raos]
– christian dotremont. à tervuren le train pour bruxelles, …. 1972 [14-02-2013 .fr / .it]
– marcel duchamp. trasformatore. 1940 [22-08-2013 .it]
– giovanni duminuco, un’idea di crisi, #2. 2012 [14-03-3013 .it]
– greg evason. a rambling sort of essay on poetics and despair. 1987 [21-02-2013]
– greg evason. to go mad. 2013 [30-05-2013 .en / .it]
– marco giovenale. phobos 2′ 34”. 2013 [06-06-2013 .it]
– peter handke. la nascita di un episodio durante la colazione. 1966 [27-06-2013 .it]
– helmut heissenbüttel. dibattito del mercoledì. 1962 [16-05-2013 .it]
– andrea inglese. quello che si vede. 2006 [03-01-2013 .it]
– elfriede jelinek. da: le amanti. 1975 [11-04-2013 .it]
– giacomo leopardi. argomenti di «idilli». 1819 [18-07-2013 .it]
– serse luigetti. due “volantini”. 2011-12 [24-01-2013]
– jonas mekas. pleasures of montauk. 1973 [19-09-2013]
– man ray. le retour à la raison. 1923 [11-07-2013]
– renato pedio. cronache. 1967 [04-04-2013 .it]
– giuseppe pellegrino. ipotetiche. 2012 [17-01-2013 .it]
– nicola ponzio. time machine. 2012 [08-08-2013 .it]
– stephen rodefer. da: quattro conferenze. 1982 [07-03-2013 .en / .it]
– gustav sjöberg. ebook: πάθος. 2012 [07-01-2013]
– luigi socci. bibliografia fantastica. 2009 [03-07-2013 .it]
– aldo tambellini. black is. 1966 [29-08-2013]
– silvia tripodi. tre prose. 2013 [25-04-2013 .it]
– reid wood. 011213. 2013 [12-01-2013]
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…and more:
david shrigley [31-01-2013], marc van elburg [07-02-2013], luca zanini: opeb [27-03-2013], joseph beuys [18-04-2013], intervallo [02-05-2013]
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Da trenta-quarant’anni alcuni editori (la maggioranza, e i – sedicenti – ‘maggiori’) non traducono. Anche molti moltissimi siti, recentemente, più o meno. Voglio dire: non traducono le cose ‘giuste’. Cose che volendo sono lì, in qualsiasi piccola (spesso anche grande) libreria di Londra o Chicago o New York o Parigi o Los Angeles. Arriva l’editore italiano, fa un giro tra i reparti, entra in quello di poesia, e puntualmente esce con i titoli sbagliati, o con qualche bel romanzone da tradurre.
Cioè: non sanno e non possono o non vogliono sapere quello che si fa fuori dalla lingua italiana. A loro non interessa quello che sarà (da noi) storicizzabile; e che è già storicizzato e studiato, altrove.
Così, la gente si è attrezzata da sé, da uno o due decenni; anzi da prima, attraverso parecchie riviste. (Ripescherei esempi, riportabili, volendo, ai tempi della facoltà di Lingue e letterature straniere, Villa Mirafiori, seconda metà degli anni ’80).
No news.
La gente non è scema, e se c’è una crisi della lettura è anche perché gli scaffali delle librerie generaliste sono come sono. Quelli di poesia, per esempio. I lettori forti e meno forti sanno ormai da tempo che devono starne alla larga, e che in linea di massima perderebbero tempo a compulsarli.
Dunque – dicevo – da parecchio i lettori Continua a leggere
Pratiques et enjeux du détournement dans le discours littéraire des XXe et XXIe siècles
http://www.puq.ca/catalogue/livres/pratiques-enjeux-detournement-dans-discours-litteraire-15540.html
& http://excerpts.numilog.com/books/9782760532151.pdf
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Littéralité
http://xn--littralit-e4af.com/
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Christian Bök @ Harriet:
http://www.poetryfoundation.org/harriet/tag/christian-bok/
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K.S.Mohammad @ Harriet:
http://www.poetryfoundation.org/harriet/author/ks-mohammad/
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Craig Dworkin, Accents Graves/ Accents Gravés
http://eclipsearchive.org/Editor/DworkinAccents.pdf
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Découvrir C. Tarkos
http://www.cervantesvirtual.com/obra/dcouvrir-ctarkos-0/
http://www.cervantesvirtual.com/descargaPdf/dcouvrir-ctarkos-0/
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Tarkos (Pan)
http://flipbook.cantook.net/?d=http://www.edenlivres.fr/flipbook/publications/16375.js&oid=16&c=&m=&l=fr
http://www.aup.edu/faculty/publications/game_ChristopheTarkos.pdf
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Kate Lermitte Campbell, Thought, perception and the creative act. A study of the work of four contemporary French poets: Pierre Alferi, Valère Novarina, Anne Portugal and Christophe Tarkos
http://ora.ox.ac.uk/objects/uuid%3A2c3c572e-1419-4835-a0ce-ed4e721da0d0
http://ora.ox.ac.uk/objects/uuid%3A2c3c572e-1419-4835-a0ce-ed4e721da0d0/datastreams/THESIS01
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Antoine de Gaudemar, Qu’est-ce que tu fabriques? […] la «Revue de littérature générale» de Pierre Alferi et Olivier Cadiot
http://www.liberation.fr/livres/0101142154-qu-est-ce-que-tu-fabriques-pour-sa-livraison-inaugurale-la-revue-de-litterature-generale-de-pierre-alferi-et-olivier-cadiot-s-attaque-avec-un-gros-pave-et-une-armee-de-contributeurs-heteroclites-aux-r
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la matière littéraire
http://www.vacarme.org/article1110.html
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http://epc.buffalo.edu/authors/
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http://www.mottodistribution.com/site/
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new images @ Jim’s flickr page:
http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/sets/72157601338728223/
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Sì, forse un errore diffuso offusca la vista di taluni italiani, statunitensi, canadesi, belgi, svedesi, australiani, francesi, di tanti europei, che – proprio come gli artisti, gli artisti visivi – sono stranamente cocciutamente persuasi che la comunicazione, le arti, la letteratura, gli scambi linguistici anche più semplici, siano – con il Novecento e in questo primo quasiquindicennio di XXI secolo – mutati alla radice, avviandosi guarda caso nelle direzioni e nel senso già indicati e prefigurati da alcune ricerche artistiche e letterarie che in tutto il mondo e perfino in Italia si erano moltiplicate dal secondo dopoguerra in avanti. Senso sbagliato e direzioni sbagliate, allora? Così dicono in tanti. Chi? (Le gazzette, le case editrici, le tv e le librerie generaliste ci spiegano tante cose).
Saranno forse nel giusto le terze pagine dei quotidiani, le tv, le centinaia anzi migliaia e milioni di lettori e critici e autori fautori di una condizione e tradizione di trasparenza aproblematica, transitività, metro e plot classici, filmici, narrazione lineare, superlirica o libido confessionale, soggetti anzi eghi iper-coesi, ostili all’ironia? Certo. La maggioranza vince. È nel giusto chi in sintesi sostiene che il Novecento – specie nella sua seconda metà – è in buona parte un unico errore, da arginare. Pur diffuso, abbastanza diffuso, forse troppo. (Così affermano le maggioranze, raramente silenziose).
Senz’altro Pennsound sbaglia, allora, diffonde perniciosissimi virus attraverso decine di migliaia di file audio. Se ne deduce che è in errore l’intera Università di Pennsylvania, così come sbagliate sono e saranno le iniziative della Kelly Writers House; sbaglia Charles Bernstein, docente in quell’ateneo e uno dei fondatori e curatori (con Al Filreis) di Pennsound. Bernstein fra l’altro ha ammesso e abiurato nel suo Recantorium tante eresie. Sbaglia l’Università di Chicago che gli pubblica il libro più recente; e… idem: una delle maggiori case editrici statunitensi, Farrar, Straus and Giroux, sbaglia a pubblicare All the Whiskey in Heaven. È in errore l’EPC (Electronic Poetry Center @ Buffalo, State University of N.Y., dip. di Inglese), e Continua a leggere
e se si stesse passando da una fase antropologica di pensiero simbolico a una fase connotata da un altro tipo di pensiero?
ovviamente nel macro-contenitore |il simbolico| sto facendo passare o entrare e stare cose che non sono strettamente legate al simbolo, ma anche alle – differenti – tracce e forme e modi del paragone, dell’allegoria, genericamente, così come dei vettori che capovolgono o problematizzano (o allontanano da) quella corrispondenza o possibilità di corrispondenza: quindi la dissimmetria, l’antitesi, la differenza stessa –
volendo: il duale
e – con questo – l’implicito cursore che all’interno di una visione/visualizzazione di un duale si mette in movimento, facendo spola e costruendo non solo ponti ma direzioni terze, quarte, ennesime.
ora: se questo movimento cursorio fosse “in crisi”? (una crisi più profonda di quella che evidentemente gli dà comunque già fondamento?) (dato che pensare un cursore pacificato è pensare un ossimoro).
allora: se questo momento ancora animale nell’anthropos stesse mutando pelle, staccandosi da sé? se non ci fossero più arnie da cui ronzare fuori, cellette in cui tornare?
domanda, allora:
se stessimo superando [o arrivando al lento affioramento di una qualche forma di coscienza normale e serena del fatto che abbiamo già superato] forse non il simbolico e il duale, o l’abbinante, ma l’implicita richiesta di 1 che è in ogni 1 che entra in relazione con un 2?
ossia: la percezione il pensiero le persone in generale si trovano forse a oltrepassare – in una fase recente di storia – la proiezione (o il meccanismo proiettivo) che fa sì che l’1 rilanci sé, come 1, in un 2 che lui stesso così si precostruisce, si prearreda, e di cui organa fin le ultime minime fibre di feedback?
come sarebbe il testo di qualcuno che non riuscisse (più) a concepire l’altro, l’opposto, il differire stesso, e gli oggetti e le persone attorno come specchio e raddoppiamento? non riuscendo né mirando in nessun modo dunque a dar loro lo statuto di testimonianza del medesimo?
non mina, questo, il duale? meglio: non mina il mimare?
tutto questo non fa forse sì che il soggetto dell’inconscio smetta di cercarsi & credere di trovarsi un ego (a propria – presunta – immagine e somiglianza) appropriato? non arriverà allora, questo soggetto, a poter gettare in lingua le cose non più come lui se le figura, ossia non come somiglianze orme calchi utili (o inutili) bensì come naturalmente sono, cioè come alterità integrali e staccate e integralmente prive di rapporto rassicurante (o meno) con lui e con il suo esprimersi?
non sarà restio a (anzi alieno in tutto dal) dare alla propria voce già il timbro di quella costruzione egotica che lui medesimo vuole l’altro intraveda? non sarà talmente lontano dal millantarsi solido e coeso, da lasciare del tutto all’altro-come-altro la (non più) propria voce?
non sarà sempre improprio, inopportuno?
non sarà in grado di sostenere la voce degli oggetti, di lasciare agli oggetti lo spazio del linguaggio?

https://freeversethejournal.org/issue-24-spring-2013-contemporary-italian-poetry-special-supplement/
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Issue 24 – Spring 2013 – Contemporary Italian Poetry (Special Supplement)
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