Muybridge (p.es.) qui: http://puntocritico.eu/?p=4660
thx to http://call-me-mister.tumblr.com/post/20476355477/i-dont-know-why-i-find-it-so-funny-to-make-these
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Muybridge (p.es.) qui: http://puntocritico.eu/?p=4660
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– (Il concetto di deviazione e scarto può essere inteso non esclusivamente come interno a microintervalli, ma anche nel senso – scientifico – di “tempo profondo”: come, potremmo domandarci, è storicamente “glitch rispetto a noi” la pittura rupestre?) (Per dire). (!).
– Il glitch e altre pratiche nominate in varie occasioni (googlism, scrittura asemantica, ecc.) direi di considerarle sempre in qualche modo all’interno della cornice di quel qualcosa di indefinibile e spiazzante che in forma insoddisfacente grezza e abbreviata tenderei tutt’ora a definire scrittura dopo il “cambio di paradigma”. In questa area smarginata – e da studiare ancora – è molto problematico osservare una “necessità” e un'”opera” nel senso e nei modi in cui queste venivano individuate nelle stagioni o aree (temporalmente non finite) del modernismo e del postmodernismo (ammesso che quest’ultima categoria esista non solo come camera di compensazione di qualcos’altro, come credo).
– L’estrema volubile semi-interminabile variabilità e starei per dire volubilità del testo “dopo il paradigma” non esclude il concetto di necessità, ma ne assottiglia i parametri di definizione. Siamo meno vicini di prima a capire che cosa è un testo necessario, o perché è tale. (Ho in cantiere, su questo, un fascio disordinato di annotazioni che partono dal saggio in più parti, di Giuliano Mesa, Il verso libero e il verso necessario, in cui colgo una contraddizione temo inaggirabile in taluni elementi della proposta interpretativa). Continua a leggere
1.
Sull’idea (imprecisa e da verificare) di non assertività, legata a quanto oltrepassa la linea del cambio di paradigma, linkerei daccapo il testo Riambientarsi (ma anche difendersi), in http://slowforward.wordpress.com/2012/09/29/riambientarsi-ma-anche-difendersi (e qui), nel quale forse in modo prolisso – ma proprio per questo estesamente – è esplicitato cosa si può intendere per scritture nuove, non assertive, appunto. (Traendo esempi, in particolare, da Corrado Costa, Christophe Tarkos, Ida Börjel). (Con ciò relativizzando, giocoforza, l’aggettivo “nuove”, come più volte spiegato).
E aggiungo: c’è un’assertività su cui si può (diciamo così) concordare, di cui si può prendere anche felicemente atto, pur facendo essa riferimento a un “prima” del cambio di paradigma. È l’assertività di chi scrive egregiamente in modo “modernista”, tutt’ora, a cambio di paradigma avvenuto. Cioè è l’assertività di una qualche lirica (o antilirica) che funziona, che lavora in direzioni note ma con acquisizioni interessanti e ben più che semplicemente interessanti. (Per dire: alcune cose di Giuliano Mesa, principalmente il Tiresia). (Mentre già Quattro quaderni è assai poco modernista, è evidentemente oltre/dopo il paradigma, in un modo del tutto inedito/isolato rispetto ad esperienze di altri autori). A me sembra percorso affascinante e produttivo; talvolta, sicuramente, rischioso (nel senso che è facile, percorrendo una strada simile, non spostarsi da una determinata linea di preorientamento o previsione dell’assenso del lettore). (Attraverso la struttura e l’architettura complessiva del testo, se non attraverso i meccanismi interni, microtestuali, consueti: rima, omofonie, a-capo significativi, isotopie, ..).
C’è poi, invece, Continua a leggere
Premesse possibili :
Quattro categorie più una (2011) http://puntocritico.eu/?p=952
Una spiegazione (2013) http://slowforward.wordpress.com/2013/04/19/una-spiegazione-ex-it/
Romanzo “generalista” (2005) http://gammm.org/index.php/2007/05/02/opera-disfatta/
Mimesi/Benjamin (2012) http://puntocritico.eu/?p=4446
Costa (2012) http://puntocritico.eu/?p=4341
Deleuze (2008) http://slowforward.wordpress.com/2008/03/18/oggetto-soggetto/
Da un saggio in costruzione (2012) http://puntocritico.eu/?p=4397
glitches brew (2013) http://puntocritico.eu/?p=5089
Tre post su Porbou :
http://blogportbou.wordpress.com/2013/04/08/il-quarto-incluso/
http://blogportbou.wordpress.com/2013/05/15/draft-e-notille-su-alcune-scritture-di-ricerca/
http://blogportbou.wordpress.com/2013/05/16/post-scriptum-a-draft-e-notille-su-alcune-scritture-di-ricerca/
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alcuni saggi e testi critici su Costa: http://puntocritico.eu/?tag=corrado-costa
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[scribd id=147848951 key=key-16y91bj2miatbo9xws7w mode=scroll]
§
per richieste: ilverri [at] tiscali.it
Ron Padgett, Sonnet. Homage to Andy Warhol, 1964 (April)
https://gammm.org/2022/09/21/sonnet-homage-to-andy-warhol-ron-padgett-1964/
Mary Ellen Solt, Moonshot Sonnet, 1964 (July)
https://monoskop.org/images/thumb/4/42/Solt_Mary_Ellen_1964_Moonshot_Sonnet.png/708px-Solt_Mary_Ellen_1964_Moonshot_Sonnet.png
da https://monoskop.org/File:Solt_Mary_Ellen_1964_Moonshot_Sonnet.png
(cfr. anche https://socks-studio.com/2019/12/15/mary-ellen-solt-moonshot-sonnet-1964/)
Nanni Balestrini, Ipocalisse, 1986
https://gammm.org/2014/06/09/da-ipocalisse-nanni-balestrini-1980-83/
Corrado Costa, Sonetto n. 1, 1986
https://slowforward.net/2022/04/18/sonetto-n-1-corrado-costa-1986/
Corrado Costa, Due sonetti su grattugia e carta a mano, 1989
https://www.instagram.com/p/CLzBKy5FT9C/
https://slowforward.net/2022/07/23/due-sonetti-su-grattugia-e-carta-a-mano-corrado-costa-1989/
Avelino de Araújo, Soneto América Latina, 1987-2003
https://slowforward.files.wordpress.com/2013/09/avelino-de-araujo_-soneto-america-latina_-1987-2003.jpg
da https://www.facebook.com/photo.php?fbid=159122990944999&set=gm.610628722303195
Paula Claire, A Sonnet in Motion, 2007
https://xkora.files.wordpress.com/2016/04/claire-paula-a-sonnet-in-motion-1.jpg
da https://xkora.wordpress.com/2016/04/08/typography-and-language-pt2/
(cfr. anche Kim Campanello on Paula Claire: https://youtu.be/vec0RQ5fE0M)
Jared Hayes, Body Sonnet, 2005
https://gammmorg.wordpress.com/2007/12/10/da-body-sonnet-jared-hayes-2005
K. Silem Mohammad, The Sonnagrams, 2009
http://gammm.org/index.php/2010/03/30/sonnagram-40-k-silem-mohammad-2009/
Marco Giovenale, Piccoli suoni, in Quasi tutti, 2010
https://slowforward.files.wordpress.com/2013/09/giovenale-2010.jpg
Sean Bonney, Sonnet d’automne, in Happiness: Poems after Rimbaud, 2011
https://slowforward.net/2022/04/19/sonnet-dautomne-sean-bonney-2011/
Gary Barwin, Three Spam Emails Sonnet, 2011
https://vallum.wordpress.com/2015/05/11/vallum-poem-of-the-week-three-spam-emails-sonnet-by-gary-barwin/
John Crouse, Sonnet, 2013
http://ex-ex-lit.blogspot.it/2013/07/poem-john-crouse.html
Gary Barwin, Sonnet, 2014
https://slowforward.files.wordpress.com/2013/09/barwin-2014.jpeg
cfr. https://alllitup.ca/Blog/2015/Poetry-as-the-Conceptual-Experiment-of-Language#topofpostcontent
Gary Barwin, Servants of Dust, 2015
http://dl.gauss-pdf.com/GPDF181-GB-SOD.pdf
da https://www.gauss-pdf.com/post/127645484712/gpdf181-gary-barwin-servants-of-dust
e https://soundcloud.com/himself-1/sonnets-1-20-by-gary-barwin
= https://youtu.be/PvQiuigBm7s
Catherine Vidler, Lost Sonnets, 2018
https://timglasetcom.files.wordpress.com/2018/09/lost-sonnets-free.pdf
cfr. https://slowforward.net/2022/01/05/lost-sonnets-catherine-vidler-2018/
Mark Staniforth, Anti-sonnets, Fryup sonnets, Non-sonnets, 2019-2020
https://gammm.org/2021/11/25/anti-sonnets-mark-staniforth-2019/
https://gammm.org/2021/11/26/fryup-sonnets-mark-staniforth-2019/
https://gammm.org/2021/11/27/non-sonnets-mark-staniforth-2020/
Antonio Loreto su Balestrini e Giovenale, nel saggio Il sonetto dopo la lirica: parodie (falsità, promesse, allegorie), uscito su «Between», vol. VI, n. 12 (nov. 2016): http://ojs.unica.it/index.php/between/article/view/2594/2299 e https://www.academia.edu/31144316/Il_sonetto_dopo_la_lirica_parodie_falsit%C3%A0_promesse_allegorie
weird sonnets are the new sonnets
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– (Il concetto di deviazione e scarto può essere inteso non esclusivamente come interno a microintervalli, ma anche nel senso – scientifico – di “tempo profondo”: come, potremmo domandarci, è storicamente “glitch rispetto a noi” la pittura rupestre?) (Per dire). (!).
– Il glitch e altre pratiche nominate in varie occasioni (googlism, scrittura asemantica, ecc.) direi di considerarle sempre in qualche modo all’interno della cornice di quel qualcosa di indefinibile e spiazzante che in forma insoddisfacente grezza e abbreviata tenderei tutt’ora a definire scrittura dopo il “cambio di paradigma”. In questa area smarginata – e da studiare ancora – è molto problematico osservare una “necessità” e un'”opera” nel senso e nei modi in cui queste venivano individuate nelle stagioni o aree (temporalmente non finite) del modernismo e del postmodernismo (ammesso che quest’ultima categoria esista non solo come camera di compensazione di qualcos’altro, come credo).
– L’estrema volubile semi-interminabile variabilità e starei per dire volubilità del testo “dopo il paradigma” non esclude il concetto di necessità, ma ne assottiglia i parametri di definizione. Siamo meno vicini di prima a capire che cosa è un testo necessario, o perché è tale. (Ho in cantiere, su questo, un fascio disordinato di annotazioni che partono dal saggio in più parti, di Giuliano Mesa, Il verso libero e il verso necessario, in cui colgo una contraddizione temo inaggirabile in taluni elementi della proposta interpretativa). Continua a leggere
1.
Sull’idea (imprecisa e da verificare) di non assertività, legata a quanto oltrepassa la linea del cambio di paradigma, linkerei daccapo il testo Riambientarsi (ma anche difendersi), in http://slowforward.wordpress.com/2012/09/29/riambientarsi-ma-anche-difendersi (e qui), nel quale forse in modo prolisso – ma proprio per questo estesamente – è esplicitato cosa si può intendere per scritture nuove, non assertive, appunto. (Traendo esempi, in particolare, da Corrado Costa, Christophe Tarkos, Ida Börjel). (Con ciò relativizzando, giocoforza, l’aggettivo “nuove”, come più volte spiegato).
E aggiungo: c’è un’assertività su cui si può (diciamo così) concordare, di cui si può prendere anche felicemente atto, pur facendo essa riferimento a un “prima” del cambio di paradigma. È l’assertività di chi scrive egregiamente in modo “modernista”, tutt’ora, a cambio di paradigma avvenuto. Cioè è l’assertività di una qualche lirica (o antilirica) che funziona, che lavora in direzioni note ma con acquisizioni interessanti e ben più che semplicemente interessanti. (Per dire: alcune cose di Giuliano Mesa, principalmente il Tiresia). (Mentre già Quattro quaderni è assai poco modernista, è evidentemente oltre/dopo il paradigma, in un modo del tutto inedito/isolato rispetto ad esperienze di altri autori). A me sembra percorso affascinante e produttivo; talvolta, sicuramente, rischioso (nel senso che è facile, percorrendo una strada simile, non spostarsi da una determinata linea di preorientamento o previsione dell’assenso del lettore). (Attraverso la struttura e l’architettura complessiva del testo, se non attraverso i meccanismi interni, microtestuali, consueti: rima, omofonie, a-capo significativi, isotopie, ..).
C’è poi, invece, Continua a leggere