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84 abbracci per carlo: buon compleanno 2022

foto © Dino Ignani – tutti i diritti riservati

“il verri” n. 76, giugno 2021:
slowforward.files.wordpress.com/2021/07/il-verri-76_-carlo-bordini-il-rivoluzionario-timido.png

“Carlo in bilico”: annotazioni sull’indecidibilità in alcuni testi di Carlo Bordini:
https://slowforward.net/2022/04/16/carlo-in-bilico-annotazioni-sullindecidibilita-in-alcuni-testi-di-carlo-bordini-mg-2021/

Andarsene da un’altra parte. Ulteriori conferme su Carlo Bordini sperimentatore (post-generico):
https://slowforward.net/2022/05/30/bordini-sperimentatore/

TARKOS – COSTA – BORDINI
https://slowforward.net/2022/04/16/tarkos-costa-bordini/

Podcast delle due puntate di “Qui finisco, da qui comincio. Ricordo del poeta Carlo Bordini” (Rai Radio Techetè, 10-11 maggio 2021):
https://slowforward.net/2021/05/11/podcast-delle-due-puntate-di-qui-finisco-da-qui-comincio-ricordo-del-poeta-carlo-bordini-rai-radio-techete-10-11-maggio/

Un ricordo di (e una traduzione da) Carlo Bordini, di Massimiliano Damaggio:
https://slowforward.net/2021/11/13/un-ricordo-di-e-una-traduzione-da-carlo-bordini-di-massimiliano-damaggio/

Carlo in  (numerosi) video:
https://www.youtube.com/results?search_query=carlo+bordini

tra cui questo:

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Carlo legge anzi telefona il suo Poema inutile:
(da questo post)

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Carlo su slowforward:
slowforward.net/tag/carlo-bordini/

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in libreria:

Un vuoto d’aria (Mondadori)
Strategia (Aragno)
Poesie color mogano (TIC Edizioni)
I costruttori di vulcani (Sossella)
Memorie di un rivoluzionario timido (Sossella)
Difesa berlinese (Sossella)
Poema inutile (IkonaLíber, con Rosa Foschi)
Gestures / I gesti (Zona)
Assenza (Carteggi letterari)
Sasso (Scheiwiller)
Pezzi di ricambio (Empiria)

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audio integrale dell’incontro del 31 agosto @ embrice: materiali sonori di l. venitucci, materiali testuali di f. cirilli, f. lapiana., v. ostuni, a. raos, m. zaffarano

 

La lettura si è svolta all’aperto, con le immaginabili e conseguenti dispersioni del suono. L’audio è stato raccolto molto semplicemente attraverso un cellulare, che dunque riproduce anche i rumori ambientali. Di qui la qualità a dir poco ‘sporca’ della registrazione. Che però, proprio per questo, include tutti i dati della situazione per ciò che veramente è stata. È solo una traccia, è un documento: e come tale viene offerto qui.

L’ordine dei lettori è alfabetico: Fiammetta Cirilli, Fabio Lapiana (letto da M.G.), Vincenzo Ostuni, Andrea Raos, Michele Zaffarano. Tutti gli interventi musicali sono di Luca Venitucci.

I libri da cui sono stati tratti i brani letti:

Fiammetta Cirilli, Disordini (Diaforia)
Fabio Lapiana, Cose e altre cose (Tic)
Vincenzo Ostuni, Faldone zero-cinquantanove, novantotto-novantanove. Estratti, II (Aragno)
Andrea Raos, O!h (Blonk)
Michele Zaffarano, Poesie per giovani adulti (Scalpendi)

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Informazioni e comunicato stampa dell’incontro: https://t.ly/Q_xI

Un frammento video registrato e gentilmente concesso da Antonio Pavolini:

la “costellazione” unarchive: le attività di aamod al festival del cinema di venezia

scritture installative (un articolo da alfabeta2, 2015) _ prima parte _

Era del 2006 un intervento che, su gammm, dava l’avvio non soltanto ad alcune delle peculiari scelte editoriali o indicazioni del sito, ma all’osservazione di una serie di fenomeni testuali che da vari anni – a quell’altezza della diffusione di scritture di ricerca in rete – erano presenti sulla scena, e che da allora si sarebbero ulteriormente moltiplicati.

Per semplicità – e forse semplificazione non però del tutto fuori luogo – si era pensato di chiamare alcune di queste opere “scritture installative”.

In poche parole, si trattava (e si tratta) di sequenze, libri, post in rete, ebook, pdf in varie sedi usciti, dai connotati difficilmente inquadrabili in un’idea di letteratura leggibile linearmente, e tantomeno interamente (ossia dalla prima all’ultima riga); forse neanche leggibile tout court… Si tratta cioè di opere la cui principale caratteristica è l’eccesso, forse il gigantismo, e sicuramente l’impossibilità di scansione ordinaria, sequenziale. Pagine, quindi, all’incrocio fra textus ampio e oggetto visivo, o – come recita il titolo di un saggio di Liz Kotz che riprende un’espressione (1967) di Robert Smithson – costituite da “words to be looked at”, ossia da parole fatte per essere guardate – non lette. (Charles Bernstein, autore nel 1976 di una vera e propria cortina testuale intitolata Veil, parla chiaramente, tuttavia, per quella sua opera, di processi di sovrascritture, non di stampe sovrapposte; insiste quindi sull’idea di oggetto testuale, non puramente grafico: https://jacket2.org/commentary/my-veils. Un esempio del tutto diverso e altrettanto ‘estremo’ può essere quello di Coazione a contare, di Gian Pio Torricelli, 1968).

Se negli anni successivi avrebbe acquisito sempre più spazio un ambito specifico noto come “scrittura concettuale” (cfr. i post dedicati a K.Goldsmith, qui e qui), che sembra ad oggi la corrente più fortunata nell’esibire tali caratteristiche, va pur detto che – soprattutto nell’arco di tempo tra anni Novanta e primo decennio del XXI secolo – numerosi erano gli autori che, in riviste digitali e ovunque in rete, specie in area anglofona, sperimentavano fabbricando più o meno estese installazioni verbali, talvolta vere e proprie steli alfabetiche. Un elenco anche veloce dovrebbe forse menzionare soprattutto Peter Ganick, Jim Leftwich, Jukka-Pekka Kervinen.

La pratica dell’installazione, nel loro caso, spazia da materiali basati sulla indefinita moltiplicazione di apposizioni e aggettivi propria dell’inglese (Kervinen, Next Door; Kervinen, con Matina Stamatakis, harmonious hogwash), a tessiture intenzionalmente guaste, corrotte, di parole (Leftwich, Death Text #7; Kervinen, also hea), a una mescolanza delle due modalità (Kervinen e Leftwich, Circulations One), a flussi verbali intrecciati a materiali prettamente legati al campo informatico (Kervinen, root testing gotten; Leftwich e Kervinen, [ mnl is f930: ]), a opere quasi puramente grafiche (Ganick, existence eleven; Kervinen, oceanic x-ray), o testuali e grafiche (Ganick, existence part seven), o alfabetiche ma totalmente illeggibili (Leftwich, Logi I; Ganick, existence fifteen), o pienamente ‘scrambled’, disarticolate, nei propri nessi sintattici e grammaticali (Leftwich, ] you gospel Mark).

Non a caso gli stessi autori, oltre ad aver accumulato negli anni un numero impressionante di collaborazioni, sono stati legati da vari progetti comuni. Ad esempio l’archivio http://vuggbooks.randomflux.info/, o le edizioni White Sky Ebooks (da una precedente iniziativa dedicata a diffondere le opere di Ganick), o Blue Lion Books, che pubblicava libri (non necessariamente installativi) di dimensioni ampie o amplissime, di ad autori come Eileen Tabios, Richard Kostelanetz, John M. Bennett, Catherine Daly, Scott MacLeod e vari altri. Ancora più ambiziose le dimensioni delle opere edite da Extensive Immanence (a cura di Peter Ganick), che superano ciascuna le 1200 pagine, muovendosi così con decisione sul fronte integralmente, esclusivamente installativo/artistico – si direbbe – dell’operazione testuale. Esempi del tutto espliciti possono essere no puncture, di Kervinen; e quantum rilke deconstruction, di Alan Sondheim, opera costituita da pagine e pagine di “righe di codice Linux di video”.

In anni più recenti, precisamente dal 2010, e in più o meno obliquo o frontale dialogo con le pratiche concettuali, ensemble di autori come Troll Thread o Gauss PDF (entrambi significativamente su piattaforma tumblr) propongono non solo scritture, ma anche video, mp3, immagini, folder interi di materiali. Sul piano testuale, in Troll Thread troviamo sequenze come Spam Bibliography, di Angela Genusa (download qui); o Black Friday, di Holly Melgard (qui, pdf di oltre settecento pagine nere); o l’ancor più ‘estremo’ Ex tempore, di Lawrence Giffin (qui). Per Gauss PDF pensiamo di nuovo ad Angela Genusa (Tender buttons, download qui), a Cecilia Corrigan (Luck, qui), o Harold Abramowitz (Writing dvic, qui).

Link ulteriori

Peter Ganick:
http://epc.buffalo.edu/authors/DUPS/ganick

http://authors-text.blogspot.com

Anny Ballardini su Peter Ganick:
http://wiz.cath.vt.edu/pipermail/new-poetry/2012-October/074357.html

Jim Leftwich:
http://jimleftwichtextimagepoem.blogspot.com/
https://app.box.com/s/l76xlrg78e5s8evbi4c4

Jukka-Pekka Kervinen:
http://jukkapekkakervinen.blogspot.com
http://rhizome.org/profiles/jkervinen/

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Per Troll Thread
Intervista di Tan Lin all’ensemble:
http://www.poetryfoundation.org/harriet/2014/05/troll-thread-interview/

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Per Gauss PDF
Intervista di Tan Lin a J. Gordon Faylor:

http://www.poetryfoundation.org/harriet/2014/05/gauss-pdf-interview-with-j-gordon-faylor/

Kristen Gallagher in dialogo con lo stesso Faylor e Chris Alexander:
http://jacket2.org/commentary/gauss-interview

paik / vostell: video duet

Sandro Ricaldone

VIDEO DUET
Nam June Paik e Wolf Vostell
I pionieri della Video Arte
a cura di Gianluca Ranzi
Dep Art Out, Ceglie messapica
29-31 agosto 2022

Il 29, 30 e 31 agosto, dalle 19 alle 21, occhi puntati sui pionieri della videoarte Nam June Paik e Wolf Vostell, in dialogo, anzi, in “Video Duet”, a cura di Gianluca Ranzi.

Nato nel 1932 a Seoul e morto a Miami nel 2006, Nam June Paik è stato uno degli artisti più influenti della seconda metà del XX secolo, a partire dalle sue sperimentazioni nell’ambito del movimento Fluxus. Per “Video Duet” sarà presentato l’omaggio di Nam June Paik all’amico Joseph Beuys, un filmato manipolato elettronicamente della loro performance tenuta il 2 giugno 1984 alla Sogetsu Hall di Tokyo. Il video, presente nella videoteca della Fondazione Mudima, che nel 1990 ha ospitato la personale dell’artista coreano e nel 1994 ha curato la sua mostra all’Arengario di Milano, evidenzia l’interazione performativa tra la vocalizzazione sciamanica di Beuys e l’esecuzione di Paik al pianoforte di motivi classici e di canzoni tradizionali giapponesi. «La visualizzazione del suono, l’intermedialità e la mobilitazione fantastica del linguaggio ottenuta attraverso la tecnologia, contraddistinguono l’opera di Paik e raggiungono in questo video una particolare intensità poetica».

Rimaniamo ancora nel Fluxus con Wolf Vostell (1932-1998), che fu tra i promotori dell’Happening in Europa e, dal 1959, iniziò a realizzare opere con il coinvolgimento attivo dei media tecnologici, manipolando televisori e apparecchi audio-visivi di ogni sorta, spesso inserendoli all’interno delle sue action-dé-coll/age. Nel video di Endogene Depression, qui nella versione presentata nel 1980 all’Institute of Contemporary Art di Los Angeles, la presenza dei televisori, inglobati nel cemento, alcuni dei quali accesi e con il suono e l’immagine manipolati elettronicamente, è associata al girovagare dei tacchini, a sottolineare il contrasto tra l’artificialità della macchina e la verità del mondo naturale. «A differenza di Paik, come emerge da questo video, Wolf Vostell si preoccupa quindi di criticare gli effetti imposti dalla televisione come rituale schizofrenico e alienante».

intervista sulla rivista ‘cultura commestibile’ [prima parte]

Grazie a Peter Genito e alla rivista ‘Cultura commestibile’ per l’intervista (trascrizione del video che si può vedere al link https://youtu.be/k7mNOICD-Dc?t=346) che è uscita nella sua prima parte sul n. 456 del 16 luglio scorso. Si può leggere sia all’indirizzo https://maschiettoeditore.com/wp-content/uploads/2022/07/Cultura-Commestibile-456.pdf (pag. 9) sia qui: https://slowforward.files.wordpress.com/2022/08/intervista-a-mgiovenale_-cultura-commestibile-456_-16-lug-2022.pdf (pdf) oppure qui: https://slowforward.files.wordpress.com/2022/08/jpg-intervista-cultura-commestibile-456.jpg (jpg).

La seconda parte uscirà successivamente.

notes on making: art, labor, and language in postwar rome | dr. katie larson

Magazzino Italian Art presents a four-part lecture series, Politics of Labor in Postwar Italian Art, curated by 2021-22 Magazzino Scholar-in-Residence Katie Larson.

In our first lecture, Notes on Making: Art, Labor, and Language in Postwar Rome, Dr. Katie Larson examined the role of art, labor, and language in the work of Emilio Villa, Alberto Burri, Giorgio Ascani (Nuvolo), Mimmo Rotella, and Jannis Kounellis. Villa—a poet and critic—served as the linchpin for this research. Throughout his career, he collaborated with and promoted the art of this diverse group of individuals. He found within their work ideas that mirrored his own artistic philosophy: namely, that poetry and art should not simply reflect the world but instead catalyze new [phonetic and material] realities. Emphasizing the labor of creative production, Villa sought to contribute to Italy’s reconstruction by making and supporting art that emphasized the artist’s role in society as an active agent for change.

il teatroinscatola incontra tonino caputo, artista, e scenografo di carmelo bene

INTERVISTA REALIZZATA DA TEATROINSCATOLA PER LA RASSEGNA: “NON FIORI MA OPERE PER BENE” – ROMA DAL 27 APRILE AL 25 MAGGIO 2018 grazie a Simone Destrero per la collaborazione.

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Qui l’intervista allo scenografo Salvatore Vendittelli:
https://slowforward.net/2022/08/03/salvatore-vendittelli-scenografo-per-carmelo-bene/

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post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso

leggere questa intervista ad Elisa Donzelli è a mio avviso importante, per vari motivi, anche come addendum non secondario a un suo precedente intervento, che si può trovare qui: https://t.ly/sTgY.

tuttavia segnalo, allo stesso tempo, un punto di dubbio per me cruciale, non solo in riferimento a un discorso sulla poesia contemporanea.

riguarda l’idea di una possibile uniformità o somiglianza di identità (e di biografie) tra autori  “nati dopo il ’68”.

ecco: sono convinto del fatto che (soprattutto se si stringe il focus sul versante politico e sul rapporto tra vicenda collettiva e imprinting individuale, e tra questi e una qualsiasi attività linguistica orale e scritta intesa alla produzione di senso) l’onda lunga di una generazione ancora politicamente connotata continua, a mio avviso, almeno fino al 1974. (come scrivevo in 6070).

ovvero: sostituirei a “i nati dopo il 1968” l’espressione “i nati dopo il 1974”.

e mi spiego: fino almeno al 1974, in linea di massima, chi nasceva sarebbe stato (volente o nolente) esposto, negli anni della sua maggiore plasticità e sensibilità (proprio neuronale), a situazioni estremamente diverse, radicalmente diverse, rispetto a quelle che avrebbero vissuto i nati negli anni successivi. (non voglio con questo stabilire una barriera netta & adamantina, né deterministica, ma solo identificare un terminus post quem, che so arbitrario come tutte le schematizzazioni, spostato in qua di almeno cinque-sei anni rispetto al ’68).

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chi ha formato il proprio lessico e le proprie strutture mentali di base nell’amnio avvelenato dei pieni Ottanta (diciamo dal 1984, anno scelto non a caso: cfr. https://t.ly/MlXa e https://t.ly/P98e) ha avuto a che fare con un mostro di non poco conto.

diversamente, chi giocoforza, per anagrafe, ha vissuto la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta da preadolescente o adolescente, critico [magari pure clinico-disturbato] e pieno di insofferenze e rifiuti, e quindi politicamente nemico del proprio tempo, magari in sodalizio (eccome!) con compagn* di riflessione e azione politica [magari esplicitatesi, queste azioni, con la Pantera nel 1990], non può in nessun modo essere accostato con troppa facilità a chi, bambino, è stato letteralmente aggredito e sommerso dal contesto del decennio maledetto, e dalle radiazioni delle nascenti tv private in Italia, oltre che dall’aria di “normalità” della corruttela craxiana che le ha fatte prosperare.

[da non dimenticare, poi: il 1990 di Ruberti è anche l’anno della legge Mammì, e della rivelazione dell’esistenza di Gladio. ergo, l’adolescente inquieto di metà anni Ottanta non poteva non essere – parlo da testimone, non voglio per forza fare autobiografia – un adulto infuriato, nel 1990]

senza parlare del clima politico mondiale.
ovvio, credo. inutile nominare i due criminali di spicco, targati ’80: Tatcher, Reagan. chi già era politicamente insofferente, oltre che ormonalmente fibrillante (!), nel tempo dell’ascesa del liberismo scatenato, non poteva in nessun modo accettare la deriva post-1980, fosse pure nella mera forma estetica. chi invece era bambino, difficilmente era in grado di non assorbire le tossine del decennio. anche linguistiche. drogate, sedative.

(per altro fatte proprie e rilanciate dall’editoria di grande distribuzione, che in libreria mandava e promuoveva solo e soltanto gli autori di cui parlavo qui: https://slowforward.net/2022/02/21/poesia-per-il-pubblico-a-k/). (chi compiva 20 anni nel 1990, aveva trovato nell’adolescenza e trovava ancora in libreria testi che, meno di dieci anni dopo, cioè entro il 1999 e prima, la distribuzione generalista, la protervia o pavidità dei direttori di collana e l’editoria dell’ormai maturo riflusso [nonché – perché no? – il primo quinquennio forzitaliota] avrebbero spazzato via dagli scaffali).

in conclusione.
per il bambino del 1980-90 la ribellione sarebbe (forse) arrivata dopo.
bon.
ma, nello stesso decennio, per l’adolescente o giovane adulto veniva vissuta già e ancora (per quanto con difficoltà e diversità rispetto a chi aveva fatto il ’77) dentro quel periodo storico, in conflitto, e con un insieme di esperienze e impressioni (e imprinting, sì) stabilmente presenti ormai, in termini di formazione individuale/collettiva. era insomma una inquietudine fattiva possibile, praticabile e praticata: esisteva. 

così come in letteratura, negli stessi anni, nonostante tutto, esisteva la ricerca (letteraria).

(e non solo perché ne scriveva Antonio Porta: https://slowforward.net/2022/08/20/ricerca-letteraria-spazio-di-ricerca-antonio-porta-1983/).

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nel 1984 nascevano “L’ombra d’Argo” e “l’immaginazione”, per dire.
nel 1989 si stampava Poesia italiana della contraddizione, per dire.
la rivista “Baldus” sarebbe uscita per sette anni: 1990-1996.

ma gli esempi sarebbero dozzine. (tutti regolarmente ignorati da editoria e intellettuali mainstream, e da parecchi critici di scarsa – intenzionalmente scarsa – memoria; scarsi anche in termini di sguardo sul presente, se è per questo).

(e infine, e appunto, fra parentesi: la ricerca esiste anche oggi. ma questo è un discorso che affronteremo poi).

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