
enrico pantani: mostra personale a modena dal 18 giugno


da “Il giornale dell’arte”,
https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/calligrafie-mancine-di-irma-blank-all-ica-di-milano/139442.html
[…] Irma Blank ha sempre condotto la sua ricerca nei territori della scrittura: una scrittura asemantica, però, una calligrafia visiva inventata, libera da ogni obbligo comunicativo e affondata nella propria interiorità, di cui diventa una sensibile trascrizione.
La mostra «Blank», curata da Johana Carrier e Joana P. R. Neves, alla Fondazione ICA (via Orobia 26, Milano) dal 9 giugno al 22 luglio, è frutto della collaborazione tra varie istituzioni internazionali e la stessa Fondazione ICA. La scelta curatoriale è stata di soffermarsi qui soprattutto (ma non solo) sugli ultimi vent’anni di ricerca di questa indomita artista che dal 2017, non potendo più usare la mano destra, ha imparato a servirsi della sinistra e ha dato il via prima alla serie «Gehen. Second Life» (2017-2019) fondata su linee orizzontali e poi al nuovo ciclo «Ways» (2020-2021), esposto qui per la prima volta come il libro realizzato a mano «My Way» (2020).
Documentano il versante performativo il re-enactment dal vivo di […] >>>
“La mostra, allestita nel n
uovo spazio espositivo della Biblioteca, presenta una selezione di opere che Maria Lai (1919-2013) ha realizzato intorno alla scrittura e al libro, indagato nella sua materialità. Libri di pane, stoffa, terracotta, ceramica, carta, cuciti, modellati o impressi, custodiscono un linguaggio pre-verbale, solo apparentemente incomprensibile.
Queste opere, potenti e delicate, sono messe in relazione con il patrimonio della Biblioteca Apostolica Vaticana. Dai fondi meno noti sono emersi volumi straordinari, per evidenziare le tante forme che l’oggetto-libro ha assunto nelle diverse epoche e culture, creando un dialogo intenso e inatteso con le opere di Maria Lai.
Ne scaturisce un viaggio affascinante, prima e oltre la parola e il testo, nella materialità del libro”.
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“Si tratta della prima mostra di Maria Lai in Vaticano, realizzata in collaborazione con l’Archivio e Fondazione Maria Lai, i Musei Vaticani e la Diocesi di Lanusei e con il contributo dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma Sardegna; il progetto espositivo offre uno sguardo nuovo sull’opera dell’artista sarda, attraverso una esposizione che mette in luce gli aspetti della sua ricerca artistica legati al tema del libro e della scrittura, in forte dialogo con il patrimonio della Vaticana. Tra le opere di Maria Lai viene presentato al pubblico un nutrito e variegato corpus di Libri, datati a partire dagli anni Settanta, e poi i Telai, gli Oli di parole (1997 e 1998), ispirati ai versi di Federico García Lorca, e il grande Lenzuolo (1989), un’opera intrisa di creatività e immaginazione. Al centro della Sala Barberini, circondata dalle eleganti scaffalature seicentesche e sovrastata dal bronzo berniniano di Papa Urbano VIII, troverà posto l’installazione Invito a tavola (2004), un solenne banchetto in cui la tavola, coperta da una semplice tovaglia di lino, è “imbandita” con libri e pani realizzati in terracotta refrattaria”.
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“This is Maria Lai’s first show in the Vatican, created in collaboration with the Maria Lai Archive and Foundation, the Vatican Museums and the Diocese of Lanusei, as well as with the support of the Department of Tourism, Crafts and Commerce of the Autonomous Region of Sardinia. This project offers a fresh look at the Sardinian artist’s work, by highlighting aspects of her artistic research on the theme of books and writing. It is here that she engages in a dialogue with the Vatican’s collections. From among Lai’s artistic works, we present a wide-ranging corpus of books, some dating from the 1970s, but also including the Telai, the Oli di parole (1997 and 1998), for which she took inspiration from verses by Federico García Lorca, and the great Lenzuolo (1989), a work exuding creativity and imagination”.
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INFO:
Fondazione Baruchello presenta:
A cura di Elena Bellantoni
In collaborazione con Niccolò Giacomazzi e Benedetta Monti
Sara Basta, John Cascone, Grossi Maglioni, Jacopo Natoli
15 giugno – 30 settembre 2022
Inaugurazione martedì 14 giugno 2022
Ore 17:30 – 21:00
Fondazione Baruchello
Via del Vascello 35, 00152 Roma
Con la mostra “Il giardino libernautico” la Fondazione Baruchello inaugura la sesta edizione del progetto Summer Show, organizzata all’interno della manifestazione Estate Romana.
Dopo il successo dello scorso anno, la Fondazione invita nuovamente un artista, per questa edizione Elena Bellantoni, a ideare e curare un progetto espositivo.“Il giardino libernautico”, curata in collaborazione con Niccolò Giacomazzi e Benedetta Monti, invitati dall’artista, è una mostra collettiva che si sviluppa intorno a questioni che è sempre più urgente considerare: il rapporto con la natura, il paesaggio e la cura come azione responsabile nei confronti dell’ecosistema.
Il progetto parte dal confronto diretto con la progettualità della Fondazione e in particolare con Agricola Cornelia S.p.A. la lunga azione che impegnò Gianfranco Baruchello dal 1973 al 1981 e con il suo libro Io sono un Albero (Arsial, 2000), nel quale l’artista si riferisce con queste parole al giardino della Fondazione che un tempo ospitava l’Agricola Cornelia: “Consegnavo a questo spazio-giardino il mio stesso cervello, i sentimenti. Vedersi crescere come erba, come alberi o cespugli era un processo di identificazione totale: la mente usciva all’esterno e io la osservavo come un testimone silenzioso, ma attento” (Baruchello).
Gli artisti Sara Basta, John Cascone, il duo Grossi Maglioni e Jacopo Natoli si sono confrontati in una fase preparatoria della mostra, tra aprile e maggio, con il giardino, il bosco e gli spazi esterni della Fondazione in via di Santa Cornelia in diversi appuntamenti e residenze, raffrontando idee, ipotesi, sollecitazioni. Come spiega la curatrice Elena Bellantoni: “Tutti questi artisti utilizzano il corpo come strumento di interazione con lo spazio, l’elemento performativo è una costante delle loro ricerche attraverso azioni relazionali e partecipative. La dimensione processuale è stata la metodologia che ha costituito l’elemento principale per far crescere Il giardino libernautico. Il gioco, il nonsense, la libera associazione sono state le chiavi per iniziare a correre su questo prato, su questa superficie mentale”. Il titolo della mostra, infatti, nasce da un gioco fatto tra curatori e artisti che prevedeva il montaggio di sillabe e frammenti di parole: così è nata la parola “liber – nautico”.
Gli artisti restituiscono in mostra gli esiti della loro ricerca, con la produzione di opere inedite e site-specific, realizzate a partire proprio dalla residenza presso gli spazi e il giardino della Fondazione.
I libernauti sono quindi gli artisti che hanno affrontato questo viaggio in un’eterotopia: il giardino rappresenta un elemento chiave per la lettura del rapporto con lo spazio, per comprendere la capacità dell’uomo di creare e ricreare i propri spazi, un luogo in cui natura e cultura esprimono appieno la loro dissonanza o consonanza. Il giardino quindi come luogo di condivisione, attraverso cui leggere la tradizione estetica ma anche la modalità di rapportarsi allo spazio da parte di culture altre.
Un Public Program di incontri e visite guidate accompagnerà il progetto espositivo.
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Per scaricare il comunicato stampa clicca qui
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico “Estate Romana 2020 – 2021 – 2022” curato dal Dipartimento Attività Culturali ed è realizzato in collaborazione con SIAE.
Marco Ariano, percussionista, sperimentatore, artista intermediale. Ha articolato un percorso di studio e di ricerca ai margini di arte e filosofia. L’improvvisazione e le scritture corpo-suono sono da sempre al centro della sua pratica e della sua riflessione. Suona musiche non convenzionali e definisce “paesaggi della risonanza” l’ampio spazio di ricerca inaugurato negli ultimi anni con il progetto De-stare. Tra i suoi lavori interdisciplinari La Vacuità Splendente, Sentire Offerente, n frammenti limbici, Degli Insetti, Quaderno Cinese. Ha dato vita a gruppi di scritture improvvisative eterogenee come Opera Mutica, Xubuxue, K Mundi, Ensemble Intondo, Index 03. È docente percussionista dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma.
Pietro D’Agostino è attivo nel campo dei media visivi: fotografo e autore multimediale.
Matura un rapporto intimo e inconscio con la luce usandola, attraverso la fotografia, il video ed altri dispositivi tecnologici, come strumento espressivo e di indagine. Partecipa e collabora a varie iniziative performative con poeti e musicisti di area sperimentale e di ricerca.
È socio dell’associazione culturale Punto di Svista – cultura visuale, progetti, ricerca.
Elio Martusciello è un musicista e compositore autodidatta, insegna musica elettronica al
conservatorio di Napoli. La sua estetica deriva essenzialmente dall’acusmatica. A partire da essa indaga le molteplici forme del suono connesso sia alla fissazione su supporto che
all’improvvisazione elettroacustica. Tra le formazioni di cui è membro fondatore si ricordano
Ossatura e l’orchestra OEOAS. I suoi lavori sono pubblicati da: Staalplaat, Recommended Records, Bowindo Recordings, Ambiances Magnétiques, Die Schachtel, em_music.

THANKS Michael Jacobson and Post-Asemic Press
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https://postasemicpress.blogspot.com/2020/05/glitchasemics-by-marco-giovenale-is.html
“Womb. Opere dall’Archivio Utsanga” | Mostra promossa e curata da Clotilde Palasciano
Museo della casa alla fasanese | via Fogazzaro 4, Fasano (BR)
dal 2 al 13 giugno 2022
In mostra opere di Mariangela Guatteri, Fabio Lapiana, Giovanni Fontana, David Felix, Tim Gaze, Lucinda Sherlock, Cristiano Caggiula, Francesco Aprile, Egidio Marullo, Marco Giovenale, Giuseppe Calandriello, Ásgrimur Kuldaboli Pórhallsson, Lina Stern, Vittore Baroni, Dona Mayoora, Luc Fierens, Eugenio Lucrezi, Kerri Pullo, Hilda Paz, Reed Altemus, Clemente Padin, Giancarlo Pavanello, Clotilde Palasciano, Miriam Midley, Cheryl Penn, Francesco Saverio Dòdaro, Enzo Miglietta, Ruggero Maggi, Rafael Gonzalez, Vittorio Fava, Vittorino Curci, Kenryo Hara, Gino Gini, Fernanda Fedi, Oronzo Liuzzi, Adriano Accattino, Enzo Patti, Anna Boschi, Cecelia Chapman-Jeff Crouch, Giuseppe Pellegrino.
Alcune immagini dalla mostra qui: https://www.facebook.com/francesco.aprile3/posts/pfbid02Q48KwJBattpBGbykRQYE5xzWpe9kELtneXiAWVWrjU2NBtL2XTov9X6ov89pBkYgl
Da oggi sono online i due bandi dedicati al riuso creativo del cinema d’archivio che l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – AAMOD rivolge ai giovani talenti che non abbiano compiuto nel 2022 il 36esimo anno di età. Il termine “UnArchive“, comune ad entrambi i contest, significa concettualmente disarchiviare e ricontestualizzare i materiali filmici conservati negli archivi, con l’obiettivo di riutilizzarli in nuove produzioni che sappiano attraversare i linguaggi e i temi della società contemporanea.
Il bando e il regolamento del Premio Cesare Zavattini possono essere consultati sul sito ufficiale premiozavattini.it. Per partecipare, è richiesto l’invio del progetto di un cortometraggio di massimo 15 minuti, che preveda il riuso, anche parziale, di materiale filmico d’archivio.
Una Giuria composta da cinque importanti personalità del cinema italiano selezionerà i nove progetti più interessanti, i cui autori e autrici saranno ammessi a un workshop di formazione e sviluppo condotto da professionisti in campo cinematografico. Durante il workshop, anche con l’aiuto di un tutoring individuale, gli autori e le autrici finalisti/e potranno approfondire il proprio progetto fino alla realizzazione di un dossier e di teaser, da presentare alla Giuria, che sceglierà i tre progetti vincitori. Questi, oltre a poter utilizzare liberamente il materiale filmico dell’AAMOD e degli archivi partner, riceveranno servizi gratuiti di supporto per la loro realizzazione e la somma di 2000 euro per ciascun cortometraggio, una volta terminato.
I filmmaker interessati a partecipare possono inviare i loro progetti entro il 28 luglio 2022.
Maggiori informazioni all’indirizzo mail segreteria@premiozavattini.it
Il bando e il regolamento della residenza artistica UnArchive Suoni e visioni è consultabile al sito https://unarchive.it/unarchive-suoni-e-visioni/. Si tratta della seconda edizione di una residenza per giovani artisti dedicata all’incontro tra riuso del cinema d’archivio e sperimentazione musicale. Saranno selezionati tre filmmaker e tre compositori che lavoreranno in coppia allo sviluppo e alla realizzazione di un’opera audiovisiva di cortometraggio. La residenza si articola attraverso due principali attività: una di formazione “frontale”, con masterclass e docenze di artisti e professionisti affermati, l’altra a carattere “esperienziale” e laboratoriale. Anche in questo caso le candidature vanno inviate entro il 28 luglio 2022. L’indirizzo di posta elettronica dove far pervenire la documentazione è info@unarchive.it
I titoli, gli autori e le autrici dei progetti finalisti di entrambi i bandi saranno comunicati in un’apposita iniziativa organizzata nell’ambito della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel mese di settembre 2022.
La partecipazione a entrambi i concorsi è gratuita


Sandro Ricaldone
JAMES MEYER
The Double.
Identity and Difference in Art Since 1900
Contributions by Julia Bryan-Wilson, Tom Gunning, Hillel Schwartz, Shawn Michelle Smith, Andrew Solomon
Princeton University Press, 2022
Published in association with the National Gallery of Art, Washington, DC
From ancient mythology to contemporary cinema, the motif of the double—which repeats, duplicates, mirrors, inverts, splits, and reenacts—has captured our imaginations, both attracting and repelling us. The Double examines this essential concept through the lens of art, from modernism to contemporary practice—from the paired paintings of Henri Matisse and Arshile Gorky, to the double line works of Piet Mondrian and Marlow Moss, to Eva Hesse’s One More Than One, Lorna Simpson’s Two Necklines, Roni Horn’s Pair Objects, and Rashid Johnson’s The New Negro Escapist Social and Athletic Club (Emmett). James Meyer’s survey text explores four modes of doubling: Seeing Double through repetition; Reversal, the inversion or mirroring of an image or form; Dilemma, the staging of an absurd or impossible choice; and the Divided and Doubled Self (split and shadowed selves, personae, fraternal doubles, and pairs). Thought-provoking essays by leading scholars Julia Bryan-Wilson, Tom Gunning, W.J.T. Mitchell, Hillel Schwartz, Shawn Michelle Smith, and Andrew Solomon discuss a host of topics, including the ontology and ethics of the double, the double and psychoanalysis, double consciousness, the doppelgänger in silent cinema, and the queer double.