il programma in pdf:
https://slowforward.files.wordpress.com/2024/01/la-camera-verde-_-programma-febbraio-marzo-2024.pdf
Archivi categoria: segnali e azioni
non avete bisogno di un giorno della memoria ma di occhi per vedere quello che state facendo
non avete bisogno di un giorno della memoria ma di decenni di occhi, per vedere quello che avete fatto e state facendo, sionisti di *****. ma in realtà ci vedete benissimo. i mirini funzionano.
siete la dimostrazione matematica che il vostro dio non esiste.
https://twitter.com/QudsNen/status/1750551194164986250
https://twitter.com/muhammadshehad2/status/1750601287102542296

























‘sud’, rivista europea
“et toute votre vie on dira: le poète” (denis roche)
Denis Roche, lors de la sortie du volume La poésie est inadmissible, au Seuil, déclarait ceci à Arnaud Viviant dans Libé : «Et j’ai toujours trouvé saugrenu qu’on ne dise pas d’un poète que c’est un écrivain. Au fond, c’est très étrange. Si vous écrivez un seul roman dans votre vie, nul ne songe à vous appeler romancier. Mais faites un livre de poésie, et toute votre vie on dira: le poète. C’est une des choses que je trouve débilitante dans ce qu’est devenue la poésie, depuis le romantisme probablement. Une espèce de label, relevant très nettement du statut social, et qui vous est octroyé sur un mode toujours sublimé, augmentatif. Pourquoi un exposant aussi valorisateur est-il attaché à cette pratique littéraire? Lorsque vous voyez des hommes politiques en campagne qui, sous prétexte qu’ils sont consultés dans une émission littéraire, prennent des airs ravis, les yeux à demi-clos, pour parler de poésie, on est encore dans ce statut-là. Oui, à cet exercice-là est attaché quelque chose qui est de l’ordre de la décoration sociale. Qu’elle soit devenue cela est une des choses qui me font dire que la poésie est inadmissible.»
merci, Charles Pennequin :
https://www.facebook.com/charles.pennequin/posts/pfbid02QwTpGXMf7GYhyRHFpZFnyyCXxP62Ti1r7y977SSbM3dAHiyN65YfEmdDmM3LQuksl
il più recente libro di charles bernstein: “poetry has no future unless it comes to an end: poems of artificial intelligence”

questo visibile qui sopra è il secondo libro di Bernstein a uscire in Italia, dopo Eco / Echo, pubblicato due anni fa dalle Edizioni del verri.
riuscirà l’italo popolo ad accorgersi dell’esistenza di questo autore?
dopo un tour italiano (per Eco / Echo, appunto) nel 2022-23 composto di 6 date, tutte puntualmente disertate dagli autori ‘assertivi’ e dai loro lettori, le speranze sono scarsine, anche perché questo libro più recente, pur pubblicato da Nero e succosamente legato al tema A.I., non è in italiano bensì nell’astruso lontanissimo inglese, lingua che qui da noi è assai notoriamente negletta fin dalle scuole elementari, e parlata solo in alcuni ambienti vaticani (dai dubbi gusti letterari)
oggi, 25 gennaio, a roma: “l’eterna scoperta del visibile e dell’invisibile. incontro con giuseppe garrera”
L’eterna scoperta del visibile e dell’invisibile: incontro con Giuseppe Garrera, in conversazione con Clara Tosi Pamphili
giovedì 25 gennaio 2024
18:30 – 20:30
Palazzo delle Pietre
Via delle Coppelle 23, Roma

FraMmenti riprende gli incontri di ricerca, approfondimento e condivisione di storie straordinarie su Roma. Grazie alla testimonianza di un profondo conoscitore della cultura e dell’arte, anche popolare, della città scopriremo storie e luoghi da ripercorrere con altri occhi.
Giuseppe Garrera è storico dell’arte, collezionista e curatore. È coordinatore scientifico del Master in Economia e Management dell’arte e dei beni ctulturali della 24ORE Business School di Roma e di Milano, dove insegna “Strategie e modalità del collezionismo”. Per il centenario di Pasolini ha curato insieme a Clara Tosi Pamphili e Cesare Pietroiusti la grande mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal titolo “Tutto è santo. Il corpo poetico”. Recenti sono le uscite del saggio Pasolini il femminile, per le edizioni Cambiaunavirgola; del catalogo Pasolini e Maria Callas. Cronaca di un amore, insieme a Silvia De laude per le edizioni Ronzani, e, sempre per Ronzani, del testo Collezionismo di strada. Passaggi e derive per la città di Roma in cerca di tesori.
pod al popolo, #028: anni settanta eccetera. un intervento intorno alla “letteratura circostante”, 20 gen. 2024
Sabato scorso, invitato a Ciampino (Roma) a intervenire, con altri, sui temi trattati dal libro di Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante (Il Mulino, 2018), ho pensato di mettere a fuoco alcuni elementi di crisi emersi nella poesia italiana tra fine anni Sessanta e fine Settanta, esponendo il mio punto di vista. Qualcosa ho anticipato qui su slowforward in un testo dedicato al cambio di paradigma e alla ricerca letteraria come “evento aprente” (ossia non apocalittico, o di chiusura). Ora invece ripropongo l’audio completo dell’intervento di sabato, qui su Pod al popolo. Il podcast irregolare, ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
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(N.b.: l’audio si apre con una lettura estratta dal libro di G. Simonetti)
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antonio syxty legge riccardo innocenti
nuovo post nel blog ‘esiste la ricerca’: un piccolo archivio 2022-23
se il 27 gennaio rischia di essere un giorno di ipocrisia
da Comunisti Milano
27 gennaio, il giorno dell’ipocrisia
Il prossimo 27 gennaio si celebrerà il “giorno della memoria”.
Abbiamo deciso di celebrare anche noi questa data, anche se in un modo differente e che sicuramente susciterà le ire e gli insulti dei nostri detrattori. Ma non è possibile restare in silenzio!
Istituito apparentemente per ricordare le vittime dell’Olocausto (che furono non solo cittadini di origine ebraica ma anche milioni di polacchi, sovietici, serbi, sloveni, prigionieri di guerra sovietici, prigionieri politici e molti altri ancora) dovrebbe essere ribattezzato come il “giorno dell’ipocrisia”.
Noi ricordiamo che, sebbene l’Italia sia stata il complice principale della Germania nazista e numerosi fascisti e militari italiani si siano resi colpevoli di crimini orrendi contro le popolazioni in Europa e in Africa, a pagare per i loro crimini furono quasi solo i (troppo) pochi fascisti catturati e giustiziati dai Partigiani nei giorni della Liberazione.
Noi ricordiamo che, al di là della retorica degli “italiani brava gente”, le truppe di occupazione italiane in Jugoslavia, Libia, Etiopia, ecc. spesso non furono seconde ai nazisti per ferocia.
Ma di tutto questo, ovviamente, non si trova traccia nel “giorno della memoria” così come nei libri di “storia” adottati dall’odierno sistema scolastico nazionale che fa di tutto per cancellare la memoria storica nelle giovani generazioni.
Ma la grande ipocrisia di questa data la potremo nuovamente misurare questo 27 gennaio, quando verrà usata per fornire ancora una volta la copertura strumentale ai crimini del nazi-sionismo israeliano. Come se i crimini del nazismo potessero assolvere quelli commessi da Israele.
Ipocriti! Non solo perché fingono di non vedere quello che i nazi-sionisti israeliani stanno commettendo a Gaza. Ma anche perché in realtà non possono ammettere le colpe di Israele senza riconoscere quelle dell’Occidente, degli Stati Uniti, dell’Unione Europea. Perché essi stessi sono complici del massacro del popolo palestinese. Perché le bombe che stanno massacrando migliaia di bambini palestinesi non sono solo di Israele ma anche degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Per questo non possiamo ignorare anche la profonda ipocrisia di una gran parte di quella che ancora oggi si ostina a definirsi “sinistra” nel nostro paese. Una “sinistra” ipocrita che considera l’antifascismo più come una pratica folcloristica ormai svuotata di qualsiasi connotazione politica e che si riduce a commemorazioni avulse dalla realtà odierna o a rituali passeggiate dal solo scopo evocativo. Una lotta antifascista privata dei suoi connotati essenziali e che non può più incutere alcun timore nei nemici della libertà e della democrazia.
E non ci stupisce la vergognosa neutralità scelta dall’Anpi milanese diretta dal suo presidente R. Cenati, che da molti anni ormai non si preoccupa di nascondere il suo sostegno ai nazi-sionisti israeliani. Ma non ci sorprende nemmeno il silenzio tombale sulla causa del popolo palestinese espresso in un recente appello per una “manifestazione nazionale antifascista” indetta per il prossimo 13 gennaio a Milano.
La causa del popolo palestinese è oggi la cartina di tornasole con cui si misura chi lotta realmente contro il fascismo e per la libertà dei popoli.
Così come i Partigiani non si limitarono a denunciare l’abominio della guerra, oggi non basta a lavarsi la coscienza il solito “né né”. Non basta dire “no a Israele”; occorre dire “si alla Resistenza palestinese”.
Occorre riconoscere la legittimità di questa resistenza, al pari di quella dei vietnamiti, degli algerini, dei popoli dell’Angola, del Mozambico, del Sud Africa.
Perché Israele è un regime fascista e colonialista e i palestinesi hanno tutto il diritto di combatterlo nel modo che ritengono necessario.
Possiamo non condividere alcune posizioni dei partiti che animano la Resistenza palestinese, ma non dobbiamo dimenticare mai che il peggior movimento anticoloniale sarà sempre meglio del più progressista dei regimi colonialisti!
Per questo non abbiamo alcun timore a manifestare apertamente il nostro sdegno nei confronti di coloro che, di fronte alle stragi perpetrate dai nazi-sionisti, hanno scelto di restare in silenzio.
NOI, NON DIMENTICHIAMO!
LA PALESTINA VINCERÀ!
da https://t.me/comunistimilano/714
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oggi, lunedì 22 gennaio, la finestra di antonio syxty: presentazione di “statue linee” (pièdimosca, 2022)
OGGI, lunedì 22 gennaio 2024, alle ore 21:00
@ La Finestra di Antonio Syxty
presentazione di
STATUE LINEE, di Marco Giovenale
(pièdimosca, 2022, collana glossa,
a cura di Carlo Sperduti)
in dialogo con l’autore: Chiara Serani
cura e coordinamento: Antonio Syxty
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l’incontro si può seguire in diretta su FB:
https://www.facebook.com/lafinestradiantoniosyxty
e su YouTube:
https://www.youtube.com/@MTMTVMilano/streams
o
https://www.youtube.com/playlist?list=PL9dhgQdXkWcY9scvd0UTi9-xhYZld06nv
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EVENTO FACEBOOK:
https://www.facebook.com/events/370848212257288
informazioni ed elementi:
https://slowforward.net/2022/12/09/link-e-materiali-da-per-statue-linee-piedimosca-edizioni-2022/
il libro:
https://www.piedimoscaedizioni.com/catalogo/collane/glossa/statue-linee/
per ordini online:
piedimoscaedizioni@gmail.com
(oppure mannaggialibreria@gmail.com)
ricerca letteraria come “evento aprente”. un appunto a proposito degli anni settanta (dall’incontro di ieri sulla “letteratura circostante”)
In attesa di proporre l’audio dell’intervento completo:
[…] Detto in poche parole: a partire soprattutto dalla fine degli anni Sessanta (ovvero dalla fine del primo decennio di quello che continuo a chiamare e ritenere un cambio di paradigma), le complessità e le articolazioni delle scritture poetiche e in senso ampio creative hanno messo i poeti (o coloro che tali intendevano essere) in condizione di estrema difficoltà. Alcune generazioni, per via dell’accelerazione degli stimoli culturali e per il senso di soffocamento dato dalle urgenze storico-politiche, si sono trovate in una condizione di impasse (o proprio schiacciamento) tra la necessità o insomma il desiderio (aggiungerei: spesso infantile o adolescenziale) di aderire al modello dato dall’onda lunga del Romanticismo (e, azzarderei, del petrarchismo lessicale) e la realtà ipercomplessa e infinitamente frammentata della contemporaneità.
Come fa a scrivere, e cosa scrive, un io che non solo non ha la “i” maiuscola, ma è scisso in particole, e le cui schegge sono circondate da un contesto e discorso culturale e storico estremamente complesso, vasto, articolato?
(Un solo esempio: nell’arco di appena sette anni, tra il 1967 e il 1974, escono ben cinque opere capitali e rivoluzionarie di Jacques Derrida: La voce e il fenomeno, Della grammatologia e La scrittura e la differenza nel 1967, Margini nel 1972, Glas nel 1974).
Poteva porsi aproblematicamente in sintonia con questo stato di cose la generazione che aveva vent’anni, o poco più, nell’arco di tempo che va dalla fine degli anni Sessanta alla fine dei Settanta? Si collocava in quel tratto storico una disponibilità, una apertura, un varco – diciamo – praticabile per i giovani scrittori, che non fosse quello della forbice aperta tra euforia e disforia (seguendo il suggerimento di Gianluigi Simonetti in La letteratura circostante), tra verbalizzazione immediata, diciamo a volte naif, e ricaduta nelle forme chiuse ossia nell’ormai vecchio istituto delle forme propriamente letterarie (blindate nel comparto Letteratura)?
I termini della reazione di quelle generazioni allora possono forse non essere stati semplicemente quelli del rifiuto, ma del rifiuto che maschera un colossale senso di inadeguatezza, probabilmente fondato. Se nel 1971 Dario Bellezza a 27 anni pubblica Invettive e licenze e un contesto letterario lo accetta senza il minimo imbarazzo e ne fa addirittura un punto di riferimento (ritenuto valido addirittura oggi), è perché difficilmente sia il poeta sia il contesto sarebbero stati in grado di sorridere troppo davanti ai propri sentimenti di impotenza e inadeguatezza, appunto. Sentimenti che reagivano ai ben diversi materiali letterari che arrivavano dal «verri» fin dal 1956, e da «Tel Quel» dal 1960.
A mio modo di vedere sarebbe stato necessario, come in tutti i sistemi sottoposti a tensione, un lungo tempo di elaborazione per vedere qualcuno appropriarsi dei materiali di quegli anni. Per certi aspetti, l’entità che prese subito familiarità con la situazione e addirittura la spostò dal piano storico al piano – direi – antropologico (generale) fu il teatro di ricerca, su cui non ci soffermeremo. Ma altre cose accadevano negli anni Settanta. Cose che ci riportano ai nomi di Corrado Costa, Giulia Niccolai, Adriano Spatola, e a molti altri, in grado di misurarsi nell’immediato con quanto andava producendosi.
Ci sono stati cioè intellettuali, poeti e scrittori, che della complessità e della ricerca letteraria hanno fatto sfida e necessità e non vi hanno rinvenuto affatto schiacciamenti inaccettabili, soffocamento, inadeguatezza, margine, inabitabilità.
Si è trattato di autori che, vedendo nella neoavanguardia non necessariamente un’esperienza vincolante ma al contrario un evento aprente, si sono misurati con la scrittura della complessità, con la frammentazione, oltre che con la fantasia, anche, delle interazioni tra codici: letteratura, arti visive, materiali verbovisivi, musica sperimentale, e addirittura “scrittura asemantica” (così Gillo Dorfles a proposito di Irma Blank, nel 1974).
Se ne è parlato e se ne parlerà.
[…]



