
.
GIÙDISOTTO
sabato 18 novembre 2023
● ore 19
presentazione del libro
MACERIE (2023)
con l’autrice Miriam Marino e l’editore di Strade Bianche Marcello Baraghini, un viaggio iniziatico che proietta Tikva, la giovane protagonista israeliana, in un universo parallelo a lei fino a quel momento sconosciuto: la realtà palestinese.
● ore 20:30
proiezione del documentario
GAZA (IRL/PSE, 2019)
di Garry Keane, Andrew McConnell
Video della presentazione del volume del Saggiatore, il 27 Ottobre 2023 alla Triennale di Milano con Stefano Malosso e i curatori Luca Buoncristiano e Federico Primosig. Riprese di Matteo Carnio.
Il libro:
https://www.ilsaggiatore.com/libro/si-puo-solo-dire-nulla
OGGI, sabato 11 novembre, alle ore 19:00
finissage della mostra del marchio Officina del giorno dopo,
di Matteo Totaro, che ha festeggiato le sue prime 10 uscite
con un volume d’artista su testo di Roberto Roversi
presso Anonima Impressori
via San Carlo 44/a – Bologna
(notizia e dettagli della mostra qui)
_

Fondazione Giuliani è lieta di invitarvi a There is no everyday life: una serata di poesie, letture e racconti delle scrittrici Allison Grimaldi Donahue e Rachel Schenberg.
Grimaldi Donahue lavora con testi e performance esplorando le modalità con cui il linguaggio e il testo possono muoversi tra esperienza individuale e collettiva. Lavorando con la scrittura, il video e la scultura, Schenberg affronta il modo in cui costruiamo i significati tramite le comparazioni.
Attraverso un dialogo in versi e prosa, le due scrittrici azioneranno uno scambio tra le loro poesie, parole e testi teorici, creando associazioni dialogiche e interconnessioni.
Soffermandosi sulle relazioni tra oggetti, materialità e memoria, There is no everyday life è il primo di una serie di incontri che nei prossimi mesi attiveranno la mostra di Liz Magor, The Rise and The Fall, attualmente visibile in Fondazione.
L’evento è in lingua inglese e italiano.
*
Fondazione Giuliani
via Gustavo Bianchi 1, Roma
Marco Giusti per Dagospia:
CON FRANCO BROCANI, SCOMPARSO ORMAI IL 14 SETTEMBRE, SENZA CHE NESSUN GIORNALE NE AVESSE RIPORTATO LA NOTIZIA, SE NE VA DAVVERO UN MONDO. INTERNAZIONALE, PIENO DI VITA, DI ECCESSI, MA ANCHE DI CREATIVITÀ – REGISTA, SCENEGGIATORE, DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA, ATTORE, MA SOPRATTUTTO AMICO DEL CUORE DEGLI ANNI D’ORO DI MARIO SCHIFANO, FU IL SUO PARTNER NELLA COSTRUZIONE DEL CINEMA E DELLA SCENA UNDERGROUND ITALIANA
“Un giorno andai a trovarlo verso mezzogiorno”, raccontava Franco Brocani di Mario Schifano, “stava lavorando al grande quadro per Agnelli. Mi dice: Resta a pranzo che ci facciamo una bistecca alla Baudelaire. Si mette a tagliare con la sua solita velocità una fiorentina enorme e poi la cosparge di hascish. Ce la siamo mangiata e io sono andato nel pallone, mentre lui rideva come un bambino che aveva appena fatto uno scherzo a qualcuno”.
Ricordando la storia della bistecca alla Baudelaire, ci dispiace dire che con Franco Brocani, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, attore, ma soprattutto amico del cuore degli anni d’oro di Mario Schifano e suo partner nella costruzione del cinema e della scena underground italiana, scomparso ormai più di due settimane fa, 14 settembre, senza che nessun giornale ne avesse riportato la notizia, se ne va davvero un mondo. Internazionale, pieno di vita, di eccessi, ma anche di creatività.
Nato in Piemonte, a Murazzano, in provincia di Cuneo nel 1938, Franco Brocani studiò al Centro Sperimentale di Roma e iniziò poco più che ventenne una carriera di sceneggiatore e di documentarista già alla fine degli anni ’60, alternandola a qualche assistentato. Scrive per la regia di Giovanni Vento l’interessante “Il nero”, lungometraggio uscito nel 1967, storia di un giovane africano a Napoli, ma anche il corto “Il pantano” di Elio Piccon, prodotto dalla Corona Cinematografica di Elio Gagliardo. Dopo aver diretto qualche documentario uscendo dal CSC, ”Screck!”, “A settentrione”, “A proposito di S.W. Hayter”, si lega alla Corona Cinematografica di Elio Gagliardo per produrre una serie di cortometraggi da unire in sala ai film.
1) ma i poeti civilissimi e assai generazionali? l’impegno? dove stanno? non necessariamente in poesia, anche solo in piazza o su facebook. chissà. si saranno accorti che è in corso un genocidio? fino a poche settimane fa incartavano o guardavano incartare la doggy bag dei punti allo StregaPoesia. staranno partecipando ad altri premi?
2) ma si parla ancora del male del colonialismo, vero? cioè: ci sono gli studi decoloniali, post-coloniali, sì? e resta vero che gli imperi fanno danni in primis attraverso occupazione e colonizzazione, sì? ecco, per dire… riflettevo così perché i coloni israeliani, mi sembra di capire, si chiamano coloni.

