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asemic writing and pareidolia / jim leftwich. 2022
For practitioners and theorists of asemic writing, the perceptual deviation known as pareidolia is an acquired taste and a developed skill. We train ourselves to see alphabetical shapes where there are none, and then we celebrate our inability to read them. This phenomenon could occupy an entire chapter in the Magickal Absurdities Training Manual: The Ecstasy of Asemic Reading.
Personal Perception Management (PPM) is but one of a great many Existential Self-Help (ESH) methods reinsinuated transmutably in The Training Manual. It is known colloquially among The Asemic AntiMasters as PPMESH — Personal Perception Mesh. The tradition, or parade of asemic saints, involved in transmigrating this alchemy of perception from prehistory into the present, includes William Blake, Arthur Rimbaud, Emily Dickinson, Aldous Huxley, Diane di Prima and Jim Morrison. Cleanse the doors of perception to Illuminate the arrangement of the senses.
Or the arrangement of the world(s) by the senses.
Let’s say I make a sequence of tangled squiggles…
I sound them aloud, slowly singing their shapes…
Through the processes of transcription, transliteration, and apophenia, I arrive at a deliberate mishearing of a segment from a song sung by Jim Morrison:
meatza pocca hero, Esau funk, awe yeh
The world is a poem. Some of us know that. Know it whether we want to or not. The world snuck up on us when we were young, and planted the cosmic poem-seed at the base of our tender brains.
Asemic writing works as a kind of pagan missionary for The Poem.
Asemic writing is a mutagen.
Pareidolia is one of its tools, one of its schools, a side effect, mutual aid, elective affinities, the ace of hearts up its sleeve, one foot on the other side of the grave still kicking at the pricks, reinsinuated and impoxximate.
We see what we want to see. No. That’s not right. Read what Thou Wilt. We see what we need to see. Some realities are more real than others. Asemic writing is useful, as a kind of anti-linguistic self-medication for the perpetually seeking psyche. Pareidolia is a method of ongoing research. It allows us to discover, investigate and explore provisional realities. The worlds of pareidolia are experientially real, and as such are causal agents — in our thinking, and in our actions as they emerge from that thinking.
As an entanglement with the processes of pareidolia, asemic writing functions for the perennially seeking psyche as a way of practicing reality.
contributo in forma di nughette a “esiste la ricerca?” / leonardo canella. 2022
Leonardo Canella
ROMA 16 giugno 2022, Esiste la ricerca?, a cura di Marco Giovenale
1
In questo momento non ho un bastone, e attaccarci al bastone una lingua, all’estremità. E sentire con la lingua all’estremità se c’è della maionese sul tramezzino in fondo alla sala (che non c’è). E’ una riflessione che ho fatto il 16 giugno. Seduto su una sedia per due ore e trentacinque minuti. In prima fila. A Roma.
2
Viale Campo Boario 4a, saletta molto appetitosa, Marco Giovenale che organizza l’incontro Esiste la ricerca? Io sono con la Polly e ci sono 50 persone e c’è caldo ma potrebbe essere peggio. Nel cortile fuori c’è più caldo.
3
Vincenzo, io l’ho riconosciuto dalla voce. Vincenzo Ostuni è un grande e ha la barba. E i capelli ce li ha ancora. Vincenzo Ostuni parla e io lo ascolto, in prima fila. Attaccato al muro della saletta appetitosa (e ho già detto che ci sono 50 persone). E dice la parola politica. Poi la ridice, la dice tre volte. Ed io non so perché. Dice anche letteratura.
4
Marco Giovenale è inquieto e veloce, se lo leggi guizza dappertutto e la scrittura lo segue. Inquieta e veloce. Marco scrive e acchiappa la vita. È gentile ci sono dei posti anche qui davanti, dice. C’è gente per terra. Marco Giovenale legge parole di Renata Morresi e Alessandro Broggi. Io non c’ho capito niente di quello che scrivono Renata Morresi e Alessandro Broggi. Però Marco legge quello che scrivono. E c’è un sacco di silenzio.
6
Francesco Muzzioli non ha tanti capelli come Vincenzo Ostuni. Io lo vedo bene perché sono in prima fila. Ma si vede bene comunque. Francesco Muzzioli dice l’avanguardista per me è l’infiltrato nelle altre linee. Oggi non si può più essere intransigenti. Oggi il termine poesia è pericolosissimo, è aura fritta (calembour). Scrivere poesia contro la poesia, questo può essere. Ma chi ha avuto udienza oggi non l’ha domani. Questo sembra insegnare la storia.
7
Io penso che Francesco Muzzioli ha ragione, anche se poi mica tanto. Anzi, no. Però il bastone con la lingua attaccata all’estremità per sentire la maionese sul tramezzino in fondo alla sala (cfr. supra, punto uno) voglio regalarlo a lui. A Francesco Muzzioli. È il mio modo di dirgli grazie. Con la lingua attaccata all’estremità del bastone che assaggia la maionese del tramezzino in fondo alla sala (che poi non c’è).
8
Ma la frase più bella me l’ha detta Andrea Inglese, dopo che ha baciato la Polly e tanti saluti: ‘Oggi XX mi sta sul cazzo!’. Questa frase è la più forte di tutte e mi si è appiccicata dentro. L’ho scritta nei miei appunti. Andrea Inglese con la sua piccola valigia blu. Da Parigi. ‘A Leo, invitato a cena per l’anatrona (basta tonno!)’, e mi regala il suo La grande anitra. Con questa dedica. E sono felice. Peccato che il bastone con la lingua attaccata ad una estremità per sentire la maionese del tramezzino in fondo alla sala l’ho regalato a Francesco Muzzioli.
P.S. Oggi 21 giugno ho scritto ad Andrea: la tua frase è la dichiarazione di poetica più importante dell’incontro di Roma.
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Marco Giovenale chiama Massimiliano Manganelli a parlare. E Massimiliano Manganelli parla. Stiamo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Non so se gli altri autori siano interessati all’area di ricerca. Vedi dialogo Pasolini/Sanguineti. Gioco tutto italiano di negare la ricerca in Italia. Vedi caso delle librerie. Io sono sempre seduto in prima fila attaccato al muro con la Polly. Vado anche in bagno.
10
Torna al microfono Vincenzo Ostuni. Io non ho problemi di signorilità, cagare anche su un libro dello ‘Specchio’ Mondadori. Lo posso fare.
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Chiara Portesine ha dei bei capelli. Parla ed io capisco quello che dice. Chiara Portesine. Critica. La scuola è lontana dalla ricerca. Il gusto si allena. Creare cartografia della ricerca sarebbe utile. Anche l’università sembra lontana dalla ricerca, una pruderie. Scritture teoriche di Guido Guglielmi da riscoprire. Vogliamo intercettare il lettore di oggi o costruirlo?
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Brava Chiara. Chiara è bravissima. Chiara è giovane. Poi parla Gio Patrizi, nell’Università la ricerca non c’è. Il lettore va costruito. La ricerca in aree interlinguistiche. Con confronti. Vedere fuori dal verbale. Chiara è giovane, è bravissima e fa la critica. Lei.
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Ecco Stefano Colangelo. Io non so chi è Stefano Colangelo. Stefano Colangelo: se entra la ricerca nelle università non trova interesse. Secondo me manca la teoria che la introduca. La ricerca universitaria è una cosa schifosa. Il verso nasce in un mondo folclorico, ma oggi non c’è più. È importante creare una finestra teorica. L’avanguardia genera teoria. È questa che serve. È paradossale che Rondoni sia anti accademico. È paradossale. Processualità e relazionalità sono fondamentali. Io devo conoscere Stefano Colangelo, penso.
14.
Luigi Magno. Nelle università francesi si lavora di più sulla ricerca, ci sono centri di ricerca appositi. Luigi Magno ha tanti capelli, non come Francesco Muzzioli (vedi sopra). E dice quello che ha già detto Andrea Inglese quando parla al microfono. Luigi Magno però è breve ma Andrea Inglese lo dice meglio.
15.
Saluto Marco. A Marco voglio bene, è diverso da me. Ed è anche molto simile. Compro dei libri che mi consiglia (Zaffarano, Guatteri, Tarkos). Gli chiedo io di consigliarmi tre libri perché siamo due simili molto diversi.
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Nel cortiletto d’uscita c’è Andrea Inglese con la valigia piccola blu da Parigi (anche a lui chiedo di consigliarmi tre libri, Totem di Silvia Tripodi, Tarkos e non c’ho voglia adesso di alzarmi dal divano per vedere il terzo). Compro anche un suo testo con interventi di critica (con Paolo Giovannetti). Anche ad Andrea Inglese voglio bene. Andrea Inglese è bravissimo. L’ultima cosa che sento è Andrea che dice alla Polly ‘ciao Polly’.
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L’incontro di Roma dal titolo Esiste la ricerca? – organizzato da Marco Giovenale – finisce così.
P.S. Strepitoso Michele Zaffarano. Ascolta e rimane seduto tutto il tempo (però lui su una poltrona e io su una sedia). Anche lui due ore e trentacinque minuti come me. ‘Io non intervengo mai, non dico mai niente’, mi dice. Strepitoso!
Fine.
pièdimosca edizioni annuncia la collana ‘glossa’, a cura di carlo sperduti
leggo in rete e assai volentieri rilancio:
¶ Dopo #Arca, la nostra nuova collana dedicata alla poesia, oggi abbiamo un nuovo annuncio da fare: arriva #glossa.
>>> glossa è una collana a margine dirottata da Carlo Sperduti: a margine della nostra collana di narrativa #ossa; a margine della letteratura e dell’editoria.
>>>glossa si occupa di prose brevissime, con un’attenzione particolare alla sperimentazione e alla scrittura pura e una vocazione all’eterogeneità.
>>>glossa sceglie la forma brevissima in quanto campo privilegiato di ricerca, sospensione, deragliamento, mistero, esattezza, stile, densità, spostamento.
>>>glossa nasce dalla convinzione che non esista una definizione di letteratura ma che le sue definizioni siano, al contrario, potenzialmente infinite: vorrebbe contenerle tutte, ne propone alcune, le mette tutte in discussione.
MULTIPERSO, l’antologia di microfinzioni nata dal blog omonimo, sarà la prima uscita della collana, questo autunno
insieme a un testo di Marco Giovenale
e poi, per fare i primi nomi:
Antonio Vangone, Alfonso Lentini, Fiammetta Cirilli, Cristina Pasqua Carlo Sperduti e altre cosette già in cantiere che non vediamo l’ora di raccontare

is asemic writing true? / jim leftwich. 2022
The most important and interesting characteristic of asemic writing is its absolute resistance to interpretation.
The value of asemic writing lies in its semantic emptiness, and relies on the genuine frustration experienced during a failed attempt at interpretation, meaning-building, the collaborative construction of meanings.
Success in reading asemic writing implies an inauthenticity, either of the writing and it’s author, or of the reading and its perpetrator.
Authentic asemic writing denies all access to success.
The complete and utter, total failure of an attempted reading is the only acceptable measure of success for any particular instance of asemic writing.
So, to iterate — and reiterate:
1. asemic writing lies?
2. asemic writing re-lies?
3. asemic writing imp-lies?
Please refer to your copy of The Magickal Absurdities Training Manual for answers and/or elucidations.
Asemic writing has a dirty secret, hidden, as usual, in plain sight: it is all a pack of lies, and always has been.
Asemic writing is not a dispensary for recreational truths.
Asemic writing is not a dispensary for medicinal truths.
Asemic writing does not participate in the language game of dispensing truths.
We have a choice where the existential ground of asemic writing is concerned: either we admit it’s non-existence, and celebrate it for not existing, or we lie to ourselves and each other about it’s existence, and through the persistence of our collective effort, bring it — lie it — into being, no matter how provisional, damaged, and ephemeral that being may be.
Today, in the summer of 2022, there is no denying the fact that a great many things in our world are identified by one variety or another of the term asemic writing.
That in itself is good.
The concept of asemic is generative and tolerant. Let’s frolic in its wonderland! With our first mind celebrating it’s ludic absurdity, and our second mind practicing the pleasures it offers in opportunities for critical thinking.
su ‘critica integrale’, un contributo di francesco muzzioli a “esiste la ricerca?”

l’intervento intero si può leggere qui: https://francescomuzzioli.com/2022/06/28/tre-accorgimenti-per-evitare-la-confusione/#more-2530
per riccardo cavallo (che oggi avrebbe compiuto 65 anni)
as ex. asemic expressionism, or abstract expressionist writing / jim leftwich. 2022
Once upon a time, long long ago (20 years), in a far far away place (Charlottesville, VA), I claimed to have identified a category of visual poetry called (perhaps only by me) Decorative Expressionism. It was busy, crowded, colorful and noisy. I liked it a lot — for several reasons, one of them being the fact that I was making quite a bit of it myself.
If anyone had asked me at the time (no one has ever asked me), I would have told them that Decorative Expressionism was the exact opposite of asemic writing.
Ah yes, time goes by and with a little “luck of the research and reading” (recollected and ruminated upon in tranquility) maybe we learn a thing or two. How does that old hit single go?
What I didn’t know then
What I don’t know now
.. some other stuff in there, I know… 45 years ago… anyway
I would have been wrong.
That was back in the early days of this current iteration of asemic writing, when some of us still thought the prefix ‘a-‘ meant “without; not having any.” Little did we know that the prefix ‘a-‘ was soon to take on the meaning of its opposite, “poly-“. “Without, not having any” semes came to mean “having many” semes. “Absolutely thwarting the production of meaning” became “open to the invention of all imaginable meanings.”
It was a transformative moment in the history of all things asemic.
When Jackson Pollock woke up in the morning, he already had a lit cigarette balanced on his lower lip. He visited his Jungian therapist every Tuesday at 2pm. They played chess, drank beer, went to Yankees games, and chased the stately, plump pigeons through Central Park.
You’re getting better, Jack, said the Jungian therapist. Getting better all the time.
Thank you, said Jackson Pollock.
Alchemy of the vowels, Tantric Sex Mandala, said the Jungian therapist.
I don’t believe in The Accident, said Jackson Pollock.
He walked down the crowded sidewalk past The Tavern to his studio.
He lit a cigarette, opened a beer, took off his shoes and socks.
He spent the rest of the evening working, late into the night, doing The Dance of the Collective Unconscious, In The Painting.
That’s pretty much how asemic writing is still made today.
So, the next time someone tells you myriad hymnal nightpoets, hurrier, nebula nebula, tell them you know all about asemic expressionism. Maybe they’re living in a book by Donald Barthelme. What do you know? Empathy is all about effort. Let there be no bullshit between Practitioners of The Craft and Sullen Art.
notes_220626_144254 / miron tee. 2022

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annotazione in occasione della presentazione di “deleuze, o dell’essere chiunque chiunque”, di vincenzo ostuni (2020)
Vincenzo Ostuni è — non solo per mia convinzione ma anche per studio e dimostrazione testuale da parte di più critici letterari, in particolare di Luigi Severi — forse l’unico autore contemporaneo che (in tempi post-novecenteschi e per certi aspetti post-poetici) riesce a tenere insieme le modalità della ricerca testuale più stretta, un forte letteralismo, un processo lessicalmente tellurico di interrogazione filosofica costante, e un progetto che lega tutto ciò offrendone i risultati sotto forma di vera e propria opera mondo. (E opera aperta, per le ragioni che si vedranno).
È infatti almeno a partire dall’uscita in volume di un primo segmento del suo progetto / macrotesto, il Faldone, ossia dal 2004, che appare evidente come Ostuni a questo lavori interminabilmente riprendendolo, variandolo, accrescendolo, disturbandone i confini e gli intrecci, sia ad intra che — proiettato in segmenti futuri — ad extra.
Se è vero che un ventaglio di argomenti ritornanti nel Faldone, per evidenza di contenuti, è da riassumere con termini quali incompiutezza dell’esperienza, incompletezza del linguaggio, e cumulo di nostre incertezze percettive, va poi súbito aggiunto che questo denso e centripeto nucleo tematico diventa anzi è di fondo, per statuto formale, il vortice centrifugo che di libro in libro, di aggiornamento in aggiornamento, sgretola la stessa compibilità dell’opera (determinandone l’apertura), insieme inchiodandola all’esperienza oggettiva (dunque estendendone non senza vertigine i confini al “mondo” stesso, tutto).
MG
presentazione di “deleuze, o dell’essere chiunque chiunque”, di vincenzo ostuni
Presentazione alle Industrie fluviali, 30 luglio 2020. Con Luigi Severi, Michele Zaffarano e l’autore.
Il libro (Tic Edizioni): https://ticedizioni.com/products/deleuze-o-dell-essere-chiunque-chiunque
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